L’amianto dà i numeri
Introduzione
“Dare i numeri” è una frase che si riferisce a colui che fornisce cifre casuali inattendibili. La stessa frase, espressione idiomatica italiana, può essere utilizzata per indicare una persona che agisce in maniera irrazionale, senza una logica apparente.
Allo stesso modo, è possibile attribuire questa frase ai numeri che riguardano l’amianto e, nello specifico, quando ci si riferisce a quante tonnellate siano ancora presenti in Italia dopo la totale messa al bando dell’impiego di materia prima nel 1994 a seguito dell’emanazione della Legge n. 257 del 27.03.1992, precisando che le aziende di produzione del cemento-amianto (CA) ottennero due anni di proroga per esaurire le scorte di magazzino e riconvertire il ciclo produttivo.
È sufficiente interrogare il web con parole chiave specifiche e osservare il grande numero di risultati spesso discordanti tra loro; lo stesso accade per le notizie diffuse dai media tradizionali.1 Non è raro, infatti, leggere sui giornali che, in Italia, vi siano ancora 32 milioni di t di materiali in CA, senza tenere conto di tutto il lavoro di bonifica che è stato fatto dal 1992 ad oggi.2
Oggetto del presente lavoro è di stimare le tonnellate residue di CA utilizzato indirettamente nelle singole regioni. La stima si riferisce soltanto a quello utilizzato prevalentemente per le coperture di edifici, in quanto, in altissima percentuale, non viene trasmessa agli enti preposti (ASL e Regioni) alcuna comunicazione sui MCA utilizzati indirettamente nei processi produttivi, come previsto, invece, dall’art 9 della legge 257/92.
Quadro della situazione attuale e degli interventi messi in atto
Vi sono stati diversi strumenti messi in atto con lo scopo di rilevare l’amianto residuo; fra questi, si annoverano i censimenti previsti dalla Legge n. 257/92 all’art 10, comma 2:
- dei siti interessati da attività di estrazione dell’amianto;
- delle imprese che utilizzano o che hanno utilizzato amianto nelle rispettive attività produttive, nonché delle imprese che operano nelle attività di smaltimento o di bonifica;
- degli edifici nei quali siano presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile, con priorità per gli edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva e per i caseggiati.
Inoltre, il DM n. 101 del 18.03.2003 ha previsto la mappatura, che riguardava la localizzazione geografica nazionale dei siti con presenza di amianto e l’avvio delle procedure per la bonifica urgente, stabilendo criteri e ripartizione dei fondi per Regioni e Province, in attuazione dell’articolo 20 della Legge 93/2001, e fissando limiti e metodologie tecniche per la gestione del rischio amianto, in linea con la normativa nazionale (Legge n. 257/1992). Le norme che riguardano il censimento e la mappatura affidano la segnalazione, mediante autonotifica, esclusivamente agli enti pubblici e ai proprietari degli immobili.
Al riguardo, è opportuno precisare che i vari ausili utilizzati (aerei, satelliti, droni eccetera) possono rilevare essenzialmente il materiale visibile, come le coperture in CA, ma non quello celato o comunque non individuabile dall’alto, che potrebbe essere definito “sommerso”. Pertanto, anche questi strumenti di rilevazione, nonostante fossero stati previsti da varie norme, non si sono dimostrati in grado di fornire un quadro completo dell’amianto residuo.
Al sommerso si deve aggiungere un’altra quota riferita all’amianto utilizzato indirettamente nei processi produttivi, mai venuto allo scoperto per elusione quasi totale di parte dell’art. 9 della Legge 257/92 che prescrive l’invio annuale, per autonotifica, dell’utilizzazione indiretta di MCA negli impianti produttivi, una cui parte potrebbe essere costituita da amianto friabile. Le autonotifiche sono sporadiche ancora oggi in tutto il Paese, come rilevato nel 2012 dall’arma dei Carabinieri del NAS, che, a seguito di un monitoraggio nazionale sui provvedimenti messi in atto dalle singole Regioni nel rispetto di alcuni articoli della legge 257, presentarono soltanto risultati decrittivi (“Sì/No”) senza alcun dato numerico nell’ambito della II Conferenza Governativa di Venezia.3
Nel 2018, soltanto 12 Regioni avevano inviato al Ministero della Salute i dati relativi alle relazioni ex art. 9 (3 Regioni relative a due anni, le altre a un solo anno); pertanto, non esiste un dato riassuntivo a livello nazionale che consenta un monitoraggio continuo dell’andamento delle bonifiche.
