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Servizio Sanitario Nazionale: secondo il Ministero va tutto bene
In due recenti post di questo Blog Cesare Cislaghi e Stefania Salmaso hanno richiamato l’importanza di una maggiore attenzione ai dati sanitari nella gestione e programmazione delle criticità del SSN (Servizio Sanitario Nazionale), dalla fase della raccolta a quella della elaborazione e dell’utilizzo. Negli stessi giorni mi sono imbattuto in due esempi di un utilizzo dei dati disponibili a livello internazionale, soprattutto di fonte OCSE, da parte del Ministero della Salute e di alcuni rappresentanti della coalizione di Governo finalizzato a dare un'immagine di buon funzionamento del SSN in un periodo in cui la sua crisi viene vissuta come una grande priorità del Paese. Di questa percezione ci sono innumerevoli testimonianze che vanno dagli appelli di scienziati, Associazioni e addetti, ai libri sia di tecnici sia di giornalisti d'inchiesta fino alle proposte di legge di iniziativa popolare per il rilancio del SSN che hanno già raccolto centinaia di migliaia di firme.
Degli indicatori OCSE e degli altri indicatori comunemente utilizzati nelle analisi comparative tra la sanità italiana e quella degli altri Paesi confrontabili ha parlato alcuni mesi fa in modo molto efficace Cesare Cislaghi in due post nell’area Blog di Epidemiologia&Prevenzione, di cui uno dedicato ai dati sui servizi sanitari e uno dedicato ai dati sulla salute. Rimando alla lettura di questi post per il dettaglio su quanto emerso (aggiornamento a dicembre 2025) da questi dati di cui ricostruisco qui rapidamente la fonte. L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è una organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico e un'economia di mercato. L’OCSE, conta attualmente 38 paesi membri non solo Europei (tra cui figura l’Italia) visto che ne fanno parte tra gli altri l’Australia, il Canada, il Giappone, la Nuova Zelanda, e gli Stati Uniti. L’OCSE cura un rapporto annuale, Health at a Glance (la salute in uno sguardo) in cui un ricco set di indicatori articolato per area viene calcolato per ciascun Paese membro. L’ultima edizione è quella del 2025 che utilizza per lo più i dati del 2023 o dell’ultimo anno per cui i dati utilizzati per il calcolo degli indicatori sono disponibili per quello specifico Paese. Sono poi disponibili per ogni Report annuale delle analisi per singolo Paese. Quella relativa all’Italia tratta dal rapporto 2025 è scaricabile qui. Le sezioni in cui si sviluppa l’analisi dell’OCSE sono numerose e includono lo stato di salute, l’accesso alle cure e la loro copertura della popolazione, il personale sanitario, la spesa sanitaria, la qualità e i risultati delle cure, l’invecchiamento e la assistenza a lungo termine, i farmaci e le tecnologie e i fattori di rischio e gli altri determinanti non sanitari di salute. Anche l’Eurostat (l'Ufficio statistico dell'Unione europea) produce un rapporto annuale con dati utili per un confronto sulle condizioni di vita nei Paesi dell’Unione (Key figures on European living conditions) di cui è appena uscita l’edizione 2026. La Commissione Europea cura poi un'analisi dello stato di salute per singolo Paese (l’ultima dell’Italia del 2025 è scaricabile qui) partendo dai dati OCSE ed Eurostat.
