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E&P 2026, 50 (2) marzo-aprile p. 201-204
DOI: https://doi.org/10.19191/EP26.2.A1002.042

Trasformazioni dei sistemi produttivi agroalimentari e profilo nutrizionale degli alimenti (1930-2024)
Changes in agri-food production systems and nutritional profile of foods (1930-2024)
Abstract
In the last decades, agriculture and animal husbandry in industrialized countries underwent a deep transformation. Extensive systems gave way to intensive, mechanized models driven by genetic and technical innovations that multiplied productive capacity. Food became more abundant, supply chains more stable. This also raises a question that today appears far from secondary. If cultivated varieties, yields, production factors, and the criteria used to select plants and animals are changing, does this alter also the nutritional composition of the foods we consume?
This paper reviews available evidence on seven foods representing different trajectories in the agri-food system: apple, tomato, potato, carrot among plant products; chicken, pork, beef among meats. The timeframe spans from the 1930s to the present. For plant foods, yields increased three to five folds, while several studies report declines in selected micronutrients, often between 5% and 40%. The dilution effect is the most common explanation of this phenomenon. For meats, outcomes depend on selection goals: broiler chicken shows higher fat and lower protein density, while pork moved in the opposite direction.
What emerges is that upstream choices in fields and farms shape not only the volume of the production, but also what the final product actually contains. This has implications for estimating actual nutrient intakes, for the composition tables we rely on, and for the criteria guiding genetic improvement.
Keywords: food composition, dilution effect, production intensification, genetic improvement, nutritional quality
Riassunto
Nel giro di pochi decenni, l’agricoltura e la zootecnia dei Paesi industrializzati si sono trasformate radicalmente. Sistemi un tempo estensivi hanno lasciato spazio a modelli intensivi, meccanizzati, guidati da innovazioni genetiche e tecniche che hanno moltiplicato la capacità produttiva. È un cambiamento che ha reso il cibo più abbondante e le filiere più stabili. Ciò solleva anche una domanda che oggi appare tutt’altro che secondaria. Se cambiano le varietà coltivate, le rese, i fattori produttivi, i criteri con cui si selezionano piante e animali, cambia anche quello che troviamo nel piatto dal punto di vista nutrizionale?
Questo contributo prova a mettere ordine nelle evidenze disponibili, concentrandosi su sette alimenti rappresentativi delle diverse traiettorie del sistema agroalimentare: mela, pomodoro, patata, carota tra i vegetali; pollo, suino, bovino tra le carni. L’arco temporale va dagli anni Trenta a oggi e i dati che emergono dalla letteratura raccontano storie diverse. Per i prodotti vegetali, le rese per ettaro sono cresciute da tre a cinque volte, ma diversi studi segnalano riduzioni nella concentrazione di alcuni micronutrienti, spesso tra il 5% e il 40% a seconda del nutriente considerato. L’interpretazione più frequente chiama in causa l’effetto diluizione. Per le carni il quadro è meno omogeneo e dipende molto dalla direzione che si è cercato di ottenere con la selezione genetica. Per esempio, nel pollo da carne è aumentata la componente grassa ed è diminuita quella proteica, mentre nel suino è successo l’opposto.
Quello che sembra emergere, in definitiva, è che le scelte fatte a monte, nei campi e negli allevamenti, non determinano soltanto quanto si produce, ma anche cosa contiene il prodotto finale, con ricadute potenziali sulla stima di quello che le persone effettivamente assumono, sulle tabelle di composizione che usiamo come riferimento, sui criteri che orientano il miglioramento genetico.
Parole chiave: composizione degli alimenti, effetto diluizione, intensificazione produttiva, miglioramento genetico, qualità nutrizionale
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