Se il tabacco è il principale fattore di rischio prevenibile, perché sta tornando di moda?
Il tabacco è ancora uno dei principali fattori di rischio prevenibili per la salute. Aumenta in misura sostanziale il rischio di tumori, malattie cardiovascolari, respiratorie e numerose altre patologie ed è responsabile ogni anno di milioni di morti nel mondo e decine di migliaia in Italia, oltre ad aumentare i costi del SSN.1,2
Ma, in Italia, evidentemente non lo sappiamo! L’edizione 2025 della Tobacco Control Scale, che misura l’attuazione delle politiche antitabacco in 37 Paesi europei, colloca l’Italia al 32° posto, con 37 punti su 100, penultima nell’Unione Europea, prima della Romania.3
Per esempio, mentre l’articolo 6 della Convenzione Quadro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il Controllo del Tabacco (WHO-FCTC) riconosce che le misure fiscali e di prezzo costituiscono lo strumento più efficace per ridurre i consumi, soprattutto tra i giovani e nelle fasce socialmente più svantaggiate, in Italia il prezzo di un pacchetto di sigarette è fra i più bassi d’Europa. Inoltre, i recenti aumenti delle accise sono stati così contenuti da non compensare neppure l’inflazione, determinando di fatto una riduzione del prezzo reale dei prodotti del tabacco.4
L’Italia si è addirittura schierata, insieme a Grecia e Romania, contro una revisione complessiva della normativa europea sulle accise che avrebbe dovuto aumentare e armonizzare la tassazione dei prodotti del tabacco e della nicotina in UE.5 Una posizione difficile da conciliare con gli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione (PNP). La contraddizione è evidente: conosciamo la gravità del problema e disponiamo di interventi di provata efficacia, ma non li applichiamo.
Nel frattempo, dopo decenni nei quali il fumo aveva progressivamente perso attrattiva e accettabilità sociale, il consumo di tabacco e nicotina acquisisce nuova visibilità,6 soprattutto tra i giovani. Uno studio condotto nel 2024 su 7.390 studenti italiani di 11-17 anni mostra un ampio consumo nell’ultimo mese di sigarette (18%), sigarette elettroniche (22%), tabacco riscaldato (16%) e bustine di nicotina (2%), con più di un quarto dei minorenni italiani di 11-17 anni che consuma almeno un prodotto contenente nicotina. Tutto ciò, nonostante dal 2013 in Italia la vendita di prodotti contenenti nicotina sia vietata ai minori di 18 anni.7
Una nuova normalizzazione delle sigarette?
La diffusione delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato ha modificato profondamente la rappresentazione sociale del tabagismo. Questi prodotti vengono presentati come moderni, tecnologici e alternativi alle sigarette tradizionali, trasmettendo implicitamente l’idea che, eliminando la combustione, sia possibile continuare a consumare tabacco o nicotina senza conseguenze sulla salute. Colori, aromi, design accattivanti, negozi eleganti, pubblicità nei luoghi frequentati dai giovani e promozione attraverso i social media associano questi prodotti alla tecnologia, alla libertà individuale e agli stili di vita contemporanei. In questo modo, nella percezione collettiva, passa il messaggio “quasi innocuo per tutti”, invece di “meno dannoso per il fumatore che non riesce a smettere”.8
I possibili benefici ottenuti dai pochi fumatori che sostituiscono completamente le sigarette con questi nuovi prodotti comportano potenziali effetti negativi su tutta la popolazione: la promozione dell’uso da parte di adolescenti, giovani e non fumatori; il mantenimento della dipendenza da nicotina; il consumo duale e la possibile ricaduta sul fumo di sigarette tradizionali.9 Questi prodotti, anche se verosimilmente meno dannosi della sigaretta tradizionale, hanno ampliato il mercato della nicotina e creato nuove modalità di iniziazione e permanenza nella dipendenza, determinando un impatto negativo sulla salute pubblica e, soprattutto, la ri-normalizzazione dell’uso del tabacco.10
Un altro elemento da considerare è che, nella “disattenzione” generale, utilizzare sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato è possibile in molti luoghi nei quali il fumo di sigaretta è vietato. La loro esclusione, totale o parziale, dalle norme sugli ambienti liberi dal fumo aumenta le occasioni di consumo, indebolisce il significato educativo dei divieti e rende meno chiaro ciò che è consentito. Dopo anni nei quali, grazie alla legge Sirchia, il gesto del fumare era progressivamente scomparso dagli ambienti condivisi, dispositivi esteticamente simili lo rendono nuovamente visibile e socialmente accettabile.
