Rubriche
11/01/2009

Un Tribunale per i diritti dei disabili

Le storie dietro ai numeri

Primo caso. Un bambino muore all’asilo durante la ricreazione. C’è il dubbio che abbia ingoiato una caramella. Intervengono in suo soccorso l’educatrice e il medico. Niente da fare, il bambino muore. Si fa l’autopsia: della caramella nessuna traccia. Un’indagine sommaria e il caso viene chiuso. I genitori si domandano: come e perché nostro figlio è morto? Il bimbo era disabile. La compagnia assicuratrice non vuole rispondere con un rimborso, nonostante abbia incassato i premi alle varie scadenze.

Secondo caso. Un Centro socioeducativo chiede ai genitori di Pericle, un ragazzo disabile di 26 anni, il pagamento di una retta, basandosi sull’intero reddito familiare, anziché su quello del solo soggetto disabile, come stabilito dalle normative. La famiglia si rivolge all’autorità giudiziaria per un parere. L’amministrazione comunale, senza attendere l’esito del ricorso estromette il disabile. I genitori per protesta accompagnano il figlio negli uffici del Comune, lasciandolo solo in sala d’attesa, il sindaco chiama i carabinieri e denuncia i genitori per abbandono di incapace.

Terzo caso. È giusto che la gran parte delle amministrazioni pubbliche assegni la gestione dei servizi alla persona tramite gare di appalto che privilegiano il puro aspetto economico della prestazione? L’efficacia della spesa sociale e sanitaria può essere misurata in base alla legge del mercato e del profitto? Non andrebbe tenuto in conto che il fatto che si tratta di servizi ad alta complessità e valore relazionale? Si può sottovalutare la qualità professionale degli operatori, che significa qualità di vita per gli utenti? È monetizzabile il prodotto-servizio di assistenza al disabile? Non si lede, così, il diritto della persona a ricevere una giusta prestazione in base alle sue necessità?

Uguali diritti per tutti i cittadini

Come risulta da questi episodi, un figlio disabile può rappresentare per ogni famiglia una situazione di forte disagio e sofferenza, che si accentua con il passare del tempo, con l’avvicendarsi delle normali fasi della vita di ogni individuo: scuola, lavoro, vita sociale, autonomia delle famiglie, per citarne solo alcune. Per questo nel 1999 l’Anffas Onlus (vedi p. 320) e la Nazionale Magistrati, di cui fanno parte alcuni tra i più noti magistrati e avvocati italiani, hanno fondato il Tribunale dei diritti dei disabili. Il Tribunale, presieduto da Piero Calabrò, giudice del tribunale di Monza, affronta, attraverso pubblici dibattimenti che si svolgono sul modello di quelli reali, situazioni effettivamente accadute in cui sono stati violati i diritti dei cittadini disabili e la loro dignità sociale. Lo scopo è fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità e alle loro famiglie. È un contributo autorevole e utile affinché l’uguaglianza dei diritti e la parità di dignità sociale di ogni cittadino, siano condizioni pienamente raggiunte e non meri dettami legislativi anche per le persone disabili. I casi vengono selezionali da una Segreteria giuridica (affidata al signor Maurizio Origgi dell’Anffas di Altolario, ideatore dell’iniziativa) tra le numerose segnalazioni che giungono dalle 185 associazioni locali Anffas, sparse su tutto il territorio nazionale. Il Collegio Giudicante, composto da 19 magistrati provenienti dai tribunali di tutta Italia, sentite le arringhe del Collegio dei difensori, esprime, al termine della sessione, un parere giuridico scritto su ogni caso oggetto di disamina. Questi pareri hanno una duplice finalità, posso servire agli interessati nella scelta delle iniziative legali più opportune per ottenere il riconoscimento dei propri diritti e vanno a costituire un patrimonio culturale e giurisprudenziale che, arricchendosi di sessione in sessione, si consolida nella sua funzione di punto di riferimento per i cittadini disabili e per gli operatori del settore. L’auspicio dei fondatori è che il Tribunale possa divenire anche uno stimolo per il legislatore, le istituzioni, la pubblica amministrazione e la pubblica opinione. Per Anffas Onlus, che da quasi cinquant’anni è impegnata sul fronte della tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie affinché siano garantite condizioni di pari opportunità e di non discriminazione, questa iniziativa rappresenta un’occasione di fondamentale importanza, che la vede protagonista e promotrice di una nuova cultura dei diritti-doveri nella più alta accezione dei diritti umani di cui tutte le persone sono portatrici a prescindere dalla loro condizione di presunta disabilità.

