Attualità
31/10/2013

Presentazione del progetto EpiAir e guida alla lettura degli articoli

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Il progetto EpiAir

Sorvegliare lo stato di salute della popolazione in relazione agli effetti dell’inquinamento atmosferico è l’obiettivo primario del Progetto EpiAir, frutto della collaborazione scientifica e dell’integrazione multidisciplinare di diversi ricercatori italiani nel quadro di progetti promossi a livello nazionale, nonché dell'esperienza maturata dai servizi sanitari e dalle agenzie regionali per l’ambiente (ARPA). Il progetto è stato finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute e coordinato nella prima fase dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio (EpiAir1, periodo in studio 2001-2005), e nella seconda dal Dipartimento di epidemiologia e salute ambientale di ARPA Piemonte (EpiAir2, periodo in studio 2006-2010).

I 2 progetti EpiAir costituiscono complessivamente il più recente e ampio studio sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici (PM10, NO2 e O3 e per la prima volta in Italia il PM2.5) rilevati nel periodo 2001-2005 in 10 città italiane (Torino, Milano, Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo, Cagliari), a cui si sono aggiunte altre 15 città nella seconda fase (Treviso, Padova, Rovigo, Trieste, Genova, Piacenza, Reggio Emilia, Parma, Modena, Rimini, Ferrara, Ancona, Napoli, Bari, Brindisi).

Gli obiettivi e i temi trattati dal progetto sono stati:

  • misura del rischio di mortalità specifico per causa in relazione ai diversi inquinanti;
  • misura del rischio di ricovero ospedaliero specifico per causa;
  • utilizzabilità dei dati degli accessi in pronto soccorso;
  • composizione del particolato urbano per singola centralina e città;
  • stima dell’impatto in termini di numero di casi attribuibili di mortalità, per città;
  • valutazione delle politiche attualmente adottate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico urbano;
  • aggiornamento di Linee guida destinate al pubblico sul tema dei rischi per la salute dell’inquinamento atmosferico.

Il progetto EpiAir ha già prodotto numerose pubblicazioni scientifiche che sono state riassunte nella revisione sistematica dell’Organizazione mondiale della sanita in un documento recente: Review of evidence on health aspects of air pollution - REVIHAAP Project.1

Che cosa è emerso dallo studio dell’ultimo periodo (2006-2010)

È confermata nel suo complesso la valutazione che l’inquinamento atmosferico urbano, in gran parte originato dal traffico veicolare, è un problema ambientale di assoluta rilevanza per la salute pubblica nelle città italiane.

  • L’andamento degli inquinanti riportato nell’articolo di Gandini et al. (pp. 209-219)2 mostra una progressiva riduzione negli anni di PM10, PM2.5 e NO2 (seppure in misura minore),mentre i livelli di ozono rimangono stabili nel loro complesso con oscillazioni annuali in dipendenza dalle condizioni metereologiche estive. Si segnala l’anomalia del 2006, anno interessato dall’oscillazione Nord- Atlantica di particolare intensità, con conseguente ristagno della circolazione atmosferica al suolo in Europa Occidentale e livelli di inquinamento elevati, che hanno caratterizzato tutta l’Europa, Italia compresa. Questo fenomeno è alla base dei valori elevati riscontrati in tale anno nelle città in studio nel progetto EpiAir.
  • L’analisi della mortalità (articolo di Alessandrini et al. pp. 220-229)3 ha confermato gli effetti di PM10, di PM2.5 e un maggiore rischio per l’NO2 rispetto al particolato, come già notato nel periodo precedente, e rischi più elevati nella stagione calda, dato anch’esso presente in analisi precedenti. I rischi molto eterogenei tra città per alcune cause suggeriscono l’effetto di fattori locali, per la valutazione dei quali sarà necessario un approfondimento in relazione ai dati di composizione del particolato, a loro volta determinati dalla tipologia di traffico veicolare prevalente, da altre fonti inquinanti fisse (industrie, riscaldamento, navi), dalla presenza di fonti naturali (sabbie sahariane e sale marino) e dalle condizioni climatiche e geografiche. In questi casi, il particolato nelle città considerate potrebbe aver subito variazioni della tossicità.
  • L’analisi dei ricoveri presentata nell’articolo di Scarinzi et al. (pp. 230- 241)4 restituisce risultati in linea con gli studi precedenti, con rischi significativi per PM10 ed NO2, anche se inferiori al periodo precedente (2001-2005), tranne l’assenza di effetti significativi dell’ozono sia sui ricoveri cardiovascolari sia su quelli respiratori.

