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Author affiliations
  1. Impresa sociale “Epidemiologia e Prevenzione”
  2. Unità di biostatistica, epidemiologia e sanità pubblica, Dipartimento di scienze cardio-toraco vascolari e sanità pubblica - UBEP, Università di Padova

Il 6 ottobre 2026 abbiamo perso Sipontina Santoro, protagonista delle lotte per la salute e l’ambiente a Manfredonia.
«Rendersi conto di avere a che fare con una fabbrica di morte, è stato un percorso di consapevolezza.»1

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Sipontina cominciava così il suo racconto sull’Enichem di Manfredonia. Nel petrolchimico avevano trovato lavoro i suoi zii, e quando lei, insegnante e attivista, nel 1988 aveva iniziato a partecipare alla lotta del Movimento cittadino donne, che univa la consapevolezza della specificità femminista alla denuncia del veleno che la petrolchimica aveva riversato nella sua città, era stata apostrofata duramente da sua nonna: “Vuoi che i tuoi zii tornino a lavorare in Germania?”.

Sipontina sapeva cosa fosse il ricatto occupazionale. La lacerazione che esso portava nella comunità, Sipontina la viveva in famiglia. Da allora, con tenacia, ha continuato a denunciare l’ingiustizia provocata dall’illusione di un benessere che tale non era, di un lavoro che in cambio spargeva veleno, di uno “sviluppo” industriale fondato sullo sfruttamento delle persone e dell’ambiente. 

A fine anni ’80 con le donne del Movimento ambientalista di Manfredonia denunciò con lucidità la distorsione che alcuni quotidiani nazionali avevano fatto delle proteste contro la produzione petrolchimica. «Troppo facile diventò per molta stampa spostare l’ago dell’informazione verso l’aspetto della emotività, della irrazionalità, della psicosi collettiva a scapito della complessa articolazione del problema», scriveva Sipontina.2

 In risposta, le donne manifestarono con i fazzoletti bianchi sul volto: imbavagliate per mettere in evidenza la difficoltà di fare arrivare la verità sull’Enichem al potere istituzionale e ai mezzi d’informazione. Quella delle donne in corteo con il fazzoletto bianco davanti alla bocca divenne una delle immagini più note delle lotte di Manfredonia.

Nelle tende che per due anni, nell’88-‘89 accolsero l’ “università in piazza”, Sipontina firmò con altre 40 donne il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Dieci anni più tardi, nel 1998, la Corte avrebbe dato loro ragione, condannando lo Stato italiano che non aveva fornito loro alcuna informazione rispetto al pericolo di vivere accanto al petrolchimico.

La lotta delle donne di Manfredonia ebbe la capacità di maturare in visione politica. 

L’accento era posto sulla necessità di un modello di sviluppo fondato su relazioni di cura e non di dominio, incardinato nella tutela della vita in senso ambientale e sociale anziché nello sfruttamento delle risorse naturali e dell’essere umano nel suo ambiente di vita e di lavoro. Oltre le definizioni di sviluppo compatibile o sviluppo sostenibile, che portavano ancora con sé, insanabilmente, la contraddizione tra lavoro e tutela della salute e dell’ambiente, la proposta delle donne era di realizzare uno “sviluppo vivibile”, incardinato sul prioritario e non negoziabile diritto alla vita. Una proposta che allargava poi il concetto di cura, ben noto alle donne nella sfera familiare, all’intera comunità. 

Con l’avvio nel 2015 della ricerca partecipata nel progetto Ambiente Salute Manfredonia,1 nelle riunioni del Coordinamento che riuniva cittadini e ricercatori, poi riprese in una lunga intervista, così spiegava Sipontina: «una chiave interpretativa delle donne era la cura. La dicotomia tra la casa e la polis per noi non c’è. Se il modello di cura dello spazio privato che le donne mettono in atto fosse trasportato nella polis allora darebbe un’altra visione alle relazioni economiche, sociali, politiche.»2

Nei due anni di ricerca insieme, con il suo contributo, la ricerca multidisciplinare che ha unito indagine epidemiologica, sociologica e storica ha ricevuto un impulso fondamentale. I suoi interventi erano sempre densi di analisi e di prospettiva. Sapeva fare sintesi delle questioni fondamentali che la ricerca era chiamata ad affrontare. Era inflessibile nell’individuare le priorità e richiamarci tutti ad essere concreti nel produrre una conoscenza scientifica che andasse alla radice delle questioni. Non esitava a cercare una prospettiva politica al lavoro che veniva condotto, e a rimarcare le implicazioni di risanamento ambientale e di sanità pubblica sulle quali le Amministrazioni locali, in particolare Comune e Regione, erano chiamate a misurarsi a seguito dei risultati della ricerca epidemiologica.

