«Raccontami una storia»: l’uso della narrazione per la prevenzione degli infortuni sul lavoro
Introduzione
Gli infortuni sul lavoro sono un problema rilevante nel nostro Paese, poiché causano morti premature e anni vissuti con disabilità. Le disposizioni normative per legge o l’aumento della frequenza delle visite ispettive si sono dimostratate poco efficaci nel ridurre gli infortuni.1,2
Occorre puntare su diverse strategie; una delle più usate in questo ambito è la formazione dei lavoratori, partendo dal presupposto che una maggiore conoscenza dei rischi porti all’adozione di misure e comportamenti più sicuri.
In questo ambito, nonostante gli studi siano ancora pochi, è documentato che l’approccio narrativo può essere efficace per produrre cambiamenti nei comportamenti dei destinatari.3,4
Nel 2012, è stato sviluppato il progetto “Storie di infortunio” in cui gli operatori dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) delle ASL del Piemonte e, successivamente, di Lombardia e Marche hanno riscritto l’inchiesta infortunio trasformandola in storia e condividendola in un apposito repertorio che a tutt’oggi raccoglie 121 storie (https://www.storiedinfortunio.dors.it). Queste storie seguono la struttura narrativa descritta in una precedente pubblicazione.5
Particolare attenzione è rivolta alla descrizione di azioni, strategie e procedure utili a prevenire gli infortuni, discusse e condivise nella comunità di pratica degli operatori SPreSAL delle ASL, con l’obiettivo di elaborare raccomandazioni per evitare che gli infortuni si ripetano.6,7
L’inchiesta sull’infortunio che diventa storia assume caratteristiche importanti anche sotto il profilo della comunicazione: i contenuti diventano più chiari, accessibili e coinvolgenti. A differenza delle inchieste tradizionali, le storie di infortunio, attraverso gli elementi della narrazione e soprattutto con le indicazioni preventive/raccomandazioni, possono diventare uno strumento di apprendimento e di condivisione da utilizzare in contesti formativi.8
Il repertorio diventa, dunque, la fonte a cui attingere per reperire le storie di infortunio che possono diventare “casi studio” ed essere utilizzate in ambito formativo.
Partendo da queste premesse, con questo studio, si è voluto:
- indagare gli ambiti di utilizzo delle storie di infortunio;
- verificare il loro utilizzo in ambito formativo;
- esplorare i metodi didattici utilizzati e i contesti;
- valutare il valore aggiunto delle storie di infortunio nell’attività preventiva.
Metodi
Nel gennaio 2025, è stata somministrata una survey online di 12 domande a 225 operatori della prevenzione e altri professionisti del settore pubblico e privato che avevano partecipato al progetto “Storie di infortunio”. La maggior parte erano operatori degli SPreSAL delle ASL, mentre una minoranza era rappresentata da Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e Responsabili dei servizi di prevenzione e protezione (RSPP) di aziende private. L’ultima domanda della survey rilevava la disponibilità a fornire un’intervista per approfondire alcuni aspetti.
Dato l’elevato numero di adesioni, sono stati organizzati tre focus group: uno in presenza e due online, condotti da un esperto in sociologia e da un osservatore con pari competenze. Ai partecipanti sono state poste tre domande:
- Quale uso avete fatto delle storie?
- Quali modalità formative e in quali contesti le avete utilizzate?
- Quale è stata la ricaduta sulla vostra esperienza professionale?
I dati sono stati raccolti dalle trascrizioni integrali di tre focus group e analizzati secondo i principi della grounded theory.9 Durante la codifica, i testi sono stati suddivisi in unità significative, ciascuna associata a codici tematici rappresentativi del contenuto. Successivamente, i codici sono stati selezionati, confrontati e integrati per individuare affinità di significato. Con lo stesso approccio induttivo, i concetti sono stati aggregati in categorie interpretative più ampie, consentendo un’interpretazione generalizzabile a contesti più ampi.10
Risultati
Alla survey hanno risposto 135 persone su un totale di 225 contattate, con un tasso di risposta del 60%. Nella maggior parte dei casi provengono da Piemonte, Lombardia e Marche. Una quota preponderante lavora nel pubblico svolgendo il ruolo di tecnico della prevenzione, i restanti sono RLS, RSPP e altri operatori della prevenzione del settore privato.
Più della metà, il 58,2% ha scritto una storia di infortunio, alcuni hanno collaborato alla redazione di una storia; il 37,8% non ne ha scritte.
Quasi il 78% dei rispondenti le ha usate; la maggioranza le ha utilizzare come strumento formativo (tabella 1).
Focalizzando l’attenzione sulle attività formative, i lavoratori sono i destinatari principali della formazione, seguiti da RLS, RSPP e altre figure che si occupano di prevenzione in azienda. Una quota rilevante comprende anche gli studenti e il gruppo di pari (tabella 2).
