Lettere
11/08/2017

Inquinamento delle falde acquifere da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto: un nuovo caso Seveso?

Nel 2013 la Regione Veneto annunciò la scoperta della contaminazione delle acque potabili di 30 comuni da parte delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) prodotte dallo stabilimento Miteni di Trissino (VI), il quale, allora come RIMAR (Ricerche Marzotto), iniziò la produzione di acido perfluorottanoico (PFOA) e altri composti fluorurati nel 1965, immettendo i propri scarichi direttamente nel fiume Agno. Un recente rapporto del Nucleo operativo ecologico (NOE) afferma che la Miteni non comunicò mai alle autorità, pur conoscendola, l’avvenuta contaminazione del sangue dei suoi lavoratori, dei suoli e delle falde circostanti l’impianto.
La contaminazione da PFAS è oggi planetaria, essendo tali sostanze utilizzate in numerosissimi processi industriali: impermeabilizzazione di contenitori per alimenti, di pelli e tessuti (per esempio, GoreTex®), Teflon®, ritardanti di fiamma, detersivi eccetera.
Il caso veneto è molto simile a quello dell’americana Dupont, che inquinò il fiume Ohio, le cui acque erano utilizzate da 70.000 persone, nelle quali studi epidemiologi identificarono un’associazione fra esposizione a PFAS e:

  • cancro del rene e del testicolo;
  • ipercolesterolemia;
  • preeclampsia;
  • tireopatie;
  • colite ulcerosa.1,2

Un nostro recente studio ecologico retrospettivo ha esaminato la mortalità negli anni 1980-2010 negli stessi 23 comuni (zona rossa) dove nel 2013 i PFAS superavano i livelli di performance proposti dall’Istituto superiore di sanità (ISS) nel gennaio 2014.3 Rispetto ai comuni veneti non inquinati, abbiamo osservato un eccesso statisticamente significativo di mortalità (SMR) in entrambi i sessi per diabete mellito, malattie cerebrovascolari, infarto del miocardio, Alzheimer, morte da ogni causa e, nelle donne, anche per malattia di Parkinson, cancro renale e mammario.3
Il Servizio epidemiologico regionale ha confermato che nella zona rossa si è osservato un eccesso di SMR per le stesse malattie nel periodo 2007-2014, con un aumento della prevalenza di ipercolesterolemia e tireopatie e, negli anni 1997-2014, un eccesso significativo (+84%) di orchiectomie per cancro del testicolo a Lonigo (VI) rispetto ai comuni vicini.4 Nel 2013 Lonigo aveva le più elevate concentrazioni di PFAS nell’acqua e ha anche i livelli medi più elevati nel siero di PFOA5 (l’unico PFAS classificato come cancerogeno di classe 2b dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – IARC).6 Nella coorte dei lavoratori dell’azienda è stato osservato un eccesso di SMR per cancro del fegato e dello stomaco e per alcune patologie non neoplastiche.7 Sempre nella zona rossa, è stato osservato un eccesso di diabete gestazionale e preeclampsia, nonché un eccesso di nati con bassissimo peso alla nascita (<1.000 grammi), di anomalie cromosomiche e di malformazioni a carico soprattutto del sistema nervoso e dell’apparato cardiovascolare.8
Pertanto, a nostro parere è urgente che cessi immediatamente l’esposizione della popolazione che, invece, continua a bere acqua contenente concentrazioni elevate di PFAS e a ingerire alimenti contaminati. L’EPA, l’agenzia di protezione ambientale statunitense, ha proposto di ridurre le concentrazioni massime di PFOA e PFOS nell’acqua potabile a 70 ng/L, rispetto alle precedenti 400 ng/L per il PFOA e 200 ng/L per il PFOS. In Veneto, i livelli permessi sono:

  • PFOA: 500 ng/L
  • PFOS: 30 ng/L
  • somma degli altri PFAS: 500 ng/L.

