Questo primo contributo sul sito della rivista, insieme agli articoli scientifici che saranno pubblicati nei numeri di E&P del 2026, apre una collaborazione tra la rete Italian GBD Initiative ed Epidemiologia & Prevenzione, con l’idea di fornire informazioni, spunti, materiali alla comunità di epidemiologi italiani per stimolare un confronto sul più ampio concetto di Burden of Disease.

L'inizio

I primi concetti e le prime elaborazioni del progetto Global Burden of Disease (GBD) risalgono agli anni Novanta del secolo scorso e sono il frutto del lavoro di Chris Murray – all’epoca all’Università di Harvard – e di Alan Lopez, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il progetto, commissionato dalla Banca Mondiale, fu pubblicato nel World Development Report del 1993, intitolato Investing in Health e ha rappresentato un punto di svolta sia sul piano metodologico sia su quello concettuale della valutazione dei bisogni di salute1,2

Andare oltre la misura della mortalità

Il GBD ha introdotto un cambiamento sostanziale nel modo di concepire il monitoraggio e la pianificazione basati sull’evidenza, superando una visione centrata esclusivamente sulla mortalità e incorporando in modo sistematico le dimensioni della disabilità e della qualità della vita. In questo contesto, ha assunto un ruolo centrale la misura del non-fatal burden, quantificata attraverso il calcolo degli anni di vita persi a causa della disabilità: i YLD (Years of Life Lost due to Disability). Per calcolare i YLDs, è stato adottato il concetto di Disability Weight (DW), una misura della disabilità associata a specifiche condizioni di salute.

La stessa speranza di vita per tutti gli esseri umani

Il fatal-burden è stato invece elaborato come perdita di anni di vita dovuta a morte prematura, espressa in Years of Life Lost due to premature mortality (YLLs). Ma quando un decesso è da considerare prematuro? Qual è il tempo “giusto” per morire? Il GBD stabilisce che la speranza di vita a uno specifico anno, ossia gli anni di vita che si perdono morendo a quell’età, dev’essere la stessa per tutti in tutto il mondo.

Alla base di questo approccio vi è una scelta normativa esplicita: la definizione di una speranza di vita di riferimento uguale per tutti e che rappresenti il massimo livello raggiungibile. In altre parole, il GBD assume che la perdita associata a una morte che sopraggiunge a una determinata età sia la stessa indipendentemente dal Paese in cui avviene.

La definizione della speranza di vita standard è stata progressivamente raffinata nel tempo, ma continua a basarsi prevalentemente sui Paesi con i tassi di mortalità più bassi e la speranza di vita più elevata, riflettendo una visione fortemente orientata all’equità globale. In questa prospettiva, la minore aspettativa di vita osservata in alcuni contesti non è considerata una norma di riferimento, ma il risultato di disuguaglianze evitabili.

La costruzione parallela di YLDs e YLLs consente quindi di riassumere in un’unica metrica il burden di una malattia, come la somma degli anni persi per disabilità e per morte prematura. La somma di YLDs e YLLs dà quindi luogo ai DALYs, i Disability-Adjusted Life Years. I DALY hanno quindi consentito di confrontare in modo sistematico patologie, fattori di rischio e popolazioni, fornendo una base quantitativa per la definizione delle priorità di sanità pubblica.

Come è stato accolto il GBD?

Il GBD ha sicuramente migliorato lo standard qualitativo nella generazione di stime e indicatori utili alla pianificazione. È stato subito accolto con interesse e ha avuto ricadute significative sulla definizione dell’agenda e sulle politiche di salute globale di molti Paesi. Sono nate diverse iniziative, anche a livello nazionale, che utilizzano i concetti base del GBD per elaborazioni di vario genere. Nel 2000, lo stesso Ministero della Salute italiano ha finanziato per breve tempo un’iniziativa denominata Italian Burden of Disease Study, che ha portato ad alcune pubblicazioni scientifiche.3,4

Gli sviluppi successivi

Nel 2007 è stato compiuto un altro significativo salto di qualità, con la creazione dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), presso l’Università di Washington, con fondi della Bill & Melinda Gates Foundation.

L’IHME, diretto da Chris Murray, cominciò a posare le basi del primo ciclo del GBD Study, noto come GBD 2010, pubblicato nel 2012 sul The Lancet.5,6 Questo primo ciclo fu sostenuto da una comunità di circa 500 collaboratori provenienti da tutto il mondo. In questa fase, furono due gli istituti italiani di ricerca coinvolti: l’IRCCS Farmacologico “Mario Negri” – per la stima della malattia renale cronica – e l’IRCCS Materno Infantile “Burlo Garofolo” – per la stima dell’otite media.

L’approccio adottato ha consentito fin da subito di gestire una grande complessità, portando a risultati straordinari in termini di numero di Paesi, classi di età, anni, condizioni di salute e fattori di rischio considerati. Fin dal primo ciclo, sono stati stimati i trend temporali dal 1990.

