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Sanità
L'SSN è in crisi, ma l'epidemiologia può contribuire a uscirne
Presto che è tardi!
Facciamo un po’ di spoileraggio e anticipiamo subito dove vuole andare a parare questo post: gli epidemiologi italiani possono dare un contributo di riflessione e proposta organico alla gestione della crisi che il SSN sta attraversando? Spoiler per spoiler diamo subito la mia risposta: affermativo!
Lo spunto per la domanda mi è venuto dalla pubblicazione del nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione GIMBE. Questo Rapporto, cui i media anche generalisti hanno dedicato grande attenzione, è scaricabile previa richiesta alla Fondazione GIMBE e costituisce per me una lettura particolarmente raccomandata perché ha il merito di inquadrare dentro uno schema semplice e chiaro le problematiche alla base della crisi del SSN e di fornire un quadro di riferimento da cui partire per analizzarle e affrontarle. Il Rapporto è molto corposo, oltre 250 pagine, e si articola in 10 capitoli dedicati nell’ordine
- alla analisi dello “stato di salute” del SSN,
- al finanziamento pubblico,
- al riparto del FSN,
- all’analisi della spesa sanitaria,
- ai Livelli Essenziali di Assistenza e alle diseguaglianze regionali,
- alla lotta agli sprechi e inefficienze,
- al personale sanitario, alla analisi della Missione Salute del PNRR
- alla analisi dell’ecosistema dei soggetti privati che operano in sanità.
L’ultimo capitolo presenta il Piano di Rilancio del SSN aggiornato dalla Fondazione GIMBE articolato in 16 linee di intervento che vanno dall’aumento del finanziamento pubblico al coinvolgimento di cittadini, pazienti e comunità nelle scelte e nella valutazione del SSN.
Rispetto ad altri Rapporti annuali sul SSN, come il Rapporto OASI del CERGAS della Università Bocconi (edizione 2025) e il Rapporto Sanità del CREA (edizione 2025), quello GIMBE ha il pregio di tentare una sintesi tra la dimensione analitica e la dimensione propositiva. Peraltro i ricercatori del CERGAS e del CREA sono tra i promotori e i sottoscrittori di un una proposta di riforma del SSN dal titolo “Idee nuove per un SSN equo e sostenibile. Una proposta di accademici ed esperti” alla cui lettura ho invitato gli epidemiologi in un precedente post su questo blog.
Il Rapporto GIMBE ha dei punti di forza in alcuni capitoli come quello sul finanziamento pubblico del SSN e quello sul personale (non a caso molto citati anche nella stampa generalista) ed è invece su altri aspetti inevitabilmente incompleto. Ad esempio, dal mio personale punto di vista, non approfondisce alcune criticità importanti come ad esempio il peso di un approccio populista al governo della sanità da parte della politica che mentre attacca a parole la logica ospedalocentrica non la mette concretamente in discussione. Ne conseguente la incapacità di mettere al centro delle scelte la cronicità, che a mio parere è la prima scelta da fare assieme a quella di finanziare di più la sanità e quella di ridimensionare la componente privata in tutte le sue forme.
L'epidemiologia italiana è in grado di produrre un suo documento sul SSN?
È mia convinzione che l’approccio epidemiologico sia particolarmente adatto ad analizzare le criticità del SSN e a individuarne i fattori favorenti e i possibili interventi correttivi. Del resto proprio Epidemiologia & Prevenzione ha ospitato nel 2021-2022 un dibattito sul ruolo dell'epidemiologia nel SSN e poi nel 2024 un dibattito su “Come si misura il peso della crisi del SSN sulla salute dei cittadini italiani?”. Quindi, stimolato dall’uscita del Rapporto di GIMBE, mi sono chiesto: la epidemiologia italiana sarebbe in grado di produrre un suo documento sul SSN? Un documento non sul ruolo della epidemiologia, ma un documento che faccia una lettura epidemiologica della crisi del SSN. La sua produzione sarebbe di grande utilità nel rilanciare il ruolo e i professionisti della epidemiologia all’interno del corpo vivo del SSN.
Ci sono tutte le premesse per questo impegno. Innanzitutto l’Associazione Italiana di Epidemiologia ha già attivo un gruppo di lavoro sulle problematiche del SSN finora impegnato sul cosiddetto “modello predittivo”, ma orientabile anche su questo nuovo fronte. Ci sono temi centrali nel dibattito sul SSN su cui l'epidemiologia può portare un contributo importante e i dibattiti su E&P che ho appena citato ne sono una testimonianza che potrebbe essere ripresa, integrata e sistematizzata. Alcuni di questi temi sono stati trattati e continuano a essere trattati nei post di Cesare Cislaghi nelle aree blog di E&P, mentre altri spunti vengono dagli interventi e i lavori pubblicati sulla rivista. Sempre a titolo di esempio cito il filone ricchissimo di dati e indicazioni del Global Burden of Disease. Nelle conclusioni di uno dei lavori pubblicati in questa sezione è scritto che
«la salute in Italia è migliorata sostanzialmente negli ultimi tre decenni, principalmente grazie alla diminuzione della mortalità prematura. Tuttavia, il peso della disabilità è aumentato, soprattutto tra le donne, e persistono importanti disuguaglianze geografiche e di genere. Il rafforzamento delle politiche di prevenzione, l'intervento sui fattori di rischio comportamentali e metabolici e sulla salute mentale, il miglioramento dell'assistenza a lungo termine e la promozione dell'invecchiamento sano sono essenziali per ridurre le disparità sanitarie».
Ecco, nella mia interpretazione queste indicazioni dovrebbero essere trasformate dal mondo degli epidemiologi in una proposta che non si limiti a indicare una generica strada da percorrere, ma a formulare indicazioni specifiche che tengono conto delle regole e dei vincoli del SSN.
n altro esempio viene da un altro articolo pubblicato su E&P all’inizio di quest’anno in cui si indicano alcuni possibili cantieri comuni tra epidemiologia e management partendo proprio dall’ultimo Rapporto OASI citato in precedenza come:
a) la riallocazione e il ridisegno dell’offerta per migliorare l’efficienza organizzativa in modo da distinguere l’efficienza “ragionata” dalla semplice riduzione dell’offerta;
b) la riorganizzazione dei servizi e dei ruoli professionali;
c) la definizione delle priorità in modo da decidere chi tutelare quando le risorse non bastano.
Merita poi una citazione a sé il lavoro della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (di cui il “nostro” Piero Morosini è stato fondatore e vicepresidente) che produce annualmente un Rapporto Salute Mentale di grande utilità nel ragionamento su questa area particolarmente critica del nostro SSN. Il Rapporto può essere richiesto alla Società e contiene un'ampia riflessione su un tema tipicamente epidemiologico e tipicamente “morosiano” come gli indicatori per la valutazione della qualità dell’assistenza in questo settore. In questa riflessione c’è una critica severa dell’attuale sistema di monitoraggio della erogazione dei LEA da parte delle Regioni con gli indicatori ormai superati di quello che ancora, chissà perché, si chiama “Nuovo Sistema di Garanzia”.
Presto che è tardi!
Tutto questo per dire che ci sono le premesse per dare più organicità al contributo dell'epidemiologia alla gestione della crisi del SSN. Mi pare che valga la pena ancora una volta di richiamare la espressione “presto che è tardi!” di solito attribuita al Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie!