Partecipò Sipontina a più incontri in Regione, a Bari, tra fine 2017 e primavera 2019 che aprirono la strada ad una collaborazione con AreSS Puglia e Arpa Puglia che si concretizzerà nel 2025. Non possiamo non ricordare che nel viaggio di ritorno a Manfredonia da uno di quegli incontri, non mancò di evidenziare le criticità che aveva individuato, richiamando ricercatori e cittadini presenti a coerenza e impegno.

Il percorso di confronto con le istituzioni portò nel dicembre del 2018 all’approvazione all’unanimità, da parte del Consiglio comunale di Manfredonia, di una delibera che riconosce l’istituzione della Casa della Salute e dell’Ambiente (CSA) quale struttura permanente a cui è affidato il coinvolgimento della cittadinanza sui temi relativi all’interazione tra ambiente e salute nel territorio. 

Impegnata nelle attività della CSA, nel marzo 2025, partecipando ad un convegno online, Sipontina riprendeva con forza quella che a suo avviso era l’eredità del Movimento cittadino donne di Manfredonia: 

«A Manfredonia le donne hanno acceso in piazza un focolare politico. Nasceva sempre più forte il desiderio di dare uno sguardo diverso sulla nostra città, un’idea di sviluppo che fosse diverso. Si continuava a cercare di dire parole a partire dalla nostra esperienza, un’esperienza specifica: quella della cura. Questa esperienza di cura ci accumunava in maniera profonda, e ne portavamo anche la fatica, il limite che la cura portava alla nostra libertà, al nostro senso di uguaglianza nella società. Però nello stesso tempo noi si sottolineava la preziosità della cura, ed era proprio il custodire la vita, anche e forse soprattutto nelle sue manifestazioni di maggiore fragilità. Questa esperienza di cura abbiamo pensato che potesse essere una leva di cambiamento nelle dinamiche sociali e politiche della città. Dicevamo: dalla domus alla polis. Significava mettere la nostra città sottosopra, guardare la nostra città con una lente diversa. Non solo la nostra città: era uno sguardo che si allargava alla natura, alla Terra.»3

Grazie al lavoro di Sipontina e di altri attivisti e attiviste, questa eredità si è consolidata ulteriormente nell’agosto del 2025 con la firma di un Accordo tra AReSS Puglia (Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale) e il Comune di Manfredonia. Tale accordo individua nella Casa della Salute e dell’Ambiente il riferimento scientifico e operativo per la partecipazione della cittadinanza, nell’ottica della democrazia deliberativa, alla riprogettazione di un modello di sorveglianza e di intervento orientato alla promozione della salute e della qualità ambientale. Significativamente, nel testo si legge che «la CSA costituisce anche il luogo di riflessione sui metodi e significati della “presa in cura” della comunità, nell’ambito di un nuovo paradigma che risponde al bisogno delle popolazioni inquinate, che chiedono non più servizi, ma più salute»,4 nell’ottica della prevenzione primaria e della rimozione dei fattori di rischio che tutt’ora insistono nel SIN di Manfredonia.

Un percorso in essere, che nella fase iniziale, con il contributo fondamentale di Sipontina, ha individuato come azioni prioritarie la mappatura delle attività industriali oggi operanti nel SIN di Manfredonia, al fine di contribuire, in collaborazione con noi,5 ad una valutazione dell’incidenza che esse possano avere rispetto a salute e ambiente; l’analisi puntuale e specifica dei dati sull’andamento delle bonifiche nel SIN; l’apertura di un confronto con AreSS Puglia su una ridefinizione dei servizi sanitari; una capillare attività di informazione rivolta alla cittadinanza.

Diceva Sipontina che «affrontare il nodo del rapporto tra l’ambiente la salute e il diritto al lavoro è una delle questioni del nostro tempo».6 Non ci resta che raccogliere questa sfida.

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Bibliografia

  1. De Marchi, Bruna, Biggeri, Annibale, Cervino, Marco, Mangia, Cristina, Malavasi, Giulia et al. (2017). Epidemiology: lessons from the Manfredonia case study (Italy 2015-2016). Public health panorama, 03(02), 321 - 327. World Health Organization. Regional Office for Europe. https://iris.who.int/handle/10665/325315.
  2. Intervista a Sipontina Santoro, Manfredonia, 18 maggio 2016.
  3. The Climate Reality Project Europe, Un petrolchimico dietro casa. Manfredonia, storia di una catastrofe continuata, convegno online, 31 marzo 2025, https://youtu.be/jeZIY6uZN6w.
  4. Comune di Manfredonia, Deliberazione n. 179/2025.
  5. “noi” perché nella ricerca partecipata il confine tra esperti e non esperti diventa poroso e la ricerca transdisciplinare.
  6. Intervista a Sipontina Santoro, Manfredonia, 18 maggio 2016.

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