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Condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi: i dati di Physicians for Human Rights Israel
Conditions of detention of Palestinian prisoners: data from Physicians for Human Rights Israel
Circa due mesi fa, centinaia di prigionieri palestinesi sono stati rilasciati come parte dell’accordo di cessate il fuoco. Insieme ai detenuti sopravvissuti, sono stati restituiti anche più di cento corpi di gazawi uccisi negli ultimi due anni. Alcuni di essi presentavano segni inequivocabili della loro detenzione: corpi nudi, mani legate dietro la schiena, bende sugli occhi. Si tratta di evidenze compatibili con condizioni di custodia coercitive, avvenute prima o durante il loro arrivo nelle carceri israeliane. Da anni, l’associazione Physicians for Human Rights Israel (PHRI) documenta il deterioramento delle condizioni detentive in Israele, tanto per i detenuti palestinesi quanto per altri gruppi vulnerabili. Gli ultimi due anni hanno rappresentato un punto di svolta, con un peggioramento senza precedenti nella tutela dei diritti dei detenuti palestinesi.
All’interno dello Stato israeliano coesistono due sistemi giudiziari e detentivi distinti. I palestinesi sono generalmente sottoposti alla giurisdizione militare, separata dall’apparato civile. Anche il sistema carcerario è duplice: mentre la maggior parte dei detenuti è affidata agli istituti gestiti dall’Israeli Prison Service (IPS), sotto l’autorità del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, l’esercito opera in propri centri di detenzione in maniera autonoma.1 Fra questi, il carcere di Sde Teiman e il relativo ospedale da campo sono ormai noti come i primi istituti in cui episodi di tortura dopo il 7 ottobre, inclusi abusi sessuali, non sono stati solo riportati da testimonianze, ma anche documentati da filmati interni e ampiamente discussi nello spazio pubblico. Secondo dati raccolti da PHRI, le condizioni di detenzione, già difficili prima del 7 ottobre, sono peggiorate drammaticamente.2
PHRI ha pubblicato numerosi report sulle condizioni detentive successive al 7 ottobre.2-4 Secondo i dati dell’IPS, il numero di prigionieri palestinesi è passato da circa 3.000-4.000 a 9.000-10.000. Tra questi, circa 3.000 si trovano in regime di detenzione amministrativa, che consente l’incarcerazione senza accuse formali, basata esclusivamente sulla presunzione di pericolosità. Per i detenuti di Gaza, una normativa parallela consente la loro detenzione protratta in assenza di incriminazione. Secondo dati recenti, tra i circa 6.000 gazawi arrestati dopo l’invasione della Striscia, il 75% è classificato come unlawful combatant, uno status non riconosciuto dal diritto internazionale, inclusa la Convenzione di Ginevra.1,5 In entrambi i casi, la detenzione è rinnovabile ogni sei mesi senza obbligo di notificare motivazioni né al detenuto né ai suoi rappresentanti. Il mancato riconoscimento dei gazawi come prigionieri di guerra, inoltre, ha consentito allo Stato israeliano di impedire le visite della Croce Rossa Internazionale, sottraendo i centri di detenzione a ogni forma di monitoraggio esterno. La combinazione di detenzione prolungata, assenza di trasparenza e negazione di supervisione indipendente costituisce un terreno favorevole all’abuso sistemico e all’impunità.

Le conseguenze di questo sistema sono documentate da numerosi casi di tortura e grave negligenza medica. Il report di PHRI pubblicato nel febbraio 2025 ne rappresenta un esempio emblematico.3 In due documenti distinti sono riportate testimonianze integrali di medici, infermieri e paramedici incarcerati. Dall’inizio della guerra, oltre 330 operatori sanitari sono stati arrestati, un numero che si aggiunge ai circa 1.500 uccisi durante l’invasione. Questa perdita massiva di personale sanitario ha compromesso ulteriormente la capacità di garantire il diritto alla salute della popolazione civile di Gaza. Molti dei sanitari detenuti non sono accusati di alcun reato. Il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, è tuttora incarcerato come unlawful combatant, escluso dall’accordo di scambio; ogni giorno trascorso in detenzione rappresenta un rischio concreto per la sua vita.
