Rubriche minuti di lettura
A cura di Francesco Forastiere
E&P 2026, 50 (4-5) luglio-ottobre p. 449-451
DOI: https://doi.org/10.19191/EP26.4-5.110

Dalla rivista Quaderni ACP, un invito alla lettura per i lettori di E&P. Quaderni ACP 33 (4) e 33 (5) 2026
Doppia razione, questa volta. La segnalazione degli highlight dei Quaderni ACP, la rivista bimestrale dell’Associazione Culturale Pediatri, comprende due numeri, il 4 (luglio-agosto) e il 5 (settembre-ottobre) del 2026. Procediamo per temi, indicando ogni volta il numero di riferimento. Il menù è sorprendentemente coerente e parla il linguaggio della sanità pubblica: programmazione e denatalità, alimentazione tra salute e clima, ambiente (con una sentenza europea che chiama in causa direttamente l’epidemiologia), prevenzione vaccinale e comunicazione del rischio, disuguaglianze nei primi mille giorni. E, in chiusura, il ricordo di due amici di molti lettori di questa rivista.
Addio al pediatra-principessa: nascite, programmazione e cure primarie
Un editoriale breve del n. 4, a firma di Enrico Valletta et al., Pochi pediatri? Troppi pediatri? Il paradosso di una programmazione che non guarda al futuro, è, a tutti gli effetti, un esercizio di programmazione sanitaria. Gli autori lo chiamano “disallineamento temporale”: le decisioni sulla formazione medica producono effetti a distanza di anni, mentre il contesto cambia. La popolazione di 0-14 anni è passata da 7.344.099 nel 2023 a 7.020.049 nel 2025, oltre 324.000 bambini in meno in due anni, mentre i posti in specializzazione in pediatria sono rimasti fermi (853 e poi 860). Il rischio è di oscillare tra carenza-emergenza e sovrannumero-saturazione e la stagione del “pediatra-principessa”, corteggiato da più pretendenti, sembra già al tramonto: i concorsi che andavano deserti oggi fanno il pieno di domande. La conclusione è netta: la popolazione pediatrica è misurabile e prevedibile, e ignorarla significa «programmare il futuro guardando nello specchietto retrovisore». Fa da sfondo, nella rubrica Info, il Rapporto CedAP 2024: 1,18 figli per donna (erano 1,42 nel 2012), un parto su cinque da madri non italiane, anch’esse con fecondità in calo, e un ricorso al cesareo ancora eccessivo.
Due contributi – Ripensare le cure pediatriche primarie a partire dai bisogni di bambini, bambine e famiglie. Il documento ACP di Stefania Manetti e Claudio Mangialavori (n. 4) e Ripensare le cure primarie pediatriche: una rete per l’infanzia e l’adolescenza. Intervista a Stefania Manetti (n. 5) – presentano la proposta ACP di riorganizzazione delle cure primarie pediatriche, inviata nell’aprile 2026 alla consultazione pubblica AgeNaS e costruita sul Nurturing Care Framework e sul DM 77/2022: équipe multiprofessionali, pediatria di gruppo integrata, rete sociosanitaria ed educativa attorno alle Case della Comunità. L’intervista riporta una frase da mettere in risalto per i lettori di E&P: la pediatria delle cure primarie come «un sistema di salute pubblica territoriale responsabile della salute di una popolazione definita di bambini e adolescenti tra 0 e 18 anni». Un’idea da sostenere, con un corollario: senza sistemi informativi e competenze epidemiologiche dentro le reti territoriali, la presa in carico di popolazione rischia di restare uno slogan.