La preoccupazione, nostra e della popolazione contaminata, aumenta se si considerano i dati che dimostrano la contaminazione da PFAS dei suoli, delle acque superficiali e profonde, della catena alimentare (in primis, pesci e uova) e degli abitanti della zona interessata. In pesci catturati nelle vicinanze di Vicenza sono stati dosati 57.000 ng/kg di PFOS, valori che provocano facilmente, specie nei bambini, il superamento dell’assunzione giornaliera tollerabile (TDI) stabilita dalla European Food Safety Authority (EFSA).
Gli esiti del biomonitoraggio umano9 dimostrano la presenza di concentrazioni ematiche mediane di PFOA di circa 70 ng/ml e di 14 ng/ml per il PFOS, con punte di diverse centinaia di volte superiori ai livelli di 2 ng/ml per il PFOA e 5 ng/ml per il PFAS, recentemente considerati valori accettabili. Dal piano di monitoraggio regionale10 sono state inspiegabilmente escluse le donne in gravidanza, le persone di età >65 e <14 anni. Il piano, molto costoso, probabilmente non contribuirà a modificare le nostre conoscenze sugli effetti tossici da PFAS né migliorerà lo stato di salute degli esposti, ai quali si continua a offrire acqua contaminata, rallentando così la clearance dall’organismo delle PFAS. Le risorse economiche stanziate per il piano potrebbero essere, invece, più proficuamente utilizzate per accelerare la costruzione di nuovi acquedotti e di fonti di approvvigionamento non inquinate.

 

Vincenzo Cordiano, Matteo Storti,
Edoardo Bai, Paolo Crosignani

Medici per l’Ambiente (ISDE) Italia


Corrispondenza:
Vincenzo Cordiano; vincenzo.cordiano@gmail.com


BIBLIOGRAFIA

  1. Barry V, Winquist A, Steenland K. Perfluorooctanoic acid (PFOA) exposures and incident cancers among adults living near a chemical plant. Environ Health Perspect 2013;121(11-12):1313-18.
  2. Viera VM, Hoffman K, Shin HM, Weinberg JM, Webster TF, Fletcher T. Perfluorooctanoic acid exposure and cancer outcomes in a contaminated community. Environ Health Perspect 2013;121(3):318-23.
  3. Mastrantonio M, Bai E, Uccelli R, Cordiano V, Screpanti A, Crosignani P. Drinking water contamination from perfuoroalkyl substances (PFAS): an ecological mortality study in the Veneto Region, Italy. Eur J Public Health 2017. doi: 10.193/eurpub/ckx066
  4. Regione del Veneto. Analisi esplorativa a livello comunale delle orchiectomie per tumore del testicolo. Padova 2016. Disponibile all’indirizzo: http://repository.regione.veneto.it/public/6c6b945d1de76dc242df9a017276d716.php?lang=it&dl=true
  5. International Agency for Research on Cancer. Preamble to the IARC Monographs (amended January 2006). Disponibile all’indirizzo: http://monographs.iarc.fr/ENG/Preamble/index.php
  6. Girardi P, Merler E. Valutazione degli effetti a lungo termine sulla salute dei dipendenti di un’azienda chimica che ha prodotto intermedi per l’industria agroalimentare, l’industria farmaceutica e derivati perfluorurati (PFOA, PFOS). 20 marzo 2017. Disponibile all’indirizzo: http://repository.regione.veneto.it/public/ee9ba54d89c499264600f8c1bff85a83.php?lang=it&dl=true
  7. Registro nascita – Coordinamento malattie rare Regione Veneto. Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). 2017. Disponibile all’indirizzo: http://repository.regione.veneto.it/public/2288ce016693442fe02a4b9b4adc12d5.php?lang=it&dl=true
  8. Regione Veneto. PFAS: Studio di biomonitoraggio di PFAS nel siero di operatori e residenti in aziende agricole e zootecniche. 2017. Disponibile all’indirizzo: http://repository.regione.veneto.it/public/2288ce016693442fe02a4b9b4adc12d5.php?lang=it&dl=true
  9. Regione Veneto. Approvazione del “Piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche” e del “Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione del Veneto”. Bur n.4 del 05.01.2017. Disponibile all’indirizzo: http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=336975
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