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Dall'evento to-B 2026: cinema, arte, pace
Il grande dittatore di Charlie Chaplin è il film proiettato lo scorso 24 ottobre alla Cineteca di Bologna per l’evento to-B 2026, la giornata in ricordo di Barbara Pacelli.
Dopo sei anni di incontri intensi, ricchi di voci e linguaggi diversi, il Progetto to-B ha proposto una formula nuova, più raccolta: un sabato mattina al cinema, insieme. Nei giorni precedenti, lil Gruppo to-B ha condiviso un breve video registrato per to-B da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, storico dell’arte e saggista italiano. Nel video il professor Montanari offre delle chiavi di lettura dell’opera di Chaplin e invita a riflettere sul presente e sul futuro, sulla ricerca della verità per la pace e sull’arte come strumento di difesa e resistenza. Tutti temi che stavano a cuore a Barbara e che ci aiutano a essere più sensibili e attivi.
Ringraziamo il Gruppo to-B per la condivisione con i lettori e le lettrici di E&P.
Guarda il video, Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, storico dell’arte e saggista italiano.
Leggi la trascrizione:
Proiettare oggi il Grande dittatore è dare voce alla grande arte contro la guerra
Grazie per questo invito.
Proiettare oggi Il grande dittatore significa parlare del presente e del futuro e significa farlo attraverso la chiave più capace di dire la verità.
Papa Leone dice che per costruire la pace bisogna dire la verità. Ci dicono invece che per costruire la pace bisogna vendere armi, fabbricarle. La verità è più importante delle armi. La verità toglie le armi e la verità è, per esempio, che si può essere contemporaneamente ridicoli, buffoneschi, istrionici e molto pericolosi. I dittatori, quello italiano e quello tedesco, come vengono ritratti con i loro buffi nomi nel film di Charlie, sono grotteschi e tuttavia fanno paura. E crediamo che oggi questo appaia molto evidente guardando per esempio Donald Trump, per non fare altri esempi più vicini a noi, alla nostra alla nostra Italia.
Quel film è un film straordinariamente importante perché seppe guardare alla tragedia massima del con occhi che non mostrificavano i protagonisti. Troppo comodo pensare che siano stati dei mostri. Sono invece banalmente umani. E quel film lo diceva con l'arma più tagliente, quella dell'ironia.
Oggi vedere quei film ha uno strano effetto agrodolce perché ci fa capire quanto siamo vicini a quel contesto, quanto siamo in pericolo, quanto le idee mostruose di Hitler e di Mussolini camminino fra noi, siano al governo di molti paesi, quanto la demonizzazione dell'altro, dello straniero, che chi ci governa non lo vorrebbe nemmeno nelle scuole, quanto questa retorica del nemico, del nemico in casa, sia tornata fra di noi. E crediamo che oggi un film del genere dovrebbe raccontare la storia di Trump, la storia di Netanyahu che non parlerebbe di ebrei, parlerebbe probabilmente di palestinesi, ma alcune chiavi di lettura, di critica, di presa di distanza e nello stesso tempo di svelamento, questa operazione straordinaria con cui ci si dice che il re è nudo e lo si fa con il linguaggio dei bambini, con il linguaggio infantile, perché sono i bambini che di fronte ai grandi che si credono importanti e seri hanno uno sguardo che denuda. Questa operazione straordinaria di Chaplin è politica. È forse la politica più importante che abbiamo. La verità, di cui parla il Papa, che previene la guerra, che si oppone alla guerra, certo, è la verità dei giornali, dei giornalisti, delle inchieste, che ci documenta come in realtà non si fanno le armi per fare la guerra, ma si fanno le guerre per poter fare le armi e poter vendere le armi.
Però accanto a questa demistificazione che pure ci vorrebbe, che ci manca tanto in un'Europa e in un'Italia in cui una grande parte dell'informazione è controllata dai governi, dal mercato e anche dal mercato delle armi. Accanto a quella verità ce n'è un'altra più profonda che è quella dell'arte, della poesia, della musica.
