Francesco Forastiere: Direttore scientifico di EP dal 2016 a oggi
Nel 2016 ho assunto la co-direzione scientifica di Epidemiologia&Prevenzione. La rivista dell'AIE aveva appena compiuto i suoi 40 anni. Non ero solo: al mio fianco come co-direttore Andrea Micheli, statistico di formazione, ma epidemiologo di vocazione, con una lunga storia dentro la salute pubblica italiana. Il progetto che presentammo ai lettori era esplicito: continuare ad accompagnare la crescita culturale dell’epidemiologia italiana, costruire intorno alla rivista una vera comunità aperta ad altre discipline e alla società, ai suoi problemi, alle sue contraddizioni e alle persone che si organizzano per promuovere la salute. Non solo una rivista migliore dal punto di vista tecnico.
Il rinnovamento fu strutturale. Definimmo una direzione scientifica allargata, espressione delle strutture di ricerca che sostenevano più direttamente la rivista, e soprattutto una direzione associata con numerosi Section editor: il vero motore della rivista, con un importante coinvolgimento di persone giovani. Era una scommessa sulla continuità, oltre che sulla qualità: volevamo garantire un futuro certo a E&P, dove competenza e rigore si accompagnassero a innovazione e apertura.
Con Andrea facemmo altre innovazioni: l’inglese entrava nella rivista, si chiedeva maggiore partecipazione alla comunità redazione (E&P Community: La partecipazione che fa la differenza) e non si tralasciava di commentare le conseguenze che i risultati degli studi epidemiologici avrebbero portato (Parole e cambiamento). Costruimmo anche un sistema di rubriche che rifletteva l'ampiezza dei temi che l'epidemiologia italiana stava affrontando. Erano rubriche che avevano nomi e cognomi: epidemiologi italiani che si assumevano la responsabilità pubblica di un aggiornamento periodico. Un po' per dire: questa disciplina ha qualcosa da dire su tutto questo, e con la propria firma.
La pandemia: la rivista come spazio di coordinamento
Poi arrivò il febbraio 2020. In pochi giorni fu chiaro che l'epidemia non era un problema lontano.
La direzione di E&P decise di muoversi. Il 22 marzo 2020, in piena emergenza, uscì sul sito della rivista un editoriale firmato da me, Andrea Micheli, Stefania Salmaso e Paolo Vineis, con un titolo che era già un programma: coordinare l'accesso ai dati per un'ampia collaborazione nelle valutazioni cliniche ed epidemiologiche. Sottolineavamo che vi erano diversi elementi che sollecitavano l'attivazione delle competenze epidemiologiche italiane allora disperse, anche per favorire ulteriori sostegni e aiuti a chi era direttamente coinvolto nella gestione dell'emergenza. Chiedevamo di dare forza e ruolo al SSN, non solo nelle attività di diagnosi e terapia, ma anche e soprattutto nella sua capacità di coordinamento degli interventi di sanità pubblica.
Ma il cuore di quella stagione fu qualcosa di meno visibile e più concreto: “le riunioni del giovedì”. Ogni settimana e per diversi mesi, a partire dal marzo 2020, la direzione di E&P promosse un appuntamento fisso — in videoconferenza, come tutto in quel periodo — aperto agli epidemiologi italiani che volessero discutere insieme di quello che stava accadendo e di quello che c'era da fare. Le riunioni erano molto affollate. C'erano epidemiologi di istituti diversi, di regioni diverse, con competenze diverse. Il formato era quello della discussione operativa, con ordini del giorno, priorità da definire, passi da concordare.
A seguito di quella iniziativa si attivarono gruppi di lavoro dell'AIE che organizzarono numerosi webinar e produssero documenti di orientamento sull'epidemia, in particolare sul contact tracing e sugli indicatori epidemiologici. Quelle riunioni furono il laboratorio da cui uscirono molte delle posizioni che l'AIE assunse pubblicamente nei mesi successivi. Gli epidemiologi italiani, coordinati attraverso l'AIE, si mossero con lettere aperta al Ministero della Salute, alla Protezione Civile, al Comitato Tecnico Scientifico e all'ISTAT, per chiedere uno sforzo coordinato del SSN.
In risposta alla produzione frammentata e non coordinata sulla ricerca COVID-19, si stimolò la formazione di un gruppo di lavoro per identificare le lacune più importanti nelle conoscenze e proporre un'agenda strutturata di ricerca su temi prioritari. Quel documento (https://epiprev.it/interventi/covid-19-e-ricerca-clinico-epidemiologica-in-italia-proposta-di-unagenda-di-ricerca-su-temi-prioritari-da-parte-dellassociazione-italiana-di-epidemiologia) che portava decine di firme da strutture di tutta Italia, era il prodotto diretto delle riunioni del giovedì: una voce collettiva, costruita nel tempo della crisi. La rivista aprì anche il Repository di E&P, uno spazio online dove raccogliere e rendere accessibili i contributi dell'epidemiologia italiana sull'epidemia. E lanciò MADE (Monitoraggio e Analisi dei Dati dell'Epidemia), curato da Cesare Cislaghi, un cruscotto che aggiornava quotidianamente i dati della Protezione Civile e li rendeva leggibili a chiunque volesse capire l'andamento della curva epidemica.
