Prosegue la segnalazione degli highlight dei Quaderni ACP, la rivista bimestrale dell’Associazione Culturale Pediatri, per i lettori di E&P. È possibile leggere integralmente il numero 3 del 2026 a questo link

Questo terzo numero del 2026 affianca alla consueta attenzione clinica una serie di contributi che parlano direttamente il linguaggio della sanità pubblica: gli screening neonatali e i loro limiti intrinseci, la sostenibilità alimentare e il clima, l’uso dell’intelligenza artificiale nella formazione, la sicurezza del sonno infantile tra storia e linee guida. E, per chi ha voglia di una pausa dalla tecnica, qualche pagina che vale la lettura anche fuori dal lavoro.

Screening: il libretto delle istruzioni manca ancora. E Baronciani lo spiega ai pediatri

L’editoriale che apre il numero, Screening: affrontare le criticità, di Dante Baronciani, riprende il monito di Muir Gray («ogni screening causa danni, alcuni anche benefici») e lo applica allo screening neonatale esteso, con un dato che da solo vale la lettura: il numero di patologie incluse varia da 10 nel Regno Unito a 49 in Italia, una variabilità che le sole evidenze di efficacia non spiegano. Ma il passaggio che merita di essere segnalato ai lettori di E&P è il seguente: «Lo screening è efficace solo se si garantiscono le cure che possono modificare la storia naturale. Se non si opera in tal senso, si rischia di non garantire l’equità di accesso per la mancata attivazione delle risorse necessarie, con relativi squilibri territoriali». È esattamente l’obiezione che Francesco Barone-Adesi aveva formulato su queste pagine a proposito dello screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia previsto dalla legge 130/2023 (Screening di popolazione per diabete di tipo 1 e celiachia: qualcuno ha visto il libretto delle istruzioni? Epidemiol Prev 2025;49(5-6):352-55): una legge senza percorso diagnostico di conferma definito, senza stima dei costi organizzativi complessivi, senza valutazione del numero di soggetti che necessiteranno di test di secondo livello, in aperta tensione con i criteri di Wilson-Jungner del 1969 che pongono, tra i requisiti di un programma di screening, l’accesso garantito a diagnosi di conferma e alle migliori terapie disponibili. Pediatria ed epidemiologia, partendo da prospettive diverse, arrivano alla stessa diagnosi: senza organizzazione e risorse, lo screening rischia di trasformarsi in un moltiplicatore di disuguaglianze territoriali, non in uno strumento di equità. Da segnalare anche l’iniziativa che l’editoriale annuncia: il Laboratorio della Conoscenza “Carlo Corchia”, in collaborazione con l’ACP, organizza il 18 e 19 settembre 2026 a Cesena un confronto tra filosofi della scienza, bioeticisti, medici legali, psicologi e clinici proprio su questo nodo, il rapporto tra benefici e rischi degli screening neonatali.

Pediatri italiani e dieta mediterranea: il dato più interessante è quanto manca

Una survey nazionale di ACP in collaborazione con l’Associazione Italiana di Pediatria (SIP) su 866 pediatri italiani, condotta con un questionario validato merita ampio spazio in questa rassegna di Giacomo Toffol et al. dal titolo Alimentazione sostenibile e cambiamento climatico: abitudini alimentari, ostacoli e interventi per un cambiamento. Il dato centrale: il 71,5% dei pediatri intervistati ha un’aderenza bassa o moderata alla dieta mediterranea, con consumi di pesce e cereali sorprendentemente scarsi se confrontati con un campione di popolazione generale contattato da nutrizionisti. È un peccato, va detto con chiarezza, che gli autori non forniscano alcun dato sulla rispondenza del campione raggiunto attraverso le mailing list SIP e ACP: senza questa informazione, resta difficile valutare quanto il quadro descritto sia generalizzabile o, come gli stessi autori ammettono, distorto da un bias di selezione verso i pediatri già sensibili al tema. Detto questo, due elementi vanno valorizzati. Il primo è positivo: l’87% dei pediatri consuma meno di una porzione al giorno di carne, sia rossa sia processata, un dato di consapevolezza ambientale che la popolazione generale è lontana dall’avvicinare. Il secondo è la disponibilità dichiarata al cambiamento, alta su quasi tutte le dimensioni indagate (dall’85% al 90% per la riduzione di ultra-processati e cibi da fast food), pur in presenza di barriere concrete: tempo, costi, offerta inadeguata. Da qui, la conclusione più operativa dell’articolo: serve formazione. E non solo dei pediatri, ma anche del personale scolastico, dato che la scuola è il contesto che gli stessi pediatri indicano come prioritario per interventi precoci ed efficaci su alimentazione sostenibile e salute.

We Do Care: quando la lettera su NEJM diventa materiale di sanità pubblica

Spendo qualche parola per segnalare il commento di Sergio Conti Nibali, Cronaca di un’emergenza sanitaria e umana. L’appello dei medici del Minnesota contro la politica della paura, a una corrispondenza pubblicata sul New England Journal of Medicine il 29 gennaio 2026, firmata da un gruppo di medici riuniti sotto la sigla “Minnesota Physician Voices”. Il pezzo documenta come la paura delle azioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) in Minnesota abbia prodotto un vero fenomeno di massa di rinvio delle cure (vaccinazioni saltate, controlli prenatali abbandonati, condizioni banali trasformate in emergenze per il timore di accedere agli ospedali), con effetti particolarmente gravi in area materno-infantile. È la dimostrazione di come una politica non sanitaria sbagliata possa generare un effetto sanitario misurabile.

