Da ospedale a bersaglio: una metamorfosi bellica
«Help is on the way», era il messaggio del presidente USA alla popolazione iraniana qualche settimana prima dell’inizio della guerra israelo-statunitense che avrebbe dovuto durare al massimo qualche giorno. Dopo oltre 5 settimane e con la guerra ancora in corso, i messaggi presidenziali sul futuro della popolazione iraniana si erano notevolmente inaspriti: «we’re going to bring them back to the stone age, where they belong», «A whole civilization will die tonight, never to be brought back again». Le minacce di distruggere completamente le infrastrutture civili del paese non sono state realizzate, grazie a un accordo di cessate il fuoco preso in extremis (che non verrà applicato al Libano) e sulla tenuta del quale è troppo presto per poter esprimere un giudizio.1 Più in generale si conferma l’accettazione dell’uso delle minacce e della forza militare come mezzi legittimi per perseguire obiettivi politici, al di là del rispetto dei principi del diritto internazionale.
In verità le infrastrutture civili sono state colpite fin dal primo giorno della guerra, strutture sanitarie comprese. Dal 1â° marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha verificato oltre 20 attacchi su strutture sanitarie in Iran, che hanno provocato almeno 9 morti, tra cui quelle di un operatore sanitario attivo nel campo delle malattie infettive e un operatore della Mezzaluna rossa, stando alle dichiarazioni di Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’OMS, fatte il 3 aprile su X. Tedros si sofferma in particolare sull’Istituto Pasteur che «ha subito danni significativi rendendo impossibile l’erogazione di servizi sanitari». «L’Istituto Pasteur di Teheran è stato fondato nel 1920 e - continua Tedros - ha operato da più di un secolo in molteplici campi della ricerca medica ricoprendo un importante ruolo nell’affrontare emergenze sanitarie nella protezione e nella promozione della salute pubblica. Due dei suoi dipartimenti erano legati all’OMS in qualità di collaborating centres». Tedros specifica inoltre che anche l’ospedale psichiatrico Delaram Sina ha subito gravi danni da bombardamenti, come anche lo stabilimento farmaceutico Tofigh Daru che produce farmaci per il trattamento del cancro e della sclerosi multipla.
Secondo le convenzioni di Ginevra, le strutture e il personale sanitario non devono in nessun caso rappresentare un bersaglio di azioni militari. Tuttavia anche questa prescrizione del diritto umanitario internazionale viene sistematicamente violata dai belligeranti. La Safeguarding Health in Conflict Coalition (SHCC) ha documentato per l'anno 2024 a livello globale 3.623 episodi di violenza a danno dell'assistenza sanitaria, 1.111 strutture distrutte o danneggiate e complessivamente 1.540 operatori sanitari colpiti: 927 uccisi, 140 rapiti, 473 arrestati. Si tratta probabilmente di sottostime. Nell’81% dei casi il perpetratore della violenza è stato un’entità statale, una percentuale che è aumentata nel tempo parallelamente al ricorso sempre più diffuso a bombardamenti nelle aree urbane (su questo aspetto si veda il post precedente Bombe sulle città).
Mai prima la SHCC aveva registrato un numero così elevato di episodi di violenza contro la sanità in contesti di conflitto. Questo aumento è stato determinato dagli attacchi contro l’assistenza sanitaria in Libano, Myanmar, nei Territori palestinesi occupati, in Sudan e in Ucraina, nonché da un aumento del numero di paesi interessati dal fenomeno. Va sottolineato che il 38% di tutti gli episodi sono avvenuto nei Territori palestinesi occupati e il 13% in Libano, evidenziando il ruolo di primo piano del governo israeliano come perpetratore.
Come è stato già ricordato, le strutture sanitarie, i feriti, i malati, il personale e le ambulanze godono di una protezione speciale da parte della legge umanitaria internazionale. Se però le strutture sanitarie venissero utilizzate per scopi militari, causando un danno al nemico, potrebbe venire meno questa specifica protezione ed è questa deroga alla quale si appellano solitamente i perpetratori degli attacchi alle strutture. In questo contesto è tuttavia bene sapere che secondo il diritto internazionale in caso di incertezza la protezione va mantenuta.2 Inoltre, anche se l’ipotesi di utilizzo militare delle strutture sanitarie e di scudi umani da parte del nemico fosse confermata da prove incontrovertibili, questo non permetterebbe comunque di ignorare il principio di proporzionalità e l’obbligo della protezione dei civili. Al contrario. Proprio perché gli scudi umani non potrebbero mettersi in salvo anche se volessero (si pensi ai ricoverati in ospedale e al personale che li assiste), va applicata una particolare prudenza alle azioni militari. Se invece «la forza attaccante infligge danni sproporzionati agli scudi umani (…), sia la forza di difesa [per l’uso degli scudi] sia quella di attacco, violano i diritti dei civili», specifica Adil Ahmad Haque nel suo capitolo sulla questione degli scudi umani nell’Oxford Handbook of Ethics of War.
Il principio della proporzionalità è però purtroppo ormai non solo disatteso, ma anche indifeso e sempre meno considerato anche nel discorso pubblico. Anche qui, Gaza ha funzionato da laboratorio per testare cosa è possibile fare senza provocare troppo scandalo. Maximillian Kasy, professore di economia all’università di Oxford, con background di statistica e matematica, descrive in un paragrafo del suo libro The Means of Prediction (University of Chicago Press, 2025) come l’Intelligenza artificiale è stata applicata a Gaza. Dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, un sistema denominato "Lavender" è stato utilizzato per stimare la probabilità per ogni residente di Gaza di essere affiliato ad Hamas, distinguendo membri di basso e alto rango. Le persone con uno score di probabilità abbastanza elevato sono poi state selezionate per essere assassinate in maniera mirata (con una soglia di falsi positivi ritenuta accettabile fissata al 10%). Di quelli selezionati è stato individuato l’indirizzo di casa. Successivamente un sistema denominato “Where is Daddy?” è stato adoperato per predire quando i sospettati membri di Hamas fossero a casa per bombardarli. Il numero di morti provocati tra i civili non affiliati ad Hamas (membri di famiglia, vicini di casa eccetera) ritenuto accettabile è stato di 10-15 per i membri di basso rango e di fino a 100 e oltre per i membri di alto rango. Con ogni probabilità lo stesso sistema è entrato in funzione anche in Iran e in Libano.
C’è un aneddoto attribuito a Gandhi (credo inventato, ma bello lo stesso) nel quale, alla domanda di un giornalista su cosa pensasse della civiltà occidentale, il Mahatma rispose: «Sarebbe una bella idea».
Bibliografia
- Sto scrivendo questo testo il giorno 8 aprile 2026.
- International Red Cross, The protection of hospitals during armed conflicts: what the law says, https://www.icrc.org/en/document/protection-hospitals-during-armed-conflicts-what-law-says