A novembre a Napoli sarà messa in scena la prima di un atto unico di Franco Marco Aldi che si chiama La vasca, un atto unico sulla guerra la cui protagonista, che a teatro sarà Anna Bonaiuto, vuole realizzare un'enciclopedia dei morti in guerra, raccoglierne i nomi, i nomi, dare un senso, una dignità personale a coloro che vengono smembrati, distrutti, dimenticati.
Pochi giorni fa c'è stata a Firenze la prima di un'opera musicale in cui si parla delle portatrici di fiori, un gruppo di donne che durante una guerra vestono i morti e portano loro dei fiori per non farli calare nudi e disadorni nella terra. La nostra letteratura, la nostra arte ricomincia a parlare di guerra e da Gaza, un flusso ininterrotto di opere teatrali, musicali, di romanzi, di racconti con una qualità strepitosa da un punto di vista artistico, ci raccontano in presa diretta l’orrore del genocidio. L’arte è la nostra più grande difesa, una legittima difesa incruenta, non violenta. L'arte ci difende perché dice la verità e il potere non sopporta la vista della verità.
Quando Colin Powell annunciò la guerra di vendetta dopo l’11 settembre, la crociata contro l'Oriente, la crociata cristiana contro l'Islam, ricordo che uno dei crociati allora si chiamava Vladimir Putin, questo annuncio fu fatto nel Palazzo delle Nazioni Unite. Ci si accorse all'ultimo momento che il segretario di Stato americano avrebbe dovuto parlare di fronte a Guernica, a un grande arazzo donato dai Rockfeller alle Nazioni Unite che era stato tessuto ancora vivo Picasso, riproducendo il quadro forse più importante del 900 di denuncia della guerra e del fascismo. Guernica fu coperta. Ci sono queste immagini un po' lunari in cui si vede Colin Powell che parla davanti a uno strano drappo grigio. Dietro c'è l’arazzo di Guernica.
Non si poteva annunciare una guerra di fronte a quel grido di condanna senza condizioni di tutte le guerre in ogni luogo. Picasso si doveva censurare perché era più forte di Colin Powell, era più forte degli Stati Uniti sul piede di guerra. Guernica era così forte che si doveva distogliere lo sguardo. Per questo fare vedere oggi il Grande dittatore è dare voce, dare fiato alla grande arte contro la guerra.
Credo che bisognerebbe leggere nelle piazze le la poesia di Wilfred, questo grande poeta inglese che muore nell'ultima settimana della prima della Prima Guerra Mondiale. Questa terribile poesia sulle morti atroci di gas nelle trincee e che parlano del disfacimento dei corpi.
Svelare che cos'è la guerra, svelare che cos'è la dittatura, svelare che cos'è il genocidio. Lo si può fare e lo si deve fare con il giornalismo, con la storia, con la documentazione, ma l'arte ha una capacità di seduzione, di portare a sé il nostro animo, le nostre intenzioni, il nostro impegno che nient'altro.
A Gaza, sulle macerie si dipingono murali e si dipingono murali di, appunto, di straordinaria qualità che parlano al mondo e del mondo. Sono molto colpito che in pieno genocidio si dipingano grandi ulivi verdi sulle macerie di Gaza, parlando del collasso climatico e della necessità di combattere le emissioni di gas. A Gaza, fra le macerie, ci si prende cura del collasso climatico del pianeta e lo si fa attraverso opere d'arte.
Dunque, non siamo soli, non siete soli a vedere Chaplin stasera, non siete soli a pensare che l'arte possa davvero essere uno strumento importante di resistenza, di una resistenza che ci restituisca la nostra umanità. E la nostra umanità, come dice meravigliosamente la Costituzione, l'articolo 3, non è fatta per stare chiusi in casa la sera. Qui citiamo invece De Gregori, ma è fatta per partecipare. La partecipazione, la prima forma della partecipazione è il dire la verità. La guerra è sempre e soltanto un’inutile strage. La guerra, il fascismo e la dittatura sono gemelli inseparabili.
Grazie a Chaplin e grazie a chi si ricorda di Chaplin e ce lo fa rivedere. Grazie.