In entrambe queste analisi, i rischi relativi per pari incrementi degli inquinanti sono risultati quindi in genere inferiori rispetto al periodo precedente, con particolare riduzione per l’ozono. L’interpretazione di questo risultato non è agevole e necessita di ulteriori analisi per stagione e periodo, ma si evidenzia che la riduzione è contemporanea a quella registrata per gli effetti delle ondate di calore estivo, con i quali potrebbe essere messa in relazione, e con la documentata capacità della popolazione interessata da questo inquinante a porre in essere misure di mitigazione personale nel periodo estivo, in concomitanza con gli effetti delle ondate di calore.

  • L’articolo sull’impatto di Baccini e Biggeri (pp. 252-262)5 documenta l’entità del numero di casi attribuibili agli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico urbano per singola città. La stima, calcolata con un approccio innovativo basato su rischi ponderati bayesiani a posteriori, fornisce un aggiornamento del numero di casi, la cui ultima misura era stata fatta nell’ambito del progetto MISA2,6 risalente ormai a 9 anni fa (2004). Rispetto al decennio precedente, l’impatto sulla mortalità degli effetti a breve termine del PM10 è passato dall’1,5% allo 0,9%, e si concentra nelle aree più inquinate del Nord Italia (grandi centri metropolitani e Pianura Padana in particolare). Tale stima rappresenta solo una parte dell’impatto dell’inquinamento atmosferico perché occorre considerare in dettaglio gli effetti a lungo termine per i quali è in corso un progetto di valutazione a livello nazionale (progetto CCM: Valutazione integrata impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento atmosferico, VIIAS, www.viias.it).
  • L’articolo sulle politiche di Barchielli et al. (pp. 242-251)7 testimonia il ritardo dell’Italia nell’adozione generalizzata di misure strategiche strutturali mirate alla riduzione delle emissioni e l’assenza di valutazioni di efficacia delle misure adottate. Molto spesso ci si è basati sull’ipotesi di un possibile effetto, ma non su valutazioni empiriche della reale efficacia. Sviluppo ridotto delle metropolitane urbane in confronto al resto dell’Europa, ritardo nell’ammodernamento dei sistemi ferroviari metropolitani, abbandono dei sistemi tranviari elettrici, vetustà del parco veicolare circolante sono solo alcune delle principali criticità emerse dall’analisi; complicate ulteriormente dall’eterogeneità delle misure adottate, indicazione dell’assenza di politiche nazionali omogenee basate su valutazioni oggettive di efficacia.

Il confronto tra i periodi 2001-2005 e 2006-2010 sotto vari aspetti è ancora in corso. Tuttavia è possibile affermare in sintesi che sia il quadro ambientale sia quello sanitario sono migliorati rispetto al quinquennio precedentemente studiato, e che l’Italia, lentamente ma progressivamente, si sta avvicinando alla media europea, pur continuando a essere uno dei Paesi con maggiori criticità.

Infine, le Linee guida sullo studio degli effetti, presentate in un Quaderno allegato a questo stesso numero della rivista,8 sono state aggiornate e arricchite di numerosi capitoli e sono destinate a una diffusione ampia agli Enti locali (Comuni, Province, Regioni), alle scuole, alle organizzazioni non governative e anche al grande pubblico, dato che chiunque potrà scaricarle liberamente dal sito di E&P.8

Le novità da approfondire

Molte le novità emerse durante i 3 anni dello studio, che saranno oggetto di approfondimenti successivi.

  • La valutazione degli effetti nelle città portuali, caratterizzate dalle emissioni delle grandi navi, in particolare per le polveri e l’NO2.
  • La valutazione dell’omogeneità o meno dei rischi nella Pianura Padana, zona dove i valori registrati di particolato sono i più alti in Italia e tra i maggiori in Europa.
  • La valutazione degli effetti del PM2.5, finora mai effettuata in Italia con approccio multicentrico.
  • La valutazione delle caratteristiche cliniche che determinano maggiore suscettibilità ai rischi, con un approccio che ha esteso la rilevazione delle patologie preesistenti a 5 anni precedenti il decesso o il ricovero, rispetto ai 2 anni dello studio precedente.
  • La fruibilità dei dati rilevati nei passaggi al pronto soccorso, che indicano come la quota di impatto sia ampiamente sottovalutata utilizzando dati tradizionali quali mortalità e ricoveri, mentre se si considerano anche i passaggi in pronto soccorso la quota di effetti misurabili nella popolazione aumenta in misura enorme, portando al raddoppio della quota di popolazione interessata da eventi sanitari verificabili.
  • La possibilità di un approccio innovativo spazio-temporale che diversifichi l’esposizione dei soggetti non solo nel tempo (nei singoli giorni), ma anche nello spazio, attribuendo a ciascuno un valore di esposizione caratteristico della sua residenza. L’approccio si potrebbe rivelare particolarmente utile in situazioni di grande disomogeneità dell’inquinamento cittadino, che caratterizza alcune città in studio (Trieste, Genova, Ancona, Taranto sono i casi più eclatanti).

