La domanda del titolo del post è di quelle che fanno tremare i polsi, specie se la risposta provi a darla dentro un blog di Epidemiologia&Prevenzione, rivista fondata da Giulio Alfredo Maccacaro. Ma è una domanda cui è importante saper rispondere in questo blog e in questa rivista.

La domanda riprende a sua volta il titolo di una sorta di editoriale comparso nella prima pagina del Secolo XIX, versione cartacea, storico quotidiano di Genova. La firma è di Matteo Bassetti, notissimo medico genovese Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e Professore Ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Genova. L’editoriale ripercorre le criticità del Servizio Sanitario Nazionale: invecchiamento della popolazione, tempi di attesa, diseguaglianze regionali, riflessi della povertà sanitaria, inadeguato trattamento economico degli operatori, squilibrio tra ospedale e territorio, carenza e ritardi nei processi di digitalizzazione, eccesso di burocrazia. Ne deriva secondo il professor Bassetti che il Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno di un nuovo restyling e di una nuova veste in modo da rianimarlo e riabilitarlo. Si auspica quindi la possibilità di leggere nei programmi elettorali dei partiti le soluzioni proposte a questi problemi. E si conclude con: «Questo non può essere un tema di sinistra o di destra: salvare il SSN deve essere un obiettivo bipartisan». Questa posizione è condivisa tra gli altri da Nino Cartabellotta della Fondazione GIMBE che ha affermato più volte, come si può leggere nel suo profilo Facebook, che «Il diritto alla tutela della salute non è di destra né di sinistra».

La affermazione che la buona sanità non ha colore politico è tipica di un approccio da clinico al tema della sanità pubblica, un approccio in cui la sanità viene assimilata a un farmaco o a un intervento chirurgico: basta che funzioni. La domanda del titolo andrebbe ridefinita: è vero che una buona politica sanitaria non è né di destra né di sinistra? Così riformulata la domanda ha invece una risposta sicura almeno nel nostro Paese (di più non mi allargo): quella di sinistra è sicuramente migliore, almeno potenzialmente.  Solo che adesso bisogna provare a rispondere alla doppia domanda: come si riconosce una buona politica sanitaria e come si fa ad attribuirla alla destra o alla sinistra (in Italia, ripeto). Anzi di domanda ce ne sarebbe una terza: come si fa a rendere una politica sanitaria di sinistra spendibile sul piano della politica sul campo? A proposito, sulle etichette di destra e sinistra in questo post si va giù facile, meglio avvertire.

In Italia si può convenire sul fatto che la migliore politica sanitaria sia quella che meglio difende il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e riesce meglio a garantire i principi su cui il SSN si fonda: universalità di accesso, globalità di copertura, equità e finanziamento attraverso la fiscalità generale. In questo modo con questi principi l’Italia a lungo è quasi riuscita a rendere realmente applicato l’articolo 32 della Costituzione: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Un epidemiologo poi diventato il maggior storico e analista della sanità pubblica italiana, Francesco Taroni, ha assimilato in un suo libro che ricorderò dopo questo risultato al volo del calabrone, che per le leggi della fisica non potrebbe volare, ma vola. Giova ricordare che la Legge 833 del 1978 ebbe come relatrice Tina Anselmi, grande figura della Democrazia Cristiana, e che gli unici partiti a votare contro furono il Movimento Sociale Italiano e il Partito Liberale Italiano, con l’astensione del Partito Repubblicano Italiano. 

Il SSN è entrato progressivamente in crisi ed è significativo che a proporre iniziative per contrastarla sono stati soprattutto rappresentanti di un punto di vista “di sinistra” (d’ora in poi senza virgolette), quali ad esempio le Associazioni e i gruppi (più di 130) che hanno aderito al movimento che si riconosce nell’acronimo SCOSSA (La società civile sostiene il Servizio sanitario nazionale. Non possiamo rimanere in silenzio). Questo movimento ha prodotto un documento alla cui lettura si rimanda, che si apre con un elenco di dieci punti chiave e si articola in due capitoli sul rilancio del SSN e la critica dell’autonomia differenziata considerata una scelta che fa male alla tutela della salute. Ci sono anche movimenti storici come Medicina Democratica fondata tra gli altri da Giulio Alfredo Maccacaro.

