Nel 2026, celebriamo i primi 50 anni di Epidemiologia& Prevenzione e la vicenda storica che ha dato vita, nello stesso alveo culturale, all’Associazione Italiana di Epidemiologia. Rivista e Associazione hanno camminato insieme: l’una voce scientifica, l’altro organismo collettivo di una comunità che ha fatto della tutela della salute pubblica la propria missione.

Giulio A. Maccacaro ricordava che l’epidemiologia non può limitarsi al “conteggio dei morti”: deve farsi pratica collettiva e strumento di partecipazione. E fin dalle origini, E&P e i soci dell’AIE hanno rifiutato la torre d’avorio: hanno lavorato sui dati di territorio, sulle esposizioni occupazionali, sulle disuguaglianze sociali, trasformando informazioni scientifiche in rivendicazioni e politiche concrete. Nei decenni, la comunità ha documentato transizioni decisive: dall’attenzione alle malattie professionali alla centralità dell’ambiente e del clima; dalle campagne vaccinali e screening alla risposta alla pandemia; dalla statistica descrittiva degli atlanti di mortalità all’era dei big data, con un’attenzione costante all’etica della ricerca. 

Oggi lo snodo centrale è la relazione tra rigore metodologico e responsabilità sociale. I metodi restano il nostro capitale. La loro efficacia dipende, però, dalla capacità di dialogare con economia, sociologia, psicologia, scienze ambientali e con le comunità interessate. La prevenzione che vogliamo è partecipata e coprogettata con le comunità interessate, riconoscendone il ruolo attivo nella definizione delle priorità e delle soluzioni.

Diverse priorità operative orientano il nostro sguardo: ridurre le disuguaglianze, tutelare la salute delle nuove generazioni, la salute mentale e quella delle popolazioni migrate, mitigare l’impatto ambientale, sostenere il Servizio Sanitario Nazionale pubblico, promuovere la medicina basata sulle prove di efficacia e supportare e agevolare l’attività del personale sanitario. Non sono elenchi astratti, ma criteri per definire insieme domande di ricerca, alleanze e interventi concreti.

Dobbiamo investire su formazione e mentoring: una nuova generazione di epidemiologi ed epidemiologhe deve saper tradurre dati complessi in pratiche sostenibili, comunicare con chiarezza e costruire strumenti utili ai decisori e alle comunità che partecipano ai processi decisionali. Al tempo stesso, la comunità scientifica deve mantenere trasparenza sui limiti e le incertezze per costruire fiducia nel pubblico.

Questo anniversario non è solo celebrazione: è un invito all’azione. Rinnoviamo l’impegno a fare dell’evidenza uno strumento di giustizia di salute, a praticare la partecipazione che Maccacaro auspicava e a proporre soluzioni concrete per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale e della prevenzione della salute pubblica.

Rinnoviamo la fiducia nella discussione rigorosa, nell’indipendenza scientifica e nella responsabilità civica. Continuiamo a tessere la nostra rete: ricerca, formazione, advocacy, comunità.

Le sfide che ci attendono – dall’integrazione dell’intelligenza artificiale alla difesa dei principi universalistici del SSN – richiederanno lo stesso spirito del 1976: curiosità scientifica, rigore metodologico, ascolto delle comunità e la capacità di indicare la strada ai decisori.

Facciamo interamente nostre le speranze che Rodolfo Saracci aveva sottolineato in un suo editoriale pubblicato su E&P del 2023:

  • la speranza che il valore dell’epidemiologia descrittiva non venga sminuito; ha ancora senso contare i morti dei migranti in mare o i morti sul lavoro;
  • la speranza che l’epidemiologia non diventi uno strumento involontario per tagliare semplicemente la spesa sanitaria, ma per redistribuire le risorse per interventi di popolazione di provata efficacia.
  • la speranza che l’epidemiologia sia“saggia”, dia priorità agli studi orientati a obiettivi di salute pubblica inquadrati nell’obiettivo generale di ridurre i grandi divari di salute all’interno e tra i Paesi;
  • la speranza che gli epidemiologi e le epidemiologhe – come tutti i ricercatori e le ricercatrici – partecipino attivamente a una riflessione profonda sul rapporto tra scienza e società.

Buon compleanno a Epidemiologia&Prevenzione e all’Associazione Italiana di Epidemiologia.

Cinquant’anni di storia per continuare a scrivere il futuro della salute pubblica.

 

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