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A cura di Luciano Orsi e Mariachiara Tallacchini

Disposizioni anticipate di trattamento in Italia: i numeri disponibili, le lacune informative e una questione di equità sanitaria
Advance directives in Italy: Available data, information gaps, and a matter of health equity
Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), comunemente chiamate “testamento biologico”, sono uno degli strumenti più rilevanti introdotti nell’ordinamento italiano per garantire il rispetto dell’autodeterminazione della persona nelle scelte di cura. L’articolo 4 della legge n.219 del 22.12.20171 stabilisce che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere possa, dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte, esprimere anticipatamente le proprie volontà sui trattamenti sanitari, sugli accertamenti diagnostici e sulle opzioni terapeutiche, nominando anche un fiduciario che la rappresenti nelle relazioni con medici e strutture sanitarie.
Le DAT non costituiscono una rinuncia alla cura. Al contrario, sono uno strumento della relazione di cura: permettono di definire in anticipo preferenze e limiti rispetto a trattamenti futuri nel caso in cui la persona non possa più esprimere direttamente una volontà consapevole. Questa legge riconosce, inoltre, che nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari e stabilisce che il medico debba rispettare la volontà della persona di rifiutare o interrompere un trattamento, nei limiti previsti dalla legge e dalle buone pratiche clinico-assistenziali.
A oltre 8 anni dall’entrata in vigore della legge, una domanda appare ancora senza risposta certa: quante persone hanno effettivamente depositato le proprie DAT in Italia? La questione non è meramente amministrativa... Accedi per continuare la lettura
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