La comunicazione e l’interferenza dell’industria
È l’effetto dell’enorme capacità di comunicazione dell’industria del tabacco. Si tratta di un totale cambiamento di immagine: l’industria non nega più i danni delle sigarette, ma utilizza il riconoscimento di quei danni per promuovere prodotti alternativi e accreditarsi nel dibattito scientifico e politico, senza del resto rinunciare alla produzione delle sigarette tradizionali.11,12 Con le campagne incentrate su espressioni come «Stiamo costruendo un futuro senza fumo» (Philip Morris), le aziende produttrici non sono più causa del problema, ma protagoniste della sua soluzione.
E così, si moltiplicano i punti promozionali nelle stazioni, le prove gratuite dei dispositivi, i negozi monomarca, le campagne sui social media e gli eventi con personaggi noti. Il coinvolgimento di testimonial prestigiosi, come Andrea Bocelli in una recente iniziativa internazionale di Philip Morris, contribuisce ad associare il marchio a valori positivi quali talento, innovazione e fiducia nel futuro.13
La strategia si estende al finanziamento di fondazioni, centri di ricerca, organizzazioni formalmente indipendenti e iniziative sociali o culturali. Questi soggetti contribuiscono a diffondere interpretazioni favorevoli alle strategie industriali, influenzare il dibattito pubblico e accreditare l’industria come interlocutore legittimo delle istituzioni. Il problema non riguarda soltanto eventuali conflitti di interesse individuali, ma la capacità complessiva dell’industria di orientare l’agenda politica, scientifica e mediatica. Prova di questo è la posizione dell’Italia nel Tobacco Industry Interference Index, che misura l’influenza dell’industria sulle politiche pubbliche considerando, tra gli altri aspetti, i rapporti con le istituzioni, la partecipazione ai processi decisionali, i benefici concessi al settore e l’applicazione dell’articolo 5.3 della FCTC. Nel 2025, l’Italia è penultima fra i paesi dell’Unione Europea, seguita solo dalla Romania.14
E la risposta istituzionale?
Di fronte al principale fattore di rischio prevenibile, il Ministero della Salute appare sostanzialmente assente proprio dai dibattiti decisivi su tassazione, prezzi, pubblicità, accessibilità dei prodotti ed estensione dei divieti. C’è da dire che le principali decisioni che possono ridurre i consumi non dipendono esclusivamente dal Ministero della Salute, ma coinvolgono il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Parlamento, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le Regioni e gli enti locali. In assenza di una strategia nazionale condivisa, gli obiettivi sanitari finiscono facilmente in secondo piano rispetto agli interessi fiscali, produttivi e commerciali.
Alla fine, l’unico strumento italiano di azione preventiva rimane il PNP, che, però, non dispone di alcuno strumento per agire direttamente sui prezzi, sulla tassazione, sulla pubblicità e sull’accessibilità dei prodotti, che sono le leve più potenti della prevenzione dell’uso del tabacco. Il risultato è un paradosso: si chiede alle persone di adottare comportamenti salutari, mentre si mantiene un ambiente economico e commerciale che rende il tabacco conveniente, facilmente disponibile e intensamente promosso.
Conclusioni
Il tabacco e la nicotina non stanno tornando di moda spontaneamente. Sono stati resi nuovamente attraenti da una strategia di marketing efficace, da una strategia industriale di riduzione del danno favorita da norme incomplete e da una risposta politica accondiscendente.
Eppure non sarebbe necessario inventare nuove strategie, ma semplicemente applicare con maggiore determinazione quelle di cui conosciamo già l’efficacia. La tutela della salute deve diventare un criterio dietro le decisioni fiscali, economiche e regolatorie ed è necessario riconoscere che tutti i prodotti del tabacco e della nicotina fanno parte di un unico mercato della dipendenza.
La Convenzione quadro per il controllo del tabacco e le strategie MPOWER dell’OMS indicano le azioni più efficaci da applicare.1,15 Tra le altre:
- l’aumento vigoroso del prezzo dei prodotti del tabacco, considerato come la più efficace strategia di contrasto al tabagismo. Tenuto conto dell’impatto economico del tabacco sul SSN, che per i soli ricoveri supera 1,6 miliardi di euro;2 tale aumento potrebbe essere configurato come imposta di scopo destinata al finanziamento del SSN;16
- l’estensione ai nuovi prodotti dei divieti di pubblicità e di uso negli ambienti condivisi;
- rendere effettivo il divieto di vendita ai minori di sigarette e di ogni altro prodotto con nicotina, verificando l’età degli acquirenti e controllando i rivenditori; secondo l’indagine GYTS dell’ISS, nel 2022 un 13-15enne su quattro si è procurato prodotti del tabacco direttamente dal tabaccaio;17
- la conduzione di campagne periodiche di comunicazione e di promozione della cessazione, sul modello dello Stoptober britannico e del Mois sans tabac francese.18,19
Se il tabacco è il principale fattore di rischio prevenibile, la sua diffusione non può essere trattata come un normale fenomeno commerciale. E, se disponiamo degli strumenti per ridurne drasticamente il consumo, non utilizzarli rappresenta una precisa scelta politica.
Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.
Bibliografia e note
- World Health Organization. Tobacco and nicotine. 20.06.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/tobacco
- Possenti I, Scala M, Rognoni M et al. Analysis of the direct economic impact of smoking-related hospitalizations in Italy. Tob Induc Dis 2024;22. doi: 10.18332/tid/188111
- Joossens L, Abbink H, Roman E. The Tobacco Control Scale 2025 in Europe. Brussels, Smoke Free Partnership, 2026. Disponibile all’indirizzo: https://tobaccocontrolscale.org/latest-edition/
- Gallus S, Lugo A, Possenti I et al. Thank you France for drastically raising tobacco taxes... It’s time for others to follow! Eur Respir J 2026;68(1):2600375. doi: 10.1183/13993003.00375-2026
- Bonini E. Tax hikes on tobacco and e-cigarettes: member states skeptical of reform proposal. eunews, 10.10.2025 Disponibile all’indirizzo: https://www.eunews.it/en/2025/10/10/tax-hikes-on-tobacco-and-e-cigarettes-member-states-skeptical-of-reform-proposal/
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- Scala M, Lugo A, Possenti I et al. Tobacco and nicotine product use among students aged 11-17 years: a cross-sectional study from Italy. Annali Ist Super Sanita 2026: in press.
- Formoso G, Gorini G, Gallus S. Sigarette elettroniche e tabacco riscaldato: proteggere soprattutto i giovani dal marketing scorretto. Scienzainrete, 25.04.2022. Disponibile all’indirizzo: https://www.scienzainrete.it/articolo/sigarette-elettroniche-e-tabacco-riscaldato-proteggere-soprattutto-giovani-dal-marketing
- Gallus S, Stival C, McKee M et al. Impact of electronic cigarette and heated tobacco product on conventional smoking: an Italian prospective cohort study conducted during the COVID-19 pandemic. Tob Control 2024;33(2):267-70. doi: 10.1136/tc-2022-057368
- Pisinger C. Why public health people are more worried than excited over e-cigarettes. BMC Med 2014;12:226. doi: 10.1186/s12916-014-0226-y
- Legg T, Legendre M, Gilmore AB. Paying lip service to publication ethics: scientific publishing practices and the Foundation for a Smoke-Free World. Tob Control 2021;30(e1):e65-72. doi: 10.1136/tobaccocontrol-2020-056003
- Daube M, Moodie R, McKee M. Towards a smoke-free world? Philip Morris International’s new Foundation is not credible. Lancet 2017;390(10104):1722-24. doi: 10.1016/S0140-6736(17)32561-8
- Andrea Bocelli e Philip Morris: ritorno al passato. TobaccoEndgame, 20.07.2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.tabaccoendgame.it/marketing/bocelli-philip-morris-believe-further-critica/
- Global Center for Good Governance in Tobacco Control. Global Tobacco Industry Interference. Index 2025. Bangkok, GGTC, 2025. Disponibile all’indirizzo: https://globaltobaccoindex.org/gti/2025
- World Health Organization. WHO report on the global tobacco epidemic, 2025. Warning about the dangers of tobacco. Geneva, WHO, 2025. Disponibile online: https://www.who.int/teams/health-promotion/tobacco-control/global-tobacco-report-2025
- A tal proposito, si ricorda la proposta “5 euro contro il fumo” promossa da AIOM, Fondazione Veronesi e AIRC di aumentare di 5 euro il prezzo dei prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, comprese sigarette tradizionali, elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, destinando le maggiori entrate alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Come Alleanza per un’Italia Senza Tabacco, ci battiamo per questa misura ed esortiamo tutti i parlamentari, di destra e di sinistra, a esaminare senza indugio la proposta di legge d’iniziativa popolare, depositata al Senato con il supporto di 52.000 firme. Per approfondimenti si veda: l AIOM: https://www.aiom.it/5-euro-contro-il-fumo-oltre-52mila-le-firme-raccolte-il-senato-discuta-al-piu-presto-la-legge-diniziativa-popolare/ l Tobaccoendgame: https://www.tabaccoendgame.it/news/sosteniamo-5-euro-contro-il-fumo/
- Istituto Superiore di Sanità. GYTS 2022: i dati nazionali. Roma, Epicentro, 2023. Disponibile online: https://www.epicentro.iss.it/gyts/Indagine-2022-dati-nazionali
- NHS. Quit smoking. Stoptober. Disponibile all’indirizzo: https://www.nhs.uk/better-health/quit-smoking/
- Tabac info service. Mois sans tabac. Disponibile all’indirizzo: https://www.tabac-info-service.fr/article/mois-sans-tabac