Cosa ci dice l'uso dei farmaci sulla salute di chi li assume?
Ci sono molti dati sulla spesa farmaceutica, sia privata sia a carico del SSN, ma non ci sono altrettante informazioni sulle caratteristiche di chi assume i farmaci. Risultano quindi di interesse i dati dell'indagine annuale Multiscopo Istat "Aspetti della vita quotidiana", di cui ora sono disponibili i risultati del 2023.
Agli intervistati viene posta la domanda «Negli ultimi due giorni ha fatto uso di farmaci?» a cui si può rispondere si, no e non ricordo. Nelle analisi seguenti, dato il brevissimo periodo di ricordo di due giorni, assumiamo come “no” anche i “non ricordo” e crediamo di non commettere un grave errore. Nel 2023 la stima della prevalenza quotidiana degli italiani che assumono farmaci è stata di 24.902.159 corrispondenti al 42,7% degli abitanti. Negli anni questa prevalenza non si è di molto modificata tranne per una diminuzione osservata durante la pandemia.
La crescita dal 2013 al 2019 può essere dovuta anche alla crescita della percentuale di anziani nella popolazione per cui può essere necessario verificare l'andamento della prevalenza in una singola classe di adulti, quella tra i 45 ed i 64 anni di età. In questa classe, la prevalenza nel 2013 era di 46,4% e nel 2019 di 48,1 %. L'aumento tra il 2013 il 2019 nel totale della popolazione è stato pari al 9,4% e si è ridotto nella classe di età 45-64 al 3,7% così confermando che una parte dell'aumento, ma non completamente, deve essere attribuito all'invecchiamento della popolazione.
Tra il 2013 ed il 2023 si conferma il maggior uso di farmaci nella popolazione femminile rispetto a quella maschile nelle classi di età tra i 18 ed i 54 anni di età per poi tornare a coincidere. Probabilmente parte del maggior uso femminile è dovuto a dei farmaci ostetrici e ginecologici.
L'età è sicuramente il fattore determinante della crescita del ricorso all'uso di farmaci come confermano le prevalenze per età del 2023:
Ma, ovviamente, le condizioni di salute sono determinanti ed essendo correlate con l'età ne spiegano in gran parte l'andamento evidenziato. Nelle risposte registrate nell'Indagine Multiscopo c'è quella relativa alla presenza di una malattia cronica e la prevalenza di assunzione di farmaci è decisamente più elevata in soggetti in condizione di cronicità, e questa sembra però sia leggermente diminuita nel 2023 rispetto al 2013.
Ma oltre alla presenza di una patologia cronica diagnosticata e di cui il rispondente ha consapevolezza, anche la percezione soggettiva dello stato di salute risulta rilevante.
Ed è importante non solo tra i soggetti senza cronicità dove a seconda della percezione del livello di salute (molto buona, buona, così così) si evidenzia uno scarto di circa il 10%, ma anche tra i cronici la percezione di salute modifica la prevalenza, soprattutto nei soggetti più giovani.
Altri fattori possono influire ma sembrano meno rilevanti e nell'analisi seguente eseguita con una regressione logistica si può osservare quanto possano incidere anche la situazione territoriale, il grado di istruzione, le condizioni di benessere.
Se il sentirsi molto male fa consumare farmaci circa tre volte rispetto a chi si sente molto bene, l'esser malati cronici fa consumare più di quattro volte e l'esser anziano con più di settantacinque anni di età fa addirittura consumare diciassette volte rispetto al consumo degli adolescenti.
È anche interessante vedere quali sono i consumi di farmaci nei soggetti che dichiarano di essere affetti da particolari patologie. Qui esemplifichiamo solo per i malati di Diabete, Bronchite Cronica, Tumori e Cirrosi epatica. Si consideri comunque che le diagnosi sono autoriferite e potrebbero in alcuni casi non corrispondere esattamente alla realtà.
I grafici di sinistra rappresentano le prevalenze giornaliere per età nei soggetti che hanno dichiarato o meno di essere affetti dalla malattia, mentre i grafici di destra sono la percentuale di consumatori giornalieri tra gli affetti dalla patologia.
Si può considerare quindi che il fattore età sia determinante nel definire i livelli di assunzione di farmaci anche tra soggetti con gravi patologie. Nel caso della Cirrosi epatica sembra invece che non ci sia un maggior uso di farmaci rispetto ai consumi della media della popolazione generale.
Infine, quasi solo come curiosità, si mostra come si possano osservare diversità di prevalenza giornaliera di uso di farmaci anche in situazioni differenti e per lo più inaspettate, rispetto alle quali si possono fare solo ipotesi, o comunque potrebbero essere solo variazioni casuali. In ogni caso, differenze nell'uso dei farmaci potrebbero far sospettare anche dei differenziali di salute che comunque dovrebbero poi venir confermati da altre informazioni.
Chi avrebbe mai detto che chi nella dieta fa uso di uova abbia un consumo inferiore di farmaci? Probabilmente chi consuma tutti i giorni uova ha meno problemi di salute di chi invece non ne mangia mai! O ancora il consumo di farmaci è diverso a seconda dell'attività fisica durante il proprio lavoro; chi sopporta lavori faticosi evidentemente ha meno bisogno di un supporto farmaceutico!
Al di là della curiosità di questi due ultimi esempi, la prevalenza di uso giornaliero di farmaci, corretta per età e genere, può essere considerata una proxy dello stato di salute anche se chiaramente diversi fattori comportamentali possono determinare delle rilevanti differenze.
In ogni caso un indicatore di aumento dell'uso di farmaci dovrebbe consigliare un approfondimento della situazione perché è molto probabile che segnali un problema di salute della popolazione cui si riferisce. L'analisi dei dati di accesso alle prestazioni può essere utilizzata come indicatore per il monitoraggio della salute della popolazione, però questo indicatore deve essere ulteriormente verificato mediante altre fonti.
P.S. se a qualche lettore queste nostre note sintetiche, ottenute elaborando i dati dell'Indagine Multiscopo Istat, risultassero non del tutto congruenti con altre informazioni a sua disposizione, lo invitiamo caldamente a illustrarcele con un commento o con un suo post.