I due numeri speciali sul Covid: memoria collettiva
Il lavoro di coordinamento trovò la sua forma più compiuta nei due numeri monografici speciali che E&P dedicò alla pandemia.
Il primo uscì nell'autunno del 2020 — E&P 44 (5–6) Supplemento 2 — con un titolo che era già un bilancio intermedio: COVID-19: studi e riflessioni dell'epidemiologia italiana nel primo semestre della pandemia. Era il racconto epidemiologico dei primi sei mesi: uno sforzo collettivo per dare conto dell'esperienza vissuta di fronte a un dramma pandemico che avrebbe segnato la storia di questo secolo, scritto mentre l'epidemia non rallentava ancora, per estrarne indicazioni su come agire in futuro. I contenuti erano densi e operativi: studi sul contact tracing nei Dipartimenti di prevenzione, il vivace dibattito metodologico sull'Rt verso l'RDt come indicatore di trasmissibilità, l'agenda strutturata di ricerca proposta dall'AIE, l'impatto sulle disuguaglianze, il rapporto tra inquinamento ambientale e COVID-19. La pandemia, osservava il numero, restituiva all'epidemiologia il senso e la prospettiva originari: conoscere le cause e le modalità di distribuzione delle malattie allo scopo di prevenirne o limitarne la diffusione.
Un anno dopo, nel novembre 2021, uscì il secondo numero speciale — E&P 45 (6) — intitolato COVID-19: I contributi dell'epidemiologia italiana per la conoscenza e il controllo della malattia nel secondo anno della pandemia. A distanza di circa un anno dal primo supplemento, il nuovo numero sottolineava che il tema aveva ormai condizionato profondamente la realtà di tutti ed era diventato parte rilevante e stabile della ricerca epidemiologica. Il numero affrontava questioni che il primo supplemento non aveva ancora potuto vedere: la relazione tra scienza e scelte politiche, la gestione dell'incertezza nella comunicazione pubblica, il confronto con chi esitava o rifiutava il vaccino. E confermava, con i dati, quello che si era temuto fin dall'inizio: la speranza di vita, in crescita costante da molti anni, aveva subito un brusco decremento nel 2020, e l'impatto del COVID-19 si era rivelato socialmente iniquo, esponendo le fasce più vulnerabili e svantaggiate a una maggiore probabilità di contagio e a esiti peggiori della malattia.
I due numeri, presi insieme, costituirono il contributo più organico che l'epidemiologia italiana riuscì a dare in forma pubblicata durante la pandemia: una memoria scientifica collettiva, costruita in tempo reale, disponibile per chi, prima o poi, avrebbe dovuto trarre le lezioni da quegli anni.
Dopo Andrea, verso i cinquant'anni
Il 1 aprile 2023 Andrea ci ha lasciato.
Ha guidato la rivista con tanta passione e generosità. Ha saputo riportarci sempre ai principi più importanti della nostra professione e del nostro agire. Non mancava mai di ricordare lo stretto rapporto che lega i due termini che danno il nome alla nostra testata: l'epidemiologia ha senso solo se è al servizio della prevenzione e della sanità pubblica. Sottolineava la necessità di comunicare e farsi capire da tutti. Richiami alla Costituzione, alla lotta alle disuguaglianze, e soprattutto alla pace: erano le sue ossessioni, nel senso più nobile del termine. Le ritrovate in ogni editoriale che firmava. Perdere Andrea fu perdere un interlocutore quotidiano, un contrappunto, una voce che sapeva sempre trovare il livello giusto tra rigore scientifico e impegno civile. La co-direzione non era una formalità: era una conversazione continua, sempre produttiva; era una amicizia (https://epiprev.it/pubblicazioni/grazie-andrea). Il suo legame con l’ANPI e il suo lavoro con i partigiani era il segno di quanto fosse attaccato alla nostra storia; attraverso Andrea ho riscoperto il passato di partigiana di mia mamma. Negli ultimi tempi aveva sottolineato molto il pericolo della guerra e la possibilità di un conflitto atomico. Poche settimane prima della sua scomparsa lo incontrai a casa sua a Segrate e mi ha ricordato i nostri compiti sul pericolo del riarmo e della minaccia atomica. Dal suo ultimo editoriale sulla pace (https://epiprev.it/editoriali/le-guerre-il-rischio-atomico-epidemiologia-prevenzione) è nata l’iniziativa di EP per la dichiarazione delle società scientifiche sulla pace e rifiuto della guerra; risultato del suo sforzo e dei suoi stimoli (https://epiprev.it/notizie/il-diritto-universale-alla-salute-richiede-la-pace-e-rifiuta-la-guerra).
