Epidemiologia&Prevenzione

Elenco dei commenti

un cambio di strategia però occorre inizare a immaginarlo

14/01/2022 15:50 - Francesco Cuccaro

Fatto salvo il principio della trasparenza dei dati, penso che tutti dovremo sperare che a un certo punto i dati descrittivi macro non servano più.

Questa pandemia difficilmente finirà perché cesserà la trasmissione interindividuale del Coronavirus Sars2, ma più probabilmente perché si raggiungerà (e si “accetterà “) una endemizzazione.

Per questo, come in altri interventi, invito i colleghi epidemiologi che lavorano sui dati Covid a spostare l’attenzione e gli sforzi verso un calcolo non distorto della letalità.

Che dunque contempli al numeratore i decessi in cui la Covid abbia un ruolo causale o concausale e al denominatore una stima dei contagiati (e non il computo dei positivi da tampone che potrebbe essere, con una variante diffusiva come Omicron di un ordine di grandezza più basso).

Mi preoccuperei anche di discriminare i soggetti ricoverati per sintomi covid da quelli che sono ricoverati per altro e sono positivi (e questa richiesta sta arrivando ormai da più parti e il report FIASO è un inizio, ma dovrebbe diventare una cosa sistematica. Anche perché, aggiungo, è in realtà la scoperta di una cosa già pienamente immaginabile, se non nota).

Stessa cosa per i deceduti, come già detto a proposito della letalità: discriminare i decessi in cui il Covid è stato una causa o anche solo una concausa da quelli per altre cause con positività per Coronavirus (la variante Omicron amplifica questa distorsione rispetto alle varianti precedenti proprio per la sua altissima contagiosità). Certo l’ISTAT ha dato direttive in merito, ma come sappiamo i dati istat sono prodotti con un lag temporale di anni e non hanno la stessa risonanza mediatica dei dati giornalieri.

Poi andrebbero eseguiti test sulle varianti almeno per i ricoverati in terapia intensiva e su campioni rappresentativi dei ricoverati. Delta non è Alfa, Omicron non è Delta. Sarebbe anche utile capire l'effetto di Omicron sulla ormai esigua quota di non vaccinati: è meno letale anche per loro? quanto?

Per quanto difficile, uno sforzo in questo senso è a mio avviso doveroso proprio per una questione di trasparenza, perché i numeri da soli non parlano.

Questa naturalmente è la mia personalissima opinione.

Saluti

Francesco Cuccaro, epidemiologo

francescocuccaroepi@gmail.com

Si parla di promuovere la consapevolezza dei singoli e poi si tacciono i dati?

13/01/2022 09:16 - Stefania Salmaso

La proposta di ridurre "le uscite" dei dati sulla pandemia, da quotidiani come sono ora a settimanali o peggio bisettimanali mi sembra un errore per diversi motivi, oltre a quelli già espressi chiaramente da Cislaghi.

Da un punto di visto puramente tecnico-orgazzativo, la scadenza quotidiana dei dati sintetici e quella settimanale, dei dati più completi, impone a tutti di rispettare, nei limiti del possibile, i tempi in cui registrare le informazioni.  I dati sono così sotto gli occhi di tutti e carenze e problemi nel flusso possono venire identificati rapidamente.   E' strano che a fronte di molti problemi non si invochi un miglioramento dell'intero sistema di raccolta e trasmissione dei dati (spesso in larga misura ancora manuale) rendendolo il più automatico possibile, ma si decida che tutto sommato si può rinunciare a pezzi di informazione.

Dal punto di vista dei singoli cittadini, l'informazione regolare e tempestiva sul numero di nuove infezioni diagnosticate, è la base per la consapevolezza dei rischi che si corrono ad acquisire l'infezione e quindi l'elemento fonadmentale su cui basare le nostre scelte quotidiane: mettere la mascherina, andare a  vaccinarsi, evitare le situazioni di maggiore contatto con tante persone, etc.  E non è vero che la conoscenza del numero di infezione sia irrilevante, perchè è sempre predittiva dei casi severi e dei decessi, anche se in proporzione molto minore. 

Se la motivazione per questa proposta è che i dati quotidiani "mettono in ansia" il pubblico generale  allora la soluzione non è non dare i dati, ma darne di più, per permettere a tutti di capire meglio e fare i distinguo che servono.  

In UK, in Francia, in Germania vengono pubblicati bollettini quotidiani molto più dettagliati della spartana tabella in pdf che circola in Italia, perchè noi dovremmo essere trattati alla stregua di cavalli con il paraocchi per non farci preoccupare? 

dati spesso inaccessibili , ma questo non riguarda solo la pandemia

13/01/2022 00:01 - VITO TOTIRE

l'accesso ai dati è  problema generale che non rigurda solo la pandemia ; 

e c'è anche un problema di attendibilità dei pochi dati magnanimamente dispensati dalle istituzioni; qualche volta i dati non sono divulgabili in quanto non esistono;

tempo fa in un webinar ho sentito che alla data x gli effetti collaterali dei vaccini risultavano in Veneto il doppio ripetto alla Lombardia con una popolazione in Lombardia doppia rispetto al Veneto;

possiamo ritenere credibile la raccolta dei dati ?

epidemiologia e prevenzione e l'Aie rappresentano una rara "lanterna" che si aggira nella grotta di Polifemo...

Mentre qui occorre una riforma dei canali di accesso ai dati il parlamento europeo vagheggia circa un "diritto alla conoscenza" che dovrebbe comportare un ruolo attivo delle istituzioni nella diffusune dei dti mentre in verità qui devi chiedere 10 volte per non ricevere nulla...

un sistema autoritario ha bisogno di una condizione che facilita la obbedienza .

VitoTotire

 

 

I bambini sono più testati degli adulti? A Natale i contagi degli adulti sono in parte dovuti a test positivi di asintomatici?

