Articoli scientifici
13/12/2011

Lo stato di salute della popolazione detenuta all’interno delle strutture penitenziarie della Regione Toscana

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Introduzione

Attualmente, oltre 9,8 milioni di persone risultano detenute negli istituti penitenziari di tutto il mondo. Di questi quasi la metà si trovano negli Stati Uniti (2,3 milioni), 0,9 milioni in Russia e 1,6 milioni in Cina dove risultano presenti anche 850 000 persone in “detenzione amministrativa” portando il complessivo cinese a 2,4 milioni di detenuti e il totale mondiale a oltre 10,6 milioni.1

Nonostante l’elevata numerosità di questa popolazione, a oggi la conoscenza sul loro stato di salute appare molto limitata.2 L’esempio più eclatante sulla mancanza di informazioni può essere fatto pensando a come le indagini nazionali finalizzate al monitoraggio dello stato di salute della popolazione generale, fra cui il National Health Interview Survey (Stati Uniti) o le indagini di popolazione svolte dall’Istat in Italia, escludono dalla propria rilevazione gli individui che vivono all’interno delle strutture detentive.

Grazie ad alcuni studi internazionali sappiamo che questa popolazione può essere considerata ad alto rischio a causa delle numerose circostanze che precedono o accompagnano la detenzione3 e, seguendo le informazioni diffuse dall’OMS,4 i principali disturbi riscontrati nelle strutture penitenziarie sono di natura psichica, infettiva e gastroenterica.

Queste persone provengono spesso da contesti svantaggiati, hanno bassi livelli di istruzione e risultano essere forti consumatori di tabacco, alcol e droghe illegali nei periodi che precedono l’arresto. Comportamenti, questi, che associati alla malnutrizione e alla ridotta attività fisica svolta in carcere, possono complicare le azioni preventive o di cura rivolte anche nei confronti di gravi patologie croniche come il diabete, l’ipertensione e l’asma persistente che mostrano prevalenze molto più elevate fra i detenuti rispetto alla popolazione non istituzionalizzata.5 Inoltre, questa popolazione è fortemente esposta al contagio di malattie infettive legate all’utilizzo di droghe iniettive o a pratiche sessuali a rischio ed è sottoposta a elevati livelli di stress, ansia e privazione del sonno con inevitabile impatto sulla salute fisica e mentale.6,7

Questi dati trovano conferma nell’elevato rischio di morte, compresa quella dovuta a malattie cardiovascolari e oncologiche, riscontrato tra coloro che hanno trascorso un periodo di detenzione rispetto alla popolazione generale8,9confermando, così, gli elevati fattori di rischio a cui sono sottoposti. In Italia, secondo i dati forniti dal Ministero di grazia e giustizia nel luglio 2011, sono 66 942 i detenuti presenti all’interno delle strutture penitenziarie. Come nel resto del mondo, anche nel nostro Paese le informazioni necessarie a delinearne lo stato di salute risultano molto scarse e derivanti, quasi esclusivamente, da indagini ad hoc.

A questo proposito, un recente studio condotto utilizzando aggregati di patologie, mostra un’alta prevalenza di pazienti tossicodipendenti (21,5%) rispetto alla popolazione generale (2,1%), così come per i disturbi del cavo orale (15,3% vs 4,5%), del sistema epatobiliare (10,9% vs 4,2%) e per le malattie infettive esclusa l’HIV (6,6% vs 1,1%)10. Questi dati, pur risultando limitati dalla forma aggregata, appaiono allarmanti e rappresentano un importante passo avanti verso l’affermazione del diritto di salute di questi cittadini.

A seguito dell’avvenuta riorganizzazione della sanità penitenziaria (Decreto del Presidente del consiglio dei ministri, 1 aprile, 2008) e successivo suo trasferimento dal Ministero di grazia e giustizia al sistema sanitario nazionale, ha preso campo l’esigenza di conoscere maggiori dettagli sulle condizioni sanitarie dei detenuti. A questo proposito, la regione Toscana ha istituito, presso l’Agenzia regionale di sanità, l’Osservatorio regionale per la salute in carcere11che ha, fra le sue principali finalità, quella di monitorare i bisogni di salute di questa popolazione.

