Rubriche
11/12/2018

Cambiamenti climatici e qualità dell’aria: una “liaison dangereuse”

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Il caso Mongolia

Molti studi documentano come i cambiamenti climatici peggiorino l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico.1 L’esempio della Mongolia è emblematico in tal senso.
La regione mongola è un ecosistema tra i più vulnerabili ai cambiamenti climatici: negli ultimi 70 anni la temperatura media è cresciuta di circa 2°C, uno dei valori più elevati registrati sulla Terra; contemporaneamente stanno aumentando i casi di dzud, gli inverni estremi, con temperature fino a -40°C.2 Le estati più secche e gli inverni estremi stanno riducendo la disponibilità di pascoli con gravi perdite di bestiame. Parte della popolazione dedicata alla pastorizia sta abbandonando il nomadismo e migrando verso la capitale: circa il 40% dei tre milioni di abitanti del Paese vive nell’area urbana, dove la popolazione è raddoppiata negli ultimi 10 anni. Durante gli inverni rigidi, nella bidonville di yurte di Ulaanbaatar, il carbone è la principale fonte di riscaldamento e rappresenta una delle più importanti cause dell’incremento dell’inquinamento atmosferico osservato nell’ultimo decennio. Il 30 gennaio scorso i livelli di PM2,5 hanno raggiunto livelli di 3.320 µg/m³, 133 volte il valore soglia annuale delle linee guida nazionali (pari a 25 µg/m³). Un rapporto dell’UNICEF chiede che il governo prenda immediati provvedimenti per ridurre i livelli di inquinamento e le gravi conseguenze sulla salute dei bambini e delle donne in gravidanza.3

Clima e qualità dell’aria sono fenomeni correlati

Oltre all’anidride carbonica, l’uso di combustibili fossili produce altri composti gassosi e particellari in grado di alterare il clima. Gli short-lived climate pollutants, tra cui il black carbon, l’ozono troposferico e il metano, hanno vita breve nell’atmosfera, ma un elevato forzante radiativo rispetto ad altri gas serra producendo un riscaldamento nel breve periodo.4 Il PM2,5, a seconda della composizione, può avere effetti contrastanti: tra i suoi componenti, il black carbon, essendo in grado di assorbire le radiazioni solari e infrarosse, ha un effetto di riscaldamento, mentre i composti di azoto o zolfo, riflettendo l’energia solare, hanno un effetto di raffreddamento.
I cambiamenti climatici a loro volta sono in grado di peggiorare la qualità dell’aria sia da emissioni antropogeniche (es. con un maggior consumo di energia per il raffreddamento delle abitazioni), sia da cause naturali (es. aumentando la frequenza e l’intensità degli incendi e quindi le emissioni di particolato); alcuni modelli mostrano come nelle regioni più aride del pianeta aumenterà l’inquinamento da polveri desertiche (desert dust), la sorgente principale di particolato atmosferico a livello globale,1 i cui effetti sulla salute sono simili da quelli derivanti da polveri antropogeniche.5 Le variabili meteorologiche influenzano inoltre la dispersione degli inquinanti, così come la loro trasformazione chimica, intensificando la formazione di inquinanti secondari. Alcuni studi hanno elaborato scenari per comprendere come in futuro i cambiamenti climatici modificheranno l’inquinamento atmosferico. Due recenti revisioni hanno evidenziato che gli studi producono risultati eterogenei poiché si basano su assunzioni diverse e differenti scenari di emissioni di gas serra, fattore quest’ultimo che giocherà un ruolo determinante nell’impatto dei cambiamenti climatici sull’inquinamento atmosferico.6,7 Secondo alcune proiezioni i cambiamenti climatici determineranno un picco di concentrazioni di PM2,5 e di ozono intorno al 2050, mentre successivamente gli scenari ipotizzano un contenimento delle emissioni, con conseguente riduzione degli inquinanti e dell’impatto sulla salute soprattutto dovuto a PM2,5; gli stessi modelli prevedono però che le temperature estreme, dopo il 2050, continueranno ad aumentare con effetti sulla salute ancora rilevanti.6,7

Ridurre l’impatto sulla salute

Gli effetti a breve termine delle temperature elevate e delle ondate di calore sulla mortalità sono bene documentati a livello globale,8 così come l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico con effetti a breve e lungo termine.1
Al PM2,5 è associato il maggior impatto sulla salute umana: uno studio recente stima nel 2015 8,9 milioni di decessi nel mondo per esposizioni outdoor, circa il 30% in più rispetto a quanto stimato dal Global Burden of Disease.9
Diversi studi documentano come le ondate di calore abbiano un impatto peggiore sulla salute in presenza di elevati valori di inquinanti e viceversa.10 Nel volume Climate Change, Extreme Temperatures, Air Pollution, and Health11 due studi documentano l’effetto sinergico delle elevate temperature e dell’inquinamento sulla mortalità: in 25 città italiane gli effetti delle temperature estreme sulla mortalità totale sono potenziati da elevati livelli sia di ozono sia di PM10, con effetti maggiori nelle città del Centro-Nord,12 mentre uno studio in 9 città europee mostra un maggior rischio di decessi cardiovascolari nei giorni con elevate temperature e alti livelli di PM10.13 I risultati degli studi sottolineano la necessità di attivare misure di prevenzione integrate per ridurre l’impatto del caldo e dell’inquinamento atmosferico. In Italia dal 2017 il Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo e il Piano operativo per la prevenzione degli effetti acuti dell’inquinamento atmosferico sono parti integranti di uno stesso progetto.14