12/01/2022 16:55 - Elena Toschi

Guardando la crescita lenta e lineare dei contagi nella classe 5-11 anni nel report ISS:

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_5-gennaio-2022.pdf

(pagina 14, 18 del pdf)

che diventa più pendente solo nell'ultima settimana di rilevazione (arrivo Omicron?) ma mai tanto pendente quanto lo è l'aumento delle altre classi di età (si vede il sorpasso della 12-19 e immagino che la prossima settimana si vedrà il sorpasso dei 20+) non posso fare a meno di chiedermi: forse i bambini a scuola sono stati testati molto più degli adulti e così su di loro abbiamo visto da metà ottobre un aumento che stava avvenendo in tutta la popolazione, ma nel resto della popolazione non era diagnosticato? Quanti adulti per mesi non hanno fatto tamponi e ne hanno fatto uno, improvvisamente, prima dei cenoni di Natale, per verificare il proprio stato prima di incontrarsi con parenti e amici? I contagi tra gli adulti erano già diffusi da tempo, come tra i bambini, ma non essendo testati non lo si sapeva, forse. Tanto più che gli adulti vaccinati, se positivi, potevano facilmente essere asintomatici proprio grazie al vaccino.
Poi, dopo lo "screening prenatalizio", ecco che per ogni positivo scoperto le persone con cui ha mangiato e bevuto nei giorni precedenti si sono a loro volta testate e alcune si sono scoperte positive. Queste persone nel frattempo, senza sapere di essere a rischio, avevano frequentato a loro volta amici e parenti e così hanno provocato l'ulteriore testing di molte altre persone, tutte asintomatiche... Così via fino a dopo capodanno.

Nell'ultima settimana la popolazione 0-9 anni, che per mesi è stata quella con l'incidenza maggiore e che è quella meno vaccinata, ha incidenza molto inferiore rispetto a tutte le classi di età da 10 a 60 anni (pagina 7, 11 del pdf). Il motivo credo possa essere che gli adulti positivi sono stati scoperti tutti nello stesso momento, mentre i bambini positivi erano stati già scoperti man mano che si contagiavano, visto che la loro probabilità di essere sottoposti "casualmente" a tampone era molto superiore rispetto a quella degli adulti (1 o 2 tamponi per ogni compagno di classe trovato positivo + test di screening).

Sarebbe interessante verificare questa ipotesi.

Con la scuola così efficacemente controllata, quando vediamo un aumento di contagi nella popolazione scolastica potremmo pensare che forse l'incidenza sta aumentando in tutta la popolazione, senza che lo sappiamo, perché fanno meno test. Il fatto che sia aumentata la quota di asintomatici può essere dovuto alle caratteristiche della Omicron, ma forse è semplicemente la dimostrazione del fatto che a Natale sono stati individuati dei positivi che, se il Natale cadesse il 25 gennaio, sarebbero stati scoperti a fine gennaio.

L'aumento dei ricoveri smentisce questa teoria, ma non escluderei che l'aumento dei contagi sia dovuto a entrambi i fattori:

-circolazione omicron molto contagiosa e meno letale che provoca aumento contagi e anche, contagiando grandi numeri, un aumento dei ricoveri
-testing di persone che altrimenti non si sarebbero testate.

Qual è il peso di ciascuno di questi fattori? Sarebbe interessante verificarlo...

E i contagiati che sfuggono alla rilevazione?

11/01/2022 17:58 - Francesco CUCCARO

Buonasera,

mi chiedo però se in qualche modo non sia utile anche provare a stimare il numero di soggetti che si contagiano e poi sfuggono alla rilevazione (cioè che non vengono computati tra i positivi). Con una variante che "corre" come Omicron questa popolazione potreebbe essere molto più ampia che a inizio pandemia. E influenzerebbe naturalmente le stime delle proporzioni di asintomatici/sintomativi e della letalità.

Saluti

Francesco Cuccaro

 

 

Errore nei calcoli della parte senza controlli

08/01/2022 10:11 - Ernesto

Quando nello stadio entrano solo i vaccinati ve ne sono 2000 suscettibili all'infezione, cioè il 20%.

Mentre quando non ci sono controlli c'è scritto che ci sono 1500 non vaccinati e 8500 vaccinati. Quindi i suscettibili tra i vaccinati dovrebbero essere 8500×0,2=1700. I non vaccinati sono 1500 quindi il totale delle persone che potrebbe contrarre il virus dovrebbe essere 3200.

Nell'articolo invece è scritto 4050, dei quali quindi 2550 vaccinati(4050-1500). 2550 è il 30% di 8500 e non il 20% come detto nell'esempio dei soli vaccinati nello stadio.

Non so se sono io che non ho capito qualcosa o c'è stato un errore commesso da chi ha scritto il blog che magari ha confuso la sensibilità del tampone, che è 70%, e l'efficacia del vaccino, cioè 80%.

È una questione di soldi e di diritto al lavoro

01/01/2022 00:02 - Galileo

Se un medico informa un suo paziente della situazione, in modo chiaro ed esauriente, dei pro e dei contro della vaccinazione, senza essere un  procacciatore di clienti per le aziende venditrici di medicine, credo faccia solo il suo lavoro.  Io non credo che il medico debba cercare di convincere il paziente a vaccinarsi, squalificherebbe il proprio ruolo facendolo diventare un qualcosa di  diverso e non credo sia il naturale sviluppo di un laureato in medicina 

la rete degli epidemiologi, una proposta interessante

30/12/2021 15:51 - Francesco CUCCARO

Trovo interessante la proposta del Collega. Le strutture di epidemiologia nel SSN hanno ncessità di una massa critica di personale e di sinergia tra figure professionali diverse (medici e statistici in primis, ma non solo, anche biologi, informatici, registrars, esperti in comunicazione). Se tale massa critica e interdisciplinarietà non si riesce a raggiungere nelle singole ASL/ATS (e penso che i sottodimensionamenti siano la regola), allora una soluzione potrebbe essere davvero una rete autonoma di epidemiologi, dotata di infrastrutture informatiche di eccellenza, con coordinamento nazionale (o al più regionale). 

Francesco Cuccaro,

Epidemiologo in una ASL pugliese

 

nuove varianti - e gli altri interventi? e l'efficacia degli attuali prodotti?