Al primo ciclo ne sono seguiti altri sette: 2013, 2015, 2016, 2017, 2019, 2012 e 2023. Caratteristica distintiva del GBD è la ristima completa dell’intera serie temporale a ogni ciclo, giustificata dalla disponibilità di nuovi dati, dall’introduzione di nuove condizioni di salute e di fattori di rischio, dal miglioramento delle definizioni e dall’implementazione di modelli statistici più avanzati.

I principali assunti dello studio GBD. Molti pro e qualche contro

Oltre alla ristima sistematica delle serie temporali, il GBD si fonda su una serie di assunti metodologici che sono spesso oggetto di dibattito. Tali scelte sono finalizzate a garantire la comparabilità globale delle stime, anche a costo di ridurre la specificità locale.

I Disability Weights adottati dal GBD sono uguali per tutti i Paesi. Nascono da un enorme sforzo globale di indagine che ha coinvolto esperti e persone comuni. Questo implica che una determinata condizione di salute abbia lo stesso peso in termini di disabilità in contesti culturali e sociali molto diversi, un aspetto che solleva interrogativi soprattutto per condizioni come le demenze o i disturbi mentali.

Analogamente, la standardizzazione per età delle metriche di salute si basa su un’unica popolazione globale. Alcuni Paesi preferirebbero adottare una propria popolazione standard, ma ciò comprometterebbe la comparabilità delle stime. La popolazione globale standard è giovane rispetto, ad esempio, a quella italiana; tuttavia, nelle analisi i tassi standardizzati per età vengono utilizzati esclusivamente per confronti temporali o geografici.

Per quanto riguarda i YLL, il GBD adotta una speranza di vita standard basata sui livelli minimi globali di mortalità osservati a ogni età. Questa scelta riflette un principio etico di equità: una morte alla stessa età comporta la stessa perdita di anni di vita, indipendentemente dal contesto socioeconomico. Gli anni di vita persi da una persona che muoia a 50 anni in Lesotho (dove la speranza di vita è di 58 anni) dovranno essere gli stessi di quelli di una persona che muore a 50 anni in Giappone (dove la speranza di vita è di 84).

Preziosi strumenti di visualizzazione a disposizione di tutti

Il più classico degli strumenti è il GBD Compare, che mostra le misure tradizionali utilizzate. Ma nella piattaforma VizHub vi sono molti altri strumenti interattivi di visualizzazione che possono essere esplorati. Tra questi, citiamo come esempio MICROBE e Burden of Proof.
MICROBE (Measuring Infectious Causes and Resistance Outcomes for Burden Estimation) visualizza il burden delle infezioni, degli agenti patogeni e della resistenza antimicrobica in diversi Paesi e regioni.
Il Burden of Proof presenta le evidenze su cui si basano le attribuzioni di fattori di rischio a cause specifiche, sottolineando le fonti e la forza delle associazioni.
Vi è inoltre GBD Results, che consente di scaricare tutte le stime in formato csv per analisi specifiche necessarie per rapporti e articoli scientifici.
Infine, segnaliamo che le fonti dati utilizzate per generare le stime sono disponibili tramite due diversi strumenti: Data Explorer; Advanced search | GHDx

Bibliografia

  1. Berkley S, Bobadilla JL, Hecht RM, Hill K, Jamison DT, Murray CJL, Musgrove PA, Saxenian H, Tan JP. World development report 1993: Investing in Health. World Development Indicators|World development report Washington, DC: World Bank Group. http://documents.worldbank.org/curated/en/468831468340807129
  2. Murray CJ, Lopez AD, WHO. The Global Burden of Disease: a comprehensive assessment of mortality and disability from diseases, injuries, and risk factors in 1990 and projected to 2020: summary. World Health Organization. 1996.
  3. Francescutti C, Mariotti S, Simon G, D'Errigo P, Di Bidino R. The impact of stroke in Italy: first step for a National Burden of Disease Study. Disabil Rehabil. 2005;27(5):229-40. doi: 10.1080/09638280400006457.
  4. Mariotti S, D'Errigo P, Mastroeni S, Freeman K. Years of life lost due to premature mortality in Italy. Eur J Epidemiol. 2003;18(6):513-21. doi: 10.1023/a:1024635401206.
  5. Murray CJ, Vos T, Lozano R, Naghavi M, Flaxman AD, Michaud C, et al. Disability-adjusted life years (DALYs) for 291 diseases and injuries in 21 regions, 1990-2010: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2010. Lancet 2012;380(9859):2197-223. doi: 10.1016/S0140-6736(12)61689-4.
  6. Vos T, Flaxman AD, Naghavi M, Lozano R, Michaud C, Ezzati M, et al. Years lived with disability (YLDs) for 1160 sequelae of 289 diseases and injuries 1990-2010: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2010. Lancet 2012;380(9859):2163-96. doi: 10.1016/S0140-6736(12)61729-2.

 

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