Interventi educativi per ridurre l’impatto della detenzione genitoriale sui minori: i progetti del bando “Liberi di crescere”
Secondo le statistiche del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia, al 03.11.2025 la popolazione carceraria ammontava a 63.868 persone,1 di cui 2.772 di genere femminile, 28.118 genitori2. Considerando il numero di genitori detenuti e il numero dei loro figli, si stima che, in Italia, oltre 60.000 minori vivano oggi la realtà della detenzione. Ogni anno sono decine di migliaia i minorenni che entrano in un istituto penitenziario per fare visita a un genitore detenuto. Nel 2021, ultimo dato disponibile, in Italia si sono svolti 280.675 colloqui tra detenuti e almeno un minore di età.3
La particolare condizione dei minori che, nel loro percorso di crescita, incrociano la detenzione di un genitore ha trovato riconoscimento già nella Convenzione di New York sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, che, all’art. 9, riporta il «diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori, a meno che ciò non sia contrario all’interesse primario del fanciullo». Più di recente, gli stessi valori sono stati richiamati nella Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa,4 emanata il 04.04.2018, che pone come «necessario tutelare il diritto e la necessità del minore a un legame continuo con il genitore detenuto, il quale, a sua volta, ha il dovere e il diritto di svolgere il suo ruolo genitoriale e di promuovere esperienze positive per i suoi figli». All’art. 41, inoltre, la Raccomandazione sottolinea l’importanza di prevedere interventi per sostenere e sviluppare una relazione positiva genitore-figlio, minimizzando l’impatto della detenzione sui minori e preparando il rientro del genitore detenuto nella vita familiare dopo la scarcerazione. Ancora, all’art. 49, indica la necessità di adottare, per la tutela dei diritti di minori con genitori detenuti, «un approccio multi-agenzia e intersettoriale, attraverso la cooperazione tra i servizi di area penale esterna, le comunità locali, i garanti dei minorenni e altri enti interessati, fra cui le organizzazioni della società civile che offrono sostegno ai figli minorenni e alle famiglie».
Garantire il mantenimento del ruolo genitoriale alle persone che vivono la condizione detentiva, infatti, assicura ai loro figli e figlie la presenza di una figura fondamentale nell’età della crescita, che va supportata ovunque essa sia possibile e positiva, poiché, a sua volta argina gli effetti negativi prodotti dalla separazione all’interno del contesto familiare. Questi effetti spesso si riversano sugli equilibri emotivi e relazionali e sullo sviluppo cognitivo dei figli, portando a possibili ricadute negative sulla salute, a un’incidenza sull’abbandono scolastico e alla tendenza ad assumere comportamenti devianti e/o a entrare a loro volta nel circuito penale. A livello psicologico, l’impatto della detenzione di un genitore sul nucleo familiare può assumere dimensioni differenti a seconda di quale è la figura ristretta. Mentre nel caso di detenzione del padre l’unità e le relazioni familiari sono spesso preservate dalla madre in stato di libertà, quando la detenzione è femminile si possono creare condizioni di maggiore instabilità emotiva, in particolare nei casi in cui ciò comporta l’entrata nel contesto carcerario anche dei figli in età infantile e pre-adolescenziale.
“Con i bambini”, ente attuatore del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile5 nel 2021, ha pubblicato il bando “Liberi di crescere” e ha stanziato 10 milioni di euro con l’obiettivo di assicurare l’accesso a opportunità di socializzazione e di integrazione eque e significative a minori con almeno un genitore detenuto, mediante percorsi di accompagnamento socioeducativo, di inclusione scolastica ed extra-scolastica, di costruzione di progetti di sviluppo personale, che possano ridurre l’impatto negativo della detenzione sul loro processo di crescita.
Al termine della procedura di valutazione dei progetti, sono state selezionate 18 iniziative sul territorio nazionale (tabella 1), avviate nell’agosto 2024 con durata prevista tra i 36 e i 48 mesi.
Gli interventi presentano un programma di azioni ben equilibrato tra “dentro” e “fuori” il contesto detentivo, creando una linea di continuità volta a normalizzare la relazione con il genitore detenuto, facilitandone così il rientro in famiglia nel periodo post-scarcerazione.
In accordo con le raccomandazioni europee, adottano un approccio multi-agenzia e intersettoriale nell’accompagnare i figli e le famiglie attraversate dall’esperienza detentiva, basato sulla cooperazione tra i servizi di area penale, le comunità locali, le autorità garanti per l’infanzia e l’adolescenza e gli altri enti interessati, fra cui le organizzazioni della società civile, fra le quali associazioni, cooperative sociali, fondazioni.
La principale modalità di intervento dei partenariati è quella della presa in carico dei minori figli di persone detenute, che si fonda su meccanismi di individuazione precoce e su una governance interistituzionale tra amministrazione penitenziaria, servizi territoriali, scuola e terzo settore. L’intervento è affidato a équipe multidisciplinari, composte da educatori, psicologi, mediatori linguistico-culturali, assistenti sociali, che costruiscono progetti individualizzati, orientati al benessere psicologico, educativo e sociale del minore e del nucleo familiare.