27/12/2021 19:37 - robbix

Non sarebbe utile, oltre alle varie strategie di prevenzione primaria, considerare il potenziamento degli interventi di cure precoci che prevedano di seguire e monitorare gli ammalati giornalmente con opportune terapie a seconda dei casi, visto che emergono prove sull'efficacia di opportuni interventi se effettuati precocemente? Ad esempio si veda: https://www.medscimonit.com/abstract/index/idArt/935379 Su questo punto tutto tace. Un altro commento sull'efficacia vaccinale nel limitare la diffusione del virus. I dati più recenti ed affidabili, derivati da studi di coorte come quello danese (si veda qui: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.12.20.21267966v3.full.pdf) mostrano un'efficacia rispetto alla nuova variante che è del 50% fino ad un mese (per il vaccino che sembra più efficace), per poi giungere al 20% nel periodo successivo e diventare addirittura negativa (qui gli epidemiologi potrebbero sbizzarrirsi) dopo 90 giorni...ma 3 mesi non era considerata la finestra di tempo minima per effettuare dose booster? C'è ancora qualcuno che ipotizza il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge attraverso i prodotti vaccinali? Speriamo che rimanga almeno la protezione dagli aggravamenti. Su questo punto, quali sono gli studi preliminari che lo dimostrano? Quali fasce di età riguardano? E' stata fatta un'analisi costo-beneficio appropriata per fascia di età?

Contact Tracing: quando e come

18/12/2021 15:54 - Ennio Cadum

Il contact tracing nasce come metodo per l’individuazione dei casi e dei contatti in un focolaio epidemico da patologie trasmissibili per la sua circoscrizione ed isolamento successivo.

In epoca pre pandemica la sua efficacia in caso di focolaio di malattie trasmissibili era quasi assoluta. Casi ad esempio di meningite o altra patologia infettiva comunitaria (scuola o piccola comunità) individuati dopo segnalazione clinica vengono affrontati con intervista al caso indice e ai suoi familiari, individuazione dei contatti stretti occorsi nella fase infettiva pre sintomatica di incubazione o prodromica, loro isolamento e sorveglianza attiva, spesso accompagnata da somministrazione di antibiotici a scopo preventivo ai contatti, laddove la causa era batterica.

L’efficacia di questo approccio nel portare all’isolamento di un focolaio di patologia infettiva e ad impedirne la sua diffusione è sempre stata altissima. Condizioni necessarie per l’efficacia e per la sua corretta esecuzione e riuscita sono

  • Tempestività (entro poche ore dalla segnalazione)
  • Completezza (individuazione di tutti i contatti e loro isolamento)
  • Limitato numero di focolai presenti da gestire contemporaneamente
  • Monitoraggio attivo del focolaio nei giorni successivi

Le risorse di personale dei Dipartimenti di Prevenzione cui è attribuita la funzione di controllo delle malattie infettive sono state in passato sufficienti per fronteggiare l’insorgenza di focolai sporadici e per permetterne la risoluzione in tempi brevi.

Con la comparsa dell’epidemia da SARS-COV-2 il contact tracing è stato applicato anche a questo agente, ma l’applicazione ha determinato una serie di difficoltà crescenti man mano che l’epidemia cresceva di intensità perché’ le condizioni su cui si basa l’efficacia del metodo sono venute a mancare:

  • Tempestività: la comunicazione in casi di pandemia con elevatissimo numero di casi perviene spesso con due- tre giorni di ritardo e determina un intervento con questionario (quasi sempre telefonico) da condursi in tempi troppo rapidi e conseguente tracciamento tardivo
  • Completezza: a causa dell’elevato numero di casi e di altre condizioni concomitanti (recall bias, voluta mancata comunicazione di un contatto stretto, incapacità di conoscere i contatti in caso di persone non conosciute) l’individuazione di tutti i contatti spesso non avviene, con libera circolazione di casi infetti positivi non riconosciuti
  • Il monitoraggio attivo di ciascun caso e dei suoi contatti diventa impossibile per la necessità di inseguire i nuovi casi segnalati il giorno successivo

Già lo stesso Istituto Superiore di Sanità considera inefficace il contact tracing quando si verificasse il caso di un numero di positivi molto elevato (superiore a 50 casi x 100.000 giornalieri) consigliandone un’applicazione limitata per garantire almeno le disposizioni medico legali legate al riconoscimento dello stato di malattia e suo conseguente indennizzo previdenziale, ma avvertendo che in tale contesto la sua efficacia nel circoscrivere un focolaio è da ritenersi molto modesta.

Analoghe considerazioni sono riportate dal CDC statunitense e dal ECDC europeo.

È indubbio che in assenza di un presidio preventivo quale la vaccinazione o di disponibilità di farmaci che garantiscano la cura e la guarigione di quasi tutti i casi, il contact tracing (assieme al lock down totale, cioè alla quarantena di una intera comunità) resta l’unica arma disponibile al sistema sanitario per cercare di controllare una patologia infettiva diffusa, ma come si è visto esso ha mostrato notevoli limitazioni dal punto di vista della sua efficacia in situazioni di elevata incidenza.

La curva epidemica dei casi registrata nel 2020 ha mostrato di essere insensibile all’attività di contact tracing messa in campo dalle aziende sanitarie.

Le cause sono state molteplici:

  • Insufficiente numero di persone dedicabili all’attività di contatto telefonico
  • Alta numerosità di contatti sfuggiti al tracciamento
  • Elevata circolazione di persone infette asintomatiche inconsapevoli (vedi la recente review su questo tema di Qiuyue et al, JAMA, 2021)
  • Mancato rispetto delle norme di igiene personale e di rispetto delle distanze minime atte a limitare la diffusione virale

L’enorme sforzo compiuto dalle aziende sanitarie per formare personale interno (dedito ad altre attività) e adibirlo al contact tracing ha comportato la riduzione di attività strategiche in ambito preventivo, quali gli screening, e di controlli nel campo dell’igiene degli alimenti, di azioni di promozione della salute e di educazione sanitaria, con il risultato di rilevanti ritardi in campo preventivo verso patologie non infettive ma ugualmente importanti in prospettiva, le cui conseguenze saranno ancora da valutare in futuro.

