Pagine di E&P minuti di lettura: Timeline
I grandi temi: amianto
L’amianto è stato l’inquinante ambientale più rilevante per gli operatori della ricerca, della sanità e dell’ambiente italiani. Una stima prudente è che, lungo i decenni, in Italia, abbia causato intorno a centomila morti.
In mezzo secolo, sono stati 187 i contributi pubblicati da E&P che avevano “amianto” tra le parole chiave: 5 fino al 1985; 13, 48, 60 e 61, rispettivamente, in ciascuno dei decenni successivi. Metà circa descrivono ricerche epidemiologiche originali.
La fondazione della rivista ha coinciso con il riconoscimento nel 1977, da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che l’esposizione occupazionale a ogni forma di amianto «è risultata [in alta incidenza di cancro polmonare e che nei lavoratori esposti ad anfiboli] erano stati osservati molti mesoteliomi pleurici e peritoneali».
Alla fine del millennio, la rivista aveva pubblicato
- 4 studi di mortalità in coorti lavorative
- Sarto et al 1983; 17-18:58-. Azienda cemento amianto non specificata
- Magnani et al 1995;19:338-341 Eternit Casale
- Belli et al 1998;22:8-11 Bari
- Gerosa et al 2000;24:117-119 ,
- 5 segnalazioni di eccessi in popolazioni circoscritte o in serie ospedaliere
- Biava et al 1978;4:45-48 Trieste serie clinica
- Giarelli 1979:8:30-34 Trieste serie autoptica
- Bruno et al 1990;12:39-47
- Parolari et al:1988:10:39-47
- Merler 1998;22:221-225 silicotici in Toscana
- 2 piccoli studi caso-controllo
- Berrino 1980;10-11:70-77
- Aurora 1985;24:33.35
- 2 stime di rischio attribuibile
- Bovenzi 1992; 14:5962 polmone Trieste
- Vineis. 1988;35:7-10
Da notare che, tra questi 13 preistorici, ben 3 provengono da Trieste e riflettono la presenza della Fincantieri.
Nel periodo preistorico, venne anche pubblicato un ponderoso contributo a E&P del Coordinamento Montedison di Castellanza (1985;23;40-50) “Lotta ai cancerogeni”. Due affermazioni sono molto chiare: i:Il rifiuto di ogni “limite accettabile di concentrazione” per l’amianto come per qualsiasi cancerogeno: MAC (Maximum Allowable Concentration) zero e ii. il superamento della distinzione dei ruoli (scientifici, tecnici e intellettuali) nell’affrontare la nocività in fabbrica. Questi concetti e il principio del rifiuto della delega della gestione della propria salute, vennero ripetuti in diversi contributi del gruppo di Castellanza negli anni successivi.
La prima conferenza nazionale sull’amianto ha avuto luogo nel 1999, con anni di ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge 257/1992. La rivista ha pubblicato il rapporto finale (1999; 23:111-117). Purtroppo, non solo l’uscita dall’amianto sta prendendo tempi molto più lunghi del previsto, ma la rendicontazione del processo è insufficiente. A 13 anni di distanza, nel 2012, ebbe luogo la seconda conferenza, dietro convocazione dell’allora ministro della salute Renato Balduzzi, a Casale Monferrato. Da essa scaturì una proposta di piano nazionale amianto (PNA), descritta sulla rivista da Mariano Alessi (2016; 40(1) Suppl 1:12-14). Ma, con l’uscita di Balduzzi dal governo l’impegno governativo continua a essere limitato. Molto recentemente una lettera di Stefano Silvestri e altri 5 operatori notoriamente impegnati nell’uscita dall’amianto ha denunciato il disimpegno delle istituzioni governative deputate a governare il processo (2025; 49:7-8)
Lungo i decenni, la rivista ha cercato di delineare la dimensione della tragedia da amianto in Italia, con il principio che la ricerca epidemiologica è soltanto una integrazione delle conoscenze dei risvolti storici, geografici, sociali, economici, politici del contesto in cui essa ha avuto luogo. Per una analisi globale (o quasi) è stato esemplare il convegno sulla epidemia di malattie da amianto nel basso lago d’Iseo nel 2007 (2007:31(4) Suppl 1:1-84). La rivista ha anche denunciato la tendenza dell’industria a interferire con la ricerca scientifica (“product defense science”) e conseguenze sulla normativa (2000;24:7-11; 2016;40:154-155).
