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Prevenzione
Un inverno alla cieca? I vaccini ci sono, la sorveglianza no
L’autunno è ufficialmente iniziato da pochi giorni e riparte puntualmente il toto- previsioni sui danni attesi dall’influenza. Quest'anno, però, rischiamo di non sapere nemmeno quanta influenza ci sarà.
Del Covid-19, che pure sta circolando allegramente infischiandosene della stagionalità, si parla poco e niente, cosa che contribuirà ad una sua continua diffusione. Nella stagione invernale molti patogeni respiratori (il cui monitoraggio è stato unificato nella sorveglianza RespiVirnet) causano incrementi di accessi ai pronto soccorso e ricoveri in ospedale, spesso concentrati nell’arco di poche settimane, mettendo in seria difficoltà i servizi di assistenza sanitaria. Tuttavia, indipendentemente dagli allarmismi e dall’attenzione che questi patogeni meritano, ora è giusto parlare di influenza, perché almeno per quella abbiamo la consolidata disponibilità di vaccini che riducono il rischio di complicanze, sono in uso da decenni e sono offerti gratuitamente dal nostro servizio sanitario.
La disponibilità di vaccini contro l’influenza è uno dei procedimenti più consolidati e complessi a livello internazionale, con un sistema studiato per controbattere l’enorme variabilità dei ceppi virali circolanti che causano le epidemie stagionali. La marcata stagionalità della malattia, osservabile in modo alternato nei due emisferi del mondo, permette di identificare tre varianti virali con maggiore capacità di diffusione in un emisfero e di “scommettere” sulla loro circolazione stagionale nell’altro emisfero. Ad esempio, dal 2020 non sono stati più isolati ceppi B/Yamagata, e quindi questi virus sono stati esclusi dai vaccini proposti. Il coordinamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (che in questo caso è fondamentale) permette di confrontare la frequenza con cui sono stati identificati i diversi ceppi virali in un emisfero e definire quali utilizzare per i vaccini da usare nelle vaccinazioni stagionali dell’altro emisfero. Per la nostra parte di mondo le valutazioni su quanto osservato nella parte meridionale del mondo vengono concluse a fine febbraio e vengono fornite alle aziende produttrici le “ricette” per la preparazione dei vaccini che dovranno essere distribuiti a settembre. La produzione dei vaccini avviene durante la primavera di ogni anno e per l’Italia è ovviamente subordinata alle ordinazioni fatte da ogni regione o ASL per la campagna di vaccinazione autunnale. Nella scorsa stagione 2025-26, ad agosto, è stata osservata l’emergenza di una variante particolare di virus A/H3N2 (J.2.4.1 e denominata subclade K), ma ormai i vaccini erano già stati prodotti. Per la stagione in arrivo, la composizione è stata aggiornata anche in base a quanto osservato.
Dare un’occhiata a quanto successo nell’emisfero meridionale può esser utile a fare previsioni anche sull’intensità dell’influenza in arrivo? Forse…
In Argentina la stagione influenzale è partita con tre settimane di anticipo, e l’incidenza è stata quella più alta degli ultimi 10 anni, ma in Cile e Sud Africa è iniziata secondo l’attesa stagionalità. In Australia, Nuova Zelanda e Fiji c’è stato un incremento ad agosto (in ritardo rispetto all’atteso), attribuibile alla circolazione della variante K, che aveva causato un’elevata incidenza nel 2025 e che ha alterato l’andamento stagionale previsto.
Nel nostro emisfero ci sono segnali di un inizio anticipato della stagione influenzale in UK, Giappone, USA.
Insomma il quadro è abbastanza difficile da interpretare. In ogni zona geografica le osservazioni sono influenzate dal tipo di indicatore usato per la sorveglianza (infezioni, ricoveri, sindromi, decessi?), dalla proporzione di popolazione vaccinata di ogni stagione, dall’intensità delle stagioni precedenti (che lasciano un’immunità specifica per ogni variante, ma che svanisce nel tempo) e ovviamente dal successo della scommessa sulla composizione dei vaccini. Chi si lancia in previsioni precise all’inizio di ogni stagione ha molte probabilità di essere smentito.
Però la vaccinazione c’è e gran parte degli studi effettuati dicono che è efficace, anche se con stime annuali variabili tra il 40 il 70%. Anche qui le stime dipendono da quale evento prevenibile misuriamo. Nel caso di ricoveri in terapia intensiva aumentano anche vicino all’90% e non mi sembra poco.
In Italia 9 vaccini, di diversa tipologia, sono stati autorizzati da AIFA, per la prossima stagione e il Ministero della Salute ha emanato a luglio la circolare con le raccomandazioni per la vaccinazione.
Insomma siamo praticamente pronti… ma c’è un piccolo, non trascurabile problema.
La sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza, messa in campo ormai dall’Istituto Superiore di Sanità da più di 20 anni, con una rete di medici sentinella sul territorio nazionale e una rete di laboratori di virologia che esaminano i campioni prelevati dai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta e che tutti gli anni è stata avviata dalla settimana 42 dell’anno, è ferma come tutte le sorveglianze speciali dal marzo 2026, in un rimpallo di responsabilità tra Ministero della Salute (che pure la cita nella circolare) e Istituto Superiore di Sanità, per la redazione di regolamenti per l’autorizzazione al trattamento dei dati. Ne avevamo parlato già a marzo 2026.
Sarà bene vaccinarsi contro l’influenza, ma anche essere preparati ad un inverno alla cieca sulla situazione epidemiologica in Italia e questa volta non è colpa dei virus.
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