Periodicamente si torna a parlare del Piano Pandemico, che durante l’emergenza Covid-19 è stato oggetto anche di azioni giudiziarie. In effetti sui media si è lamentato il ritardo con cui il nuovo Piano sta viaggiando, a sei anni dalla pandemia.

Dopo annunci ufficiali (esattamente un anno fa sul sito del Ministero veniva riportata la presentazione del Ministro Schillaci al question time della Camera dei Deputati) e dopo molti interventi sui canali scientifici di comunicazione, la bozza del Piano, aggiornata ad agosto 2025, è stata inviata al Ministero Economia e Finanze (MEF), che ancora non si è espresso. Il passaggio al MEF si è reso necessario perché, per la prima volta, sono state messe in campo risorse economiche aggiuntive per le Regioni da erogarsi dal 2025 (ormai passato) al 2029. La tabella di ripartizione delle risorse è in base alla popolazione residente e lo stanziamento viene previsto secondo la finanziaria del 2024 per il 2025

Durante la pandemia uno degli aspetti a maggior impatto, anche emotivo per l’opinione pubblica, fu la difficoltà del servizio sanitario a fornire adeguata assistenza clinica ai casi di Covid-19 più severi e alla rapida saturazione dei posti letto in terapia intensiva.  Ora molti osservatori indicano il mancato adeguamento dei posti letto nelle singole regioni come il problema maggiore causato dal ritardo di approvazione del Piano, dimenticando che se, alla prossima occasione, non ci sarà una capace risposta di prevenzione e contenimento, i posti letto non saranno mai sufficienti e che se all’assistenza ai malati possono contribuire anche ospedali e strutture private, per la prevenzione la totale responsabilità è sul settore pubblico.

Perché il Piano Pandemico è importante? Perché la qualità della risposta a un'emergenza dipende dalla qualità dell’organizzazione sanitaria nell’ordinario e il Piano indica cosa ogni Regione e PA deve realizzare già nella fase di preparazione (cioè ora) per farsi trovare almeno più pronta del 2020 (e a questo dovrebbero servire le risorse economiche aggiuntive).

La lettura della bozza del piano richiede parecchia buona volontà, per la lunghezza del testo (il file conta 445 pagine), ma per farsi un’idea di quali impegni siano richiesti si può avere qualche veloce indicazione delle azioni previste a livello regionale. 

Qui ne cito alcune in cui le competenze di epidemiologia mi sembrano fondamentali e quindi ci riguardano.
Abbiamo verificato che purtroppo una pandemia può avere effetti deleteri sulla popolazione più vulnerabile per età e presenza di condizioni di salute a rischio. Per questo viene richiesto alle Regioni e PA di predisporre e aggiornare periodicamente la mappatura della struttura della popolazione assistita in base a caratteristiche demografiche e al profilo di rischio.  A fianco di questa attività di epidemiologia descrittiva (relativamente facile come metodo se si dispone delle giuste fonti informative) viene anche richiesto di mappare la rete dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri con i dettagli organizzativi, strutturali e tecnologici e stimare il fabbisogno per intensità di cure e diversi scenari di gravità della pandemia (abbastanza complicato e difficile se non si dispone di competenze adeguate anche nel campo dei modelli matematici).

Competenze di epidemiologia sono essenziali anche per gestire i sistemi di sorveglianza e integrarli tra loro.  Seppure l’autonomia regionale lasci alle singole Regioni e PA il compito di organizzarsi localmente, mi sembra poco efficiente (e spesso anche poco efficace) che gli stessi sistemi, attivati ovunque, vengano gestiti con strumenti locali e non siano in rete a livello nazionale con applicativi compatibili e analisi standardizzate. Durante la pandemia abbiamo già fatto l’esperienza con le variegate modalità di gestione dell’attività di contact tracing, più o meno improvvisate in ogni Regione e PA, tanto che non è stato possibile valutare né l’efficacia né l’efficienza dei diversi sistemi messi in campo.  Se a tutte le Regioni e PA viene richiesto di realizzare uno strumento con le medesime funzioni, perché non coordinarsi ed evitare di nuovo il caos di sistemi incompatibili? 

Tra i sistemi di sorveglianza da attivare e mantenere fin dalla fase di preparazione ce n’è uno relativamente nuovo (almeno a livello nazionale) che dovrebbe fornire i “segnali” di situazioni anomale potenzialmente pericolose, basato sui dati del flusso Emergenza-Urgenza. La rilevazione di inattese variazioni di frequenza di specifiche sindromi o malattie dovrebbe richiedere indagini epidemiologiche e verifiche tempestive. Anche qui la costruzione di linee di base e frequenze attese per valutare le variazioni osservate richiede capacità di analisi e competenze epidemiologiche, che non sempre sono disponibili ovunque.

Alle Regioni e PA viene anche richiesto di garantire informazioni epidemiologiche e cliniche sui primi casi di una pandemia, attività che implica capacità di condurre indagini epidemiologiche tempestive e accurate su cui saranno individuate le modalità di trasmissione interumana (ricordate durante la pandemia l’incertezza della modalità di trasmissione tra aerosol e droplets?) e stimati i parametri fondamentali di diffusione come il tasso di riproduzione e il tempo seriale. 

Le attività richieste alle Regioni e PA non si esauriscono con quelle qui enunciate, ma mi sembra evidente anche da queste poche presentate che l’epidemiologia ha e avrà un ruolo molto rilevante. 

E l’ultima considerazione riguarda proprio l’importanza che le competenze epidemiologiche hanno nelle strutture responsabili di tutte queste attività, ossia nei Dipartimenti di Prevenzione a cui viene affidata l’attuazione delle misure previste, la sorveglianza e la risposta. 

Nella bozza di accordo tra Stato e Regioni, in considerazione alla specifica richiesta delle Regioni, è previsto il potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali mediante il rafforzamento degli organici, in deroga agli attuali limiti assunzionali (a valere sul finanziamento stanziato). A questo proposito, come azione centrale del Piano, è prevista la definizione di uno “Standard organizzativo e di personale dei Dipartimenti di Prevenzione”, entro nove mesi dall’approvazione del Piano. Sarebbe interessante sapere come stia lavorando il Comitato ad hoc nominato per definire gli standard e che spazio verrà previsto per le funzioni epidemiologiche.  Anzi perché non parlarne in pubblico?

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