Articoli scientifici
13/12/2021

Predictive values of symptoms for SARS-CoV-2 infection among primary care patients in Piedmont

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OBIETTIVI: indagare quali siano le combinazioni di caratteristiche e sintomi che meglio predicono l’esito positivo del tampone per SARS-CoV-2 per rendere più efficiente il ruolo del medico di medicina generale (MMG) nell’identificare possibili pazienti COVID.
DISEGNO: studio di coorte prospettico.
SETTING E PARTECIPANTI: pazienti di un gruppo di MMG aderenti allo studio su base volontaria che hanno contattato il proprio medico tra il 01.03.2020 e il 30.06.2020, riportando sintomi simil-influenzali e/o anosmia/ageusia.
PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME: positività al tampone molecolare. Sono stati stimati il valore predittivo e l’associazione dei sintomi riferiti con questo esito, utilizzando modelli di regressione logistica multivariata, usando un approccio di pesatura dell’inverso della probabilità.
RISULTATI: un tampone è stato richiesto per 1.045 (77,2%) dei 1.354 pazienti inclusi nello studio: il 79,6% (n. 832) di questi è stato sottoposto al test, con un risultato positivo nel 50,4% dei casi. La probabilità di un esito positivo del tampone era più elevata per i pazienti tra i 40 e i 64 anni (OR 1,59; IC95% 1,09-2,33) e per quelli over 64 (OR 2,64; IC95% 1,66-4,19), rispetto ai pazienti più giovani (<40 anni). Si è osservata un’associazione con l’esito positivo al tampone tra i pazienti che riportavano febbre >37,5°C (OR 1,67; IC95% 1,18-2,36) e anosmia/ageusia (OR 1.44; IC95% 1,01-2,04). Il valore predittivo della febbre aumentava al crescere dell’età, mentre un trend opposto si è osservato per l’anosmia/ageusia. Non si è osservata alcuna differenza per genere.
CONCLUSIONI: tra i pazienti che hanno contattato il loro medico di famiglia riportando sintomi simil-influenzali, la presenza di febbre >37,5°C o anosmia/ageusia erano associate a una maggiore probabilità di positività del tampone molecolare. L’età è risultata un modificatore di effetto per il valore predittivo di questi sintomi. Anche se la generalizzabilità dei risultati potrebbe essere limitata a causa dell’impossibilità di controllare possibili fattori di selezione associati alle modalità di reclutamento della coorte e al successivo accesso al test, questo studio mette in evidenza l’importanza del contributo della ricerca valutativa nel setting di cure primarie alla definizione di strategie efficaci di contrasto alla pandemia.

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