Obiettivo di questo studio è quello di selezionare le principali patologie da cui risultano affetti i detenuti presenti nelle strutture penitenziarie toscane utilizzando il sistema di Classificazione internazionale delle malattie ICD IXCM allo scopo di poter effettuare, ove possibile, un confronto, con lo stato di salute della popolazione non istituzionalizzata.

Materiali e metodi

Al fine di indagare lo stato di salute della popolazione detenuta in Toscana, è stato condotto uno studio prospettico di coorte coinvolgendo tutti i reclusi presenti in data 15 giugno 2009 nei 18 istituti penitenziari della Toscana, tra cui l’ospedale psichiatrico giudiziario (OPG). Il disegno di ricerca prevedeva una fase di followup al terzo, al sesto e al dodicesimo mese successivo all’arruolamento della coorte. In questo lavoro si presentano i dati descrittivi dello stato di salute del campione limitatamente alla prima visita, confrontando le prevalenze di patologia osservate nel campione con le prevalenze nella popolazione generale toscana stimate attraverso l’indagine Multiscopo Istat (anni 2006-2009).12

Il progetto di ricerca è stato promosso attraverso l’organizzazione di un workshop al quale hanno partecipato tutti i dirigenti medici e d’istituto. Tutti gli istituti hanno aderito allo studio. Non sono stati reclutati coloro che sono stati scarcerati nel periodo intercorso tra l’arruolamento e la prima visita per l’impossibilità di rintracciarli una volta “liberi” inoltre, la mancanza di un identificativo del detenuto all’interno del sistema carcerario nazionale, non ci ha permesso di effettuare la prima visita a coloro che sono stati trasferiti in questo arco di tempo. Il programma di inserimento dati assegnava a ogni arruolato un codice numerico in grado di individuare la persona nel corso della rilevazione garantendo, al tempo stesso, il completo anonimato durante la trasmissione dei dati. Per il dato numerico relativo al Paese di origine dei cittadini stranieri residenti in Toscana sono stati utilizzati i dati di popolazione Istat.13

La scheda utilizzata per la rilevazione, è stata costruita in col laborazione con il personale sanitario che opera all’interno delle strutture penitenziarie. Lo strumento, informatizzato su supporto Access, si compone di due sezioni: la prima ri guardante le principali caratteristiche sociodemografiche e una seconda contenente aspetti di tipo clinico. La scheda è stata compilata da un medico incaricato e presente all’interno di ogni istituto penitenziario. Le patologie sono state codificate secondo il sistema di Classificazione internazionale delle malattie ICD IXCM.14 Per quanto riguarda la terapia farma cologica, è stata messa a disposizione una lista di principi attivi tratti dall’Anatomical Therapeutic Chemical Classifi cation System (ATC).

Al termine di ogni rilevazione i dati sono stati trasferiti al l’Agenzia regionale di sanità via web. Nello specifico le variabili inserite nella scheda sono state le seguenti:

  • sociodemografiche (età, genere, nazionalità, comune di residenza, titolo di studio);
  • provenienza (da libertà, da altro istituto, da centri di detenzione temporanea, da affidamento sociale o da arresti domiciliari);
  • stili di vita (abitudine al fumo e quantitativo di sigarette fumate al die; consumo di alcol e numero di bicchieri bevuti al die, consumo di sostanze stupefacenti e indicazione della sostanza principale utilizzata e un massimo di due sostanze secondarie, il peso e l’altezza);
  • diagnosi principale internistica;
  • diagnosi principale psichiatrica;
  • diagnosi secondarie (4 ulteriori campi fra internistiche e psichiatriche);
  • episodi di autolesionismo;
  • atti suicidari.

Analisi dati

Nell’analisi dei dati sono stati considerati i detenuti maschi di età compresa tra 18 e 65 anni, vista la bassissima numerosità dei detenuti di età maggiore a 65 anni e delle detenute. Il titolo di studio è stato codificato in: laurea, diploma di scuola superiore, licenza media, licenza elementare e nessun titolo.