A tavola con i pediatri (seconda puntata), e qualche merendina di troppo
Rusconi et al. (n. 4). Come nelle migliori serie, ecco la seconda stagione della survey SIP-ACP su 866 pediatri, condotta con il Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio, di cui avevamo raccontato la prima puntata nel numero precedente. Lì si guardava nel piatto dei pediatri; nel contributo di Franca Rusconi et al. Alimentazione sostenibile e cambiamento climatico: le informazioni dei pediatri alle famiglie e la loro personale necessità di formazione (n. 4) si ascolta che cosa dicono alle famiglie. Quasi tutti consigliano di ridurre i cibi ultraprocessati (86,7%), ma solo un pediatra su tre suggerisce meno carne rossa (32,9%) e più alimenti vegetali (37,3%), cioè i cardini della dieta mediterranea. Il dato sul clima, poi, fa sobbalzare sulla sedia: il 45,6% non ne parla con le famiglie perché non si sente competente, il 13% ritiene che il cambiamento climatico non sia ancora un rischio per i propri pazienti. Il 64% chiede formazione, soprattutto su come comunicare. Resta l’osservazione già fatta: nessun tasso di risposta e un campione che sceglie di rispondere a un questionario sul clima è verosimilmente più sensibile della media. Se così fosse, le lacune descritte sarebbero una stima per difetto.
Alimenti ultraprocessati e salute dei primi mille giorni di Alberto Perra (n. 5) è una rassegna chiara, firmata da chi ha diretto a lungo un dipartimento di prevenzione. Dalla classificazione NOVA alle associazioni con obesità, diabete di tipo 2, dislipidemie, disturbi del sonno e sintomi depressivi, fino al marketing rivolto ai bambini (personaggi dei cartoni e richiami salutistici su prodotti che restano ultraprocessati). Il pregio, per un epidemiologo, è l’onestà metodologica: per i primi mille giorni, le evidenze sono soprattutto osservazionali, esposte a confondimento, con un’esposizione misurata dai diari alimentari e follow-up spesso brevi. Eppure, la coerenza dei segnali basta, secondo l’autore, a giustificare politiche strutturali sul modello del tabacco: regole su marketing, prezzi e baby food, sorveglianza e, in ambulatorio, domande standard sui cibi ultraprocessati già dalla gravidanza. Un bell’esempio di precauzione senza gonfiare le prove, da far leggere a chi pensa che l’epidemiologia osservazionale serva solo a concludere che “servono altri studi”.
L’epidemiologia va in tribunale (e vince), il rumore no
La rubrica Info del n. 5, in Condanna storica all’Italia, riprende – citando come fonte proprio Epidemiologia&Prevenzione – la sentenza con cui il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia nel caso Cannavacciuolo e altri sulla Terra dei fuochi. Per la prima volta, la Corte riconosce la violazione del diritto alla vita (art. 2) e attribuisce ai dati epidemiologici di popolazione un valore probatorio sufficiente, senza richiedere il nesso causale individuale. L’Italia ha due anni per mappare, bonificare e monitorare la salute dei residenti; altri 72 ricorsi (circa 4.700 persone) restano sospesi. Fa piacere, lo ammettiamo, vedere E&P citata sui Quaderni ACP: il messaggio arriva anche ai pediatri.
Nel contributo Il rumore che fa male. Effetti dell’inquinamento acustico in età evolutiva di Annamria Sapuppo e Giacomo Toffol (n. 5), il gruppo ACP “Pediatri per un mondo possibile” mette in guardia sulla seconda minaccia ambientale per la salute in Europa dopo l’inquinamento atmosferico: il rumore. Considerando le soglie europee, gli esposti sono 112 milioni, che aumentano a 150 milioni (il 30%) secondo le soglie più restrittive dell’OMS; in Italia, la quota stimata è del 25%-35% e, in diverse aree urbane, oltre metà della popolazione supera i 65 dB di giorno. Poi c’è il rumore “voluttuario”, e qui ogni genitore di adolescenti sa di che cosa si parla: la musica in cuffia a tutto volume. Gli effetti riguardano apprendimento, comportamento, stress e sonno. Da sottolineare: per i bambini non esistono stime ufficiali di esposizione, si assume quella degli adulti. Uno spazio aperto per la ricerca epidemiologica, come la valutazione delle “zone 30” e delle strade scolastiche. Sullo stesso tema, la rubrica Info presenta la guida di OMS, UNICEF e UN-Habitat sugli spazi pubblici urbani a misura di bambino, con il suo “test del bambino”: una città che funziona per un bambino di otto anni e per un anziano di ottanta funziona per tutti. Un indicatore di salute urbana semplice e geniale, che qualche assessore farebbe bene ad appendere in ufficio.
