Lettere minuti di lettura

In questo numero – EP3-2026
Il nuovo numero di E&P torna su un tema ormai caldo per i suoi lettori: lo screening per il tumore della prostata. L’editoriale di Marco Zappa ripercorre con lucidità le ragioni della cautela espressa dal documento della Commissione europea del 2022 e la recente presa di posizione del gruppo dello European Code Against Cancer, che a inizio 2026 giudicava ancora prematuro raccomandare la partecipazione allo screening. Zappa richiama l’attenzione sul nodo cruciale: la riduzione di mortalità ottenuta con il test del PSA si accompagna a un’elevata sovradiagnosi e solo l’integrazione con la risonanza magnetica multiparametrica può contenerne gli effetti. Sullo stesso tema, la lettera di Marco Geddes da Filicaia commenta con onestà intellettuale l’iniziativa della Regione Lombardia di avviare lo screening organizzato nella fascia 50-69 anni, interrogandosi sulle basi scientifiche di una scelta che anticipa i risultati degli studi pilota ancora in corso. Un dibattito aperto, al quale E&P continuerà a offrire spazio.
Il numero ospita contributi di rilievo sulla violenza contro le donne a partire da un dato che dovrebbe far riflettere: solo l’1% delle donne che subisce violenza da partner intimo entra in contatto con il sistema sanitario. Nell’editoriale di Benedetta Armocida et al. si introduce il concetto di recognition gap, la distanza fra il numero di donne che subisce violenza da partner intimo e quelle raggiunte dai servizi: un divario che, sulla base di un recente studio di Lancet Global Health, appare drammaticamente ampio. Le autrici sottolineano che questo indicatore va letto come misura di performance del sistema pubblico, la cui riduzione richiede standardizzazione dei dati, interoperabilità dei flussi informativi e, soprattutto, una strategia di prevenzione primaria che agisca sui determinanti strutturali del fenomeno. Il commentary di Antonella Camposeragna arricchisce la discussione con i dati Istat sui centri antiviolenza, ricordando che la violenza psicologica – la più diffusa – resta anche la meno riconosciuta e che il recognition gap è anche un problema di integrazione fra i diversi nodi della rete assistenziale.
Nella sezione “Attualità”, un contributo merita un’attenzione particolare, perché in esso si intrecciano epidemiologia e memoria storica. Nel cinquantesimo anniversario dell’incidente, Luigi Bisanti e Dario Consonni ripercorrono la vicenda di Seveso, «un crimine di pace» – come lo definì nel 1977 il mensile Sapere diretto da Giulio A. Maccacaro –, restituendo con rigore la cronologia dell’incidente di ICMESA, le responsabilità industriali, le reticenze e il lungo percorso di ricerca epidemiologica che negli anni successivi ha permesso di comprendere gli effetti a lungo termine dell’esposizione alla diossina. Un testo dedicato alla memoria di Pier Alberto Bertazzi, che a quella ricerca dedicò gran parte della sua vita scientifica.
Nella stessa sezione, E&P dà voce alle preoccupazioni di Rodolfo Saracci di fronte al comunicato congiunto emesso l’8 giugno 2026 dal Dipartimento di Stato e dal Dipartimento della Salute degli Stati Uniti, che apre un attacco senza precedenti alla IARC, l’agenzia intergovernativa dell’OMS per la ricerca sul cancro. Saracci definisce senza mezzi termini il documento «un missile in piena regola», da tempo atteso dalle lobby industriali, il cui scopo reale non è affermare una “supremazia decisionale” nazionale – che nessun Paese aderente alla IARC ha mai negato ai propri Stati membri –, ma squalificare il lavoro scientifico dell’Agenzia e le sue monografie sulla cancerogenicità, lasciando all’autosorveglianza degli stessi produttori industriali la valutazione dei rischi per lavoratori e popolazione. Una riflessione che la redazione di E&P condivide integralmente e che si inserisce in un clima internazionale nel quale, purtroppo, la tutela della salute per tutti rischia di diventare una priorità di secondo ordine. Difendere la IARC, oggi, significa difendere la possibilità stessa di dire verità scomode sulla salute.
Quanto ci si può fidare delle nostre statistiche di mortalità? Tra gli articoli originali segnaliamo in primo luogo il lavoro del gruppo GBD 2023 Italy Garbage Codes Collaborators, che ha condotto un’analisi sistematica sulla ridistribuzione dei garbage code (le cause di morte riportate nei certificati che non rappresentano una causa primaria valida) utilizzando le stime del Global Burden of Disease Study 2023. In Italia, questa quota, sebbene in calo, resta ancora elevata e rappresenta un campanello d’allarme sulla qualità dei sistemi informativi sanitari, di cui sarebbe utile tenere conto nella programmazione delle politiche di prevenzione.
Claudio Gariazzo et al. hanno condotto un ampio studio caso-controllo sulla mortalità dei lavoratori agricoli italiani che conferma un eccesso di mortalità per atrofia muscolare spinale e malattia di Parkinson e per alcune neoplasie, verosimilmente collegate all’esposizione ai pesticidi. Un’evidenza che, nonostante le restrizioni progressivamente introdotte su alcuni principi attivi, richiama la necessità di una sorveglianza epidemiologica continuativa su questa popolazione.
Sandro Colombo ci accompagna in una riflessione ampia sul sistema umanitario internazionale, a partire dal rapporto della Commissione Johns Hopkins Center for Humanitarian Health-Lancet su salute, conflitti e sfollamenti forzati. Dopo aver ripercorso i fallimenti e le riforme successive alle crisi del Ruanda, del Darfur, di Haiti e del Pakistan, l’autore descrive un sistema oggi al limite del collasso, schiacciato dalla convergenza di conflitti protratti, attacchi a civili e infrastrutture sanitarie, sfollamenti di massa e drastici tagli ai finanziamenti. Le raccomandazioni della Commissione, pur non essendo nuove, indicano una strada: maggiore equità, trasferimento di risorse e responsabilità decisionali alle comunità e agli attori locali. Cambiare o diventare irrilevanti. E l’irrilevanza, in tempi di conflitti estesi, è una colpa grave.
Il numero ospita altri contributi di rilievo (sull’uso di algoritmi per stimare la prevalenza di disabilità e sulla generazione di dati sintetici), rubriche e attualità che arricchiscono il dibattito scientifico e culturale su prevenzione e salute pubblica.
Questo numero è accompagnato anche dal nuovo rapporto del Registro Italiano Fibrosi Cistica, che presenta i dati epidemiologici e clinici degli anni 2023 e 2024. Questa edizione contiene diverse novità, conseguenza del marcato miglioramento associato all’introduzione di nuove terapie, grazie alle quali è possibile valutare anche i dati su maternità e paternità, che risultano estremamente incoraggianti.
Francesco Forastiere e Francesco Barone-Adesi
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