Nei due anni successivi sono rimasto in cerca di un co-direttore/direttrice, convinto che l’esperienza con Andrea avesse insegnato che la condivisione garantisce non solo maggiore efficienza, ma anche maggiore creatività e coinvolgimento. Con la nomina di Francesco Barone-Adesi le cose sono cambiate, ho intuito da subito la sua cultura e dinamismo. Nel 2025 abbiamo scritto un editoriale che volevamo fosse una vera dichiarazione di intenti. Il titolo lo avevamo preso da Jules Verne: Mobilis in mobili — mobile in un mezzo mobile, come il Nautilus di Ventimila leghe sotto i mari. Un'allusione alla rivista stessa, capace di navigare nelle acque agitate del presente adattandosi alle nuove sfide, senza tradire lo spirito e i valori che da sempre la contraddistinguono.
Il rinnovo della direzione fu l'occasione per chiederci se, in un periodo così complesso (i nuovi conflitti armati, la crisi climatica, le spinte autoritarie, l'intelligenza artificiale) — termini come "epidemiologia" e "prevenzione" avessero ancora lo stesso significato. La risposta che ci siamo dati è positiva su questi termini, a patto di non stare fermi: continuare a ragionare su pace, ambiente, disuguaglianze, Servizio Sanitario Nazionale, popolazioni vulnerabili. Rivendicare, come abbiamo scritto, la non neutralità della scienza.
Una rivista che cambia pelle: online only
Nel 2025 Epidemiologia & Prevenzione compie un passo che aveva radici lontane: diventa una rivista esclusivamente digitale. Non era una resa alla modernità, ma una scelta meditata e discussa con la comunità dei lettori e dei soci. Il numero zero di E&P risaliva all'autunno 1976. Per 35 anni erano state prodotte e distribuite copie cartacee. Poi nel 2010 la rivista era diventata prevalentemente online mantenendo un estratto cartaceo. Nel 2025 si compie il passo finale: solo online. Mi ero opposto in modo deciso a questa scelta. Sbagliavo. Il mio attaccamento alla tradizione giocava un brutto ruolo, ma il referendum interno e la decisione della redazione hanno prevalso.
La transizione non è stata solo logistica. E’ cambiato il modo di fare la rivista. Senza i vincoli fisici della carta (i tempi di stampa, le pagine contate, la periodicità rigida) si è aperto uno spazio nuovo: più editoriali, più commenti, più reazione ai fatti del momento. La rivista si è cominciata a muovere con tempi giornalistici su questioni di sanità pubblica urgenti, senza aspettare il numero successivo. La transizione alla versione esclusivamente digitale è stata riconosciuta come un'opportunità per ampliare la diffusione e l'impatto della rivista e raggiungere lettori al di fuori della classica cerchia epidemiologica, sia appartenenti ad altre discipline sia portatori di culture di sanità pubblica.
In questo nuovo formato ha trovato piena espressione la voce di Cesare Cislaghi, epi-economista come ama definirsi, critico al punto giusto e fermo sostenitore del Servizio Sanitario Nazionale. I suoi pezzi si sono moltiplicati sulle pagine digitali della rivista: brevi, taglienti, sempre documentati. I suoi post sul Covid o sulla sanità hanno messo in luce la necessità di una riflessione profonda e immediata sul futuro del SSN.
Nel marzo 2026 nasce il Blog di E&P, l'ultimo tassello di questa trasformazione. Un luogo editorialmente riconosciuto dove la comunità degli epidemiologi italiani può intervenire su questioni di salute pubblica, politica sanitaria, pace e, prossimamente anche ambiente e salute. Un'estensione naturale di quello spirito partecipativo che la direzione aveva voluto fin dal 2016: la rivista non come archivio di conoscenze, ma come spazio vivo di una comunità che ragiona ad alta voce.
Il principio che ha ispirato E&P fin dalla sua fondazione era, e rimane, che l'epidemiologia ha senso se è funzionale alla prevenzione e alla sanità pubblica, e che la prevenzione ha ben poche possibilità di realizzarsi se non si fonda su valide basi scientifiche e se non c'è la partecipazione dei soggetti interessati. Cinquant'anni dopo la fondazione, quella frase suona ancora come un programma, non come una memoria.
Francesco Forastiere Direttore scientifico di Epidemiologia & Prevenzione Roma, aprile 2026