Lettere minuti di lettura
E&P 2026, 50 (4-5) luglio-ottobre p. 326-327
DOI: https://doi.org/10.19191/EP26.4-5.A1074.100

Il primo anello siamo noi e le nostre paure. I due falsi allarmi Ebola di Milano e Cagliari
The first link is us and our fears. Two false Ebola alarms in Italy in one week
Mentre l’autore scrive, l’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) non accenna a fermarsi. Al 29 settembre 2026, la RDC contava 8.224 casi confermati e 3.982 morti; partito dalla provincia di Ituri, il virus si è esteso al confinante Nord Kivu e al Sud Kivu per arrivare poi verso Ovest, fino a Haut-Uélé, Bas-Uélé, Tshopo e Sud-Ubangi: sette province in tutto. L’Uganda ha chiuso il proprio focolaio dopo 20 casi confermati;1,2 in Europa sono stati riscontrati casi in pazienti poi ricoverati in Germania, Francia e Paesi Bassi, quasi tutti operatori sanitari e umanitari evacuati dalla RDC.1 OMS e Africa CDC hanno varato un piano di risposta continentale.3 I modelli mostrano quanto pesi un dettaglio in apparenza burocratico: a seconda della quota di malati isolati in tempo, lo stesso focolaio può restare nell’ordine delle migliaia di casi o superare i diecimila casi in tre mesi.4 Non è la virulenza del patogeno, da sola, a decidere l’esito: è la qualità del primo riconoscimento.
In Italia, abbiamo visto quel riconoscimento all’opera due volte in una settimana. Il 24 maggio, sette connazionali rientrano a Malpensa dall’Uganda... Accedi per continuare la lettura
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