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Salute
La salute non è solo sanità

Circola spesso un'idea "meccanicista" per cui la salute dipenderebbe tutta, o quasi tutta, dalla sanità; è come con l'automobile ... quando non va la si porta dal meccanico che la ripara.
Rileggendo il rapporto OECD Health at a glance 2025 di cui ne abbiamo già parlato nel post del 6 giugno scorso troviamo due grafici che ci devono far riflettere.


Il primo mostra la relazione nei paesi OECD della spesa sanitaria, totale tra pubblica e privata, espressa come proporzione rispetto alla media dei paesi, con la speranza di vita alla nascita, cioè la media degli anni vissuti calcolati attraverso le tavole di mortalità, anch'essa riportata come proporzione rispetto al totale dei paesi OECD. In questo grafico a destra nei valori dell'ascissa ci sono i paesi che spendono meno per la sanità rispetto alla media OECD, e nei valori inferiori dell'ordinata ci sono i paesi con una speranza di vita inferiore alla media OECD. Tutti questi ultimi hanno anche valori inferiori di spesa e sono prevalentemente i paesi dell'est europeo oltre a Messico e Turchia.
L'Italia è tra i paesi con una più elevata speranza di vita ma il secondo grafico che illustra la soddisfazione della popolazione per la disponibilità e la qualità dell'assistenza sanitaria, l'Italia cambia posizione e si trova ai posti inferiori dell'indica di gradimento della sanità, mentre sembra che per gli altri paesi vi sia una relazione tra gradimento e livello di spesa sanitaria.
Questi di seguito sono i valori del rapporto OECD 2025 relativi a diversi indicatori riguardanti la salute e la sanità. In verde i valori in cui l'Italia mostra uno scostamento migliore dalla media OECD ed in rosso quelli in cui invece mostra uno scostamento peggiore.

Elevata speranza di vita e minori decessi evitabili, minor popolazione che dichiara di star in cattiva salute, meno diabetici e meno obesi ma più decessi a 30 gg. per malattie respiratorie e stroke. Sul versante sanità minor spesa, totale tra pubblica e privata, meno ricoveri e letti ospedalieri, meno infermieri ma più medici, maggior prescrizione di antibiotici e soprattutto minor soddisfazione nella popolazione per la sanità. A riguardo dei possibili fattori di rischio della salute ci sono poi più fumatori, meno bevitori di alcool e maggior inquinamento atmosferico.
L'immagine complessiva della situazione italiana sembra potersi sintetizzare dicendo che la situazione della salute è buona nonostante alcuni fattori di rischio elevati, ma la situazione della sanità non è invece soddisfacente e soprattutto è evidente la scarsità delle risorse per la sanità. Bisogna però aver prudenza nell'analisi di alcuni indicatori che talvolta possono non rappresentare correttamente la realtà ma se non si può dire che in Italia vi sia una situazione preoccupante per quanto riguarda la salute, ed invece non altrettanto si può dire per la sanità che evidenzia gravi problemi ma soprattutto non crea buona soddisfazione nella popolazione.
Forse i responsabili del nostro SSN ma anche tutti gli operatori sanitari dovrebbero leggere maggiormente questi rapporti delle agenzie internazionali e ragionare su quanto evidenziano perché anche se oggi la salute in fondo non è male, se la sanità non migliora nel futuro c'è il rischio che la salute peggiori. Un maggior approfondimento epidemiologico continuo da parte della politica sanitaria in merito alla situazione della salute e della sanità è quindi essenziale per non rischiare di trovarsi poi in situazioni di emergenza di salute senza essersene accorti prima e quindi senza poter intervenire adeguatamente.
Ma ricordiamoci infine che per promuovere, proteggere, conservare, migliorare la sanità non basta la salute ma occorrono azione ed interventi in molti altri settori della società e soprattutto serve un impegno della politica ed una convinzione della popolazione.
Parole chiave: salute

1.
I metodi e i saperi dell'epidemiologia per una nuova politica della salute
Come sottolinea Cislaghi nelle sue conclusioni, la salute ha molto a che fare con la politica. Nonostante ciò, la percezione dell'importanza della politica, per quanto riguarda la salute, è sempre difettosa. Della salute, infatti, ci accorgiamo solo nel momento in cui la perdiamo. Perciò apprezziamo molto le cure che contribuiscono a restituircela, dopo averla persa. E alle cure attribuiamo tutto il merito di mantenerci sani. Non riusciamo ad apprezzare il valore della prevenzione e delle politiche che ci impediscono di ammalarci. Anche perché è obbiettivamente difficile rallegrarsi per una malattia scampata. E, sulla base di queste percezioni distorte, arriviamo addirittura a convincerci di qualcosa di completamente falso, secondo cui quanto più spendiamo per la sanità e quante più prestazioni otteniamo, tanto più alto è il livello di salute cui possiamo aspirare. Non riusciamo a capire che la salute complessiva di una popolazione è molto più influenzata dal rischio di ammalarsi più o meno frequentemente piuttosto che dal fatto di essere curati appropriatamente dopo che ci ammaliamo. E' per queste ragioni che il dibattito su salute e sanità non può ridursi all'aumento della spesa sanitaria secondo una certa percentuale del Pil.
La politica deve diventare consapevole delle sue responsabilità nei confronti della salute, che sono molto più ampie e differenziate, investendo ogni settore della società, dell'economia e della cultura. E gli epidemiologi, come ci invita a fare Cislaghi, dovrebbero battersi per il riconoscimento del ruolo dell’epidemiologia nella definizione delle politiche sanitarie.