A fronte di questa manifesta impossibilità del metodo di contact tracing attualmente vigente di circoscrivere la circolazione virale è legittimo interrogarsi su un ripensamento delle sue modalità di attuazione.

Per poter liberare un maggior numero di risorse di personale e garantire la funzione minimale medico legale l’unica strada percorribile è quella di rendere il più possibile automatico il sistema di tracciamento, attribuendo ai casi stessi il compito di registrare i contatti e di trasmettere la segnalazione agli stessi.

Cioè un sistema in grado di avvisare tempestivamente i casi positivi segnalati (con sms o mail), invitandoli a registrarsi su un portale su cui inserire i contatti stretti con e-mail e telefono cellulare, cui inviare contestualmente un avviso automatico comprensivo delle disposizioni di quarantena e delle istruzioni da seguire nei giorni successivi.

La tecnologia attuale consente la messa a punto di sistemi simili, adottati da alcuni mesi in Lombardia in via dapprima sperimentale in alcune province e successivamente diffusi al resto della regione, che di fatto portano a limitare il numero di operatori necessari a contattare i casi alla sola situazione di mancanza di telefono mobile o e-mail e alla notifica di guarigione e fine isolamento, con una riduzione delle risorse umane dedicate del 50%.

Questo garantisce il rispetto delle emissioni di certificazioni a valore medico legale necessari ai malati o alle persone isolate, e allo stesso tempo di mantenere le altre attività di prevenzione collettiva ed individuale per la tutela delle patologie prevenibili.

Ampio spazio resta per la diffusione di azioni di prevenzione da adottarsi al livello individuale (inviti alla spontanea comunicazione di avvertimenti ai contatti da parte dei casi positivi, rispetto delle norme di igiene delle mani, dell’uso della mascherina anche all’aperto, del distanziamento sociale che ormai dovrebbero essere stati acquisiti da gran parte della popolazione).

In conclusione l’esperienza fin qui condotta in Italia ha mostrato che il contact tracing è di limitata utilità come strumento di controllo della diffusione dell’infezione in situazioni di elevata incidenza di malattia.

Il contrasto alla diffusione va perseguito con altre modalità (vaccinazione, igiene, protezione individuale e distanziamento sociale) mentre il contact tracing tradizionale va sostituito con sistemi il più possibile automatizzati atti a garantire le certificazioni medico legali necessarie alla popolazione colpita, rassegnandosi all’evidenza dei dati epidemiologici che ne documentano l’inefficacia in caso di alti tassi di incidenza.

Qiuyue Ma, Jue Liu, Qiao Liu, Liangyu Kang, Runqing Liu, Wenzhan Jing Yu Wu,; Min Liu. Global Percentage of Asymptomatic SARS-CoV-2 Infections Among the Tested Population and Individuals With Confirmed COVID-19 Diagnosis A Systematic Review and Meta-analysis, JAMA Network Open. 2021;4(12):e2137257. doi:10.1001/jamanetworkopen.2021.37257

valutare efficacia di Contact Tracing

17/12/2021 12:29 - Giuseppe Costa

La risorgenza epidemica da COVID-19 in questo autunno 2021 riporta di attualità il tema del valore del Contact Tracing CT. E' verosimilmente fuori discussione la sua efficacia in condizioni di iniziale o modesta circolazione del virus, come ha anche confermato un fortunato esempio britannico di Natural Policy Experiment (Fexter T, Graeber T Measuring the scientific effectiveness of contact tracing: Evidence from a natural experiment PNAS 2021 Vol. 118 No. 33 https://doi.org/10.1073/pnas.2100814118). In questo caso un errore di procedimento ha interrotto per qualche giorno la segnalazione dei casi meritevoli di inchiesta (e quindi il relativo CT)  con una frequenza diversa tra diverse aree; questa discontinuità, distribuita in modo casuale, ha permesso di confrontare in modo quasi-sperimentale l'andamento epidemico e della mortalità tra le aree  con maggiore e minore interruzione del CT, dimostrando il vantaggio delle aree con più tracciamento.
Il fatto è che in condizioni di larga circolazione del virus non ci sono prove che il CT sia sostenibile e possa funzionare. E' un peccato che finora non si sia approfittato degli esperimenti naturali di casa nostra per valutare l'impatto del CT. In effetti sono molte le ASL in cui nei periodi epidemici più concitati si è concentrata l'attenzione del tracciamento dei contatti solo sui casi notificati in tempi più recenti, saltando chi in lista di attesa avrebbe ormai superato i tempi di quarantena. Confrontando le ASL che hanno sospeso  il CT e quelle che non lo hanno, seppur per brevi periodi, sarebbe possibile valutare l'impatto di queste politiche sull'andamento dei nuovi casi e delle forme severe, in circostanze di alta circolazione del virus.
Se si confermasse che la sospensione del CT in queste circostanze non cambia l'andamento epidemico, allora ci si potrebbe ragionevolmente concentrare su come si possa migliorare il CT che  i casi di solito attivano spontaneamente ("CT fai da te"), e concentrare le risorse dei servizi di prevenzione nel tracciamento retrospettivo per la ricostruzione delle vie di contagio che possono essere contrastate con misure di sanità pubblica. Per il CT spontaneo serve un'adeguata combinazione di buona informazione pubblica sulle misure da raccomandare, di facile accessibilità ai test, di facile comunicazione per il counselling; oltre che un alleggerimento delle regole che rendono obbligatori alcuni adempimenti. Per il tracciamento retrospettivo ritornano di attualità le proposte di sistemi automatici di caso-controllo  sulle possibili vie di contagio da indagare al momento della notifica del risultato del test con un questionario on line compilato da positivi e negativi che aderiscono volontariamente; un tale sistema potrebbe alimentare settimanalmente i servizi di prevenzione di informazioni utili ad attivare inchieste ad hoc sulle vie di contagiorisultate più associate alla differenza tra casi e controlli e suggerire misure di contrasto idonee.  

