Negli USA da metà giugno è in corso una non trascurabile epidemia di diarrea definita “esplosiva” causata dal parassita Cyclospora cayetanensis. Il parassita si diffonde tra le persone per via oro-fecale per cui alimenti contaminati da feci o liquami infetti possono veicolare le oocisti del parassita che nell’intestino tenue di chi le ha ingerite proliferano e causano sintomi intestinali che possono durare a lungo, anche per mesi.  Veicoli ideali per la diffusione delle infezioni sono le verdure crude in confezioni pronte da consumare, per le quali non basta un semplice risciacquo, anche con prodotti come il bicarbonato o l’amuchina, ma per le quali sarebbe necessario un vigoroso sfregamento per staccare le oocisti eventualmente presenti.

La notizia non è tanto il verificarsi dell’ennesima epidemia causata molto verosimilmente da cibi pronti di produzione e distribuzione industriale, ma il fatto che a distanza di settimane ancora non è stato identificato il veicolo di diffusione e la risposta è stata abbastanza inconsistente.

Per come li abbiamo conosciuti finora, i mitici Centers for Disease Control (CDCs)  USA erano l’accademia delle indagini sul campo, una garanzia di identificare tempestivamente le cause di focolai epidemici, soprattutto in quelle occasioni in cui erano coinvolti diversi stati.

I tagli alle istituzioni federali hanno chiaramente più che azzoppato il sistema, che in questa occasione si è rivelato inefficace.  Anche il conteggio dei casi o la costruzione di una semplice curva epidemica è inficiato a livello federale. Sul sito di CDCs viene riportato che i casi sono “più di 1.645” (il che mi ricorda una adeguata filastrocca sui pesci nel mare di Gianni Rodari) in 5 stati. Altre fonti di epidemiologi locali riportano un totale di circa 11mila casi in 46 stati.  Solo in Michigan nell’ultimo fine settimana sono stati aggiunti altri 1.000 casi e 102 ricoveri.

In effetti questa è stato definita come la risposta più opaca e confusa mai osservata per una epidemia negli USA.  

Durante lo scorso fine settimana la Food and Drug Administration (FDA, anche questa mitica istituzione a livello internazionale ) ha annunciato che un campione di insalata proveniente da un produttore industriale a grande distribuzione era risultato positivo per cyclospora, ma nel giro di 24 ore FDA ha ribaltato la sua affermazione dichiarando che si trattava di un falso positivo.

D’accordo, questo può succedere, ma in effetti è lecito mettere in relazione questa risposta disordinata e inadeguata con le osservazioni circa il pesante taglio al personale subito dalle istituzioni federali e il fatto che al momento né FDA, né CDC hanno un direttore permanente  e sono in una fase di riorganizzazione molto difficile, per cui non riescono a svolgere per i diversi stati  il loro ruolo di coordinamento e di fornitura di competenza specializzata.

In tutto questo i consumatori sono confusi, senza indicazioni precise, e i produttori di cibi pronti hanno tutto l’interesse a non identificare i veicoli di trasmissione.

La situazione ci insegna qualcosa? 

A me sembra che sottolinei l’importanza delle istituzioni centrali e del loro ruolo.  Molto si discute in Italia circa l’autonomia delle Regioni e PA in termini di tutela della salute e poco invece su come rinforzare la capacità tecnica e di competenza specializzata delle istituzioni centrali, come se questo non fosse importante, pensando forse che in ognuno delle 21 regioni e PA italiane ci sia la possibilità di disporre di tutte le competenze necessarie.  In particolare, le competenze di epidemiologia sono poco diffuse localmente, e quello che era stato costruito a livello centrale è stato frammentato e poco coordinato con quanto avviene sul territorio.  Non si discute dei diversi modelli di governance nazionale. L’epidemia negli USA è l’esperimento controfattuale di cosa succede se si smantella il livello di coordinamento federale e dovremmo tenerne conto.

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