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Della necessità di valutare le attività sanitarie oggi sono pieni i nostri discorsi e i nostri scritti. In realtà, di valutazione non se ne fa molta, ma soprattutto spesso non ci si chiede che valutazione si debba fare né a che cosa praticamente serva.

Prendiamo ad esempio l’aspetto più criticato dell’attuale servizio sanitario: la lungaggine delle liste di attesa e la rinuncia conseguente ad accedere alle prestazioni sanitarie. La lista di attesa nasce dagli eccessivi tempi di esecuzione che intercorrono tra due prestazioni: le prescrizioni da parte solitamente del MMG e l’esecuzione delle prestazioni da parte dei servizi specialistici. La valutazione dei tempi e delle percentuali di rinuncia è una valutazione delle procedure organizzative e non delle capacità del sistema di soddisfare i bisogni di salute.

Che rapporto c’è tra bisogni e prescrizioni? Sono appropriate ed eseguite anche rispettando procedere di equità? Quale rapporto c’è tra servizi erogati e livelli di salute ottenuti? Sono stati efficaci? Erano proprio necessari? C’erano altre alternative migliori?

Insomma, la vera valutazione della sanità dovrebbe considerare il rapporto tra bisogni di salute della popolazione e risultati di salute raggiunti grazie ai servizi erogati. Valutazione complessa e difficile in quanto non è così semplice misurare i bisogni, come anche non è semplice valutare il rapporto tra salute ottenuta e salute ottenibile. Allora dovremmo anzitutto incominciare a valutare le capacità del SSN nel recepire i bisogni di salute della popolazione. 

Ci dovremmo chiedere: ma nella pratica quotidiana capita spesso che ci si limiti ad intervenire quando i sintomi costringono i pazienti a chiedere assistenza ovvero non ci si occupi dei bisogni anche in chiave preventiva con modalità proattive? E le prescrizioni erogate erano la soluzione più adeguata ai bisogni? Erano l’alternativa più efficiente? Erano necessarie tutte? Non ne servivano altre? E per ottenere ciò che è stato prescritto quali sono le condizioni? Sia in termini di tempi sia di modalità per gli utenti. E le prestazioni sono state erogate con soddisfazione degli utenti? Con efficienza? E sono state efficaci? Ed invece oggi per lo più ci limitiamo a misurare i tempi di erogazione.

L'aziendalismo della ASL, che di sicuro ha contribuito a portare più efficienza e managerialità nel SSN, sta però rischiando di trasformare la sanità in una semplice azienda di produzione di singoli servizi come potrebbe essere una grande officina di una casa automobilistica dove ciascuno porta l'auto e spera che gliela aggiustino al più presto.

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E in un'azienda di servizi è necessario valutare la domanda, i costi di produzione, l'efficienza dei processi di produzione, la soddisfazione dei clienti, l'andamento del bilancio, ecc. Ma la sanità è questo? O per lo meno è solo questo?

Un sistema sanitario pubblico, che non deve quindi creare profitto come se fosse una azienda privata, deve certamente esser governato con criteri di efficienza tecnica e finanziaria, ma fondamentalmente deve dare una risposta in chiave di salute alla popolazione. Deve cioè cercare di dare una risposta efficace ai bisogni di salute impiegando in modo efficace, efficiente ed equo le risorse che la popolazione ritiene utile assegnargli per svolgere il suo compito.

Allora potremmo ad esempio porci le seguenti domande

  • Si è riusciti a prevenire bisogni prevenibili?
  • Si è riusciti ad intercettare i bisogni prima che si amplificassero?
  • Si è riusciti ad individuare le soluzioni appropriate per poterle poi prescrivere?
  • Si è riusciti ad erogare le prestazioni prescritte con tecniche ed organizzazione adeguate?
  • Si è riusciti ad erogare in modo efficiente e soddisfacente le prestazioni necessarie?
  • Si è riusciti ad ottenere i migliori risultati ottenibili?
  • Si è riusciti a soddisfare il bisogno di fiducia e di sicurezza della popolazione?

Certamente non è semplice rispondere a domande di questo tipo! Più facile per il Ragioniere dire se i conti sono in ordine, per il Laboratorista se le reazioni funzionano, per il Clinico se la diagnosi è confermata, ecc. ma per l'Epidemiologo il compito è tutt'altro che facile. Ma ci si deve provare.

Non vorremmo trovarci domani, magari con un Governo più attento alla sanità, con un finanziamento adeguato, con delle liste d'attesa ridotte, con il personale meglio retribuito, ma con gli obiettivi di salute ugualmente mal conseguiti. Ci si deve lavorare, non riusciremo a valutare tutto come vorremmo, ma qualcosa in più potremo di sicuro riuscire ad ottenerlo.

E soprattutto sarà necessario riuscire a coinvolgere la popolazione perché solo con la partecipazione dei gruppi, delle associazioni, dei comitati si potranno costruire le informazioni necessarie per una valutazione sul grado di raggiungimento degli obiettivi del SSN.

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