Particolare importanza viene data alla centralità della funzione educativa dell’adulto, anche se in condizione detentiva, a supporto della quale gli attori coinvolti operano rafforzando le competenze genitoriali. Attraverso percorsi individuali e di gruppo, metodologie partecipative e azioni di supporto ai genitori liberi e detenuti, il modello mira alla tutela e ricostruzione del legame genitore-figlio e a favorire percorsi di reinserimento sociale.
Infine, per una buona riuscita dei progetti, è necessario agire anche sulla trasformazione dei contesti penitenziari attraverso la promozione di ambienti più accoglienti per i minori, la formazione del personale e la riqualificazione degli spazi di incontro, al fine di garantire relazioni affettive rispettose dei diritti dell’infanzia.
L’attivazione delle comunità educanti, ovvero le principali agenzie educative e tutti gli attori che hanno, a diverso titolo, ruoli e responsabilità nell’educazione e nella cura dei minori, si inserisce a supporto di queste azioni, consolidando reti territoriali stabili, introducendo figure di coordinamento e spazi di governance condivisa, rafforzando quindi la corresponsabilità collettiva nella tutela dei diritti dei minori figli di persone detenute.
Nel medio periodo, l’obiettivo del bando è far sì che venga superata la frammentarietà dei singoli piani di intervento (educativo, sociale, sanitario, abitativo) inserendo la presa in carico globale e continuativa dei minori figli di persone detenute in una più ampia cornice di ricomposizione e integrazione di risorse e servizi territoriali.
Oltre che sui beneficiari diretti, i progetti intendono incidere sui contesti, producendo un cambiamento in termini sia di attivazione di corresponsabilità tra istituti penali, enti pubblici e privato sociale, sia di diffusione di una cultura sulle conseguenze affettive ed educative derivanti dall’esperienza detentiva.
L’obiettivo a lungo termine è sostenere la crescita dei figli di genitori detenuti, riducendo gli effetti negativi della detenzione sul loro sviluppo grazie alla creazione di una rete di supporto ai nuclei familiari, che metta in rete agenzie educative competenti e consapevoli.
Data la natura sperimentale dell’iniziativa e l’eterogeneità dei contesti in cui si svolgono le iniziative, “Con i bambini” ha ritenuto prioritaria l’elaborazione di una strategia di valutazione d’impatto dei progetti, che sarà realizzata da Aragorn Iniziative Srl, con l’obiettivo di comprendere quanto e come i progetti finanziati contribuiranno a rendere maggiormente competenti i contesti di intervento coinvolti definendo modelli di presa in carico capaci di ridurre l’impatto negativo della detenzione dei genitori sui minori.
Per contribuire al rafforzamento e alla diffusione di una cultura condivisa sul tema della genitorialità in carcere, “Con i bambini” ha avviato le “Comunità di pratiche”, uno spazio di incontro e riflessione aperto, partecipato e processuale, rivolto ai professionisti, agli operatori e alle organizzazioni sostenute dal bando “Liberi di crescere”. Questo spazio permetterà di creare le condizioni migliori per nuove alleanze tra pubblico e privato sociale e di far emergere modelli e buone pratiche, riproponibili anche nelle policy pubbliche.
Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.
Bibliografia e note
- Ministero della Giustizia. Dati statistici sui detenuti negli istituti penitenziari. Aggiornamento al 30 novembre 2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST1482939# (ultimo accesso: 08.04.2026).
- Ministero della Giustizia. Dati statistici sui detenuti per numero di figli – 30 giugno 2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.giustizia.it/giustizia/en/mg_1_14_1.page?contentId=SST1462546 (ultimo accesso: 08.04.2026).
- Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Firmata al Ministero della giustizia la “Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti”. 16.12.2021. Disponibile all’indirizzo: https://www.garanteinfanzia.org/firmata-al-ministero-della-giustizia-la-carta-dei-diritti-di-figli-dei-genitori-detenuti (ultimo accesso: 08.04.2026).
- Consiglio d’Europa. Recommendation CM/Rec(2018)5 of the Committee of Ministers to member States concerning children with imprisoned parents (Adopted by the Committee of Ministers on 4 April 2018 at the 1312th meeting of the Ministers’ Deputies). Disponibile all’indirizzo: https://search.coe.int/cm#{%22CoEIdentifier%22:[%2209000016807b3175%22],%22sort%22:[%22CoEValidationDate%20Descending%22]} (ultimo accesso: 08.04.2026).
- Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce nel 2016 con la sottoscrizione di un Protocollo d’intesa tra Fondazioni di origine bancaria, Terzo settore e Governo, con l’obiettivo di sostenere interventi sperimentali contro gli ostacoli alla piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori.