Giovani medici al servizio della salute di una popolazione invisibile

E&P esprime solidarietà al dottor Nicola Cocco, infettivologo, e a tutti i medici coinvolti nell'inchiesta della Procura di Ravenna sui certificati di non idoneità al trattenimento nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (CPR), che ha portato a perquisizioni nei confronti di 23 professionisti sanitari in diverse città italiane. 

Il dottor Cocco, insieme ad altri, ha condotto in questi anni una campagna di sensibilizzazione rivolta ai suoi colleghi sugli effetti negativi della detenzione amministrativa nei CPR sulla salute dei migranti e lo ha sempre fatto alla luce del sole.

Si veda l’appello pubblicato su BMJ Open già nel marzo 2024, dove tutto è spiegato apertamente e nel dettaglio:

Doctors should not declare anyone fit to be held in immigration detention centres. Italian doctors launch campaign to fight “harmful” practice of detaining migrants

Ripreso anche da Faculty of law blogs / UNIVERSITY OF OXFORD A campaign by Italian doctors aims to raise awareness of the harmful conditions and health risks associated with immigration detention. The campaigners explain why in this open letter.

Nicola Cocco ha cercato di innescare un dibattito pubblico sulla patogenicità dei CPR tramite la partecipazione a incontri, a convegni e attraverso articoli pubblicati su diverse riviste (per es. Micromega 2025).

In attesa che l’indagine faccia il suo corso e riponendo massima fiducia nella magistratura, di primo acchito ci verrebbe da pensare che rendere noti i propri intenti tramite stampa, chiedendo esplicitamente al pubblico di unirsi all’impresa, non sia proprio l’atteggiamento tipico di una “associazione a delinquere” (questa è l’accusa rivolta a Cocco dal Gip di Ravenna).

I medici perquisiti dalla polizia sono giovani professionisti impegnati nella difesa della salute delle persone private della libertà, una di quelle “popolazioni invisibili” a cui l'Associazione italiana di epidemiologia ha dedicato il Convegno d’Autunno 2024 (Dall’invisibile al visibile: verso pratiche epidemiologiche inclusive) che poi hanno trovato spazio nella nostra rivista in 3 dossier (Mal di sbarre, carceri minorili, suicidi in carcere). Filippo Anelli, presidente Fnomceo, in un’intervista su Il Manifesto, difende i 23 dottori finiti nella gogna mediatica e politica con queste parole: «Li conosciamo», dice. «Sono giovani medici bravissimi e interamente dediti alla loro missione».

Da parte sua, Cocco ribadisce in una dichiarazione all’ANSA che la campagna di informazione rivolta agli altri sanitari è stata condotta per fornire evidenze sulla patogenicità dei CPR, non per istigare a produrre certificati falsi.

Medici, non ausiliari delle politiche di sicurezza

Detto questo, facciamo nostra la Lettera aperta dell'Associazione Italiana di Epidemiologia sul tema delle certificazioni sanitarie per il trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).

Il medico chiamato a fare una valutazione clinica di inidoneità al trasferimento in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (richiesta dall’art. 3 della Direttiva del Ministero dell’Interno del 19/05/2022) ha il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l'unico obiettivo della tutela della vita e della salute (Art. 4 del Codice Deontologico). Lo dice bene il dottor Antonio Ragusa, Primario della S.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Sassuolo e Presidente del Comitato Etico AOGOI su Quotidiano sanità del febbraio 2026 (prima ondata dell’inchiesta):

La valutazione di idoneità alla detenzione in un CPR non è un atto burocratico, bensì un giudizio clinico articolato. Richiede di considerare patologie infettive, condizioni croniche, disturbi psichiatrici, vulnerabilità psicologiche e l’effettiva possibilità di cura all’interno delle strutture. In molti CPR l’assistenza sanitaria è limitata, con presidi medici presenti solo per alcune ore al giorno. Stabilire se una persona possa essere detenuta senza rischio per la salute significa assumersi una responsabilità professionale e morale di enorme peso.

Ridurre tale valutazione a un sospetto ideologico significa ignorare la natura stessa della medicina, che non opera per categorie amministrative, ma per condizioni cliniche individuali.

Nella già citata intervista, Anelli sostiene che il problema dell’oscillazione tra due funzioni diverse è causato dalla normativa attuale che regola l'accesso ai Cpr; questa che fa sì che il medico, tramite la certificazione di inidoneità, finisca per decidere se uno straniero debba o meno essere trattenuto in un centro. Una funzione che, sottolinea il presidente Fnomceo, non gli appartiene. Sul punto esistono molte sentenze, e anche il codice deontologico indica la tutela della salute come unico obiettivo della professione. Il medico, dunque, non è tenuto a porsi il problema dell'immigrazione irregolare. Sanzionare i comportamenti spetta ad altri, ed è sbagliato affidare di fatto questo compito alla professione medica. Anelli ha anche ricordato che la Fnomceo ha già avanzato in passato delle proposte di modifica di questa procedura, ma, nonostante gli apprezzamenti da parte di tutte le forze politiche, nessuno ha dato seguito alle richieste mettendo mano alla normativa.

La richiesta rimane quindi la stessa: la decisione clinica non può essere subordinata a esigenze di ordine pubblico o di gestione migratoria.

Il perché lo spiega bene ancora una volta Antonio Ragusa:

Il dibattito aperto dall’indagine di Ravenna non riguarda solo alcuni certificati medici. Riguarda il ruolo della medicina in una società democratica.

Una medicina subordinata all’ordine pubblico non protegge i cittadini.

Una medicina intimidita non tutela i fragili.

Una medicina delegittimata perde la propria funzione etica.

Difendere l’autonomia clinica non significa difendere eventuali errori o illeciti: significa proteggere un principio fondamentale su cui si fonda la fiducia tra medico e società.

Ed è proprio questa fiducia, oggi, che merita di essere tutelata con la massima responsabilità.

Ma cosa significa tutelare la salute di una persona che rischia di finire in un CPR?

L’Articolo 32 del Codice di Deontologia Medica (Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili) afferma che: 

«Il medico tutela il minore, la vittima di qualsiasi abuso o violenza e la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità di vita.» 

Cocco invitava i colleghi chiamati alla certificazione a tener conto dell'evidenza scientifica riguardante gli effetti patogeni della detenzione amministrativa. Questo tema è stato affrontato dall’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) in un documento del 2022 che afferma:

"Immigration detention is harmful to health - alternatives to detention should be used"

OMS Europa, 4 maggio 2022. Il report, presentato a Copenaghen, sostiene che la detenzione per motivi migratori può avere un impatto grave sulla salute dei migranti, in particolare sulla salute mentale, sia durante sia dopo il rilascio dalla detenzione. Il Direttore regionale OMS per l'Europa, Hans Henri Kluge, ha dichiarato che per proteggere la salute di rifugiati e migranti, le alternative alla detenzione dovrebbero sempre avere la priorità sulle misure detentive, che possono essere paragonabili al carcere, e che le evidenze suggeriscono che i migranti in detenzione hanno esiti di salute mentale uguali o peggiori rispetto a chi vive in carcere. Il report evidenzia inoltre che l'ambiente della detenzione amministrativa può causare un peggioramento della salute mentale dei migranti, tanto più grave quanto più lunga è la detenzione, con effetti che possono persistere a lungo anche dopo il rilascio.

Questo documento è stato ripreso e aggiornato dall’OMS all'inizio di quest'anno:

"Health in immigration detention: evidence brief for policy and practice" 

pubblicato il 22 gennaio 2026, frutto della collaborazione tra OMS e Global Detention Project, curato da Michael Flynn e Sanja Milivojevic.

Il documento riesamina le evidenze globali attualmente disponibili sulla salute dei migranti in detenzione amministrativa, definendo lo stato attuale, le principali criticità e le lacune conoscitive, con l'obiettivo di sostenere politiche basate sulle evidenze e interventi mirati per migliorare la salute e il benessere dei migranti nei contesti di detenzione.

La revisione ha rilevato una carenza di dati sulla salute dei detenuti e sull'assistenza sanitaria fornita, a causa di limiti nelle informazioni disponibili, e sottolinea la necessità di usare la detenzione solo come misura di ultima istanza, riducendone il ricorso nelle procedure migratorie.

Quando la detenzione viene comunque utilizzata, è fondamentale che vengano effettuati screening sanitari e su altri fattori di rischio per tutta la durata della permanenza, e che si migliorino le condizioni sociali e ambientali (cibo, acqua, attività ricreative ed educative), rafforzando anche la qualità e la disponibilità dei servizi sanitari.

Il report descrive, inoltre, come la detenzione amministrativa esponga le persone a condizioni sociali e ambientali — sovraffollamento, scarsa igiene, cure limitate, isolamento e incertezza — che peggiorano sistematicamente la salute, soprattutto in caso di permanenza prolungata.

I CPR in Italia

In tali contesti, e tenendo conto dello stato di salute della persona, il medico che certifica l'inidoneità può agire per prevenire un danno alla salute, in pieno adempimento del principio di non maleficenza.

In particolare occorre ricordare che in Italia i CPR sono da tempo oggetto di denunce documentate da parte di medici, organizzazioni umanitarie e dello stesso Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, per le condizioni strutturali e sanitarie spesso incompatibili con la tutela della salute fisica e mentale di chi vi è rinchiuso.

Può così succedere che le difficoltà non siano date da chi certifica la non idoneità, ma piuttosto da dichiarazioni di idoneità rilasciate frettolosamente al trasferimento nei CPR di persone con patologie e problemi di salute mentale che si acuiscono in condizione di detenzione.

Secondo Cocco, se è vero quanto sostenuto dall’OMS, e ribadito dalla Società italiana della Medicina delle Migrazioni (SIMM), nessuno è idoneo a finire in un CPR. In questi luoghi le persone soffrono e muoiono, ed è su questa realtà che occorre puntare l’attenzione. La cura e la prevenzione non sono un reato.


Per approfondire

Per approfondire il tema delle condizioni di salute in relazione agli iter amministrativi riguardanti le popolazioni migranti segnaliamo ai nostri lettori e alle nostre lettrici i seguenti documenti e articoli:

Appello del mondo sanitario e civile contro la securitizzazione della cura.

documento ufficiale lanciato il 26 giugno 2026 (e pubblicato il 29 giugno 2026) da SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) e ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione)

 Gli effetti del Patto europeo su migrazione e asilo sulla salute delle popolazioni migranti

Position Paper di AIE e SIMM

Nei Cpr ci si ammala. E il medico fa solo il medico. Intervista di Andrea Capocci a Filippo Anelli.  Il Manifesto, 17 settembre 2026

Lettera aperta sul tema delle certificazioni sanitarie per il trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR)

Position Paper di AIE

I medici di Ravenna e il rischio della criminalizzazione dell’atto medico. Antonio Ragusa,Quotidiano sanità, febbraio 2026

Medici, inchieste, CPR, due idee opposte della cura. Eva Benelli. Scienzainrete, 21 settembre 2026

Cpr, il vero scandalo è l’ingresso facile di migranti malati. Damiano Aliprandi. Il dubbio, 18 settembre 2026

CPR e l'inchiesta sui medici. Alessandro Verona, Alice Dell’Acqua e Rossella Romano. Saluteinternazionale, 28 settembre 2026

È in atto un migranticidio, nei Cpr l’unico linguaggio è la violenza. Nicola Cocco. Micromega

Tutelare la salute dei migranti è un dovere deontologico. Vittorio Agnoletto a colloquio con Nicola Cocco Micromega e Radio Popolare trasmissione "37e2"

 

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