Verso la metà degli anni Novanta del secolo scorso l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE), malattia neurodegenerativa nota ai più come “morbo della mucca pazza”, attirò l’attenzione di tutta Europa passando in breve tempo da problema di salute animale a rilevante questione di salute pubblica.

Negli allevamenti del Regno Unito la malattia si stava diffondendo già da un decennio quando, nel 1996, The Lancet segnalò i primi dieci casi di persone affette da una variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob, mettendoli in relazione all’encefalopatia spongiforme trasmissibile (TSE) che aveva colpito i bovini britannici.1Le TSE sono patologie causate dall’accumulo nell’organismo di proteine mutate (prioni) che danneggiano il sistema nervoso dell’animale infetto; nel caso dei bovini la malattia non è contagiosa, ma l’agente patogeno – il prione –  è trasmissibile. L’uso degli scarti di macellazione nella produzione di mangimi destinati al consumo animale ha fatto sì che farine contenenti tessuti di bovini contaminati alimentassero animali sani diffondendo così la malattia; lo stesso meccanismo – il consumo di carni bovine infette – è alla base della contaminazione delle persone colpite dalla variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vCJD). Le TSE colpiscono anche altre specie animali (pecore, capre, cervidi) in cui la trasmissione avviene per contagio, rendendone più difficile l’eradicazione. Per queste ultime non è mai stata provata alcuna associazione con patologie umane.L’esito sempre fatale di tutte le TSE e la mancanza di una terapia in grado di contrastarle indussero la Commissione europea ad attuare molteplici contromisure finalizzate sia a contenere la diffusione della BSE nella popolazione bovina sia a ridurre l’esposizione alimentare dell’uomo a tessuti bovini potenzialmente infetti. I Paesi direttamente colpiti dalla BSE avevano già messo in atto alcune misure per arrestare l’espandersi dell’epidemia, ma, dopo la scoperta del legame tra il morbo della mucca pazza e la variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob, la Commissione europea intervenne vietando totalmente l’esportazione di bestiame vivo e di tutti i prodotti bovini dal Regno Unito, limitando il commercio delle farine di carne e ossa (meat and bone meal) e vietando l’introduzione nella catena alimentare dei tessuti in cui vi è rischio di accumulo dell’agente prionico della BSE (cervello, occhi e midollo spinale). Nel frattempo, la disponibilità di nuovi strumenti diagnostici consentì l’introduzione a livello europeo di un sistema di sorveglianza sistematica della malattia sui capi bovini morti e macellati e, in pochi mesi, la presenza della malattia fu confermata in tutta Europa.Con il nuovo millennio, tutte le misure della UE riguardanti le TSE animali vennero raggruppate in un unico Regolamento (CE 999/2001),2 che stabiliva le norme per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione delle TSE negli animali, nonché le norme atte a regolare il mercato di tali animali e dei loro prodotti... Accedi per continuare la lettura

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