Il Paese di origine è stato inserito dal medico su indicazione del detenuto nel caso in cui fosse sprovvisto di documenti di identificazione.

I non fumatori e i non bevitori comprendono rispettivamente la categoria degli ex-fumatori e degli ex-bevitori.

Il peso e l’altezza sono stati utilizzati per la costruzione del Body Mass Index (BMI) categorizzato, secondo la classificazione dell’OMS, in sottopeso (BMI<18,5), normopeso (18,5=<BMI<25), sovrappeso (25=<BMI<30) e obeso (BMI>=30). Nell’analisi non è stata quindi usata la diagnosi ICD IXCM di obesità.

Le patologie diagnostiche inserite dai medici sono state raggruppate secondo i grandi gruppi di categoria previsti dall’ICD IXCM.14

Vista la rilevante presenza di malattie infettive tra la popolazione penitenziaria è stata descritta nel dettaglio la prevalenza delle singole patologie, considerando i Paesi d’origine maggiormente rappresentati (Africa del Nord ed Europa dell’Est).

Per alcune patologie (ipertensione, cardiopatia ischemica, asma, bronchite cronica, diabete, obesità, esofagiti, gastriti e ulcere gastroduodenali, calcolosi del rene e delle vie urinarie e malattie allergiche) è stato possibile effettuare il confronto con i dati Istat derivanti dall’indagine Multiscopo Aspetti della vita quotidiana. Per ottenere stime di prevalenza attendibili per le patologie che presentano una frequenza molto bassa abbiamo aggregato i dati delle rilevazioni 2006, 2007, 2008 e 2009 dopo aver verificato l’omogeneità della distribuzione di frequenza negli anni. La prevalenza è stata calcolata per classi di età (18-34, 35-49, 50-65). Al fine di effettuare un confronto con la popolazione generale considerando le differenze nella distribuzione per età, abbiamo operato un modello di regressione logistica, pesando ciascun record con il suo peso di campionamento Istat, ridimensionato per tener conto dell’aggregazione di diversi campioni della popolazione toscana. Le variabili utilizzate per l’aggiustamento sono state l’età e, per alcune patologie, il fumo. Non sono stati considerati il titolo di studio, per la presenza di molti dati mancanti tra la popolazione carceraria, e il consumo di alcol.

Particolare attenzione è stata data alla presenza dei disturbi psichiatrici che rappresentano il gruppo di patologie con la maggiore frequenza.

Ai disturbi psichiatrici è stata applicata la classificazione utilizzata all’interno del flusso regionale per la salute mentale degli adulti, che raggruppa i codici diagnostici ICD IXCM in 10 categorie diagnostiche:

  • Disturbi mentali organici (senili, presenili e altri): 290, 293, 294, 310
  • Disturbi mentali alcolcorrelati: 291, 303, 305.0
  • Disturbi mentali da dipendenza da sostanze: 292, 304, 305.2305.8
  • Disturbi da spettro schizofrenico: 295, 297, 298.2298.4, 299
  • Disturbi affettivi psicotici: 296, 298.0, 298.1, 298.8, 298.9
  • Disturbi depressivi non psicotici: 300.4, 309.0, 390.1, 311
  • Disturbi nevrotici e reazioni di adattamento: 300 a eccezione di 300.4, 306, 308, 309.2309.4, 309.8, 309.9, 316
  • Disturbi della personalità e del comportamento: 301, 302, 312
  • Disturbi del comportamento alimentare: 307.1307.5
  • Oligofrenie e ritardo mentale: 317, 318, 319
  • Altro: 305.1305.9, 307 a eccezione di 307.1 e 307.5, 313, 314, 315

Risultati

Il 15 giugno 2009 risultavano presenti 4 169 detenuti. Le prime visite effettuate sono state 2 985, il 71,6% dei presenti alla data di arruolamento; il rimanente 28,4% è composto esclusivamente da coloro che sono stati scarcerati o trasferiti tra il momento dell’arruolamento e la prima visita. Vista la scarsa numerosità del genere femminile (4,5%) e di detenuti di età superiore a 65 anni (1,4%), le nostre analisi si con centrano sui detenuti maschi di età compresa fra 18 e 65 anni (n.=2 805). In tabella 1 sono presentate le caratteristiche sociodemografiche del campione e della popolazione toscana maschile della stessa fascia di età.