I dati dell'OCSE ridotti a un breviario pro Governo
E adesso veniamo alle dichiarazioni di alcuni giorni fa del Senatore Zaffini, Presidente della Commissione Sanità del Senato, che in polemica con la Fondazione GIMBE (che aveva ancora una volta segnalato il sottofinanziamento del SSN come causa strutturale della crisi del SSN) aveva fatto riferimento ad alcuni indicatori OCSE a testimonianza della sostanziale buona salute della nostra sanità. Si è riferito in particolare all’aspettativa di vita alla nascita, alla mortalità evitabile e al numero di posti letto ospedalieri e di medici. Tutti indicatori che forniscono indicazioni confortanti con una lunga attesa di vita alla nascita, un congruo numero di medici, una bassa mortalità evitabile e un numero ridotto di posti letto ospedalieri frutto di un maggiore sviluppo dei servizi territoriali. A distanza di pochi giorni nell’ambito delle audizioni di una Indagine conoscitiva della Camera dei Deputati sull'attuazione dei livelli essenziali di assistenza e sull'erogazione delle prestazioni sanitarie nelle regioni (i materiali della indagine sono scaricabili qui) il Direttore della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute ha sinteticamente illustrato in un documento l’andamento della erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in Italia facendo precedere alla illustrazione una sintesi dello stato sanitario del nostro Paese in base in base ai dati OCSE che riporto per intero:
L'Italia si colloca ai primi posti in Europa su più fronti: nel 2024 la speranza di vita ha raggiunto 84,1 anni, il valore più alto nell'Unione europea insieme alla Svezia; la mortalità prevenibile è pari a circa un terzo in meno della media UE e quella curabile a circa il 30% in meno; i tassi di ospedalizzazione evitabile per patologie croniche come diabete, BPCO e scompenso cardiaco sono meno della metà della media europea. Anche sul fronte dell'assistenza farmaceutica l'Italia è tra i Paesi più rapidi in Europa nell'accesso ai farmaci innovativi (439 giorni in media, contro i 578 della media UE) e seconda per quota di farmaci rimborsati (83%, dopo la Germania).”
La coincidenza temporale delle affermazioni del Senatore Zaffini e del documento ministeriale non è certo casuale e testimonia della trasformazione dei dati OCSE in un breviario a disposizione dell’area di governo con alcuni indicatori favorevoli da utilizzare per rispondere a chi alza troppo la voce sulla crisi (vera e grave) del SSN. Ovviamente non tutti gli indicatori delle fonti citate sono favorevoli all’Italia e anzi molti segnalano situazioni di estrema gravità e comunque degni di preoccupazione (come l’iperprescrizione di antibiotici, la scarsa diffusione dell'attività fisica, la elevata prevalenza di persone che ritengono di non ricevere un'assistenza di buona qualità e alcuni aspetti della salute degli adolescenti). Non si tratta qui di cambiare il racconto della maggioranza sullo stato del SSN, quanto di prendere atto di come un'incredibile messe di dati venga ridotta a un elenco di pochi indicatori favorevoli buoni a raffreddare il dibattito sulla crisi strutturale del SSN. Fra l’altro in molti casi questi indicatori positivi si riferiscono ad anni in cui l’attuale Governo si era appena insediato (il 2023 o anche anni precedenti) o a fenomeni di lungo periodo in cui da sempre l’Italia ha una buona performance, come l’attesa di vita alla nascita.
Cari epidemiologi, c'è molto da fare!
Credo che il lavoro avviato da Cesare Cislaghi nei suoi post già citati di analisi e riflessione sui dati comunemente utilizzati per analisi comparative tra diversi sistemi sanitari vada molto sviluppato all’interno del mondo della epidemiologia italiana, non solo per un’opera di controinformazione, ma per contribuire a costruire un Osservatorio indipendente sulla salute degli italiani. C’è bisogno di allargare il campo di analisi includendo altre fonti oltre a quelle qui citate, di identificare indicatori di natura predittiva che individuino tempestivamente linee di tendenza rilevanti e di incrociare le indicazioni che emergono da fonti e ambiti diversi con l’obiettivo, cito sempre Cesare Cislaghi, di dare indicazioni ai Governi, nazionali e regionali, per indirizzare politiche di promozione e prevenzione della salute. Prossimi post in quest’area blog approfondiranno il tema reso attuale anche dall’annuncio fatto nel già citato documento ministeriale di una iniziativa per «la messa a punto di un sistema di indicatori di performance, che integrerà il Nuovo sistema di garanzia come previsto dalle leggi di Bilancio 2025 e 2026 . Obiettivo del sistema è monitorare gli esiti di salute e il rapporto tra le risorse dedicate a ciascun LEA e i servizi effettivamente erogati, per migliorare l'efficienza allocativa delle risorse assegnate ai territori». A parte il linguaggio fastidiosamente gergale, si tratta di una iniziativa rispetto alla quale l’epidemiologia italiana non può rimanere estranea. Alle prossime puntate.
Parole chiave: sanità
