Lettere
02/11/2026

Il primo anello siamo noi e le nostre paure. I due falsi allarmi Ebola di Milano e Cagliari

, ,

Mentre l’autore scrive, l’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) non accenna a fermarsi. Al 29 settembre 2026, la RDC contava 8.224 casi confermati e 3.982 morti; partito dalla provincia di Ituri, il virus si è esteso al confinante Nord Kivu e al Sud Kivu per arrivare poi verso Ovest, fino a Haut-Uélé, Bas-Uélé, Tshopo e Sud-Ubangi: sette province in tutto. L’Uganda ha chiuso il proprio focolaio dopo 20 casi confermati;1,2 in Europa sono stati riscontrati casi in pazienti poi ricoverati in Germania, Francia e Paesi Bassi, quasi tutti operatori sanitari e umanitari evacuati dalla RDC.1 OMS e Africa CDC hanno varato un piano di risposta continentale.3 I modelli mostrano quanto pesi un dettaglio in apparenza burocratico: a seconda della quota di malati isolati in tempo, lo stesso focolaio può restare nell’ordine delle migliaia di casi o superare i diecimila casi in tre mesi.4 Non è la virulenza del patogeno, da sola, a decidere l’esito: è la qualità del primo riconoscimento.
In Italia, abbiamo visto quel riconoscimento all’opera due volte in una settimana. Il 24 maggio, sette connazionali rientrano a Malpensa dall’Uganda. Due di loro, cooperanti, con febbre, vomito e diarrea, fanno scattare il protocollo per sospetta Ebola: biocontenimento al Sacco, esito negativo (Shigella).5 A muovere il sistema non è stato un controllo a monte: nessuno li aveva fermati allo sbarco ed erano già a casa quando, la mattina dopo, è scattato l’allarme. Con ogni probabilità, sono stati i pazienti stessi – reduci da una zona di Ebola e spaventati – a dire da dove venivano.
La prudenza era doverosa: il Bundibugyo non ha vaccino né terapia approvati, ha letalità storica del 30-50% (OMS)6 e contagiosità moderata, massima nelle fasi avanzate e non in incubazione, che dura dai 2 ai 21 giorni. Da qui, la sorveglianza di tre settimane: si può superare ogni controllo da sani e ammalarsi giorni dopo, a casa. I sintomi iniziali sono aspecifici, indistinguibili da una malaria o una gastroenterite: il riconoscimento precoce dipende dall’incrocio tra un sintomo e una storia di viaggio.
I protocolli non mancano. La circolare del 18 maggio impone alle organizzazioni governative e non governative che impiegano personale nelle aree del focolaio di comunicare al Ministero, con almeno 48 ore di anticipo sul rientro in Italia, i dati e l’itinerario di chi rientra dalle aree del focolaio;7 l’ordinanza del 29 maggio, in vigore per 120 giorni, ha obbligato chiunque ne provenisse, anche indirettamente, a una dichiarazione all’ASL entro 24 ore dall’ingresso in Italia, pure senza sintomi, e i vettori a consegnare i moduli ai passeggeri prima dell’ingresso in Italia.8 Il preavviso di 48 ore non è generoso, ma basterebbe a predisporre la risposta – se la comunicazione partisse davvero e arrivasse fino al sanitario che riceve la chiamata quando la febbre compare a casa. Ma ogni volta è come se fosse la prima. L’allarme scatta lo stesso, perché lo dà il malato, e la risposta d’emergenza funziona; ciò che non parte è il passaggio a monte, il preavviso che dovrebbe raggiungere il sanitario prima della telefonata del paziente. È lì, nella trasmissione, che la catena si spezza, non nel tempo che le norme concedono. Eppure, il rimedio non sta nel chiedere al singolo di denunciarsi, poiché, come mostra Cagliari, la dichiarazione arriva quando il malato è già a casa, ma nel rendere il sistema capace di riconoscerlo comunque: il preavviso delle organizzazioni dovrebbe diventare un alert tracciato fino ai pronto soccorso e alle centrali 118.
Che la fragilità non sia teorica lo ha mostrato Cagliari sei giorni dopo, con l’ordinanza già in vigore: un uomo rientrato il 30 maggio da Kinshasa via Il Cairo, isolato il giorno seguente al Santissima Trinità di Cagliari, negativo all’Ebola.9 Lo scalo egiziano lo faceva risultare “proveniente” dall’Egitto: a Fiumicino, nessun automatismo lo ha agganciato e fu riconosciuto solo a valle, già a casa e con la febbre.10,11
Un virus non chiede il passaporto e la sicurezza di Milano e Cagliari dipende anche da ciò che accade a Kinshasa. Il legame con quei territori è reale, ma modesto e indiretto: al 1° gennaio 2025, risiedevano in Italia 3.805 cittadini congolesi e 723 ugandesi, cresciuti di appena 122 e 56 unità sull’anno precedente,12 e nessun volo diretto unisce quei Paesi al nostro; vi si arriva sempre per scali, come a Cagliari. L’esposizione non è un flusso misurabile alla frontiera, ma una proprietà di rete: per questo, lo screening al confine non basta. Ma dipende, prima ancora, da un fatto scomodo. Dichiarare conviene poco: è un atto affidato alla buona fede che trascina nella sorveglianza, contro il proprio interesse, non solo chi lo firma, ma anche familiari e conviventi. A far emergere i casi non è stato il senso civico, ma la paura di essersi presi l’Ebola: ci ha protetti non una virtù collettiva, ma l’istinto di un malato spaventato di salvarsi. Affidarsi alla paura del singolo che confessa dove è stato significa appendere la sicurezza collettiva al caso. Dovrebbe valere l’opposto: che sia il medico a chiedere sempre la storia di viaggio, non solo davanti alla febbre, ma come abitudine clinica di base, un riflesso che oggi non abbiamo e che va costruito, allarme dopo allarme. La nostra sicurezza, però, si gioca prima ancora a monte: proteggere Milano significa finanziare il riconoscimento precoce a Kinshasa: interesse nostro, non beneficenza. Ma quei fondi sono reattivi e discontinui: arrivano con l’emergenza e si ritirano appena l’epidemia esce dai radar, cioè quando più servirebbero; invisibile in tempo di pace, la sorveglianza periferica resta sottofinanziata. Nessun protocollo regge da solo: il primo anello della catena, in fondo, siamo noi e le nostre paure.

Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.
Utilizzo dell’intelligenza artificiale: nella verifica dei dati e nella raccolta dei riferimenti bibliografici è stato utilizzato uno strumento di intelligenza artificiale (Claude, Anthropic). L’autore ha verificato l’esistenza e l’esattezza di ciascun riferimento e ne mantiene la piena responsabilità.

Bibliografia e note

  1. European Centre for Disease Prevention and Control. Ebola disease outbreak in the Democratic Republic of the Congo. Stockholm, ECDC, 2026. Aggiornato 02.10.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.ecdc.europa.eu/en/ebola-outbreak-democratic-republic-congo-and-uganda (ultimo accesso: 05.10.2026).
  2. World Health Organization. Ebola disease caused by Bundibugyo virus – Democratic Republic of the Congo. Disease Outbreak News. Geneva, WHO, 10 settembre 2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/2026-DON617
  3. Africa CDC, World Health Organization. Bundibugyo Ebola virus. Continental preparedness and response plan: June-November 2026. Brazzaville, WHO Regional Office for Africa, 2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.afro.who.int/publications/bundibugyo-ebola-virus-continental-preparedness-and-response-plan-june-november-2026
  4. Mooring EQ, Koval WT, Routledge I et al. Modeled scenario projections for the Ebola disease outbreak caused by Bundibugyo virus, 2026. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 2026;75(22):285-89. doi: 10.15585/mmwr.mm7522e1
  5. Ebola, negativi i test sui due cooperanti comaschi arrivati a Malpensa dall’Uganda. Malpensa24, 26.05.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.malpensa24.it/malpensa-ebola-test-negativi/
  6. World Health Organization. Ebola disease caused by Bundibugyo virus, Democratic Republic of the Congo & Uganda. Disease Outbreak News. Geneva, WHO, 16 maggio 2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/2026-DON602
  7. Ministero della Salute. Circolare 18.05.2026. Epidemia di Malattia da Virus Bundibugyo – BVD (Orthoebolavirus bundibugyoense) nella Repubblica Democratica del Congo – RDC. Attivazione della sorveglianza sanitaria al personale, sanitario e non, impiegato in attività di cooperazione/supporto sanitario o logistico presso organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, che erogano servizi di tipo sanitario, assistenziale e logistico, impiegati nelle zone del Paese interessate dal focolaio. Roma, Ministero della Salute, 2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2026&codLeg=112264&parte=1%20&serie=null
  8. Ministero della Salute. Ordinanza 29.05.2026. Procedure operative e misure di sorveglianza sanitaria relative alla Malattia da Virus Ebola (MVE). Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.123 del 29.05.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.codiceRedazionale=26A02788&atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-05-29&elenco30giorni=false
  9. Ebola, negativo il test del paziente rientrato in Sardegna dalla RD Congo. Il Sole 24 Ore, 31.05.2026, aggiornato 01.06.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.ilsole24ore.com/art/allarme-un-sospetto-caso-ebola-cagliari-paziente-ospedale-AI6YuUOD
  10. ASL Cagliari. Sospetto caso di Ebola al Santissima Trinità di Cagliari, in corso accertamenti: attivato immediatamente il protocollo di biocontenimento ed ora si attendono i risultati dallo Spallanzani di Roma. CronacaOnline, 31.05.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.cronacaonline.it/index.php/2026/05/31/sospetto-caso-di-ebola-al-santissima-trinita-di-cagliari-in-corso-accertamenti-attivato-immediatamente-il-protocollo-di-biocontenimento-ed-ora-si-attendono-i-risultati-dallo-spallanzani-di-roma/
  11. Sospetto caso di Ebola a Cagliari, un uomo rientrato dal Congo trasferito in ospedale per accertamenti: è sintomatico. Aveva fatto scalo a Il Cairo. Il Fatto Quotidiano, 31.05.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/31/ebola-cagliari-sospetto-caso-notizie/8404812/
  12. Istituto Nazionale di Statistica. Popolazione residente per cittadinanza al 1° gennaio 2024 e al 1° gennaio 2025. Roma, ISTAT, 2025. Disponibile all’indirizzo: https://demo.istat.it/app/?i=RCS&l=it
Approfondisci su epiprev.it Vai all'articolo su epiprev.it Versione Google AMP