Nel nuovo millennio, molti contributi sono venuti dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi dell’INAIL (ReNaM) e dai 6 (finora) rapporti del progetto Sentieri pubblicati come supplementi di E&P. Dalla collaborazione tra Sentieri e ReNam è scaturito, tra l’altro, uno studio sull’incidenza del mesotelioma nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) (2016;40(5) suppl 1). Vengono presentati i rischi relativi per mesotelioma nel 2000-2011 in 39 SIN: In 26 di essi, il limite inferiore dell’intervallo di confidenza al 90% del rischio relativo è superiore a 100[MOU4] . Per 10 di tali siti l’amianto è citato esplicitamente nel decreto di perimetrazione e per tre di questi (Casale Monferrato, Broni, Bari, con rischio relativo rispettivamente 910, 1025 e 271) ed è l’unico fattore inquinante identificato come responsabile della contaminazione ambientale.
SENTIERI ha anche portato sulla rivista l’eccesso di mesoteliomi tra i lavoratori della cava di Balangero (Torino), a conferma della cancerogenicità del crisotilo per le sierose, un effetto posto in forse dai” product defense scientists” (2016;40(5) Suppl1:19-98). Gli studi originali sono stati pubblicati nella letteratura internazionale.
Più recentemente, la creazione delle mega-coorte italiana di oltre 50.000 lavoratori del cemento-amianto ha consentito uno studio collaborativo (2016;40 (1) Suppl 1:64-67; 2016;40:205-214) con follow up destinato a essere oggetto di aggiornamenti e integrazioni. Si è così potuto irrobustire una serie di inferenze: la forma del rapporto dose-risposta, le nozioni che la cessazione dell’esposizione ad amianto diminuisce il rischio di mesotelioma,la dimostrazione che l’amianto non solo aumenta l’incidenza dei mesoteliomi ma ne accorcia il periodo di latenza e che fino a 8-10 anni dalla comparsa della malattia ogni esposizione contribuisce al rischio di mesotelioma. (Tutto questo è stato confermato dagli studi caso-controllo di popolazione, soprattutto a Casale Monferrato, i cui autori hanno riportato i risultati nella letteratura scientifica internazionale).
La mega coorte ha anche consentito di dare una dimensione alla epidemia di tumori polmonari professionali da amianto (2016;40(1) Suppl 1:20-25; 2021;45:353-367). Complessivamente, il rischio relativo è risultato 1,37 negli uomini e 1,60 nelle donne, con rischi massimi (intorno a 2,80) tra i lavoratori portuali e nell’edilizia. Sempre la mega-coorte evidenzia che in Italia, all’inizio degli anni 2010, circa l’11% delle morti per cancro polmonare era attribuibile ad esposizione professionale ad amianto.
Alcuni studi epidemiologici sono stati rivolti a circostanze di particolare interesse umano e sociale. Molto interessante è stata l’iniziativa di Enzo Merler (2000; 24:255-261) di conteggiare, in collaborazione con ricercatori australiani, i casi di asbestosi, mesotelioma e tumori polmonari tra i lavoratori italiani rientrati in Italia dopo avere lavorato negli anni Cinquanta e Sessanta alla cava di crocidolite a Wittenoom (Australia). Incidentalmente, ad essi venne negato qualsiasi riconoscimento da parte dell’INAIL. Un successivo analogo studio si rivolse ai lavoratori veneti alla Eternit AG di Niederurnen, Svizzera (2001;25:161-163).
Gll interventi di taglio storico di Franco Carnevale sono del massimo interesse (oltre che informativi). Tra gli altri, bene ha fatto a riesumare il processo di Torino del 1906 (1997;21:65-73), e soprattutto a fornire argomenti per una ricostruzione storica dell’uso e delle conseguenze dell’amianto (2007;(4) Suppl 1:53-74). In tema storico, è anche interessante. Il recupero degli archivi della Società Italiana Amianto (SIA) di Grugliasco descritto da MT. Di Palma (2001;25:266-270).
