Abstract

Objectives: to assess the association between the occupational sector and respiratory mortality in the metropolitan longitudinal studies of Rome and Turin.
Design: retrospective cohort study.
Setting and participants: the 2011 census cohorts of residents of Rome and Turin aged 30 years and older who had worked for at least one year in the private sector between 1970s and 2011 was analysed. The individuals included in the study were followed from 9 October 2011 to 31 December 2018. Occupational history was obtained from archives of private sector contributions at the National Social Insurance Agency (INPS) and then was linked to data from the longitudinal studies.
Main outcome measures: the study outcome was non-malignant respiratory mortality. The exposure of interest was whether or not individuals had worked in one of the 25 occupational sectors considered (agriculture and fishing, steel industry, paper and printing, pharmaceuticals, manufacturing, textile, energy and water, food and tobacco industry, non-metal mining, glass & cement industry, metal processing, electrical construction, footwear and wood industry, construction, trade, hotel and restaurants, transportation, insurance, healthcare, services, laundries, waste management, hairdressing, cleaning services, and gas stations). The association between the occupational sector and respiratory mortality, adjusted for potential confounders (age, marital status, place of birth, educational level), was estimated using Cox models. All analyses were stratified by sex and city.
Results: a total of 910,559 people were analysed in Rome and 391,541 in Turin. During the eight years of follow-up, 4,133 people in Rome and 2,772 people in Turin died from respiratory causes. The sectors associated with high respiratory mortality in both cities among men were footwear and wood industry (adjusted HR for age: 1.37 (95%CI 1.07-1.76) and 1.48 (95%CI 1.08-2.03) in Rome and Turin, respectively), construction (HR: 1.31 (95%CI 1.20-1.44) in Rome and 1.51 (95%CI 1.31-1.74) in Turin), hotel and restaurant sector (HR: 1.25 (95%CI 1.07-1.46) in Rome and 1.68 (95%CI 1.20-2.33) in Turin), and cleaning services (HR: 1.57 (95%CI 1.19-2.06) in Rome and 1.97 (95%CI 1.51-2.58) in Turin). Some sectors had high respiratory mortality only in one of the two cities: in Rome, the food& tobacco industry, and gas stations, while in Turin, the metal processing industry. Among female workers, the cleaning services sector was associated with higher respiratory mortality in both Rome and Turin (HR: 1.52, 95%CI 1.27-1.82, e 1.58, 95%CI 1.17-2.12, respectively).
Conclusions: the data confirm the previously known associations between occupational sectors and respiratory mortality for exposures characteristic of specific sectors, such as construction, hotel and restaurant sector, and cleaning services. The differences reported between the two cities reflect the different composition of the workforce and the size of the two study populations. Administrative social insurance data can provide helpful information for epidemiological studies of occupational exposure.

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Riassunto

Obiettivi: valutare l’associazione tra settore occupazionale e mortalità respiratoria nello studio longitudinale metropolitano romano e torinese.
Disegno: studio di coorte retrospettivo.
Setting e partecipanti: è stata analizzata la coorte censuaria del 2011 dei residenti a Roma e a Torino, di età maggiore o uguale a 30 anni, che dagli anni Settanta al 2011 hanno lavorato per almeno un anno nel settore privato. Gli individui inclusi nello studio sono stati seguiti dal 9 ottobre 2011 al 31 dicembre 2018. La storia occupazionale è stata ricavata dagli archivi INPS delle contribuzioni del settore privato mediante un record linkage con i dati degli studi longitudinali.
Principali misure di outcome: l’esito in studio è la mortalità per malattie respiratorie non maligne. L’esposizione è stata definita come l’aver lavorato in uno dei 25 settori occupazionali considerati (agricoltura e pesca, industria siderurgica, della carta e stampa, farmaceutica, manifatturiera, tessile, energia e acqua, industria alimentare e del tabacco, mineraria non dei metalli, del vetro e cemento, del trattamento dei metalli, delle costruzioni elettriche, delle calzature e legno, edilizia, commercio, settore alberghiero e della ristorazione, trasporti, assicurazioni, sanità, servizi, lavanderie, trattamento dei rifiuti, parrucchieri, pulizie e benzinai). È stata stimata l’associazione tra settore occupazionale e mortalità respiratoria, aggiustata per possibili confondenti (età, stato civile, luogo di nascita, titolo di studio) con modelli di Cox. Tutte le analisi sono state stratificate per sesso e città.
Risultati: sono state analizzate 910.559 persone a Roma e 391.541 persone a Torino. Durante gli otto anni di follow-up sono decedute per cause respiratorie 4.133 persone a Roma e 2.772 persone a Torino. I settori associati a un’elevata mortalità respiratoria in entrambe le città per gli uomini sono quello delle calzature e legno (HR aggiustati per età: 1,37; IC95% 1,07-1,76 e 1,48; IC95% 1,08-2,03 a Roma e Torino, rispettivamente), dell’edilizia (HR: 1,31; IC95% 1,20-1,44 a Roma e 1,51; IC95% 1,31-1,74 a Torino), l’alberghiero (HR: 1,25; IC95% 1,07-1,46 a Roma e 1,68; IC95% 1,20-2,33 a Torino) e quello delle pulizie (HR: 1,57; IC95% 1,19-2,06 a Roma e 1,97; IC95% 1,51-2,58 a Torino). Alcuni settori hanno un’elevata mortalità respiratoria solo in una delle due città: a Roma l’industria alimentare e del tabacco, e i benzinai, mentre a Torino l’industria manifatturiera e quella metallurgica. Nelle lavoratrici il settore delle pulizie è risultato essere associato a una più alta mortalità respiratoria sia a Roma sia a Torino (HR: 1,52; IC95% 1,27-1,82 e 1,58; IC95% 1,17-2,12, rispettivamente).
Conclusioni: i dati confermano le già note associazioni tra alcuni settori occupazionali e la mortalità respiratoria, tra i quali l’edilizia, il settore alberghiero, la lavorazione delle calzature e del legno e il settore delle pulizie. Le differenze riportate tra le due città riflettono la diversa composizione della forza lavoro e la numerosità delle due popolazioni in studio. I dati amministrativi da fonti INPS possono fornire utili informazioni per studi epidemiologici che tengano conto dell’esposizione professionale.

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