Lettere minuti di lettura
Invito alla lettura – EP4-5 2026
In questo numero di E&P partiamo da una domanda: se il tabacco è il principale fattore di rischio prevenibile, perché sta tornando di moda? Se lo chiedono Silvano Gallus e coll., a nome dell’Alleanza per un’Italia Senza Tabacco, in un editoriale che si legge d’un fiato. La pagella è impietosa: nella Tobacco Control Scale 2025 l’Italia è 32ª su 37 Paesi europei, penultima nell’Unione, davanti alla sola Romania. Il pacchetto di sigarette è fra i meno cari d’Europa, gli aumenti delle accise non tengono nemmeno il passo dell’inflazione e, intanto, più di un quarto dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni usa almeno un prodotto con nicotina, alla faccia del divieto di vendita ai minori in vigore dal 2013. L’industria, intanto, non nega più i danni del fumo, ma si presenta come protagonista della soluzione. Gli autori chiedono di applicare ciò che sappiamo funzionare, a partire da un aumento deciso dei prezzi. La chiusa è da appendere in ogni Ministero: «se disponiamo degli strumenti per ridurre drasticamente il consumo, non usarli è una precisa scelta politica».
Il tono cambia – e non potrebbe essere altrimenti – quando si parla di carceri e Centri di Permanenza e Rimpatrio (CPR). E&P insieme all’AIE ha espresso la propria solidarietà a tutti i medici coinvolti nell’inchiesta della Procura di Ravenna sui certificati di non idoneità al trattenimento nei CPR, che ha portato a perquisizioni nei confronti di 23 professionisti sanitari in diverse città italiane; tra questi, il collega Nicola Cocco, che da tempo conduce una campagna di sensibilizzazione sugli effetti negativi sulla salute dei migranti causati dalla detenzione nei CPR. In questo numero, è proprio Nicola Cocco che presenta il dossier I suicidati della società, un titolo preso in prestito da Artaud, che, nel riscattare Vincent van Gogh, criticava aspramente il sistema psichiatrico e denunciava la società e i suoi “sistemi difensivi”. Il punto di partenza è la morte di Lamin Sonko, avvenuta nel giugno 2026, dopo l’ennesimo tentativo di suicidio in una cella ad alto rischio di San Vittore. Da quella storia, Cocco risale ai numeri: gli stranieri sono circa il 9% dei residenti in Italia, il 32% dei detenuti e il 43% dei suicidi in cella; nel 2024, i suicidi in carcere hanno toccato il record di 91, e oltre il 40% delle persone detenute assume regolarmente psicofarmaci. È un testo coinvolgente (la descrizione delle celle ad alto rischio è un colpo allo stomaco), che non teme parole forti (“necropolitica”, “pena di morte mascherata”) e chiama in causa direttamente i medici, che non possono limitarsi a osservare la “curva epidemica” dei suicidi. I suicidi in carcere sono omicidi istituzionali, la nostra pena di morte. L’epilogo, con l’immagine degli “spicatori”, è una di quelle pagine che restano addosso.
Torniamo ai dati, quelli misurati e quelli stimati. Per l’Italian GBD Initiative, Benedetta Armocida e coll. mettono a confronto per la prima volta sulla stessa popolazione tre fonti sul diabete: le stime del Global Burden of Disease 2023, il Registro Diabete del Piemonte (il più longevo del Paese, attivo dal 1989) e l’algoritmo preliminare su dati amministrativi (ricoveri, esenzioni e farmaci) sviluppato nell’ambito della joint action JACARDI. A livello nazionale, la prevalenza grezza del diabete di tipo 2 cresce dell’11%, mentre quella standardizzata per età resta sostanzialmente ferma (–2%): il motivo dell’ascesa è soprattutto l’invecchiamento. Il tipo 1, invece, aumenta in entrambe le misure (+18%), con le Isole che restano in testa alla classifica. In Piemonte, il registro clinico conta meno casi del GBD, mentre l’algoritmo amministrativo, per il tipo 2, si avvicina molto alle stime modellistiche. Morale: modelli, registri e algoritmi non sono nemici, ma possono correggersi a vicenda, sempre se lasciati parlare insieme. Una lezione per altre patologie.