Mitigare e migliorare

A fianco delle misure di contenimento degli impatti nel breve termine, sono necessari interventi di mitigazione mirati a ridurre nel medio e lungo termine le concentrazioni di gas serra migliorando allo stesso tempo la qualità dell’aria. Fino ad oggi, la mancanza di una visione generale ha generato la proposta di strategie inefficienti. La promozione dell’uso di biomasse, considerate fonte di energia “verde” e a basso impatto di emissioni rispetto all’uso di combustibili fossili, si è dimostrata una scelta dannosa per il clima in grado di determinare un incremento dell’emissione di inquinanti con un impatto negativo sugli ecosistemi e sulla salute umana, soprattutto in aree dove le biomasse sono state utilizzate per usi domestici. Un recente rapporto commissionato dalla European Climate Foundation conclude che è molto probabile che il significativo incremento dell’uso di biomasse in Europa per la produzione di energia determinerà un incremento (anziché un decremento) delle emissioni di gas serra.15
La comunità scientifica deve promuovere un approccio multidisciplinare e coordinato in grado di valutare costi e benefici (sull’ambiente e sulla salute) di opzioni che riducano le emissioni di gas serra e che al contempo migliorino la qualità dell’aria affrontando le complesse interazioni tra i due fenomeni, fornendo ai decisori conoscenze che consentano l’adozione di politiche integrate. Proprio questi saranno i temi affrontati nella prima conferenza mondiale organizzata dall’OMS a Ginevra a fine ottobre (Air pollution and health: improving air quality, combatting climate change, saving lives; 30 ottobre-1 novembre 2018).16
In un'epoca storica segnata dalla globalizzazione economica e ambientale – in contrasto con la nuova ondata di nazionalismi identitari – non possiamo dimenticare che siamo tutti abitanti dello stesso pianeta e siamo tutti “migranti del clima”. Come scrive Jeffrey Sachs, Direttore dell’Earth Institute della Columbia University: «Abbiamo bisogno di un nuovo tipo di politica con un chiaro obiettivo: la sicurezza ambientale per le persone del pianeta, mediante il rispetto dell’accordo sul clima di Parigi, la protezione della biodiversità e la riduzione dell’inquinamento, che uccide milioni di persone ogni anno».17

Bibliografia

  1. Landrigan PJ, Fuller R, Acosta NJR et al. The Lancet Commission on pollution and health. Lancet 2018;391(10119):462-512.
  2. Ministry of Environment and Green Development of Mongolia. Mongolia Assessment Report on Climate Change 2014. Disponibile all’indirizzo: http://www.jcm-mongolia.com/wp-content/uploads/2015/10/MARCC-Final-Bk-2014-book-lst.9.17-ilovepdf-compressed.pdf
  3. UNICEF 2018. Mongolia’s air pollution crisis: A call to action to protect children’s health. Disponibile all’indirizzo: https://www.unicef.org/mongolia/Mongolia_air_pollution_crisis_ENG.pdf
  4. Scovronick N, Dora C, Fletcher E, Haines A, Shindell D. Reduce short-lived climate pollutants for multiple benefits. Lancet 2015;386(10006):e28-31.
  5. Stafoggia M, Zauli-Sajani S, Pey J et al. Desert Dust Outbreaks in Southern Europe: Contribution to Daily PM10 Concentrations and Short-Term Associations with Mortality and Hospital Admissions. Environ Health Perspect 2016;124(4):413-19.
  6. Orru H, Ebi KL, Forsberg B. The Interplay of Climate Change and Air Pollution on Health. Curr Environ Health Rep 2017;4(4):504-513.
  7. Doherty RM, Heal MR, O’Connor FM. Climate change impacts on human health over Europe through its effect on air quality. Environ Health. 2017 Dec 5;16(Suppl 1):118.
  8. Gasparrini A, Guo Y, Hashizume M et al. Mortality risk attributable to high and low ambient temperature: a multicountry observational study. Lancet 2015;386(9991):369-75.
  9. Burnett R, Chen H, Szyszkowicz M et al. Global estimates of mortality associated with long-term exposure to outdoor fine particulate matter. Proc Natl Acad Sci U S A. 2018 Sep 4. pii: 201803222. [Epub ahead of print]
  10. Chen K, Wolf K, Breitner S et al. Two-way effect modifications of air pollution and air temperature on total natural and cardiovascular mortality in eight European urban areas. Environ Int 2018; 116:186-96.
  11. Michelozzi P, de’ Donato F, De Sario M (eds). Climate Change, Extreme Temperatures, Air Pollution, and Health. Int J Environ Res Public Health 2018. Disponibile all’indirizzo: http://www.mdpi.com/journal/ijerph/special_issues/temperatures
  12. Scortichini M, De Sario M, de’ Donato FK, Davoli M, Michelozzi P, Stafoggia M. Short-Term Effects of Heat on Mortality and Effect Modification by Air Pollution in 25 Italian Cities. Int J environ Res Public Health 2018;15(8). pii: E1771.
  13. Analitis A, de’ Donato F, Scortichini M, et al. Synergistic Effects of Ambient Temperature and Air Pollution on Health in Europe: Results from the PHASE Project. Int J Environ Res Public Health 2018;15(9). pii: E1856.
  14. Progetto Ministero Salute – CCM. Sistema di sorveglianza degli effetti delle ondate di calore e dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane sulla salute, vd. anche https://reteambientesalute.epiprev.it. Sez. studi multicentrici.
  15. Robert Matthews, Geoff Hogan and Ewan Mackie. Carbon impacts of biomass consumed in the EU. Supplementary analysis and interpretation for the European Climate Foundation, 2018.
  16. Vd. http://www.who.int/airpollution/events/conference/en/
  17. Vd. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2018-08-24/siamo-tutti-migranti-clima-171503.shtml?uuid=AEocH4eF
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