L’ultimo report di PHRI, in uscita a novembre 2025, analizza in dettaglio le cause e la frequenza delle morti in detenzione.4 Dal 7 ottobre, oltre 90 palestinesi sono deceduti sotto custodia dell’IPS e dell’esercito. Questa cifra, già di per sé allarmante, rimane parziale, non includendo buona parte dei probabili decessi avvenuti soprattutto nei centri gestiti dall’esercito, come Sde Teiman. Si tratta di un incremento esponenziale rispetto agli anni precedenti al 2023. L’analisi dei referti autoptici e delle testimonianze dei detenuti liberati rivela pattern ricorrenti: traumi compatibili con violenza fisica, ma anche negligenza medica aggravata e malnutrizione grave. Da un punto di vista medico, mortalità prevenibile attraverso accesso a cure appropriate.
Per esempio, fra le condizioni cliniche più diffuse spiccano le malattie infettive. La scabbia è documentata nella quasi totalità delle cartelle cliniche cui PHRI ha avuto accesso. L’assenza di strategie di contenimento, prevenzione o trattamento da parte dell’IPS ha favorito una trasmissione pressoché totale. PHRI, inoltre, ha identificato casi di ascessi cutanei secondari alle lesioni da grattamento e almeno un caso con sospetta evoluzione in infezione sistemica. Oltre alla scabbia, ulteriori focolai infettivi si sono sviluppati ripetutamente nelle carceri: un giovane adulto in detenzione amministrativa è deceduto in seguito a una polmonite bilaterale necrotizzante; dal marzo 2025, decine di detenuti nel carcere di Megiddo hanno riportato una malattia gastrointestinale acuta con diarrea, dolore addominale, vomito e marcato dimagrimento. Le cartelle cliniche ottenute da PHRI mostrano cali di peso corporeo estremi, attribuibili a una combinazione di infezione intestinale e accesso limitato a cibo sia in qualità sia in quantità. Molti detenuti riferiscono di ricevere una sola fetta di pane per pasto, accompagnata da una verdura o da un piccolo contenitore di formaggio. La malnutrizione ha contribuito a uno stato di immunodeficienza secondaria, aumentando la vulnerabilità ai patogeni e predisponendo a un decorso fatale anche in caso di malattie comuni.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalle difficoltà nel trasferimento dei detenuti in peggioramento clinico verso strutture ospedaliere. A differenza di altri sistemi, come quello italiano, Israele non dispone di reparti di medicina penitenziaria. Più volte ospedali pubblici hanno rifiutato il ricovero di detenuti palestinesi. Il Ministro della Salute ha dichiarato, nelle prime settimane dell’invasione, che gli ospedali pubblici non avrebbero accolto pazienti provenienti da Gaza, definiti in blocco come “terroristi”.6 A queste dichiarazioni sono seguite proteste e rifiuti di trattamento anche da parte di personale sanitario. Questo clima ha limitato drasticamente l’accesso a cure ospedaliere o specialistiche. Non sorprende, quindi, che la grande maggioranza dei detenuti deceduti non abbia mai raggiunto un reparto d’emergenza: molti sono morti in cella, assistiti unicamente dai compagni di detenzione.
Il Ministero della Salute e l’Associazione Medica Israeliana hanno ricevuto molteplici segnalazioni documentate da PHRI e da altre organizzazioni sui maltrattamenti, sulla fame e sulla negazione delle cure mediche. Come già avvenuto in relazione alla detenzione illegale del personale sanitario, le risposte istituzionali sono rimaste generiche e minimizzanti, ribadendo che l’IPS e l’esercito opererebbero secondo principi etici e nel rispetto del diritto internazionale. In risposta alle testimonianze di tortura e negligenza raccolte da medici che hanno lavorato nell’ospedale da campo di Sde Teiman, l’Ordine dei Medici israeliano ha cinicamente dichiarato che i detenuti avrebbero ricevuto cure migliori di quelle disponibili a Gaza.7
Ancora oggi, un centinaio di operatori sanitari rimangono imprigionati senza accuse formali. In solidarietà con i colleghi detenuti, PHRI continua a chiederne il rilascio immediato, mettendo fine alla loro detenzione ingiustificata e illegale. PHRI continua a battersi anche per il miglioramento urgente delle condizioni detentive per tutti i prigionieri palestinesi, in particolare per garantire loro il diritto imprescindibile alla salute.