La classe di età più rappresentata è quella compresa fra 18 e 34 anni con il 43,6% dei detenuti, mentre, fra i residenti to scani liberi, questa classe di età raggiunge il 28,7%.

Nonostante si tratti di una popolazione giovane, il titolo di studio conseguito è medio basso con l’84,7% che raggiunge al massimo la licenza media inferiore rispetto al 50,5% dei residenti toscani non istituzionalizzati.

La composizione per nazionalità, vede una sovrarappresenta zione della popolazione straniera che raggiunge il 47,6% dei presenti. Fra questi, i detenuti provenienti dal Nord Africa e dall’Est Europa costituiscono il 40,0% della popolazione og getto di studio. Facendo un confronto con la popolazione ge nerale, secondo i dati Istat aggiornati al 31 dicembre 2009, in Toscana la popolazione straniera residente rappresenta, com plessivamente, il 9,1% ed è composta prevalentemente da per sone che provengono dall’Est Europa (4,9%) o dall’Asia (1,7%). Fra i detenuti osserviamo un elevato consumo di tabacco con il 70,6% di fumatori abituali verso il 33,2% dei cittadini liberi e, pur non potendo effettuare confronti con dati di popolazione, salta agli occhi il numero elevato di consumatori di sostanze stupefacenti fra i detenuti con il 45,1% che di chiara di averne fatto uso. Fra le sostanze più utilizzate tro viamo la cocaina, con il 42,8% dei consumatori , l’eroina (40,1%) e la cannabis (12,8%).

Fra i detenuti vi è una prevalenza di obesità riscontrata dell’11,5% vs il 9,2% della popolazione non istituzionalizzata. La tabella 2 presenta le patologie di tipo internistico rilevate all’interno degli istituti penitenziari, sia per grandi gruppi sia per singole categorie limitatamente a quelle con una pre valenza di almeno lo 0,5%, per classi di età.

Le malattie dell’apparato digerente sono le più frequenti e interessano il 25,1% dei detenuti, seguite dalle malattie in fettive e parassitarie con una prevalenza del 15,7%. Tra le prime più della metà è costituita dalle patologie dei denti e del cavo orale che riguardano il 13,7% dei carcerati. Tra le malattie dell’apparato digerente solo le esofagiti, gastriti e ulcere gastroduodenali e l’ernia addominale presentano un trend crescente con l’età.

Considerando gli altri raggruppamenti diagnostici troviamo, in ordine di dimensione, le malattie del sistema osteomu scolare e connettivo (11,0%), del sistema circolatorio (10,8%), del sistema endocrino e metabolico (9,2%), le cui patologie risultano con una prevalenza più elevata all’aumentare dell’età. Seguono i traumatismi e gli avvelenamenti (6,8%), le malattie dell’apparato respiratorio (5,9%) e le malattie del sistema nervoso (4,9%).

Tra le malattie infettive e parassitarie, le più frequenti risultano essere l’infezione da Hepatitis C Virus (HCV) con una pre valenza del 9,0%, l’infezione da Hepatitis B Virus (HBV) con il 2,2% e l’infezione da Human Immunodeficiency Virus (HIV) con l’1,4%. Nello specifico, suddividendo le patologie infettive all’interno dei tre principali gruppi etnici, osserviamo una maggiore prevalenza delle infezioni da virus C (14,9%) fra i detenuti italiani rispetto alla popolazione straniera (tabella 3). L’infezione da HBV risulta sovrapponibile nella popolazione italiana e nordafricana (rispettivamente 2,5% e 2,3%) mentre mostra valori più bassi fra gli est europei (1,6%).

