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Il Governo esulta sulle liste d’attesa. Ma i dati gli danno ragione?
Sono da poco usciti i dati dell’Agenas sull’andamento delle liste di attesa per le prestazioni ambulatoriali in Italia aggiornati al 30 settembre 2026. I dati riguardano il confronto tra i primi tre trimestri del 2025 e del 2026 e sono ricavati dalla nuova Piattaforma Nazionale per le liste di attesa presentata lo scorso maggio. La Piattaforma viene alimentata dalle Regioni e contiene i dati sulle prenotazioni relative a tutte le strutture del settore pubblico e del settore privato accreditato. Le elaborazioni Agenas appena uscite confrontano i dati dei primi 9 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I dati più commentati nei media sono due: le prenotazioni oggetto di monitoraggio sono aumentate dell’8% per le prime visite e del 13,3% per gli esami diagnostici mentre la percentuale di prenotazioni effettuate nei tempi previsti dalla classe di priorità riportate nella ricetta sale dal 76,9% al 78,6%, per le prime visite mentre per gli esami diagnostici passa dall’83,3% all’85%. Come sempre e su tutto c’è una grande variabilità tra Regioni. Questi dati sono molto piaciuti al Governo tanto che il Presidente del Consiglio Meloni in un videomessaggio inviato alla giornata conclusiva del Festival delle Regioni e delle Province autonome a Firenze ha rivendicato il valore storico di questi risultati commentando l’importanza della collaborazione tra Governo e Regioni con queste parole: “Quando lavoriamo fianco a fianco l’Italia può raggiungere traguardi ambiziosi”.
Mi è sembrato utile commentare i dati Agenas per una migliore comprensione del fenomeno, quello delle liste di attesa, che la politica e i cittadini pongono a torto o a ragione al centro del dibattito sulla sanità e sul suo malfunzionamento. Per una lettura critica o almeno consapevole dei dati sulle liste di attesa serve qualche conoscenza di base che preferisco rinfrescare o fornire, ma per non spaventare il lettore le riporto in una appendice dall’accattivante titolo “Tutto quello che avreste voluto sapere sulle liste di attesa ma non avete mai osato chiedere”. Ricordo solo che i dati Agenas si riferiscono a 14 prime visite specialistiche e a 22 esami diagnostici, e quindi prestazioni strumentali, soprattutto di area radiologica. Quindi riguardano le sole prestazioni ambulatoriali, solo alcune di queste e nemmeno tutte perché non ci sono elaborazioni sulla quota di prestazioni che vengono effettuate a scopo di controllo (vedi appendice).
Va detto subito che i dati “buoni” dell’Agenas contrastano col vissuto dei cittadini e con l’apertura di un numero sempre maggiore di centri privati. Secondo l’ultimo Rapporto BES (Benessere Equo e Solidale) 2026 dell’ISTAT appena uscito nel 2025 l’indicatore relativo alla rinuncia alle prestazioni è stabile rispetto al 2024 (9,6%), ma comunque molto alto corrispondendo a oltre 5,6 milioni di persone che hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria ambulatoriale pur avendone bisogno. Quanto all’aumento dell’attività e del numero dei centri ambulatoriali privati mancano dati ufficiali, ma basta l’esperienza personale di ognuno per darne conto. Sul tema della rinuncia alle prestazioni un post di qualche settimana fa di Cesare Cislaghi ha fornito dati e spunti di riflessione.
Il primo importante limite dei dati Agenas è il fatto che non tengono conto delle prescrizioni e quindi delle ricette che non si sono tradotte in una prenotazione. In altri termini si scartano i dati “svantaggiosi” relativi a chi chiama il CUP e non trova posto. Si tratta di percentuali altissime che nel 2025 sono andate nelle varie Regioni dal 33,7% al 67,7% per le prime visite e dal 37,3% al 73,4% per gli esami diagnostici (dati Agenas presentati in occasione della presentazione della nuova Piattaforma). Una buonissima parte di queste prenotazioni mancate è legata a prescrizioni che si sono perse nei gorghi dei CUP. Ad esempio nelle Marche tu chiami il CUP e se non trovi posto finisci nelle cosiddette liste di garanzia e ti dicono che verrai richiamato, ma il più delle volte non vieni chiamato ed esci dalle statistiche dell’Agenas. Anche la variabilità della performance tra le diverse Regioni è verosimilmente legata in larga misura alla diversa modalità di gestione delle agende da parte dei rispettivi CUP.
