Che problemi ci può creare il privato in sanità?
Gimbe in una intervista pubblicata sul quotidiano di Trento, il Dolomiti, afferma: “Il vero rischio non è il privato accreditato, ma una sanità sempre più a pagamento” [https://share.google/kLqLfjuBeagdJCflD] e pur invece condividendo la seconda parte dell'affermazione ho delle perplessità sulla prima.
Questa è, ad esempio, una lista di alcuni ospedali privati accreditati e in questa lista ne mancano molti altri, anche importanti, come ad esempio il policlinico Gemelli di Roma, ma in questa lista parziale su 25 elencati solo 6 non sono lombardi!
Il fatturato complessivo di questi soli 25 ospedali è di 5 miliardi di €uro! ma non si può non concordare che oggi il SSN non potrebbe assolutamente farne a meno, soprattutto perché alcuni di questi costituiscono una indiscutibile eccellenza probabilmente anche grazie alle opportunità offerte dall'imprenditoria privata.
Per lo più tutti i ricoveri svolti in questi ospedali sono interamente a carico del SSN e per un paziente non fa molta differenza se l'ospedale è pubblico o è privato, anzi spesso nel privato c'è maggiore attenzione al benessere del paziente-cliente rispetto a molti ospedali pubblici. Ed allora nessun problema?
Gimbe giustamente distingue tra chi produce e chi tutela e afferma che se è un privato chi produce non ci sono problemi, ma se la tutela non è pubblica il cittadino deve sempre più pagare ed allora nascono ben più di qualche problema; insomma, l'importante sarebbe che l'accesso ai servizi fosse per tutti gratuito e a carico del bilancio pubblico.
La crescita continua della spesa out of pocket per servizi sanitari ci preoccupa molto anche perché oggi ha superato i 40 miliardi, più di un quarto della spesa sanitaria pubblica, e sempre più molti sono costretti a ricorrere a prestazioni a pagamento e se non possono permettersele vi rinunciano. Così cresce chi, potendoselo permettere, si tutela con una assicurazione sanitaria privata e questo fa aumentare le disequità nel nostro sistema sanitario. Ma se tutto il privato fosse accreditato e l'accesso ai suoi servizi fosse libero e gratuito, non ci sarebbero problemi? Io penso che resterebbero e non di poco conto.
Dobbiamo innanzitutto contrastare la mentalità che vede la sanità come un "prestazionificio". Il Servizio Sanitario Nazionale non è un negozio dove chi vuol comprare qualcosa entra e si serve, il SSN deve essere il luogo dove ci si preoccupa di prevenire, conservare e curare la salute della comunità mediante interventi appropriati ed integrati tra loro. L'unitarietà è essenziale nel processo di cura mentre oggi intervengono spesso diversi
soggetti che ragionano ed agiscono separatamente, tutt'al più dando al paziente un reperto o una nota informativa. La soluzione informatica, da poco creata con la cartella sanitaria personale, aiuta ad integrare tra loro i processi assistenziali ma dovrebbe essere realmente ed uniformemente aggiornata da tutti i servizi, sia pubblici sia privati, ma questo spesso non accade.
Tra pubblico e privato si innesca una competitività asimmetrica che non è detto favorisca l'efficacia e l'efficienza delle prestazioni prodotte. Il pubblico ha molti più vincoli e obblighi da rispettare, il privato può invece adattarsi più facilmente scegliendo cosa più gli conviene.
Il pubblico, se governato in regime democratico, non adotta, o non dovrebbe, criteri di efficienza basata sul profitto. Il privato spesso tende a creare eccellenze in settori remunerativi abbandonando altri campi. Questo talvolta porta a "rubare" al pubblico i migliori medici offrendo maggiori convenienze non solo necessariamente remunerative.
Ma l'aspetto più rilevante è la mancanza di integrazione che il privato non garantisce con l'insieme dei servizi. E questo dovrebbe essere richiesto al privato se vuole offrire alcune prestazioni già erogate del pubblico. C'è poi un rischio le cui colpa sarebbe da attribuire al pubblico, cioè il un comodo disimpegno da certi servizi dato che anche il privato li eroga. Che succederebbe se a mitigare le liste d'attesa non ci fossero i privati?
E tutto ciò fa si che seppur teoricamente il SSN garantirebbe l'equità di accesso, di fatto i benestanti spesso si vedono costretti a rivolgersi a pagamento al privato, più disponibile e spesso più accogliente, ed invece i meno benestanti alla fine rinunciano alle prestazioni.
Insomma, si dovrebbero riscrivere meglio i diritti e i doveri della sanità privata in modo da collaborare realmente con il SSN, come spesso peraltro talvolta accade, ma evitando invece tutto ciò che può negativamente comportare una sanità fatta a spezzoni.
E soprattutto si deve evitare che la sempre maggior presenza del privato in sanità non faccia diventare il SSN un servizio sanitario solo per chi non ha i soldi, o altre possibilità, per rivolgersi al privato. La soluzione è garantire una buona e accogliente sanità pubblica universalistica, dove la salute è considerata un bene collettivo che lo Stato deve tutelare.