Nel nuovo millennio, il baricentro di diversi interventi sono stati gli ex-esposti e i loro diritti: sorveglianza sanitaria, riconoscimenti finanziari, creazione di un fondo ad hoc (modello francese, modello olandese), ruolo del patronato, collaborazione con “tecnici”.
Sui meccanismi della cancerogenesi da amianto è stata rilevante la diversità di vedute tra due atteggiamenti, prevalenti rispettivamente tra gli epidemiologi e tra i medici del lavoro. Il confronto è iniziato nel 2005 con un editoriale di Girolamo Chiapppino su “La Medicina del Lavoro”, in cui si rivendicava il ruolo delle sole “fibre corte”, della sola esposizione iniziale e della suscettibilità individuale (e si citava Irving Selikoff – grande studioso delle malattie da amianto e difensore del diritto alla salute dei lavoratori esposti - riportandone le parole in forma tale da farlo rivoltare nella tomba). Sono assunzioni che erano già largamente abbandonate in tutto il mondo venti anni fa. Nove studiosi italiani (epidemiologi ma non solo) capeggiati da Renzo Tomatis risposero a Chiappino (2006;30:289-294) con controrisposta di Chiappino (2006; 30:358-60) e un controcommento degli epidemiologi (2006:30:361)
Il contrasto tra medici del lavoro e epidemiologi era ancora vivace nel 2020, quando la Società Italiana di Medicina del Lavoro produsse un “Position Paper amianto” rivolto ai medici del lavoro. Il position paper venne criticato da 9 epidemiologi sulla rivista (2020;44:73-83). Venne giudicata eccesiva l’enfasi sui problemi diagnostici e sui determinanti temporali del rischio, di scarsa utilità per il medico del lavoro, ma funzionale in ambito giudiziario. Veniva anche notato che alcune consulenze di parte per le imprese non erano dichiarate.
Nello stesso anno, l’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) pubblicò un documento preparato dal Gruppo di Lavoro Amianto. Esso riporta le conclusioni della ricerca scientifica condivise da AIE, con la riflessione sulla metodologia da seguire per l’applicazione a livello individuale dei risultati degli studi epidemiologici e con la proposta di temi su cui indirizzare la ricerca (2020;44:327-338).
Il dissenso si è riflesso e si riflette nei tribunali, dove i consulenti della difesa mettono ancora in dubbio aspetti della cancerogenesi da amianto accettati dalla comunità internazionale, come il rapporto tra rischio di mesotelioma e dose totale di amianto respirato, la partecipazione al rischio di ogni esposizione ad amianto fino a qualche anno prima delle manifestazioni cliniche del mesotelioma, l’andamento del rischio dopo la cessazione dell’esposizione, lo stretto rapporto tra aumento dell’incidenza e accelerazione della comparsa di mesoteliomi.
Una recente trattazione su “le evidenze scientifiche sulle malattie da amianto nelle aule di giustizia” emerge dagli atti di un convegno del 2022 “Amianto e mesotelioma: tutti innocenti? Aspetti biologici ed epidemiologia dell’esposizione ad amianto e conseguenze giuridiche” pubblicato come “quaderno” di “Epidemologia e Prevenzione” (2023;47(6) Suppl 2),
Il più recente contributo della rivista sui persistenti problemi causati dall’amianto in Italia è stata la segnalazione (2024;48:249-253) di una circostanza surreale, riguardante l’uso del talco. Dagli anni Ottanta, l’istituto Superiore di Sanità aveva indicato la necessità di utilizzare tecniche analitiche più sensibili della microscopia ottica, come la microscopia elettronica a scansione per verificare l’assenza di amianto nel talco commerciale. Ma, con l’adeguamento alla Farmacopea europea, dal 2008 l’Italia è tornata a usare la sola microscopia ottica per i controlli, diminuendo così la protezione dal rischio di esposizione indebita ad amianto per tutti gli utilizzatori del talco. Un recente decreto legislativo prevede il vincolo di utilizzare la microscopia elettronica, ma soltanto a partire dal 2029.