Stato dei Servizi, dei Dipartimenti di Prevenzione, dei Presidi Multizonali di Prevenzione

16/12/2021 17:24 - Vittorio Carreri

 Si fa presto: i Dipartimenti di Prevenzione sono dimezzati. Dei tre LEA si risparmia solamente sul primo: quello della "prevenzione collettiva e della sanità pubblica". La pandemia virale in molti territori ne ha dimostrato lo sfascio. Forse ci sono anche problemi seri nella formazione degli operatori, non solo per il contrasto di una pandemia virale. La ricerca scientifica specie di quella applicata agli obiettivi della programmazione sanitaria, sociosanitaria, sociale è chiaramente insufficiente.

Polizia sanitaria, igiene pubblica e costruzione dello stato.

06/12/2021 16:35 - Tommaso Fiore

Il post ripercorre sinteticamente (e fa bene) la storia dell'igiene pubblica che fu prima "polizia sanitaria" nel pieno dell'illuminismo. Era interesse del sovrano che molti figli sani nascesse, se non altro per guerreggiare con successo. E quando nacquero gli stati liberali e in Italia prese corpo l'utopia igienista nessuno dubitava sul fatto che le norme relative fossero proprie del processo di costruzione istituzionale. Viviamo un'epoca diversa in cui per decenni si è teorizzato che il mercato è il supremo regolatore, l'epoca nella quale capitale e merci non riconoscono confini, invocati solo per respingere poveracci. Viviamo un'epoca di decostruzione dello stato. E il capitalismo, apprendista stregone, riscopre opportunisticamente norme e sistemi di controllo solo per continuare a produrre. Per poi, a pandemia passata, riprendere a smontare diritti, avvelenare l'ambiente, e ignorare la salute pubblica a favore delle cure individuali (se possibile a pagamento)

Eccesso di mortalità?

02/12/2021 11:47 -

Trovo che la slide 10 della carrellata riportata al link seguente

COVID-19 I grafici e le mappe interattive

possa dare un'idea dell'andamento della mortalità, generale e per covid, nelle regioni italiane.

In questa fase epidemica sembra che l'eccesso di mortalità rispetto alla media 2015-2019 sia contenuto, ma i dati sono aggiornati solo al 21 ottobre. Sarà importante monitorare cosa accadrà in novembre e dicembre, quando la curva epidemica ha iniziato a risalire più rapidamente.

Mi ha sorpreso l'eccesso di mortalità per altre cause in molte Regioni del Sud, che permane per tutto il 2021. Tuttavia, mancano gli intervalli di confidenza per fare considerazioni più appropriate.

 

 

 

 

Commento a Epopea varianti

INFORMAZIONE: Democrazia o Anarchia?

01/12/2021 10:14 - Max Damioli

Le tue spiegazioni dei fatti, dei numeri e dei concetti (che puntualmente condivido nei miei post con l'esortazione a informarsi) sono talmente utili e differenti dalla media di quelle disponibili al grande pubblico, che mi domando se non abbia ragione Mario Monti quando chiede di limitare la "Democrazia" dell'informazione, immagino percependola più come anarchia.

In fondo se si parla di OPINIONI, ad esempio politiche, sociologiche, filosofiche, sportive, non mi sembra che porre un limite sia sensato perché è il Nocciolo Duro, il Fulcro della Libertà di parola e di opinione.

Anche nel caso della Scienza si deve poter parlare di Libertà di Opinione, ma diversamente da altri ambiti, i DATI NUMERICI CONDIVISI e i CONCETTI MEDICI sono FATTI e non Opinioni.

Per anni abbiamo discettato (e forse ancora oggi) se l'Omeopatia sia davvero una Medicina. In Francia ritengono di si. In altri Paesi molto meno. Anche l'Agopuntura o la MTC. Quindi si può discettare e, personalmente, Omeopatia e MTC fanno parte delle mie scelte farmacologiche in prima battuta e su certe questioni. Scelta personale e inalienabile.

Ma quando noi sappiamo (mi risulta per CERTO) che un non vaccinato ha 50 volte più probabilità di essere ricoverato e 70 volte di andare in T.I. e svariate volte più di morire: in che modo le "OPINIONI" a riguardo sono legittime?

Da cui il concetto di OBBLIGO VACCINALE (come fatto per polio, vaiolo etc). A me è capitato che mi minacciassero la patria potestà se non avessi vaccinato i miei figli con l'esavalente. Mi procurai in Svizzera i 6 vaccini e glieli feci somministrare a un mese di distanza l'uno dall'altro. QUesta è una SCELTA LEGITTIMA, non quella di non vaccinarli, sembra.

E allora qual è il problema dell'Obbligo Vaccinale (strettamente legato a quello della anarchia informativa che io chiamo INFODEMIA)?

Mi sembra di avere capito che il problema in entrambi i casi sia: che cosa facciamo al non vaccinato? E al giornalista che distorce o enfatizza aspetti per titolare ciò che vende?

Mentre l'obbligo vaccinale non mi sembra incida sulle libertà costituzionali, il "FILTRO INFORMATIVO" - diciamo - per molti somiglia al Ministero della Propaganda o al ComIntern del PCUS. Questo legittimamente, e andrà verificato, secondo me, dalla Corte Costituzionale.

E dunque, tornado al punto di partenza: questa "Democrazia dell'Informazione" che ha contagiato le Borse Mondiali e diffuso a tratti il panico, che si presenta più come INFODEMIA anarchica che non come INFORMAZIONE ai CITTADINI, non rischia di avere bisogno di essere vaccinata e trattata come un virus sociale a volte persino più pericoloso del Caronga Virus?

Non ho risposte, ma mi pongo il problema.

AUGH!

 

Commento a Epopea varianti

Le varianti e l'alfabeto greco

01/12/2021 09:52 - Daniela Celin

Condivido totalmente contenuto e indicazioni contenute nell'articolo.

Mi chiedo cosa si farà quando avremo scorso tutto l'alfabeto greco...

Battute a parte, il rischio maggiore che vedo è l'assuefazione, piuttosto che l'adattamento. L'assuefazione porta a disinteressarsi, l'adattamento ad aumentare l'attenzione.

Ciò che è certo è che la preoccupazione dell'impatto "economico e sociale" rende piu' omogenei gli atteggiamenti delle regioni, a prescindere dai colori politici. 