Tra gli elementi caratterizzanti questo approccio di sinistra ci sono una posizione di forte contrasto nei confronti della privatizzazione della sanità pubblica, della autonomia differenziata e della crescita del secondo pilastro e cioè la sanità garantita dalla copertura assicurativa o attraverso nuove forme di mutualità. Altri elementi di questo approccio sono l’attenzione ai determinanti sociali di salute (compresi i tre grandi temi della triade guerre, petrolio e clima), al ruolo della prevenzione e la centralità del tema della equità e quindi della lotta alle diseguaglianze sociali.

Un segnale della famigerata egemonia culturale della sinistra anche sul tema della tutela della salute è rappresentato dall'editoria ricchissima che si può ricondurre a questa area. L’elenco di iniziative editoriali che hanno un'impronta di sinistra rischia a chi tenta di esplicitarlo di farsi dei nemici, per due ordini di motivi: salti qualcuno o metti nell’elenco qualcuno che non ci vorrebbe stare. Per quanto riguarda il primo rischio anticipo che mi limiterò a elencare sinteticamente le iniziative con cui ho più familiarità e per il secondo chiarisco che la definizione “di sinistra” va intesa come orientamento culturale rispetto a quelle caratteristiche che ho nominato prima e non come appartenenza ad uno schieramento politico o come un minimo comune ideologico obbligatorio per chi collabora alle diverse iniziative.

Ed ecco l’elenco sintetico delle iniziative editoriali di sinistra che consulto di più e che so già mi creerà problemi: Epidemiologia&Prevenzione, Scienza in rete, Ricerca&Pratica, Salute Internazionale, Welforum, Forward e Ca/re. Molti dei collaboratori a queste iniziative scrivono sui temi di tutela della salute libri che hanno spesso come editore Il Pensiero Scientifico, che ha pubblicato tra l’altro la trilogia di Francesco Taroni, che va dall’ultimo “Un sistema sanitario in bilico. Continuerà a volare il calabrone?” a “Politiche Sanitarie in Italia. Il futuro del SSN in una prospettiva storica”, uscito nel 2011, con in mezzo “Il volo del calabrone. 40 anni di Servizio Sanitario Nazionale”, uscito nel 2019. Sono tre libri che aiutano a dare una interpretazione di sinistra alla crisi attuale in atto nel SSN tenendo conto della sua storia.

E a destra? A destra non c’è nulla di nemmeno lontanamente avvicinabile a questa vitalità culturale. In mezzo invece c’è parecchio. Ci sono Centri e Fondazioni molti attivi sul versante dell'analisi e della difesa del Ssn, ma con una impostazione a priori bipartisan e più istituzionale Mi riferisco ad esempio al Cergas dell’Università Bocconi di Milano e al CREA dell’Università Tor Vergata di Roma che hanno assieme ad altri un documento appello dalla impostazione in parte sovrapponibile a quello di Scossa. Colloco qui anche la Fondazione GIMBE, forse la prima a lanciare l’allarme sul sottofinanziamento del SSN e i suoi effetti.

Il problema è che questa fioritura di contributi, analisi e proposte che vengono da sinistra non trovano un riferimento riconoscibile nei programmi e nei partiti che dovrebbero stare dalla stessa parte ed è questo che in definitiva porta il Professor Bassetti a sostenere con qualche ragione che la buona sanità non è né di destra né di sinistra. La stessa azione dei partiti del centrosinistra quando governano le Regioni non è sempre linearmente riconducibile ad una azione di sinistra e, allo stesso tempo, governi regionali di centrodestra hanno anche per la storia delle loro Regioni (vedi quello della Regione Veneto) impostazioni su molti temi coerenti coi principi ispiratori del SSN.

E allora? La delicatezza e complessità del tema e delle domande al centro di questo post (quali politiche sanitarie difendono meglio il SSN e quali sono quelle riconducibili ai due schieramenti di destra e sinistra) non ammette né conclusioni né facili sintesi. Una cosa mi sento di dirla: la cultura di sanità pubblica di sinistra deve avvicinarsi a chi fa politica dalla stessa parte e viceversa. Perché altrimenti la sua eventuale (peraltro dimostrabile) egemonia sarà solo fonte di frustrazione. 

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