Infine, è stato chiesto quale fosse la metodologia adottata. Molti hanno risposto indicando la lezione frontale unita a lavori di gruppo, un numero minore la lezione frontale e, in ordine decrescente, role play e rappresentazione teatrale. Due persone hanno dichiarato di averle usate per la produzione di cortometraggi (tabella 3).
Il gradimento da parte dei discenti che hanno utilizzato le storie di infortunio è stato buono. In una scala da 1 (poco) a 5 (molto), la maggior parte dei rispondenti si è collocata sul 4 (45,6%), il restante sul 5 (41,1%) e una percentuale inferiore sul 3 e sul 2 (11,1% e 2,2%, rispettivamente).
Poiché quasi la metà dei rispondenti si è dichiarata disponibile a ulteriori approfondimenti, sono stati organizzati tre focus group per esplorare l’uso delle storie come strumento formativo. Il primo ha coinvolto 10 partecipanti; il secondo 12 partecipanti provenienti da regioni diverse; il terzo 3 RLS e RSPP. La durata media dei primi due incontri è stata di circa 90 minuti, mentre il terzo di 40 minuti.
I focus group hanno confermato che le storie vengono utilizzate principalmente in scuole, corsi sulla sicurezza, eventi formativi e attività ispettive. Le modalità di impiego includono lezioni frontali, role play, rappresentazioni teatrali e ulteriori strumenti emersi dai gruppi: mimo, video, fotografie, podcast e lettura delle storie da parte di attori professionisti.
Dall’analisi tematica dei tre focus group, sono emerse tre categorie interpretative, che riassumono le affinità di significato riferite al valore aggiunto delle storie nell’attività di prevenzione:
1. impersonificazione, maggior coinvolgimento e comprensione da parte dei discenti delle dinamiche di infortunio e degli aspetti di prevenzione;
2. rapporti più orizzontali durante le attività ispettive con un effetto positivo sulla promozione della cultura della sicurezza;
3. maggior riconoscimento professionale in contesti istituzionali, con conseguente valorizzazione del ruolo del tecnico SPreSAL.
Un aspetto trasversale emerso dai tre focus group riguarda l’utilizzo delle storie come strumento di formazione in ambito scolastico e nei corsi sulla sicurezza negli ambienti di lavoro. I partecipanti hanno sottolineato che l’utilizzo della storia favorisce un maggior coinvolgimento da parte dei discenti, stimolando processi di immedesimazione con i protagonisti della storia.
Incrociando l’utilizzo delle storie con le diverse modalità applicative, emerge che il livello di coinvolgimento aumenta al crescere del grado di interazione e della componente comunicativa: dalla semplice lettura alla rappresentazione teatrale, fino all’utilizzo di video, fotografie e podcast. Le testimonianze suggeriscono che la lettura da parte di attori professionisti o la messa in scena teatrale hanno un impatto significativo sulla sfera emotiva dei partecipanti: «Abbiamo iniziato la giornata con dei professionisti, attori e attrici, che in 5-6 minuti hanno recitato queste storie e hanno dato subito un impatto forte, quasi destabilizzante, alla platea sia dei professionisti del mondo del lavoro sia soprattutto degli studenti».
Circa un terzo dei partecipanti, inoltre, ha riferito di integrare foto, video o podcast alla lettura delle storie, in particolare con gruppi di studenti, mettendo in luce come tali strumenti comunicativi, in associazione con la narrazione, potenzino l’interesse e la partecipazione.
Le storie sono state utilizzate anche come strumento didattico e valutativo, adottate come prove di esame o durante lavori di gruppo, con esercitazioni finalizzate a individuare le indicazioni di prevenzione e le raccomandazioni.
Infine, un partecipante riporta l’utilizzo delle storie attraverso il role play, in cui figure provenienti da contesti lavorativi differenti hanno interpretato ruoli diversi da quelli ricoperti nella propria attività professionale. Questa modalità ha favorito un processo di immedesimazione e riflessione sui comportamenti abituali nei cantieri: «Ci siamo inventati che il sabato mattina si sia tenuta una riunione tra imprenditore dell’impresa affidataria e di quella esecutrice, il direttore, il direttore dei lavori, l’aiuto coordinatore dei cantieri e il committente e, a ognuno di questi, abbiamo fatto raccontare le situazioni che noi viviamo nei cantieri: l’imprenditore ha fretta, il committente esige, ma non vuole pagare. Abbiamo messo lì dentro tutti i nostri vissuti e la cosa avvincente è stata che noi abbiamo fatto i personaggi della storia di “mi fido di te” e agli architetti, ingegneri e geometri gli abbiamo fatto fare il prequel. I personaggi li hanno fatti loro; infatti, c’è stato un religioso silenzio».
