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Sanità pubblica: occhio alle interferenze politiche e alle balle “scientifiche”
La sanità pubblica ha a che fare con quasi tutti gli aspetti del nostro quotidiano come ad esempio ciò che mangiamo, come ci spostiamo, come conviviamo con gli animali domestici e in casi particolari addirittura chi frequentiamo! È quindi di vitale importanza che le raccomandazioni di sanità pubblica siano tempestive e, soprattutto, basate su informazioni e dati attendibili. Detto questo, un paio di notizie recenti ci devono mettere in guardia dai rischi che possono minare la fiducia che riponiamo nell’indipendenza scientifica e nella qualità dei dati su cui si prendono decisioni o si consolidano opinioni.
In Italia il recente referendum costituzionale ha stimolato estesi dibattiti sulla relazione tra orientamenti politici (in particolare di chi governa) e gestione della giustizia, mentre diverse notizie provenienti dagli USA mettono in evidenza la pericolosa ingerenza della politica sulla scienza, che di fatto impatta grandemente su decisioni di sanità pubblica.
Dopo la rimozione da parte del Segretario USA per la salute, Robert Kennedy, dei membri della Commissione di valutazione delle vaccinazioni (Advisory Committee on Immunization Practices), dopo la sua ricostituzione con persone di discussa o nulla esperienza in materia e dopo la sentenza di un giudice che ha annullato le decisioni così prese, l’ultima notizia diffusa dal Washington Post è di una censura da parte del direttore dei CDC della pubblicazione di un articolo scientifico riguardante l’efficacia sul campo delle vaccinazioni contro il Covid-19.
La storia è questa: il 19 marzo il direttore dei CDC ha fermato la pubblicazione sul famoso Mortality and Morbidity Weekly Report (MMWR) di un resoconto di uno studio scientifico nella stagione 2025-26 sull’effetto della vaccinazione contro Covid-19. I risultati dello studio indicavano che i vaccinati nella stagione 2025-26 avevano una riduzione del 50% della probabilità di essere ricoverati o essere visti in Pronto Soccorso per Covid-19. Lo studio ha utilizzato un disegno caso-controllo test negativo, ma il direttore ha fermato la pubblicazione dichiarando al New York Times che solo uno studio controllato randomizzato sarebbe stato adeguato a fornire evidenze di protezione della vaccinazione.
Il disegno di studio caso-controllo test negativo è ormai utilizzato molto frequentemente per la valutazione dell’efficacia sul campo di vaccini di largo uso, come quelli contro l’influenza. Una pubblicazione del 2021 sul New England Journal of Medicine ne descrive l’uso in uno studio per la vaccinazione contro Covid-19 e un editoriale sullo stesso numero ne discute l’approccio metodologico sottolineando come gli studi osservazionali siano una risorsa privilegiata nelle valutazioni nel mondo reale. Anche in Italia e in Europa ogni anno le valutazioni di effetto della vaccinazione contro l’influenza sono basati da molti anni sullo stesso approccio.
Insomma l’accesso ai risultati di uno studio scientifico è regolato (filtrato?) dall’orientamento del governo e per di più con motivazioni che a qualcuno potrebbero sembrare in difesa del rigore scientifico (studi randomizzati controllati come unica fonte di conoscenza attendibile e al diavolo il mondo reale!).
E come se non bastasse il bias politico, ecco affacciarsi sempre più frequente un altro fattore che favorisce la disinformazione: il rischio di vere e proprie balle create dall’intelligenza artificiale. Qui per fortuna l’approccio sperimentale è illuminante e ci aiuta a smascherarne i pericoli.
Il 7 aprile Nature ha riportato “l’invenzione” di una nuova malattia, creata apposta per testare l'"ingenuità" dei chatbot. Anche qui la storia merita di essere raccontata.
Una ricercatrice svedese, Almira Osmanovic Thunström, con il suo gruppo di ricerca ha preparato prima un blog postato il 15 Marzo 2024 e poi due articoli, pubblicati su siti pre-print, in merito a una inesistente malattia degli occhi: la bixonimania, caratterizzata da occhi rossi, prurito e gonfiore dovuta all’eccessiva esposizione alla luce blu dei video.
Il contenuto degli articoli aveva più di un segnale di allarme che il report fosse falso: il primo autore era una persona inesistente, Lazljiv Izgubljenovic, la cui fotografia era stata creata con AI, l’affiliazione e la città di sede pure, e tra le altre cose l’autore ringraziava un fantomatico medico con cui aveva condiviso la sua permanenza sulla stazione spaziale USS Enterprise: “Professor Maria Bohm at The Starfleet Academy for her kindness and generosity in contributing with her knowledge and her lab onboard the USS Enterprise”.
Entrambi gli articoli citavano come fonte di finanziamento dello studio “the Professor Sideshow Bob Foundation for its work in advanced trickery (nda. inganno!!!). This works is a part of a larger funding initiative from the University of Fellowship of the Ring and the Galactic Triad”.
I sistemi di AI se la sono bevuta e poco dopo Copilot di Microsoft e Gemini di Google sentenziavano che la bixonimania era una malattia oculare da non trascurare. L’aspetto preoccupante è stato osservare che anche alcuni articoli (più o meno) scientifici hanno inserito gli articoli tra le referenze bibliografiche, tralasciando evidentemente almeno di leggerli.
Al di là della riuscitissima dimostrazione dei rischi che comporta fidarsi completamente della AI, questa storia è un esempio perfetto di come funziona la disinformazione. Anche questo per la sanità pubblica è di fondamentale importanza, come già argomentava Cesare Cislaghi in un post che affrontava lo stesso tema mettendo in evidenza come la disinformazione determini anche gli umori dell’opinione pubblica.
Parole chiave: prevenzione