Mi sembra che i rappresentanti di alcuni partiti, che cavalcano il dissenso, stiano perdendo terreno: se così fosse, potremmo dire che non tutti i mali vengono per nuocere...

Attenzione alle proiezioni

28/11/2021 07:02 -

Caro Francesco, grazie del commento. Come dico nel post queste non sono previsioni ma solo proiezioni presentate per meglio capire l'oggi facendo vedere dove si arriverebbe se nulla cambiasse. Ovviamente penso che cambierà e spero presto e le proiezioni devono servire a far capire l'urgenza!

A riguardo della mortalità abbiamo verificato, e presto pubblichiamo, che la sovramortalita generale praticamente coincide con la mortalità Covid e per fortuna, come si vede nel post, la proiezione ne fa vedere la serietà ma meno pesante rispetto ai contagi.

Tieni comunque presente che per diminuire la mortalità, in assenza dì cure drastiche e risolutive, bisogna ridurre i contagi, sopratutto quelli dei non vaccinati, ma per ridurre questi dobbiamo ridurre tutti i contagi anche quelli dei vaccinati.

Attenzione alle proiezioni

27/11/2021 17:08 - Francesco

Gli andamenti passati dimostrano che l'indice rdt difficilmente rimane costante per periodi lunghi, quindi credo che proiettare l'attuale andamento fino a fine anno sia un esercizio sterile. Personalmente credo che a breve ci sarà un rallentamento anche se c'è comunque la possibilità invece di un peggioramento.

Mi piacerebbe infine che si faccia un'analisi sui dati di mortalità generale, secondo me unico vero indicatore della gravità o meno della situazione.

mortalità da Covid e vaccino

21/11/2021 16:20 - Augusto Di Castelnuovo

A proposito di cattiva comunicazione....
In questi giorni viene rilanciato sui media il dato secondo il quale
il 45% dei decessi per COVID nell'ultimo periodo è avvenuto tra i non
vaccinati. Punto.
Il che significa che sono di più i morti tra i vaccinati.
Che è corretto, ma se il dato non viene spiegato/contestualizzato, può facilmente essere come minimo non compreso, per non dire strumentalizzato.

Come si può ben immaginare, il dato deve far riferimento al fatto che
il numero di vaccinati è di gran lunga superiore a quello dei non
vaccinati. Solo questo porta alla conclusione che i non
vaccinati hanno un rischio di morire di COVID-19 CINQUE volte superiore.
Ma poi i non vaccinati sono mediamente più giovani (61 anni) rispetto
ai vaccinati (70 anni) e in generale hanno meno comorbidità; se si tengono
in conto questi fattori, il rischio relativo per un non vaccinato è circa NOVE volte superiore a quello di un vaccinato.

Per fortuna qualche fonte d'informazione riporta il dato in modo
corretto, ma quelle che non lo fanno possono produrre un danno
notevole.

Numeri assoluti

20/11/2021 17:32 -

Se si accetta una suscettibilita media al contagio dei vaccinati del 25% quesì sarebbero circa 12 milioni cui si aggiungono i 7 milioni dì non vaccinati e i 6 milioni dì under 12. Grossolanamente sarebbero 25 milioni, 19 tra gli adulti. Numeri importanti che fanno capire come il contagio può estendersi ancora molto!

La cura dei sani e dintorni

20/11/2021 16:51 - Giovanni de Gaetano

Sono d'accordo con i punti sollevati da Ricceri. 

In particolare, con la necessità di avere un riconoscimento ufficiale accademico per essere definito "epidemiologo/a". Un percorso universitario, certamente, ma anche il riconoscimento "sul campo", certificato non (solo) da diplomi universitari, ma ad es. da pubblicazioni scientifiche pertinenti e/o costituzione/gestione di coorti di popolazione ecc.

L'epidemiologia dovrebbe far sì che i milioni di dati che il SSN produce ogni giorno non vadano perduti, ma vengano raccolti, analizzati, pubblicati secondo protocolli epidemiologici e competenze relative (statistica, intelligenza artificiale, big data ecc). Il dato clinico, se non diventa un dato di ricerca, non è neanche un dato.

Un altro punto rilevante mi sembra l'occuparsi innanzitutto dei soggetti ritenuti sani. Il paziente è importante, l'ospedale pure, ma l'epidemiologo/a si occupa soprattutto della cura dei sani, dove per cura intendo non la terapia, ma il prendersi cura di (alla Battiato, insomma). Non solo epidemiologia, ma anche e soprattutto prevenzione. 

Sulla comunicazione, inutile sottolineare la tragedia dell'esperienza comunicativa COVID19, che ha mostrato il peggio del peggio, sia a livello accademico che giornalistico/mediatico. Ci vogliono scuole di comunicazione scientifica, non solo per i comunicatori, ma anche per noi che lavoriamo nel campo. Tutto si insegna all'università, meno che a comunicare (includo qui anche, ad es, l'accompagnamento al fine vita, tra tanti). Dobbiamo allevare presto mille Garattini e mille Piero Angela.  

 

Categoria che ha contratto il covid

20/11/2021 06:41 -

La probabilità dì infezione dopo le due dosi dì vaccino e la probabilità dì riinfezione sono stimate essere simili. Non mi risulta ci siano studi pubblicati sulla probabilità dì riinfezione dì chi si è infettati dopo essersi vaccinato. Credo non si sbagli dì molto però a considerare per questa situazione una probabilità simile a quella dopo la terza dose che sembra dia una protezione iniziale superiore al 90%.

Vittime da talidomide nate nel 1957 in Italia

03/11/2021 08:43 - Lucia Bellini

Nel 2014 nasce il GRUPPO VITTIME DA TALIDOMIDE 1957. Hanno lottato "da soli" per l'inserimento dell'anno 1957 nel range della L. 244/07. Dopo l'emanazione di art 21 L. 160/2016 il Ministero della Salute non ha voluto spendere e li ha mandati a rivendicare i loro accertamenti medici nei Tribunali. Nonostante le loro eclatanti ragioni e al loro diritto umano all'identità della propria malattia la decisione del nostro Stato resta quella di attendere la loro morte.

Effetti dell'attenuazione di altre misure di contenimento

26/10/2021 16:25 - Stefano

Articolo molto interessante.