Un aspetto rilevante e inatteso analizzato è l’utilizzo delle storie di infortunio durante le attività ispettive da parte dei tecnici SPreSAL. Il valore aggiunto che emerge dalle testimonianze è che la distanza tra il tecnico che svolge l’ispezione e l’azienda si accorcia, riducendo la verticalità della relazione rendendola più paritaria. Come riportato da un partecipante: «Quel muro poi cade e si avverte quasi un avvicinamento fisico nel momento in cui vai a tradurre tutto ciò che è l’impianto normativo con delle storie che parlano di eventi reali ed è lì proprio che scatta il coinvolgimento e ti accorgi che ciò che stavi cercando di far passare con molta fatica: spiegazione tecnica delle norme, se prendi lo strumento della storia, della narrazione, di un racconto reale ci si avvicina molto [...] cambia completamente il rapporto tra l’organo di vigilanza e i soggetti coinvolti nel sistema prevenzione».
Attraverso la narrazione il muro cade, le barriere si abbassano e chi viene controllato risulta più ricettivo e disponibile ad ascoltare, le norme sulla sicurezza acquisiscono una dimensione più concreta.
Infine, l’impiego di queste narrazioni ha prodotto effetti anche sul riconoscimento istituzionale del ruolo dei tecnici della prevenzione SPreSAL, contribuendo alla valorizzazione del loro ruolo permettendo ai vertici istituzionali di osservare più da vicino la complessità e l’impatto delle attività ispettive.
Discussione
Questo studio rileva che le storie di infortunio sono usate prevalentemente in ambito formativo, come strumento di comunicazione e informazione e come studio di caso all’interno del gruppo di pari e nelle attività di vigilanza. La lezione frontale con lavori di gruppo è la metodologia più praticata, anche se emergono prassi meno consuete come il role play e la rappresentazione teatrale.
Dai focus group emerge che le storie, soprattutto se interpretate o lette da attori professionisti e/o accompagnate da materiali video e fotografie, usate in ambito formativo creano immedesimazione ed empatia tra i destinatari, aiutando a ricostruire “la morale della favola”, ovvero cosa si sarebbe dovuto fare per evitare che l’infortunio accadesse.
Rispetto alle attività di prevenzione sui luoghi di lavoro, il valore aggiunto delle storie usate come “casi studio” su cui azienda e tecnici SPreSAL si confrontano serve ad abbattere quel muro di diffidenza che separa l’organo di vigilanza e il personale dell’azienda, contribuendo a condividere un approccio preventivo piuttosto che puramente prescrittivo.
Infine, quando usate in seminari o eventi pubblici, servono anche a valorizzare e rendere più visibile il ruolo del tecnico SPreSAL.
La formazione è sicuramente una delle modalità più usate per aumentare la conoscenza, la consapevolezza dei rischi e la conseguente adozione di comportamenti salutogenici.
Malcolm Knowles, uno dei principali ideatori della moderna teoria dell’apprendimento degli adulti, sostiene che gli adulti imparano in modo diverso dai bambini. L’apprendimento deve collegarsi alla vita reale e la formazione deve essere pratica e immediatamente utile. Gli adulti non investono energie nell’apprendere qualcosa se non ne vedono l’utilità per la propria vita o il proprio lavoro.11
Caudron ha intervistato diversi professionisti adulti per capire cosa rende efficace un percorso di formazione. Le esperienze di apprendimento più significative per loro derivano da esperienze personali, dal lavoro in gruppo con altri adulti e dal mentoring ricevuto da persone considerate competenti e sagge. Per questo, il compito principale di un formatore in materia di sicurezza è trovare in ogni partecipante quell’“interruttore interno” che risponde alla domanda: «Perché dovrei interessarmi a queste informazioni?» e far emergere la risposta: «Perché ha senso per me interessarmene. Potrebbe persino salvarmi la vita un giorno».12
I risultati di questo studio confermano che le storie di infortunio hanno tutte le caratteristiche per essere utilizzate in ambito formativo soprattutto con gli adulti, in particolare lavoratori, poiché rispondono ai bisogni enunciati sopra.
Inoltre, durante le attività di vigilanza, l’analisi di un infortunio permette di creare un clima di fiducia e di apprendere sulla base di esperienze concrete “vicariate” da altri.
Occorre sottolineare che potrebbe essersi verificato un bias di autoselezione, ovvero solo chi ha conseguito risultati positivi ha risposto alla survey. Analogamente, l’adesione ai focus group potrebbe aver portato a sovrastimare l’impatto delle storie di infortunio nei diversi ambiti di applicazione.
Tuttavia, si sottolinea che il disegno dello studio ha previsto, volutamente, un target ben definito coinvolgendo solo gli operatori già a conoscenza del progetto.
Conclusioni
Le storie di infortunio sono utilizzate principalmente in ambito formativo favorendo empatia e immedesimazione nei partecipanti. I risultati di questo studio suggeriscono di usare questa modalità formativa per l’aggiornamento continuo sia dei lavoratori sia degli operatori della prevenzione, nonché per la formazione alla sicurezza e alla salute sul lavoro svolta nelle scuole.
Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.
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