È opportuno rammentare che l’elusione dei dettami dell’articolo 9 non consente ai Servizi di Prevenzione nei Luoghi di Lavoro del Servizio Sanitario Nazionale, nati con la riforma sanitaria, di procedere ad accertamenti per verificare gli eventuali presidi di prevenzione del rischio messi in atto dove l’amianto friabile, in particolare, può essere ancora presente.
Alla luce di quanto descritto sopra, si intende qui fornire una corretta interpretazione dei dati disponibili sulle tonnellate residue al fine di evitare eventuali sovrastime che potrebbero comportare, in fase di programmazione, uno spreco di fondi o sottostime che al contrario rallenterebbero il processo di dismissione.
Fonti consultate disponibili sui quantitativi di CA
Fonte: Consiglio Nazionale delle Ricerche
In base ai dati riportati sul sito dal CNR nel 2005, fu stimato che in Italia vi fossero 2,5 miliardi di m² di coperture in CA, pari a circa 32 milioni di t.
Il CNR specifica anche che era “in gran parte friabile”; affermazione che contraddice quanto descritto prima, visto che si trattava di CA, quindi in matrice compatta.4
Dato che la stima era espressa in m², si trattava di coperture visibili, escludendo tutti gli altri manufatti in matrice compatta.
Inoltre, occorre considerare il sommerso, ossia le condotte a servizio degli acquedotti di molte città, le canne fumarie o i tubi di scarico delle acque meteoriche e reflue delle abitazioni, serbatoi, controsoffitti e lastre piane utilizzate in costruzioni prefabbricate; molti di questi manufatti sono spesso confinati in cavedi nella muratura o nelle soffitte.
Per quanto riguarda l’amianto friabile, utilizzato prevalentemente nelle coibentazioni degli impianti industriali e nei mezzi di trasporto, principalmente rotabili ferroviari e naviglio, è disponibile una stima riportata su un documento del 2002 di 8 milioni di m3, di cui 80% crisotilo e il restante 20% di altre varietà mineralogiche; questo non consente una traduzione in tonnellate, dato che l’amianto friabile è soggetto ad ampie variazioni dovute alla densità.5
Fonte: Istituto Nazionale di Statistica
La principale fonte ufficiale sui dati di produzione e importazione in Italia di amianto (manufatti e in fibra) prima degli anni novanta è l’Istat
In base ai dati rilevati da documenti storici in formato cartaceo in possesso degli autori (attualmente non reperibili sul sito dell’Istituto), la produzione di CA dal 1970 al 1992 è stata di circa 16 milioni di t, suddivisa in tubi e canne, condotte e, in maggior misura, lastre (figura 1).
La ripartizione in base alla tipologia e alla destinazione d’uso sono riportati, rispettivamente, in tabella 1 e in tabella 2.
In figura 2 sono riportati i dati dal 1945 al 1995 del II Rapporto ReNaM, che ha utilizzato anche i dati dell’Istituto del Commercio Estero (ICE).6 Si rileva che, prima del 1970, la produzione e l’importazione di amianto grezzo in Italia siano state inferiori rispetto agli anni successivi (fino al 1987 circa).
Per quanto riguarda le principali fonti ufficiali che dispongono di dati relativi alla rimozione e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto (MCA), sono stati consultati i Rapporti annuali Ispra pubblicati dal 2008 al 2024, che contengono i quantitativi di rifiuti contenenti amianto rimossi e smaltiti dal 2007 al 2022 – cioè da quando l’ISPRA pubblica i rapporti annuali – suddivisi per regione e per macro aree (Nord, Centro, Sud e isole).7
Occorre puntualizzare che le cifre riportate e discusse in questo testo si riferiscono soltanto ai rifiuti di CA identificati dal codice EER 17.06.05 (materiali da costruzione contenenti amianto).
Il rapporto ISPRA del 2024 riporta anche il quantitativo di amianto friabile EER 17.06.01 (materiali isolanti contenenti amianto) bonificato nel 2022, che corrisponde a circa il 5,6% del totale dei rifiuti contenenti amianto prodotti in quell’anno.8 Ma, non conoscendo il quantitativo in peso del friabile presente nel 1992, non è stato possibile effettuare il calcolo di una stima del rimanente.