La frequenza di infezione da Human Immunodeficiency Virus (HIV) risulta superiore tra la popolazione italiana (2,0%) rispetto a quella sia nordafricana sia dell’Est Europa (rispettivamente 0,7% e 0,4%), così come l’epatite A: 1,2% tra gli italiani, 0,2% tra la popolazione nordafricana e nessun caso tra gli est europei. Al contrario, risultano positivi all’infezione da Treponema pallidum (sifilide), soprattutto i detenuti provenienti dall’Est Europa (1,2%).

La tabella 4 presenta la frequenza delle patologie confrontabili con la popolazione generale toscana maschile di età compresa fra 18 e 65 anni e le misure di rischio di malattia della popolazione detenuta rispetto alla popolazione non istituzionalizzata.

Le malattie del sistema circolatorio considerate sono l’ipertensione e la cardiopatia ischemica. La prima risulta più frequente nella popolazione generale rispetto alla popolazione carceraria anche stratificando per età e tale differenza rimane anche se si aggiunge al modello la variabile fumo (OR 0,6; IC 95% 0,40,7). La cardiopatia ischemica è invece più frequente tra la popolazione carceraria rispetto alla popolazione generale a parità di età, e permane tale aggiustando per il fattore di rischio fumo (OR 2,6; IC 95% 1,5-4,4).

Le malattie dell’apparato respiratorio considerate sono l’asma e la bronchite cronica. Entrambe sono più frequenti tra la popolazione generale rispetto alla popolazione carceraria (1,7% vs 2,5% e 1,5% vs 2,4% rispettivamente) anche se la significatività viene meno aggiustando per età. Per il diabete e l’obesità si rileva un maggiore rischio tra la popolazione carceraria aggiustando per età.

Anche le malattie dell’apparato digerente sono più frequenti tra la popolazione carceraria: la frequenza di esofagiti, gastriti e ulcere gastroduodenali è del 5,6% tra i detenuti e del 2,1% tra la popolazione generale; il maggiore rischio tra la popolazione carceraria permane aggiustando per età e fumo (OR: 3,0; IC 95% 2,0-4,6).

La calcolosi del rene e delle vie urinarie risulta invece meno frequente fra la popolazione carceraria (2,2% vs 0,8%). Le malattie allergiche risultano 5 volte più frequenti tra la popolazione libera rispetto alla popolazione detenuta.

Riguardo ai disturbi di salute mentale, presentati in tabella 5, la prevalenza di disturbi psichici nella popolazione detenuta è del 33,3% (rispetto all’11,6% riscontrato nella popolazione generale) mentre scende al 29,3% se si escludono i detenuti presso l’OPG. Questi ultimi sono interessati prevalentemente da disturbi da spettro schizofrenico (32,6%), seguiti dai disturbi mentali alcolcorrelati (23,3%), dai disturbi della personalità e del comportamento (21,5%), dai disturbi mentali da dipendenza da sostanze (19,8%) e infine dai disturbi affettivi psicotici (15,2%). Tra la rimanente popolazione carceraria prevalgono i disturbi mentali da dipendenza da sostanze (12,7%) seguiti dai disturbi nevrotici e reazioni da adattamento (11,6%); prevalenze più basse ma rilevanti si osservano per i disturbi mentali alcolcorrelati (4,6%), per i disturbi della personalità e del comportamento (3,7%) e per i disturbi affettivi psicotici (3,3%).

Confrontando i dati dei detenuti con quelli della popolazione generale si osserva una prevalenza di disturbi mentali alcolcorrelati (5,7% vs 2,0%), di disturbi dello spettro schizofrenico (2,5% vs 0,3%) e di disturbi nevrotici e di adattamento (10,9% vs 0,8%) mentre i disturbi depressivi non psicotici risultano maggiormente frequenti nella popolazione generale (6,5% vs 1,9%).

Discussione

Valutare la presenza, in ambiente penitenziario, di alcune fra le principali patologie croniche, risulta particolarmente importante se consideriamo questi dati come una sorta di guida sulla quale orientare interventi di promozione della salute nella popolazione detenuta.

