
Il nuovo numero di Epidemiologia&Prevenzione si apre con un tema di grande impatto sociale: lo screening organizzato per il tumore della prostata. Un argomento intriso di ambivalenze che ha segnato decenni di dibattito scientifico. Dall’introduzione del PSA negli anni Ottanta, la pratica di screening si è diffusa rapidamente, ma ha sollevato problemi importanti di sovradiagnosi e sovratrattamento, dato che il test rileva molte lesioni a basso rischio che possono condurre a interventi inutili, con effetti collaterali pesanti per la qualità di vita. In questo senso, l’editoriale di Carlo Senore et al., che inquadrano la tematica, e i lavori dell’ATS di Milano, ben introdotti dall’intervento di Antonio Russo, costituiscono utili contributi alla discussione. Il nocciolo della questione è l’integrazione razionale dell’offerta del PSA, della risonanza magnetica multiparametrica e della biopsia prostatica per limitare la pratica diffusa di screening opportunistico. Si tratta di un tema aperto su quale E&P si impegna a offrire altri spazi di intervento e discussione. Qui solo i complimenti agli epidemiologi dell’ATS di Milano che, in ben tre lavori, hanno avuto la capacità di analizzare i flussi amministrativi e sanitari e osservare un percorso “non governato” di prestazioni erogate per lo screening spontaneo, mettendo in risalto eccessi e zone d’ombra che necessitano di un riordino. Nel prossimo numero della rivista troveranno posto anche articoli e commenti di chi si è mosso in modo deciso nella direzione di avvio dello screening e di chi, invece, ne sottolinea i rischi e invita alla cautela.
In uno scenario segnato dalla disponibilità crescente di grandi basi dati e dall’urgenza di produrre evidenze, David Kriebel ci offre una riflessione essenziale sulle motivazioni che devono guidare uno studio epidemiologico sulle esposizioni ambientali. Il suo intervento è una sveglia intellettuale: l’esplosione di ricerche “automatiche”, spesso con disegni inappropriati e risultati discutibili, pone il rischio di produrre più rumore che conoscenza. Kriebel richiama l’attenzione sull’importanza di domande di ricerca ben fondate sui meccanismi biologici e sull’utilità finale dei risultati dello studio. Questioni rilevanti anche per l’Italia in vista dei flussi di dati attesi dai progetti Ambiente e Salute finanziati dal PNRR.
Celebriamo anche un risultato di prestigio per la comunità italiana: i complimenti di E&P vanno a Ursula Kirchmayer, neoeletta presidente dell’International Society for Pharmacoepidemiology (ISPE), e a Gianluca Trifirò, scientific program chair, e Giampiero Mazzaglia, local host chair, per l’organizzazione del meeting internazionale di farmacoepidemiologia che si terrà a Milano dal 29 agosto al 2 settembre 2026. Un’opportunità di confronto e crescita scientifica che promette di valorizzare le competenze italiane sul palcoscenico internazionale.
Tra gli articoli di questo numero, segnaliamo in prima istanza il contributo di Giulia Zamagni et al., che hanno usato le stime italiane del Global Burden of Disease (GBD) per fornire una valutazione sistematica di diversi indici epidemiologici, inclusa la disabilità, nelle regioni italiane dal 1990 al 2023, mettendo in evidenza andamenti temporali, differenze geografiche e di genere. Uno strumento molto utile per orientare le strategie di salute pubblica; chissà che agli autori del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2030 non venga voglia di usare questi dati. Cogliamo l’occasione per informare lettori e lettrici che, a partire da questo mese, il sito di E&P ospiterà uno spazio apposito dedicato ai numeri del GBD Italia.
Vi invitiamo a leggere anche il contributo di Tancredi Lo Presti et al., che ci portano in Sicilia nei SIN di Augusta-Priolo, Gela, Milazzo e Biancavilla con l’analisi ormai standardizzata della mortalità e dei ricoveri ospedalieri in territori ancora non bonificati. Davide Valentini et al. ci fanno scoprire una realtà spesso non percepita attraverso l’analisi sistematica di 786 infortuni mortali in Piemonte. Oltre la metà delle morti non sarebbe stata prevenibile da una vigilanza ispettiva del giorno prima. La strada è rafforzare la cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro. Ugo Indraccolo et al. contribuiscono alla discussione sulla riduzione della fertilità in Italia, focalizzandosi su un sottogruppo particolarmente a rischio: quello delle donne affette da endometriosi.
Inoltre, con piacere segnaliamo un nuovo articolo della sezione “Strumenti&Metodi", a firma Lisa Bauleo et al., in cui viene proposto un approccio pratico e ben illustrato per armonizzare stime di rischio categoriali in metanalisi con stime di effetto continuo: una risorsa preziosa per chi si occupa di sintesi delle evidenze.
Merita anche particolare attenzione l’articolo di Stefano Zirulia et al. che commenta la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con cui l’Italia è stata condannata per non aver adeguatamente tutelato la vita dei residenti dell’area della “Terra dei fuochi”. Le implicazioni sul futuro uso dell’epidemiologia nell’ambito del diritto penale ambientale sono rilevanti e vanno ben oltre il caso specifico.
Seguono, come sempre, interventi, rubriche e contributi di attualità che arricchiscono il dibattito scientifico e culturale sulla prevenzione e sulla salute pubblica in Italia.
Infine, il numero ospita un corposo supplemento dedicato ai tumori professionali in Italia, che presenta i risultati dei progetti finanziati da INAIL “Big Data e Deep Learning nella sorveglianza dei Tumori Professionali” (BEST) e “Sorveglianza Epidemiologica, Prevenzione e Ricerca su Amianto” (SEPRA).
Buona lettura!
Francesco Forastiere e Francesco Barone-Adesi
INDICE
Editoriali
Commentary
Attualità
Articoli scientifici
Strumenti e metodi
Interventi
Rubriche
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