Da non perdere anche il lavoro di Flavia Mayer e coll. sulla contraccezione d’emergenza, condotto in maniera elegante tramite l’uso delle serie temporali interrotte. Tra il 2017 e il 2023, l’uso è salito da circa 3 a 5 confezioni ogni 1.000 donne in età fertile, con il raddoppio dell’ulipristal acetato dopo che, nel 2020, l’AIFA ne ha esteso l’accesso senza ricetta alle minorenni. C’è stato un effetto sostituzione? A livello di popolazione, sembrerebbe di no: l’uso dei contraccettivi ormonali è rimasto stabile e il lento calo delle interruzioni volontarie di gravidanza prosegue lungo un trend già in atto. La contraccezione d’emergenza è, dunque, un tassello in più, non una scorciatoia, in un Paese che – ricordano gli autori – è ancora molto indietro su questa tematica e non ha una legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole.
Sicuramente il contributo di Ilaria Lega e coll. porta una ventata di ottimismo. Raccontano come il canto di gruppo sia entrato nei consultori familiari come “prescrizione sociale” per le neomamme con sintomi di depressione post partum. Il programma, nato dal progetto “Music and Motherhood” dell’OMS Europa e adattato dall’ISS, ha formato 50 professionisti in sei équipe di cinque aziende sanitarie; delle 32 mamme avviate ai primi cicli, 29 sono arrivate fino in fondo (90,6%). Per di più, il conto economico è leggero. Un musicista accanto a un’ostetrica, un gruppo di mamme che canta insieme: la salute mentale, a volte, passa anche da questo.
Tre diversi contributi fanno il punto sullo studio delle disuguaglianze e indicano alcuni possibili percorsi per il futuro. Gian Maria Galeazzi si chiede quando un determinante sociale della salute mentale meriti davvero l’aggettivo “nuovo”: a volte cambia il mondo (crisi climatica, iperconnessione digitale), a volte determinanti antichi come povertà, precarietà e solitudine cambiano forma e intensità, a volte cambiano soltanto le lenti con cui guardiamo. Un salutare invito a diffidare delle categorie alla moda. Nel suo commentary, Giuseppe Costa rilancia, condensando le disuguaglianze in due formule memorabili, il CHI SEI e il DOVE STAI, e chiede all’epidemiologia italiana una misura semplice, condivisa da tutti i settori delle politiche, che faccia scattare l’allarme ogni volta che una disuguaglianza importante si presenta. Nicolás Zengarini parte, invece, dallo studio Istat-ASL TO3 su reddito e mortalità negli ultrasessantacinquenni (il gradiente c’è, eccome, anche con un servizio sanitario universalistico) per concludere che la stagione in cui bisognava dimostrare l’esistenza delle disuguaglianze è finita: ora si tratta di renderle governabili, integrando stabilmente dati sanitari e socioeconomici nei sistemi informativi del SSN.
Come sempre, il numero è molto più ricco di così: l’ordinanza di Milano sull’ex-Ilva, il position paper della Società Italiana di Cure Palliative su suicidio medicalmente assistito e cure palliative, gli anticorpi anti-amiloide per l’Alzheimer alla prova delle evidenze, l’invecchiamento delle persone con HIV, i numeri dell’amianto, il dossier Martyrion su Porto Marghera, un ritratto di Anna Kuliscioff nella rubrica di epidemiologia di genere e perfino una scoping review sul mukbang (chi conosceva già questo termine? Si tratta dei video in cui si guarda qualcuno divorare quantità esagerate di cibo). Incuriositi? È il momento di iniziare a sfogliare.
Buona lettura!
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