Editoriali minuti di lettura
E&P 2026, 50 (4-5) luglio-ottobre Suppl. 1 p. 6-7
DOI: https://doi.org/10.19191/EP26.4-5.S1.084

Prefazione - Ministero della Salute
L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle principali sfide per la prevenzione e la sanità pubblica. Le conoscenze scientifiche sui suoi effetti sono ormai solide, ma la disponibilità di evidenze non si traduce automaticamente in decisioni efficaci. Tra la produzione del dato e la definizione delle politiche, rimane spesso uno spazio difficile da colmare, determinato dalla frammentazione delle fonti, dalla disomogeneità delle informazioni e dalla limitata disponibilità di strumenti capaci di rappresentare in modo chiaro la relazione tra esposizione ambientale ed esiti di salute.
Il progetto “Aria outdoor e salute: un Atlante integrato a supporto delle decisioni e della ricerca” è stato finanziato nell’ambito del Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC), in particolare, dall’investimento dedicato a “Salute, ambiente, biodiversità e clima”, nato per rafforzare la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di prevenire e gestire i rischi sanitari connessi ai determinanti ambientali e climatici. L’intervento ha sostenuto, in modo coordinato, il potenziamento delle infrastrutture, la ricerca applicata, la formazione, la digitalizzazione e lo sviluppo di modelli integrati di sorveglianza. In questo quadro, ATLANTE Aria e Salute rappresenta uno dei prodotti più significativi della linea di ricerca applicata, perché traduce la collaborazione tra istituzioni sanitarie, ambientali e scientifiche in uno strumento concreto a supporto delle decisioni pubbliche.
Tra i progetti finanziati nell’ambito del PNC, infatti, è una delle iniziative che meglio esprimono le potenzialità della collaborazione tra il Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici (SNPS) e il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA). Il raccordo tra i due sistemi, previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 marzo 2023, non costituisce un mero adempimento organizzativo, ma una condizione essenziale per affrontare in modo coordinato problemi ambientali che producono conseguenze dirette sulla salute pubblica.
Uno degli ostacoli principali incontrati dalle amministrazioni spesso non è la mancanza di dati, quanto piuttosto la loro frammentazione, la diversa qualità delle fonti e l’assenza di criteri uniformi che ne consentano l’integrazione e il confronto. ATLANTE ha affrontato precisamente questa criticità, costruendo una copertura nazionale fondata su dati consolidati e omogenei, provenienti dalle reti di monitoraggio delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, da ISPRA e dai principali flussi sanitari e demografici nazionali. Questo risultato rappresenta un traguardo rilevante non soltanto per la programmazione pubblica, ma anche per la ricerca epidemiologica e ambientale.
La visione strategica del progetto emerge anche dalla scelta di concentrare la prima versione dell’Atlante sul particolato fine e sul biossido di azoto. Si tratta di inquinanti di primaria importanza sanitaria, per i quali la letteratura scientifica dispone di relazioni concentrazione-risposta riconosciute dall’Organizzazione mondiale della sanità e ai quali la direttiva UE 2024/2881 attribuisce limiti più restrittivi. In tal modo, l’Atlante si pone in coerenza con il nuovo quadro europeo, che richiede agli Stati membri di rendere disponibili alla collettività informazioni chiare, trasparenti e comprensibili sulle conseguenze dell’esposizione all’inquinamento atmosferico.
La realizzazione di uno strumento capace di rappresentare, con elevata risoluzione territoriale, la relazione tra concentrazioni ambientali, esposizione della popolazione, mortalità per causa ed età e ospedalizzazioni per causa, sesso ed età ha richiesto un lavoro metodologico e istituzionale particolarmente complesso. Il risultato raggiunto è stato possibile grazie alla convergenza di competenze sanitarie, epidemiologiche, statistiche e ambientali, nonché alla capacità dei partner di costruire un linguaggio comune e criteri condivisi per l’interpretazione dei dati.
Nella sua configurazione conclusiva, l’Atlante è articolato in due sezioni complementari. La sezione esplicativa illustra, attraverso testi sintetici e mappe esemplificative, le fonti, i metodi e il significato degli indicatori. La sezione esplorativa consente, invece, di interrogare la piattaforma, osservare le tendenze dal 2016 fino alla rilevazione più recente, ottenere mappe di concentrazione, esposizione e impatto sanitario e stimare, attraverso scenari controfattuali, i decessi evitabili associati a differenti ipotesi di riduzione degli inquinanti.
È proprio questa capacità di passare dalla rappresentazione del fenomeno alla valutazione dei possibili benefici delle politiche a conferire all’Atlante il suo valore aggiunto. Le amministrazioni centrali e territoriali dispongono così di uno strumento che può orientare le scelte, sostenere la valutazione delle misure di risanamento, accompagnare il recepimento della nuova normativa europea e contribuire alla gestione delle procedure di infrazione ancora aperte. Il progetto ha previsto anche la formazione degli operatori e delle operatrici e la costituzione di cabine di regia regionali, così da rendere effettivamente utilizzabili le informazioni prodotte.
La possibilità di sviluppare pagine regionali dedicate a inquinanti o esiti non convenzionali amplia ulteriormente la funzione dell’Atlante. Essa consente di valorizzare dati ed esperienze disponibili solo in alcuni territori, senza compromettere l’omogeneità del nucleo nazionale, e crea uno spazio utile per condividere conoscenze, metodi e soluzioni replicabili.
Gli articoli raccolti in questo volume documentano le diverse dimensioni del percorso compiuto. Il processo di co-creazione mostra come uno strumento pubblico debba essere costruito insieme ai suoi potenziali utilizzatori. La revisione sistematica dei siti esistenti e i focus group approfondiscono i requisiti di accessibilità, leggibilità e utilità dell’informazione. I contributi metodologici illustrano le procedure per la stima dell’esposizione pesata per la popolazione e della frazione attribuibile. I casi studio e l’applicazione del modello DPSEEA dimostrano come l’Atlante possa sostenere una lettura sistemica delle relazioni tra determinanti, pressioni ambientali, esposizioni, effetti e azioni di risposta.
La conclusione del progetto apre ora una nuova fase. Il risultato più importante non sarà soltanto la pubblicazione della piattaforma, ma la sua capacità di diventare una componente stabile delle politiche nazionali e regionali di prevenzione. Ciò richiederà aggiornamento continuo dei dati, manutenzione tecnologica, integrazione con le altre infrastrutture informative, consolidamento delle cabine di regia e sviluppo di una strategia di comunicazione coerente.
ATLANTE Aria e Salute dimostra che la collaborazione tra istituzioni, ricerca e territori può trasformare dati complessi in conoscenza utilizzabile. La prospettiva futura è fare in modo che questa conoscenza diventi patrimonio permanente del sistema pubblico e strumento ordinario per proteggere la salute, ridurre le disuguaglianze e accompagnare la transizione verso una migliore qualità dell’aria.