Un simulatore con l’intelligenza artificiale per insegnare l’ascolto: cosa c’è di davvero nuovo

Merita attenzione il contributo Uso dell’intelligenza artificiale per la formazione al counselling e al colloquio motivazionale breve di Angela Giusti et al., ricercatrici dell’Istituto Superiore di Sanità, che descrivono un simulatore conversazionale basato sull’intelligenza artificiale per addestrare professionisti sanitari, educativi e sociali alle competenze di counselling nel sostegno all’allattamento e alla genitorialità responsiva nei primi 1.000 giorni. La novità non sta tanto nell’uso dell’IA come “paziente simulato”, quanto nell’architettura specifica messa a punto: un prompt metodologico che integra più quadri teorici, una biblioteca di oltre trenta casi evidence-based su temi diversi (allattamento, esitazione vaccinale, determinanti commerciali della salute, equità transculturale) e un sistema di punteggio a soglie che penalizza in tempo reale le barriere comunicative classiche, come dare informazioni tecniche prima di aver ascoltato. Il punto che vale la pena di sottolineare ai lettori è proprio quello indicato dalle autrici stesse: lo strumento integra, senza sostituire, le metodologie tradizionali e si presta a contesti formativi modificabili e replicabili, dai corsi ECM ai corsi di laurea delle professioni sanitarie. Un modello esportabile, in linea di principio, a qualunque altro ambito della prevenzione che richieda competenze relazionali strutturate (screening, dipendenze, stili di vita, aderenza terapeutica), con il merito aggiuntivo di discutere apertamente anche i limiti, dalla dipendenza da piattaforme commerciali al consumo energetico crescente dei data center dedicati all’IA.

Sicurezza del sonno infantile: l’arcuccio fiorentino anticipava le nuove linee guida

Arcuccio e sicurezza del sonno infantile (Sara Patuzzo Manzati et al.) è un bel lavoro di storia della medicina, utile a chi si occupa di prevenzione della SIDS. Gli autori ricostruiscono la diffusione, tra il XVI e il XX secolo, dell’arcuccio fiorentino, un dispositivo di legno e metallo da porre sopra al lattante nel letto materno per evitarne il soffocamento, il cui uso fu reso obbligatorio dalla Chiesa a Firenze e suscitò curiosità nelle accademie scientifiche di mezza Europa, dall’Inghilterra alla Svezia. Sorprende ritrovare già allora la stessa logica delle attuali raccomandazioni sul co-sleeping: il bambino vicino, ma su una superficie propria, senza oggetti morbidi né superfici cedevoli. Il confronto con i dati italiani di oggi, dove la condivisione del letto è meno diffusa che in altri Paesi, conferma che anche la prevenzione più solida dal punto di vista scientifico funziona solo se adattata al contesto culturale in cui viene proposta.

Carte neonatali a confronto: un esercizio metodologico da tenere a portata di mano

Carte neonatali a confronto. Variazioni nella classificazione AGA, SGA e LGA di Elena Spada et al. è un contributo che ha un interesse metodologico che va ben oltre la neonatologia. Confrontando le varie carte neonatali, gli autori mostrano come la stessa misura di peso alla nascita possa tradursi in classificazioni (appropriato, piccolo, grande per età gestazionale: AGA/SGA/LGA) sensibilmente diverse a seconda dello strumento scelto. È un esercizio utile da tenere a mente ogni volta che si usa una soglia centile come proxy di rischio biologico: le soglie sono convenzioni statistiche, non diagnosi, e gli standard rispondono a logiche concettualmente diverse (descrivere la popolazione reale vs descrivere un ideale “sano”) difficilmente intercambiabili. Vale per le carte neonatali come per molti altri strumenti di classificazione che l’epidemiologia utilizza correntemente.

Una mamma pediatra, la via lattea e un po’ di tenerezza

Fuori dal perimetro stretto della sanità pubblica, ma da non perdere: Il mio cammino lungo la via lattea, di Micol Bacchini, il racconto in prima persona di una pediatra alle prese con le proprie ragadi, il proprio allattamento e la propria fragilità di neo-madre. C’è una dolcezza disarmante e, insieme, un’ironia gentile nel modo in cui l’autrice descrive se stessa mentre si ostina a credere che essere pediatra basti a renderle tutto facile. «Sono una mamma forte, sono una mamma pediatra», si ripete, prima di scoprire che la competenza clinica non esime nessuno dal bisogno di essere ascoltati e sostenuti. Una lettura che fa bene anche a chi i numeri li tratta per professione.

E, per chiudere, una segnalazione di cuore: le recensioni dei libri di questo numero (su Sandro Spinsanti, Maurizio Bonati e Vittorio Lingiardi) sono scritte con una cura e una qualità che meritano di essere lette per intero, oltre, ovviamente, ai volumi recensiti.

Buona lettura dei Quaderni ACP!

 

       Visite