Anticorpi, vaccini e farmacisti su TikTok
Lo studio trasversale Nirsevimab e virus respiratorio sinciziale: cosa ne pensano i genitori? (n. 5) è stato condotto da Francesco Accomando et al. a Forlì nelle prime due stagioni di offerta universale del nirsevimab in Emilia-Romagna. Su 293 questionari, il 91,8% dei genitori accetta la profilassi, il 7,2% è indeciso e l’1% rifiuta. L’esitazione si concentra in chi percepisce poco il rischio da virus sinciziale e insieme teme gli effetti collaterali; pesa la scarsa comprensione di che cosa sia il farmaco (un anticorpo monoclonale, non un vaccino). Con una cautela: il questionario, volontario, era proposto al momento della somministrazione, dunque chi lo compila è verosimilmente più vicino all’adesione rispetto a chi non si presenta. Il messaggio per il counselling resta chiaro: parlare della gravità potenziale della malattia, prendere sul serio i timori, spiegare che cosa si somministra.
L’influenza pediatrica può complicarsi. Un caso e uno studio di coorte a Bari (n. 5) di Cristian Bisceglia et al. racconta di un caso clinico da far tremare i polsi (meningoencefalite in un bambino di sette anni non vaccinato, con coinfezione da influenza A H1N1pdm09 e pneumococco). Gli autori descrivono 68 bambini ricoverati per influenza in due stagioni al Giovanni XXIII. Copertura vaccinale antinfluenzale: 10%; complicanze neurologiche: 24%, più di quanto atteso; nessun decesso. Il campione è piccolo e un reparto di malattie infettive di riferimento seleziona i casi più gravi, il che spiega probabilmente parte dell’eccesso. Ma il dato sulla copertura parla da solo. Sullo sfondo, la rubrica Info del n. 4 Coperture vaccinali in età pediatrica e adolescenza: i dati 2024: polio a 24 mesi al 94,45% e prima dose di morbillo al 94,77%, a un soffio dal 95%. Ma la media nazionale nasconde forti differenze: per la polio a 24 mesi, la Sicilia si ferma all’85,1% e la Provincia di Bolzano all’87,1%, mentre 11 Regioni superano il 95%. Nell’adolescenza le cose vanno peggio: tra i sedicenni, il richiamo antipolio scende al 65,6%, contro il 69,5% rilevato l’anno precedente nella coorte dei sedicenni di allora; quindi, circa un ragazzo su tre resta senza il richiamo previsto a quell’età.
A fare da cornice, il contributo della psicologa Silvana Quadrino Fa bene, non fa bene, ho letto che... (n. 4) sul mondo informativo delle famiglie. Il caso è di quelli che ogni pediatra ha vissuto: una bambina con otite media, una madre che rifiuta l’antibiotico, perché un farmacista molto seguito su TikTok giura che basta uno sciroppo di estratti naturali. Un caso per capire i motivi per cui lo scontro tra certezze non funziona e la voce del professionista deve trovare una strategia invece di farsi strada “a spintoni”. Utile a chiunque si occupi di comunicazione del rischio.