La produzione nazionale dei rifiuti speciali, fra cui anche MCA, viene quantificata da ISPRA, a partire dalle informazioni contenute nelle banche dati del Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) relative alle dichiarazioni annuali delle aziende che producono o che raccolgono e smaltiscono rifiuti speciali, effettuate ai sensi della normativa di settore (Legge n. 70 del 25.01.1994).9
Elaborazione dei dati per il calcolo della stima del CA residuo
Fonte: relazioni annuali ex art 9 della legge 257/92
Nel corso della preparazione della seconda Conferenza Governativa del 2012, fu stimato dalla Commissione Nazionale Amianto (CNA) che il processo di rimozione di MCA a livello nazionale procedeva mediamente di circa l’1% all’anno della quantità presente nel 1992. La stima fu elaborata analizzando le relazioni ex art. 9 della legge 257/92 registrate con un alto grado di precisione in due Regioni (Toscana e Lazio).10
La stima della rimozione dell’1% all’anno (320 mila t) fu verificata mediante il confronto con i dati pubblicati da ISPRA, riferiti all’anno 2014 (314.916 t.), rilevando una leggera discrepanza di poco più di 5 mila t.
I quantitativi residui nelle singole Regioni e in tutto il Paese, riportati nel presente lavoro, sono stati calcolati soltanto con la stima della CNA, in quanto non esistono dati dell’ISPRA antecedenti al 2007, essendo stato istituito nel 2008.
Purtroppo, non è possibile effettuare alcun confronto fra i dati delle dichiarazioni annuali contenuti nei MUD e quelli inseriti nelle relazioni ex art. 9, in quanto afferenti a due assessorati regionali diversi: Ambiente e Sanità, che, in passato, hanno dimostrato di non comunicare fra loro su tali questioni.
Complessivamente, considerando mediamente una bonifica di circa 315.000 t/anno dal 1993 fino al 2014 (22 anni), il quantitativo nazionale rimanente risultava di circa 25 milioni di t. Nel presente lavoro, il dato è stato aggiornato al 2023 con il calcolo dell’1% e il quantitativo residuo è stato stimato in circa 22 milioni di t, cioè con una riduzione di circa 3 milioni di t in 8 anni.
Non è stato possibile calcolare il quantitativo immesso sul mercato nei due anni di proroga che le aziende produttrici di CA ottennero per liberarsi delle scorte di magazzino ancora presenti nel 1992 a causa della mancanza di dati a cui fare riferimento. Tuttavia, questo incremento su 32 milioni di t riferite dal CNR può essere considerato di scarsa entità, poiché dal 1992 al 1994 le aziende produttrici di CA si erano ridotte di un numero importante.
Le incertezze riguardo a un dato esatto e non stimato dei MCA residui derivano dal fatto che il censimento a livello nazionale è stato realizzato e completato in poche Regioni ed è consultabile sul sito del Ministero dell’Ambiente.11
Fonte: ditte di bonifica
Sono stati interpellati esperti di due ditte di bonifica di MCA, regolarmente iscritte all’Albo degli smaltitori, al fine di verificare le stime di 32 milioni di t fatte dal CNR sulla presenza dei materiali contenenti amianto. Secondo questi esperti, il peso di 1 metro2 di lastra ondulata corrisponde a circa 15/16 kg, non a 13 kg, valore ricavato per risalire a 32 milioni di t. Non si è a conoscenza del metodo utilizzato dal CNR per calcolare la superficie di CA presente in Italia; si ipotizza che gli operatori si siano serviti di fotografie aeree disponibili presso l’Istituto Geografico Militare.
Inoltre, ulteriori informazioni fornite dalle ditte di bonifica hanno messo in evidenza che molti capannoni industriali adibiti ad attività produttive, non magazzini, hanno i lucernari (60%) che solitamente sono realizzati in vetro o vetroacrilico (metacrilato) o lastre ondulate di vetroresina.
Risultati
Nella tabella 3 sono riportati i dati relativi ai quantitativi (espressi in tonnellate) di materiali da costruzione contenenti amianto (EER 17.06.05) presenti, rimossi e da rimuovere, suddivisi per Regione, rilevati dai rapporti ISPRA degli anni presi in esame (2014, 2022) e calcolati dalla CNA con la stima dell’1% anno. Il dato della colonna 7 si riferisce a tutto il materiale rimosso dal 1992 al 2022.