La disparità di salute fra i prigionieri e la popolazione generale è stata attribuita a vari fattori socioeconomici e comportamentali; in particolare l’alta frequenza di tossicodipendenza da droghe endovenose nei prigionieri, la maggior abitudine all’alcol e al consumo di tabacco, determinano un aumentato rischio di contrarre malattie infettive e cardiovascolari. A queste, dobbiamo aggiungere l’elevata presenza di disturbi mentali che, aumentando il rischio di commettere azioni criminose, risultano sovrarappresentati nelle strutture penitenziarie.15-17

In linea con precedenti studi nazionali10 e internazionali,18 la coorte presa in esame mostra un peso sostanzialmente più elevato di disordini fisici e psichici rispetto alla popolazione generale anche se, in alcuni casi, risultano correlati al Paese di provenienza.19 Nello specifico, stratificando per area geografica i risultati riguardanti le patologie infettive, abbiamo ottenuto un numero molto elevato di positivi all’infezione da HBV, HCV e HIV fra gli italiani detenuti rispetto agli stranieri. Questo risultato, pur confermando l’elevata presenza di processi infettivi nelle strutture penitenziarie rispetto alla popolazione libera italiana (la prevalenza di HCVRNA è del 3%20 vs il 14,9% riscontrato fra i detenuti italiani), appare contrario a quanto riportato in letteratura circa la netta prevalenza di infezioni da virus C in Asia e in alcuni Paesi africani (Egitto in particolare) dove la prevalenza raggiunge addirittura il 51,0% della popolazione generale.21Lo stesso risultato è osservabile anche rispetto all’infezione da HIV dove la prevalenza riscontrata nelle strutture penitenziarie della nostra regione (1,4%), pur superando di gran lunga quella accertata nella popolazione residente in Toscana (13,5 x 10.000),22risulta prevalentemente a carico dei detenuti italiani.

Queste conclusioni si rivelano ancor più interessanti se messe in relazione all’utilizzo di droghe iniettive che rappresentano, come sappiamo, una delle principali fonti di trasmissione per queste patologie. In questo caso, infatti, gli utilizzatori italiani e nord europei appaiono numericamente sovrapponibili facendo decadere la possibile relazione fra tossicodipendenza per via endovenosa e infezione da HBV, HCV e HIV. Ovviamente tutto questo risulta poco credibile e pertanto una possibile causa è da ricercarsi nella diversa adesione allo screening infettivologico da parte di detenuti provenienti da aree geografiche differenti. La valutazione virologica, infatti, pur essendo di routine all’ingresso in struttura, necessita del consenso da parte dell’interessato con conseguente scarsa adesione da parte dei detenuti stranieri che molto spesso, in mancanza di un mediatore culturale, non riescono a comprenderne l’importanza in termini di salute personale. Inoltre, la maggior conoscenza che i detenuti italiani hanno del proprio stato di salute, rende possibile la trascrizione di uno stato patologico già in fase anamnestica.

Per quanto riguarda l’infezione da Treponema pallidum (sifilide), i nostri dati risultano in linea con quelli pubblicati nel 2010 dall’European Centre for Disease Prevention and Control23 in cui viene messa in evidenza la forma endemica che questa patologia sta acquistando in alcuni Paesi dell’Est Europa. Risulta quindi comprensibile come questo fenomeno si verifichi anche all’interno delle strutture penitenziarie. è comunque da tener presente che, come per le altre patologie infettive, anche in questo caso il test diagnostico, pur facendo parte del protocollo d’ingresso, risulta facoltativo e pertanto la valutazione può risultare sottostimata. Questi risultati saranno oggetto di ulteriori approfondimenti.

