Tutti noi, è scontato, in linea di principio concordiamo che sia meglio prevenire che curare. Se la prevenzione riguarda la società, singolarmente ci lamentiamo quando non viene perseguita, ma se tocca a noi, cioè se riguarda l’individuo, spesso la consideriamo una grande scocciatura, anche se magari a voce non l’ammettiamo.

Smettere di fumare, ad esempio, spesso è una grande impresa che comporta molto sacrificio, lo stesso smettere di bere alcool o di assumere una certa dieta.

In realtà i nostri comportamenti dovrebbero seguire le scelte di maggior beneficio per noi stessi, ma il problema è proprio la percezione dei benefici nel momento in cui dobbiamo scegliere.

A livello di società, normalmente, un programma di prevenzione viene valutato secondo il rapporto economico dei costi e dei benefici in termini di risparmi di risorse. A livello individuale difficilmente il criterio è lo stesso.

Spesso il beneficio viene sottovalutato perché nonostante il possibile danno sia molto elevato, come il decesso, la probabilità che accada è molto bassa. Ad esempio, come accettiamo di fare viaggi in aereo perché la probabilità di un incidente è molto bassa e quindi non riteniamo opportuno rinunciare al viaggio, così ci comportiamo verso rischi di salute che consideriamo talmente rari da non riguardarci personalmente.

La percezione del rischio futuro però spesso è anche distorta e sottovalutata sia per mancanza di informazioni corrette sia per una sorta di atteggiamento scaramantico.

Un altro fattore critico è rappresentato dall’attualizzazione del rischio, cioè il dover affrontare oggi dei costi e dei fastidi per evitare danni che potrebbero verificarsi dopo un lungo lasso di tempo.

É lo stesso che accade con il denaro: io accetto di rinunciare ad averne disponibilità versandolo oggi in banca solo se potrò ritornare ad averlo domani con l’aggiunta di un congruo interesse. Così mi è facile rinunciare ad un rischio che comporta un danno quasi immediato, ma di meno se il danno è previsto dopo molto tempo. Insomma, meglio un uovo oggi che una gallina domani.

Ancora più problematica è l’attualizzazione del consenso politico per la quale spesso un governo non sviluppa programmi di prevenzione perché assorbono molte risorse nel presente senza creare subito pari consenso sociale, dato che dei benefici si potrà godere solo in seguito, quando probabilmente saranno altri a governare e ad avvantaggiarsi politicamente dei risultati.

Anche altri elementi portano a sottovalutare il beneficio, come ad esempio la paura ovvero il condizionamento sociale. Se ho paura che qualcosa accada spesso ci capita di negarlo. Se invece il mio ambiente sociale sottovaluta i rischi, anch’io sarò portato a sottovalutarli.

Ma in tutti questi casi il danno e i benefici riguardano il medesimo soggetto, vuoi individuale vuoi collettivo.

Diversa è invece la situazione in cui il comportamento di un soggetto comporta il rischio di creare un danno ad un altro soggetto. In questo caso non si tratta di valutare il rapporto costi benefici dato che i costi riguardano un soggetto e i benefici un altro. Non si tratta di evitarmi in danno futuro, ma di evitarlo ad altri. E questa è la situazione della prevenzione in tema di malattie infettive: prevenire il contagio nostro è una opportunità, impedire di trasmetterlo agli altri è un obbligo. Lo stesso per i rischi ambientali che riguardano tutta la società.

Insomma talvolta la prevenzione la si vive come una scocciatura, ma ci evita probabili, o quasi sicure, scocciature ben peggiori e, se spesso è una giusta scelta, talvolta è anche un dovere verso gli altri.

E allora forse ci è utile rileggere l'art.2 della legge 833 del 1978 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale e chiederci se lo abbiamo applicato bene e per intero in questi 45 anni:

Il conseguimento delle finalità del SSN è assicurato mediante: 

  1. la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; 
  2. la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; 
  3. la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne siano le cause, la fenomenologia e la durata; 
  4. la riabilitazione degli stati di invalidità e di inabilità somatica e psichica; 
  5. la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro; 
  6. l'igiene degli alimenti, delle bevande, dei prodotti e avanzi di origine animale per le implicazioni che attengono alla salute dell'uomo, nonché la prevenzione e la difesa sanitaria degli allevamenti animali ed il controllo della loro alimentazione integrata e medicata; 
  7. una disciplina della sperimentazione, produzione, immissione in commercio e distribuzione dei farmaci e dell'informazione scientifica sugli stessi diretta ad assicurare l'efficacia terapeutica, la non nocività e la economicità del prodotto; 
  8. la formazione professionale e permanente nonché l'aggiornamento scientifico culturale del personale del servizio sanitario nazionale. 

Il servizio sanitario nazionale nell'ambito delle sue competenze persegue: 

  1. il superamento degli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del paese; 
  2. la sicurezza del lavoro, con la partecipazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni, per prevenire ed eliminare condizioni pregiudizievoli alla salute e per garantire nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro gli strumenti ed i servizi necessari; 
  3. le scelte responsabili e consapevoli di procreazione e la tutela della maternità e dell'infanzia, per assicurare la riduzione dei fattori di rischio connessi con la gravidanza e con il parto, le migliori condizioni di salute per la madre e la riduzione del tasso di patologia e di mortalità perinatale ed infantile; 
  4. la promozione della salute nell'età evolutiva, garantendo l'attuazione dei servizi medico-scolastici negli istituti di istruzione pubblica e privata di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola materna, e favorendo con ogni mezzo l'integrazione dei
  5. soggetti handicappati; 
  6. la tutela sanitaria delle attività sportive; 
  7. la tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione; 
  8. la tutela della salute mentale, privilegiando il momento preventivo e inserendo i servizi psichiatrici nei servizi sanita generali in modo da eliminare ogni forma di discriminazione e di segregazione, pur nella specificità delle misure terapeutiche, e da favorire il recupero ed il reinserimento sociale dei disturbati psichici; 
  9. la identificazione e la eliminazione delle cause degli inquinamenti dell'atmosfera, delle acque e del suolo. 

Insomma, non c'è oggi solo il problema, talvolta drammatico, della lunghezza delle liste di attesa e della scarsità di personale ospedaliero e della mancanza di medici di medicina generale ... c'è anche l'abbandono di molte attività e finalità di prevenzione.

Chiediamoci se tutto questo potrà attuarsi in un sistema sanitario che sta derivando verso la privatizzazione. E chiediamoci cosa si possa fare per difendere gli obiettivi di prevenzione oltre alla scontata necessità di incrementare le risorse ad essa riservate.

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