Nella tabella 4 sono riportati i dati ISPRA pubblicati nel Rapporto del 2014, che reca anche i dati dal 2010 al 2012, dei rifiuti di materiali da costruzione contenenti amianto presi in esame e i dati delle rimozioni stimate dalla CNA (1%/anno), espressi in tonnellate. I dati sono relativi agli anni dal 2007 al 2022.12 Dal 2007 al 2013, la stima della CNA portava a un risultato medio di 320.000 t/anno. Nel 2014, visto che la differenza tra il dato ISPRA e la stima della CNA era soltanto di qualche migliaio di tonnellate, si è ritento opportuno assumere il dato ISPRA 2014 come stima dell’1%. I risultati del confronto fra le due tipologie di dati rilevano che la stima della CNA ha sottostimato le rimozioni complessivamente di circa 159.000 t dal 2007 al 2022.
Inoltre, emerge che, tra il 2007 e il 2022, secondo i dati ISPRA, mediamente sono state rimosse 327.077 t di CA, un quantitativo simile a quello stimato con il criterio dell’1% (314.916 t, quantità bonificata nel 2014). Questo porta a ritenere che la stima del rimanente al 2023 basato su tale criterio (tabella 3) sia attendibile.
Al fine di verificare le stime fatte dal CNR relative a 32 milioni di t, sono stati fatti calcoli ragionati sul dato corrispondente a circa 2,5 miliardi di m² di lastre.
Secondo le ditte di bonifica interpellate, 1 m² di lastra peserebbe circa 15/16 kg; pertanto, considerando 2,5 miliardi di m², le tonnellate risulterebbero 37,5 milioni.
Stimando che il 60% delle coperture dei capannoni industriali adibiti ad attività produttive abbiano i lucernari e che questi costituiscano il 20% dell’intera superficie, quella di CA si riduce a 1,2 miliardi di m², portando il totale a 2,2 miliardi; considerando 15 kg/m² di peso, si arriva a 33 milioni di t, che, anche se prossimo, non è esattamente sovrapponibile a 32 milioni di t stimate dal CNR. Tuttavia, considerato che la media dei dati ISPRA tra il 2007 e il 2022 indica 327.000 t di CA all’anno, il dato rafforza la stima dell’1%, avvicinandosi a 33 milioni di t.
Conclusioni
Si può affermare che, al 2022, vi erano ancora da rimuovere in tutto il Paese poco più di 22 milioni di tonnellate di CA visibile.
La stima indica che, se si continua a rimuovere l’1% all’anno di MCA, saranno necessari almeno altri 66 anni per terminare.13,14
Occorre precisare che i MCA inglobati in strutture, chiusi in cavedi oppure interrati, quindi senza alcun rischio di diffusione delle fibre in aria, rimarranno, con molta probabilità, in situ per molti decenni ancora, ovvero fino alla demolizione delle strutture edili o rimossi durante eventuali lavori di grandi ristrutturazioni.
È da segnalare, inoltre, che lo scarso monitoraggio, da parte delle Regioni, dell’andamento della rimozione dell’amianto friabile, che costituisce una grave mancanza informativa, rendendo difficoltosi eventuali programmi di prevenzione del rischio.
Altro aspetto da prendere in considerazione riguarda il quantitativo delle rimozioni abusive, i cui materiali sono solitamente scaricati in strade secondarie o in aperta campagna; tuttavia, nel caso in cui questi materiali vengano rimossi da aziende municipalizzate, possono entrare a far parte dei dati dei Modelli Unici di Dichiarazione ambientale (MUD).
Purtroppo, il monitoraggio del processo di dismissione dell’amianto non è implementato da diverse Regioni e, per quanto è noto ad oggi, la sintesi dei dati a livello nazionale è affidata a un ente (ISPRA) che gestisce molteplici attività con precipue finalità di carattere ambientale, mentre, come sottolineato dalla Legge 257/92 ancora vigente, dovrebbe essere gestita in primo luogo dal Ministero della Salute, con le finalità ribadite e aggiornate a partire dal 2016 con l’intesa della Conferenza Unificata Stato Regioni.
È interessante osservare l’andamento complessivo delle bonifiche dal 1993 fino al 2022 (ultimo anno contenuto nel rapporto ISPRA 2024).