Marmot, i primi mille giorni e l’elogio dei piccoli passi
È il momento di valorizzare i “piccoli passi” (n. 5) è il resoconto redatto da Leonardo Speri del convegno del 20 maggio 2026 in cui l’ISS ha presentato la terza raccolta dati (2025) della Sorveglianza bambine e bambini 0-2 anni, aperto da una lezione di Michael Marmot, che già a Firenze nel 2014, presentando il Libro bianco sulle disuguaglianze di Giuseppe Costa, ci aveva esortati: «Do something. Do more. Do better». Due notizie: con la terza indagine, nasce finalmente una serie storica per valutare il lavoro fatto sui primi mille giorni; la Baby Friendly Initiative entra come obiettivo e indicatore nel nuovo Piano Nazionale della Prevenzione. Marmot chiude con tre parole: Truth, Justice, Hope. La verità dei dati rigorosi; la giustizia che passa per l’universalismo proporzionale, cioè interventi offerti a tutti ma con un’intensità che cresce con lo svantaggio sociale; la speranza che nasce dal costruire e monitorare insieme. Un ottimo programma anche per chi fa epidemiologia. E, di questi tempi, una piccola iniezione di ottimismo.
Revisore, parli cinese? Nature Index e fabbriche di articoli
La ricerca parla sempre più cinese, anche in pediatria di Enrico Valletta (n. 5) è un pezzo che piacerà a chiunque abbia la casella di posta piena di inviti a fare il revisore. Partendo da un’impressione personale (quasi tutte le richieste recenti riguardano lavori cinesi) e consapevole – come scrive con autoironia – che potrebbe trattarsi di un bias personale, l’autore cerca conferme e le trova nel Nature Index 2025: nelle scienze della salute, la Cina è seconda solo agli Stati Uniti, con uno share cresciuto del 15,5% in un anno, mentre Stati Uniti e Regno Unito sono in calo. L’articolo non nasconde le fabbriche di articoli: uno studio su BMJ del 2026 ha segnalato come sospetti, con il machine learning, il 9,87% di 2,6 milioni di articoli di oncologia e il 36% della produzione oncologica cinese. Revisori: occhi aperti alla prossima richiesta!
Bambini e schermi
Spendiamo qualche parola per due contributi del n. 5, Benessere digitale di Paolo Siani e Genitori In Corso: kit digitale a sostegno della genitorialità di Silvia Busti e Paola Colombo, su un tema che corre veloce anche sul piano normativo, con mezza Europa che segue l’Australia nel limitare l’accesso dei minori ai social. Siani ricorda che circa il 70% dei genitori usa gli schermi per far addormentare i bambini e che i divieti non bastano senza informazione e obblighi per le piattaforme.
Per finire: un ricordo
Per chiudere, il contributo Formare, valutare, proteggere. La salute è un diritto per tutti, battersi ovunque per il suo rispetto è un dovere (n. 4) di Maurizio Bonati fa il resoconto dell’incontro al Cuamm di Padova in ricordo di Adriano Cattaneo, recentemente scomparso, che molti lettori di questa rivista hanno conosciuto e con cui hanno lavorato. Bonati ne ripercorre l’eredità in tre parole: formare, valutare, proteggere. Tra i ricordi, il manuale La valutazione dei programmi di cooperazione sanitaria, scritto da Cattaneo nel 1988, che «ha accompagnato la formazione di intere generazioni di medici e cooperanti». Valutare, scrive Bonati, è parte integrante del fare bene e del rendere conto. Un’eredità che appartiene anche all’epidemiologia. Anche l’amico Bonati ci ha lasciati recentemente; Giorgio Tamburlini e Federico Marchetti lo ricordano con queste parole: «Singolare coincidenza, la perdita così ravvicinata di due amici e compagni di imprese, che per diversi aspetti possiamo ricordare con concetti simili: rigore e impegno, e, come scrive la nostra Chiara di Francesco, “una voce forte e sempre preparata, mai sguaiata, ma decisa”. Una voce che ci ha insegnato che il senso della professione non è quello a volte afinalistico di stare a guardare, ma di essere vicino ai bisogni, alla ricerca del bene».
Buona lettura dei Quaderni ACP!
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