Secondo punto critico: mancano i dati sulle prestazioni ambulatoriali di controllo e qui dobbiamo aprire una finestra importantissima su questa tipologia di prestazioni da tenere distinte dalle prestazioni ambulatoriali cosiddette di primo accesso che sono le uniche oggetto di monitoraggio. Le prestazioni di primo accesso sono le visite specialistiche e le prestazioni diagnostico strumentali durante le quali avviene il primo contatto del cittadino con il sistema sanitario per un determinato problema di salute. Rientrano in questa categoria, per esempio, le visite e gli esami che il medico di medicina generale richiede per un suo assistito che accusa sintomi o disturbi nuovi di cui vuole accertare la natura. Per prestazioni di accesso successivo o di controllo si intendono invece le visite o gli esami chiesti per approfondire o riverificare un problema già noto. Ricomprendono le prestazioni richieste per monitorare l’evoluzione di malattie croniche (per esempio uno scompenso cardiaco), ma anche le prestazioni richieste dopo una prima serie di esami che non hanno portato a un esito definitivo. Queste non sono oggetto di monitoraggio, nella loro prescrizione non va indicata nella ricetta la classe di priorità e hanno delle loro agende di prenotazione distinte. La ratio di questa distinzione è che in teoria i problemi di lista di attesa ce li hanno solo le prestazioni di primo accesso, perché negli altri casi ormai il SSN si occupa di te e ci pensa lui a darti la prestazione nei tempi giusti. Cosa che non sempre avviene e in qualche realtà spesso non avviene. Il rischio di ridurre le agende per i controlli non monitorate per far crescere quelle di primo accesso monitorate va evitato e tenuto sotto osservazione, cosa che non al momento l’Agenas non fa anche se è evidente la rilevanza clinica dei controlli.
Proviamo a ricapitolare. Il governo ha identificato in tema di salute le liste di attesa delle prestazioni ambulatoriali come il nemico pubblico numero 1 da combattere e soprattutto il tema più importante su cui comunicare visto che altri grandi risultati sulla sanità non li ha ottenuti. Sulle liste di attesa pertanto si investono risorse, si misura la performance delle Regioni e dentro le Regioni si danno obiettivi alle Direzioni Aziendali e da queste ai Dipartimenti. Grossi risultati da parte delle misure messe in campo per la “lotta” alle liste di attesa ancora non si vedono e probabilmente non si vedranno se non si inciderà su alcuni fattori strutturali di crisi del SSN come il sottofinanziamento, la crisi della medicina generale, lo sbilanciamento culturale e organizzativo a favore della sanità ospedaliera e specialistica e la crescita dei privati. Ma siccome i dati sulle liste di attesa verranno largamente usati a scopo di propaganda tanto vale capirne un po’ di più per meglio interpretarli. A questo voleva servire questo post. Al lettore, che ringrazio, il giudizio sulla sua utilità.
Appendice
Tutto quello che avreste voluto sapere sulle liste di attesa ma non avete mai osato chiedere
Le liste di attesa sono oggetto di un Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa (PNGLA) di cui è appena uscita l’edizione 2026-2028 mentre la prima risale al triennio 2006-2008. Le liste di attesa sotto monitoraggio secondo l’ultimo PNGLA riguardano 50 prestazioni ambulatoriali (di cui 19 visite e 31 esami diagnostici) e 17 tipologie di ricoveri programmati relativi per lo più a interventi di chirurgia oncologica. La piattaforma Agenas per ora riporta i soli dati sulle prestazioni ambulatoriali.
Le prestazioni ambulatoriali possono essere prescritte su ricetta del SSN solo da medici pubblici dipendenti o convenzionati che operano in regime istituzionale. Quelle ritenute opportune in una visita in libera professione vanno prescritte dal medico di fiducia (che giustamente non gradisce). Lo stesso vale per le prestazioni ritenute necessarie da un medico privato. Altro passaggio non scontato: se uno nel caso che uno specialista pubblico decida una visita specialistica o una prestazione specialistica strumentale di approfondimento o di controllo deve essere lui (o lei), con il supporto della sua organizzazione, a prescriverla e prenotarla. In altri termini, la struttura specialistica pubblica prende in carico il o la paziente che non si deve preoccupare di nulla da un punto di vista burocratico. Nella versione vigente del PNGLA, Regioni e Aziende sarebbero tenute a garantire attraverso dei Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) dedicati la presa in carico delle patologie cardiovascolari e oncologiche.
I tempi giusti entro cui effettuare la prenotazione sono 3 giorni per le prescrizioni con classe di priorità U (urgenti), 10 giorni per le prescrizioni con la classe di priorità (B breve), 30 giorni per le prescrizioni di prime visite con le classe di priorità D (differibili) che salgono a 60 per le prescrizioni di esami diagnostici e 120 giorni per le prescrizioni con classe di priorità P (programmate).
Sulla definizione di prestazioni di primo accesso rimando al testo.
Parole chiave: sanità