La prevenzione possibile

Una delle novità emerse dal progetto è la fattibilità di verifiche sul campo delle politiche di prevenzione attivate. Il principale significato del progetto EpiAir risiede nel porre le basi per un programma di sorveglianza dell’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico fondato sull’utilizzo di indicatori ambientali e sanitari affidabili e standardizzati. L’adesione del numero più elevato di città mai riscontrato finora in Italia (25) sostiene la speranza che tale sistema, basato su una rete estesa di servizi di sorveglianza epidemiologica e ambientale, possa continuare in futuro.

I risultati dello studio EpiAir2 lasciano intravvedere la possibilità che la riduzione dei rischi sia legata alle azioni di prevenzione poste in essere negli ulltimi anni per le ondate di calore, azioni che avrebbero quindi avuto un’influenza contemporanea sia sui rischi determinati dall’inquinamento atmosferico sia su quelli determinati dalle ondate di calore.

La riduzione degli effetti significativi dell’ozono estivo sui ricoveri potrebbe indicare nuove strade alla prevenzione, basata sull’adozione di modalità di difesa individuale che, se confermate, possono aprire scenari nuovi e inesplorati di grande interesse.

Siti web per saperne di più

Il progetto EpiAir ha un proprio sito web, www.epiair.it, dove saranno reperibili anche indicazioni sui risultati man mano che andranno a concludersi gli approfondimenti necessari evidenziati durante i 3 anni dello studio.

Le versioni integrali delle Linee guida sono invece disponibili sul sito di Epidemiologia&Prevenzione.8,9

Bibliografia

  1. http://www.euro.who.int/
  2. Gandini M, Berti G, Cattani G et al. Indicatori ambientali nello studio EpiAir2: i dati di qualità dell’aria per la sorveglianza epidemiologica. Epidemiol Prev 2013:37(4-5):209-19.
  3. Alessandrini ER, Faustini A, Chiusolo M et al. Inquinamento atmosferico e mortalità in venticinque città italiane: risultati del progetto EpiAir2. Epidemiol Prev 2013:37(4-5):220-9.
  4. Scarinzi C, Alessandrini ER, Chiusolo M et al. Inquinamento atmosferico e ricoveri ospedalieri urgenti in 25 città italiane: risultati del progetto EpiAir2. Epidemiol Prev 2013:37(4-5):230-41.
  5. Baccini M, Biggeri A. Impatto a breve termine dell’inquinamento dell’aria nelle città coperte dalla sorveglianza epidemiologica EpiAir2. Epidemiol Prev 2013:37(4-5):252-62.
  6. Biggeri A, Bellini P, Terracini B. Meta-analysis of the Italian studies on short-term effects of air pollution – MISA 1996-2002. Epidemiol Prev 2004;28(4-5) Suppl:4-100.
  7. Di Lonardo S, Nuvolone D, Forastiere F, Cadum E, Barchielli A. Le politiche per la promozione della mobilità sostenibile e la riduzione dell’inquinamento atmosferico causato dal traffico veicolare nelle città partecipanti allo studio EpiAir2. Epidemiol Prev 2013:37(4-5):242-51.
  8. Sarno G, Maio S, Simoni M, Cerrai S, Baldacci S, Viegi G; Gruppo collaborativo EpiAir2. Inquinamento atmosferico e salute umana (Seconda edizione). Epidemiol Prev 2013;37(4-5) Suppl 2. Disponibile all’indirizzo: pubblicazione/epidemiol-prev-2013-37- 4-5-suppl-2
  9. Inquinamento atmosferico e salute umana. Epidemiol Prev 2009;33(6) Suppl 2:1-72. Disponibile all’indirizzo: pubblicazione/epidemiol-prev-2009-33-6-suppl-2
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