Riguardo all’utilizzo di sostanze stupefacenti, si conferma24 l’elevato consumo di sostanze utilizzabili anche per via endovenosa, indicando la cocaina come la sostanza principale seguita dall’eroina. Dobbiamo inoltre ricordare che questi dati, come descritto dall’OMS,4 risultano fortemente sottostimati a causa dell’illegalità dell’atto e della frequente associazione con le ragioni che hanno portato alla detenzione. I numerosi fattori di rischio a cui si sottopongono i detenuti, rendono questa popolazione fortemente esposta a patologie cardiocircolatorie come la cardiopatia ischemica che, nonostante la giovane età, risulta più alta rispetto alla popolazione non istituzionalizzata.18 Questo dato sembra contrastare con quelli riguardanti le malattie dell’apparato respiratorio dove, sebbene il fumo rappresenti uno dei principali determinanti, i detenuti non sembrano incorrere in un maggior rischio di contrarre patologie respiratorie come l’asma o la bronchite cronica nonostante il consumo di tabacco risulti significativamente superiore. Dobbiamo precisare che, trattandosi di una coorte numericamente molto elevata, i medici in alcuni casi si sono affidati ai dati inseriti nella cartella clinica del detenuto non effettuando una nuova visita. Di conseguenza è possibile che, soprattutto in istituti dove sono presenti un numero elevato di persone con pena definitiva, si possa essere verificata una sottostima nella diagnosi di patologie come la bronchite cronica per la quale il detenuto non ha richiesto una visita medica.

Al contrario, sintomatologie acute, come le gastriti, le esofagiti o altre affezioni del tratto gastrointestinale, richiedendo un pronto intervento medico possono offrire una precisa informazione sull’attuale stato di salute mettendo in evidenza come la condizione detentiva, associata a una condizione ambientale sfavorevole, possa rappresentare un importante fattore di stress per l’individuo che si trova a dover affrontare una nuova condizione di vita,25 aumentando il rischio di incorrere in queste patologie.

Come già descritto, fra i detenuti risulta maggiore il rischio di sviluppare il diabete,5 patologia, questa,spessoassociata a un eccesso di peso ponderale che fra i detenuti risulta più elevato se misurato secondo i parametri del BMI. è facile intuire come la sedentarietà della vita penitenziaria possa favorire non solo l’eccesso di peso, ma anche l’incremento di abitudini alimentari scorrette con conseguente danno per la salute.

Per quanto riguarda le malattie allergiche, i nostri dati non trovano conferma in letteratura e richiedono pertanto un maggiore approfondimento. Va comunque ricordato che i dati relativi alla popolazione generale sono di natura autoriferita e pertanto, non derivando da una diagnosi medica come invece avviene per la popolazione carceraria, potrebbero fornire prevalenze sovrastimate. Passando a commentare i risultati ottenuti in ambito di salute mentale, effettuare un confronto con dati di popolazione risulta molto complesso. Recentemente sono stati svolti due importanti studi 26,27 riguardanti la popolazione generale e, pur non ritrovando in essi tutte le categorie diagnostiche utilizzate nella nostra ricerca, abbiamo ritenuto opportuno utilizzare questi risultati al fine di far emergere, ancora una volta, il profondo disagio psichico vissuto in ambiente penitenziario.

Come abbiamo avuto modo di osservare, il disturbo mentale risulta tre volte superiore se confrontato con la popolazione generale e, in particolare, risultano fortemente rappresentati i disturbi mentali alcolcorrelati, il disturbo schizofrenico, generalmente ricoverato all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario, ma in particolare questa specifica popolazione sembra soffrire di disturbi nevrotici e reazioni di adattamento in misura dieci volte superiore riconfermando l’elevato livello di stress al quale sono sottoposti. A questo proposito è di grande interesse il lavoro di S Fazel e S Lubbe28 che mette in evidenza come il disagio mentale, accentuato in seguito alla condizione detentiva, rappresenti un importante fattore di rischio nel determinare la scelta suicidaria.

I dati descrittivi presentati non consentono di identificare quale ruolo la condizione detentiva abbia avuto sulla eziologia delle malattie o sulla loro insorgenza o sul loro eventuale aggravamento. Sicuramente, però, affinché la riorganizzazione della sanità penitenziaria non diventi soltanto un quadro generico costruito al di fuori della realtà, è necessario reperire informazioni in grado di individuare, fra i numerosi problemi sanitari esistenti, quelli da cui partire. Questo è il compito che l’Agenzia regionale di sanità, nel ruolo di coordinatore dell’Osservatorio regionale11 per la salute in carcere, si è prefissata nel prossimo biennio di attività.

Conflitti di interesse dichiarati: nessuno

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