Milano settembre 2003: la sesta sessione del Tribunale

La riunione della sesta Sessione del Tribunale dei diritti dei disabili, avvenuta a Milano il 20 settembre 2003, ha avuto maggiore risonanza grazie alla coincidenza con l’Anno europeo delle persone con disabilità. Dopo un’intera giornata di dibattito, il collegio giudicante composto da Piero Calabrò (l’accusa), Raffaele Della Valle (la difesa) e da 19 magistrati (da Piercamillo Davigo a Gherardo Colombo, da Felice Casson a Ferdinando Pomarici) ha dato il suo contributo esprimendosi motivatamente sui tre casi descritti all’inizio di questo articolo. Nel primo caso il Tribunale ha espresso un parere positivo sulla riapertura dell’inchiesta che «non avrebbe lo scopo di trovare capri espiatori, ma solo di accertare la verità ». Infatti bisognerebbe «accertare l’esatto momento del decesso del bambino e la compatibilità delle condotte e degli interventi compiuti negli istanti immediatamente precedenti con le normali regole di diligenza e di perizia». Nel secondo caso il Tribunale ha condannato senza appello alla riammissione immediata, il comune che ha allontanato Pericle dal centro socio- educativo che frequentava, in quanto si tratterebbe di una decisione illegittima che «pregiudica un diritto fondamentale della persona disabile», inoltre anche se gli arretrati pretesi dal comune fossero dovuti «l’esigenza di tutela immediata del diritto del creditore mai potrebbe comportare il sacrificio del benessere fisio-psichico del disabile». Nel terzo caso il Tribunale si è dichiarato incompetente perché il diritto non può sindacare sulle scelte politiche dell’amministrazione pubblica, ma non ha perso occasione per stigmatizzare in un’accorata arringa i comuni e le regioni che decidono di affidare la gestione dei servizi alla persona bandendo gare d’appalto che non ne garantiscono la qualità.

Anffas Onlus è nata nel 1958 per volontà di un gruppo di genitori di persone con disabilità intellettive e relazionali. Dopo quasi mezzo secolo di attività è oggi una delle maggiori associazioni che operano a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie. È presente capillarmente su tutto il territorio nazionale. La tutela dei diritti dei disabili intellettivi e relazionali e delle loro famiglie, la promozione di una loro migliore qualità della vita e l’impegno a realizzare pienamente le condizioni di pari opportunità e non discriminazione previste dalla Costituzione Italiana sono gli scopi primari cui sono finalizzate tutte le attività dell’associazione. Anffas conta oggi più di 14.000 soci suddivisi in circa 180 Autonome Associazioni locali sparse su tutto il territorio nazionale; con 3000 dipendenti e 700 consulenti, sostiene oltre 30.000 famiglie e assiste 8.000 persone con disabilità. Fondamentale è il ruolo del volontariato prestato da familiari ed amici dell’Anffas, impegnati ogni giorno nelle attività quotidiane dei suoi Centri, che sono gestiti direttamente dall’Associazione o da enti, quali cooperative o fondazioni a marchio Anffas. I Centri offrono servizi rispondenti ai molteplici bisogni espresse da persone disabili di ogni età, a prescindere dal tipo di disabilità intellettiva e/o relazionale. La gamma delle offerte spazia dai servizi diurni (Centri Socio Educativi, Servizi di Formazione all’Autonomia e Centri di Formazione Professionale), a servizi residenziali (Centri Residenziali Handicap, Comunità alloggio, casa-famiglia e microcomunità), da servizi socio-sanitari(consultori familiari e strutture riabilitative), a servizi integrativi (tempo libero e vacanza, attività sportive e attività equestri) e, inserimento lavorativo. Anffas è presente: ■ Osservatorio nazionale sul volontariato ■ Nell’Osservatorio permanente per l’integrazione scolastica del Ministero dell’istruzione, dell’Università e delle ricerca ■ Nei Glip (gruppi di lavoro inter-istituzionali provinciali per l’integrazione scolastica) ■ Nelle commissioni mediche delle Aziende Sanitarie Locali, di verifica sia provinciale che nazionale. Anffas aderisce a: ■ FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) ■ Summit della solidarietà Il sito ufficiale di Anffas www.anffas.net contiene informazioni e aggiornamenti sulla vita dell’associazione. Il numero verde 8006161 fornisce un servizio di informazione e di aiuto/ mutuo aiuto a tutte le persone con disabilità e alle loro famiglie.

Approfondisci su epiprev.it Vai all'articolo su epiprev.it Versione Google AMP