Una osservazione: non sono considerati gli eventuali effetti di alcuni cambiamenti nella gestione del rischio presi a partire dall'uso del green pass, giusto? Penso in particolare alla imminente riduzione della possibilità di lavorare in smart working, che aumenterà i contatti sul posto di lavoro e, soprattutto, negli spostamenti con mezzi pubblici.

Il rischio che il green pass sostituisca altre misure di prevenzione dei rischi, in concomitanza con l'inizio della stagione fredda che ci porterà a stare al chiuso (e in parziale concomitanza con la riapertura delle scuole) è un elemento che andrà valutato dai decisori politici, ben vengano studi come questi, benissimo fate a specificare che non state facendo previsioni.

chi sono gli epidemiologi

07/10/2021 12:49 - Adele SENIORI COSTANTINI COSTANTINI

Concordo con Saitto: il ruolo dell'epidemiologia in un sistema che ponga al centro la salute pubblica è quello di valutare e validare il rapporto tra determinanti ed effetti e definire quindi le priorità di salute nell'autonomia e nel rigore dei metodi confrontandosi con una pluralità di interlocutori.

In precedenti interventi sono state sottolineate la disomogeneità di competenze e la disparità di compiti che gli epidemiolgi sono chiamati a svolgere presso istituti e istituzioni locali, regionali e nazionali; condivido appieno alcuni caveat: una cosa è la funzione epidemiologica, altro è un sistema informativo; una cosa è la funzione epidemiologica, altro è la gestione dei dati; una cosa è la funzione epidemiologica, altro sono i dipartimenti di prevenzione e sanità pubblica.

Tale disomogeneità di compiti e competenze -è stato già detto- ha varie radici e motivazioni. A mio parere dipende anche, in particolare, dal fatto che non esiste, a livello dell'accademia, una collocazione specifica dell'epidemiologia il cui insegnamento si è sviluppato nell'ambito di scuole di biostatistica o di igiene e medicina preventiva senza però uniformità nei percorsi formativi e visione della funzione e ruolo dell'epidemiologo.

Sta di fatto che la figura dell'epidemiologo non appare sufficientemente connotata.

Da qui forse anche la scarsa presenza degli epidemiologi (chi sono?) nel dibattito sull'epidemia di Covid 19 anche se, ovviamente, di epidemiolgia si è parlato molto. 

La prospettiva di sanità pubblica e il rigore metodologico non sono certo stati i punti cardine del dibattito sul Covid 19, e -ha ragione Saitto- non è stato chiesto agli epidemiologi di parlare delle cose che proprio essi specificamente conoscono: i rischi, le associazioni, i determinanti, le curve epidemiche (le impropriamente dette "curve epidemiologiche"..... nei dibattiti televisivi); soprattutto mai  si è parlato dell'incertezza che ogni dato e ogni studio contiene in sè come gli espidemiologi conoscono bene e potrebbero adeguatamente comnicare. 

Se in questa vicenda abbiamo sentito come non mai la necessità dell'epidemiologia, e al tempo stessa la difficoltà di questa presenza, dobbiamo fare un'attenta riflessione sulla figura professionale dell'epidemiologo, sulla competenze e i percorsi formativi, senza autoreferenzialità e confrontandoci con altre discipline. Il PNRR in itinere ci offre questa opportunità.

 

salute e probabilità

04/10/2021 14:08 - Mario Olivieri

E' importante poter leggere di questi argomenti che sono fa sfondo al nostro modo di lavorare e di relazionarci. Il limite è nel fatto che , come clinico, mi risulta difficile fare  condividere alle persone   di cui mi  predo cura che le mie cure sono di carattere probabilistico (   il medico   resta ancra anche un pò un sacerdote).

Da ammalato cerco chi mi può dare certezze e speranze; il fatto che io abbia il 10% di guarire non mi aiuta a  stare meglio; preferisco pensare che siano  genericamente tante,,, 

Sì all'obbligo vaccinale

13/09/2021 13:11 - Nicla sambvani

Sono favorevole all' obbligo per la vaccinazione Covid ( così come c'è già x la polio,tetano ......) perché penso sia il modo più rapido per avere ampie coperture anti- covid che difficilmente si realizzerebbe con la pura persuasione o tentativo di convincimento di quelli indecisi.

Ottima soluzione anche il green pass

I miei vantaggi...

12/09/2021 12:44 - Max Damioli

Non ho la più pallida idea se sul piano epidemiologico abbia o no efficacia.

Vi lascio l'onere e l'onore della prova.

A me personalmente garantisce l'enorme vantaggio di entrare dovunque senza alcun problema o restrizione.

Non è poca cosa.

Apprezzo

10/09/2021 14:51 - Enrico Desideri

Grazie per questa oggettiva analisi ! Se non è stata ancora effettuata,  sarebbe straordinario disporre di dati per classe sociale, livello di istruzione e area geografica ,

Ho dato una scorsa ai dati negli USA e sono sconfortante ( vedi ad es : il 13% della popolazione è nera e  ha subito il 25% dei contagi e il 36 % dei morti per COVID).....

UN CARO SALUTO ENRICO 

Forse si, ma…

06/09/2021 15:31 -

I calcoli del post indicano che, se tutto rimane come oggi a parte i vaccini, per una immunità di gregge servono o 50 o 45 milioni di vaccinati e la si otterrebbe a date diverse. Però attenzione che ... tra il dire e il fare c'è di mezzo il virus!