Dalle analisi dei numeri riportati nel presente lavoro, l’attività di censimento, completata finora soltanto in poche Regioni, non ha contribuito a un’accelerazione del processo di bonifica che, invece, ha subito un’accelerazione quando sono stati concessi incentivi statali mirati, specialmente negli anni in cui era in vigore il cosiddetto “Conto Energia”;15,16 in particolare, dal 2011 fino alla metà del 2013, periodo in cui veniva incentivata la sostituzione delle coperture di edifici industriali di qualsiasi natura, oltre che in CA, con pannelli fotovoltaici. In quegli anni, in alcune Regioni le bonifiche arrivarono anche al 50% in più rispetto agli anni precedenti, come in Toscana, che pubblicava periodicamente i dati, in particolare nel 2013, quando i dati ISPRA superavano di gran lunga quelli stimati dalla CNA con l’1% all’anno.17 Terminati gli incentivi, le bonifiche hanno subìto un’importante riduzione, oggi ancora più evidente, in quanto sono aumentati enormemente i costi di smaltimento in discariche autorizzate a causa della chiusura di molte di queste, portando alla riduzione dell’offerta. Allo stato attuale, la carenza di discariche nel nostro Paese obbliga le aziende a rivolgersi all’estero per lo smaltimento dei rifiuti, affrontando ingenti costi di trasporto, con un aumento del consumo di combustibili fossili e del rischio di incidenti stradali durante il trasporto per lunghe distanze.
Un commento merita l’ecotassa, istituita con la Legge n. 549 del 28.12.1995, applicata anche ai rifiuti di MCA, nata con lo scopo di ridurre la produzione di “nuovi rifiuti” attraverso la tassazione, di cui beneficiano le Regioni. L’incongruenza riscontrata è che i MCA sono già presenti e solo quando vengono rimossi diventano nominalmente “nuovi rifiuti”. Razionalmente, se milioni di tonnellate di MCA venissero scorporati dalla legge 549/95 e regolamentati a parte, si consentirebbe una riduzione dei costi di smaltimento.
L’apertura in ogni Regione di nuove discariche opportunamente individuate (per esempio, gallerie stradali o ferroviarie dismesse, cave di inerti esaurite), risolverebbe il problema in maniera definitiva, con una notevole riduzione dei costi e accelerando indirettamente il processo di dismissione.18,19 Le discariche per interramento dovranno essere mappate in dettaglio e registrate presso i Comuni che le ospitano al fine di non essere intaccate da eventuali opere di sfruttamento del territorio, come i nuovi insediamenti edili.
Pertanto, il principale ostacolo al processo di bonifica in Italia consiste nel non aprire nuove discariche. Occorre sottolineare che i monitoraggi effettuati in prossimità di esse hanno provato, con dati scientifici, che le fibre non vengono disperse né in aria né nel percolato, come dimostrato dai dati rilevati dall’Arpa Piemonte presso la discarica di Casale Monferrato.20
Un argomento di una certa attualità in tema di alternativa allo smaltimento dell’amianto in discarica è quello dei trattamenti termici controllati o quelli chimici per trasformare fisicamente o chimicamente le fibre del minerale/i in un materiale inerte non pericoloso.21 Questo argomento meriterebbe una trattazione a parte per la sua complessità, ma è comunque importante farne un breve cenno. Si ritiene che i trattamenti termici abbiano diversi limiti, già rilevati in fase di ricerca, dovuti alla necessità di complessi presidi di prevenzione per gli addetti agli impianti, alle alte temperature che comportano un consumo elevato di combustibili fossili, in particolare se applicati su CA, visto che il materiale da trattare è inglobato in una matrice compatta di cemento che costituisce l’87% in peso nel cosiddetto Eternit. Nel caso dell’amianto friabile, ci potrebbe essere una motivazione valida solo per la sua successiva collocazione in discarica, dal momento che vi sarebbero grosse limitazioni dovute all’impossibilità di utilizzo come materia prima nel caso in cui anche solamente l’1% non subisse la totale trasformazione prevista. Pertanto, anche questo procedimento risulterebbe inapplicabile in termini di tempi, costi e praticità rispetto a un semplice seppellimento in discarica.
Questo lavoro ha voluto affrontare le principali problematiche inerenti alla rimozione dell’amianto, approfondendole attraverso calcoli ragionati che hanno riguardato in particolare l’amianto in matrice compatta.
In assenza di misure, la stima delle tonnellate residue di CA in ogni Regione consente di comprendere le dimensioni delle discariche da dover predisporre in futuro per accogliere i rifiuti.
Per una valutazione da parte delle amministrazioni pubbliche dei dati sui quantitativi rimanenti dei MCA presenti in ogni Regione, sarebbe necessario un provvedimento normativo nazionale, servendosi del contributo degli organismi tecnici pubblici che hanno il compito istituzionale di sorvegliare, in tutti i suoi aspetti, le problematiche legate al problema sanitario ed alla tutela ambientale.
Conflitti di interesse dichiarati: SS, FC, BT hanno espletato attività di consulenti tecnici e periti in ambito di malattie professionali per la Magistratura inquirente e giudicante.
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