Physicians for Human Rights IsraelPhysicians for Human Rights Israel (PHRI) è un’organizzazione non governativa con sede a Tel Aviv impegnata a promuovere l’uguaglianza e la giustizia sociale attraverso la tutela del diritto alla salute per tutte le persone che vivono sotto la responsabilità e il controllo dello Stato israeliano. Il lavoro di PHRI combina l’assistenza umanitaria diretta alle comunità emarginate con iniziative di advocacy e cambiamento delle politiche pubbliche volte a garantire il pieno rispetto dei diritti umani. Fondata nel 1988 da un gruppo di medici israeliani e palestinesi, PHRI nasce dalla convinzione che la salute costituisca un diritto umano fondamentale e universale, nonché un pilastro essenziale per la costruzione di una società equa. In origine, l’organizzazione si è concentrata sulla fornitura di servizi sanitari alle comunità palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Questo impegno prosegue tuttora attraverso numerosi programmi dedicati ai territori occupati. Tra questi, la mobile clinic si reca due volte alla settimana in diverse aree della Cisgiordania per offrire visite e cure gratuite a comunità spesso isolate dall’accesso a ospedali e ambulatori a causa dell’occupazione. Fino al 7 ottobre, la Mobile Clinic faceva ingresso anche nella Striscia di Gaza con cadenza bimensile, prestando assistenza negli ospedali e nelle cliniche locali e contribuendo a costruire rapporti professionali e spesso personali con il personale medico della Striscia, oggi profondamente decimato e stremato dall’invasione e dalla conseguente occupazione. Nel corso degli anni, l’impegno di PHRI si è ampliato includendo il sostegno a ulteriori gruppi vulnerabili, tra cui le persone detenute nelle carceri israeliane e i residenti e cittadini israeliani che vivono nelle periferie sociali e geografiche del Paese. PHRI gestisce anche una open clinic a Tel Aviv, che offre assistenza sanitaria a pazienti privi di cittadinanza o residenza in Israele, tra cui richiedenti asilo, lavoratori migranti e palestinesi senza status giuridico. |
Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.
Bibliografia
- The Public committee against torture in Israel. Annual Report 2023. Disponibile all’indirizzo: https://stoptorture.org.il/wp-content/uploads/2024/09/Incarceration-of-Unlawful-Combatants-Law_July-2024.pdf
- Physicians for Human Rights. Unlawfully detained, tortured, and starved. The plight of Gaza’s medical workers in Israeli custody. Febbraio 2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.phr.org.il/wp-content/uploads/2025/02/6265_DetentionReport_Eng.pdf
- Physicians for Human Rights. Systematic violations of human rights. The incarceration conditions of Palestinians in Israel since October 7. Febbraio 2024. Disponibile all’indirizzo: https://www.phr.org.il/wp-content/uploads/2024/02/5845_Imprisoned_Paper_Eng.pdf
- Physicians for Human Rights. Deaths of Palestinians in Israeli custody: enforced disappearances, systematic killings and cover-ups. Novembre 2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.phr.org.il/wp-content/uploads/2025/11/6538_Death_custody_Paper_Eng.pdf
- Abraham Y. Israeli intelligence data: Militants account for only 1 in 4 Gaza detainees. +972Magazine, 04.09.2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.972mag.com/israeli-intelligence-database-militants-civilians-gaza-detainees/
- Baruch H. Health Minister revokes directive to treat Gazans and Lebanese. Israel National News, 19.01.2024. Disponibile all’indirizzo: https://www.israelnationalnews.com/news/383858
- Amir M, Kotef H. Israeli doctors reveal their conflicted stories of treating Palestinian prisoners held in notorious ‘black site’ Sde Teiman. The Conversation, 16.09.2025. Disponibile all’indirizzo: https://theconversation.com/israeli-doctors-reveal-their-conflicted-stories-of-treating-palestinian-prisoners-held-in-notorious-black-site-sde-teiman-264091
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