Trasferibilità parametri epidemici

04/09/2021 20:38 -

Se ho capito bene la domanda stai sollevando una problematica molto importante: anche se in teoria quei parametri sarebbero uguali dappertutto, in pratica i fattori extra-biologici, in particolare comportamentali, hanno un ruolo cruciale. Un esempio. Tre mesi fa gli Stati Uniti avevano vaccinato almeno in parte 51% della popolazione, l’Italia 44%, e tutti e due i paesi avevano pochi casi e pochi morti. Oggi i vaccinati con 1+ dosi sono 63% in USA e 73% in Italia, perché lì tanti rifiutano di vaccinarsi, qui no. Poi ora, nell’epoca Delta, i casi in Italia sono aumentati ma solo fino ai livelli di maggio, mentre in USA sono saliti globalmente a quelli brutti di gennaio e in alcuni Stati fino a livelli mai visti prima. Una differenza anche questa dovuto a fattori comportamentali: non solo il rifiuto vaccinale ma anche il rifiuto difusissimo delle mascherine e del distanziamento che ha reso i vaccini meno efficaci in America. Gli stessi fattori hanno aumentato la contagiosità effettiva, specie in presenza ora di un ceppo ad altissimo carico virale. I morti in USA sono aumentati meno in proporzione rispetto all’Italia, grazie secondo me all’utilizzo più frequente della terapia con i monoclonali (se ci pensi, un fattore comportamentale anche questo, da parte dei medici, con un’impatto sulla letalità).

Trasferibilità parametri epidemici

04/09/2021 17:04 - Cesare CISLAGHI

Complimenti per il lavoro così ricco di documentazione. Mi interessa sapere cosa ne pensi sulla trasferibilità delle misure dei parametri dell'epidemia (ad esempio contagiosità, efficacia vaccini, letalità) nel nostro ambiente. Quanto contano i fattori biologici e clinici e quanto quelli socioambientali?

 

Vaccinazioni

01/09/2021 21:35 - Fabrizio Faggiano

Grazie Cesare per questo esercizio, che ci permette di essere un po' ottimisti. C'è un possibile inghippo, però, che è il numero settimanale di vaccinati. Dal quello che stanno osservando i servizi vaccinatori, con il passare del tempo la proporzione di non vaccinati disponibili a vaccinarsi si riduce. Già oggi i centri vaccinali si stanno svuotando e i `vaccine days` spesso si risolvono in un flop. 

Se non riusciamo ad aumentare la pressione sulla popolazione non vaccinata, rimarrà un serbatoio di completamente suscettibili che permetterà al virus di continuare a circolare. 

Potresti inserire nel tuo modello questa tendenza?

Il problema di come rivolgersi a chi nega il metodo scientifico

31/08/2021 19:20 - Andrea Messori

Viene descritto un percorso logico ineccepibile, ben supportato dai dati. C’è una ipotesi logica, si esaminano i dati oggettivi, si osserva che i dati supportano l’ipotesi, e infine si propone di modificare l’attuale percorso decisionale allo scopo di renderlo più razionale producendo verosimilmente un miglioramento nella gestione della pandemia.
C’è, a mio avviso, un problema di contesto: dopo un anno e mezzo di pandemia, si è affermata in misura via via maggiore una dialettica in stile “social” in cui una pacata analisi dei dati… purtroppo non la fa proprio nessuno. E’ questo il pessimo risultato di tanti fattori: ad esempio, la dilagante partecipazione ai social media in cui il dibattito tipico è in stile botta-e-risposta, l’onda lunga di ciò che sta accadendo negli USA dove la pandemia -come del resto i cambiamenti climatici- sono diventati oggetto di contrapposizione politica a prescindere dall’oggettività dei dati, l’impostazione manichea in stile prudenza-vs-negazione di molti virologi italiani, e –in ultimo- il diffondersi oltre ogni ragionevole aspettativa delle posizioni no-vax. Etc etc.
In questo contesto, c’è spazio per sostenere in un dibattito pubblico una qualche tesi supportandola con una serie di dati oggettivi e con relativi ragionamenti scientifici? E, più precisamente, dove è più opportuno cercare questo spazio? 
E’ inevitabile che queste domande emergano. Si tratta in particolare di trovare i percorsi “giusti” ma deciderli non è affatto facile.

Manca una rete capillare di epidemiologi del SSN

01/08/2021 17:43 - Salvatore Pisani

Mentre l'epidemiologia di ricerca ha svolto un suo ruolo nella pandemia di COVID-19, l'epidemiologia di campo, quella presente nelle ASL del SSN, in buona parte è mancata. A parte alcuni errori "centrali" nella gestione della pandemia (il mancato piano pandemico, la definizione di caso basato sul solo criterio di laboratorio, la conseguente confusione tra infezione e malattia etc.) non c'è stata una rete di epidemiologi del SSN con formazione ad hoc e con connotazione specifica dei servizi di epidemiologia. Questi ultimi, a mio avviso, devono lavorare in completa autonomia, rispondendo a obiettivi centralizzati coordinati da un'Agenzia Nazionale di Sanità Pubblica - ANSP (ISS, AGENAS o Agenzia simile) e non possono essere oggetto di vassallaggio di un'ASL, per affrontare temi complessi come una pandemia, la transizione ecologica e la gestione di pazienti cronici. Faccio dunque la mia proposta provocatoria. Istituire i Servizi di Epidemiologia del SSN in rete tra loro, con dipendenza funzionale da tale ANSP. Ritenere idonei, alla direzione di tali servizi, epidemiologi (non esclusivamente medici) che abbiano superato un corso di formazione specifica dell'ANSP e che abbiano un'esperienza documentata almeno decennale in almeno 3 delle seguenti attività: registro mortalità, registro tumori, registro malformazioni/CeDAP, epidemiologia malattie infettive, epidemiologia malattie croniche, farmacoepidemiologia, epidemiologia ambientale, gestione di sistemi informativi finalizzati ai dati epidemiologici, gestione di screening oncologici e non. L'AIE naturalmente può giocare un ruolo importante nella formazione dell'epidemiologo del SSN. Il***tto dei numeri a cui abbiamo assistito nell'epoca COVID-19 è stata poco edificante per noi epidemiologi. Perché, citando Franco Battiato, non servono eccitanti o ideologie, ci vuole un'altra vita. Salvatore Pisani, già epidemiologo di una ATS lombarda.

Figura professionale epiprev

30/07/2021 09:21 - Gianpietro Pollesel

Concordo con Cesare sulla figura professionale da identificare nella sfera della prevenzione sanitaria.

Lancio la richiesta di suggerimenti per coniare un nome appropriato e inconfondibile risperro al ruolo.

A mio parere potrebbe essere "analista statistico in epidemiologia per l'economia sanitaria".

Lieto di ricevere commenti.