Le cure palliative e il suicidio medicalmente assistito non sono né alternativi né complementari: sono diversi. Il Position Paper della SICP
Introduzione
Nel giugno 2026, la Società Italiana di Cure Palliative (SICP) ha pubblicato il position paper sul rapporto tra le cure palliative e la richiesta di suicidio medicalmente assistito1 per fare il punto su un tema che è frequentemente oggetto di confusione semantica, semplificazione ambigua e strumentalizzazione ideologica.
In estrema sintesi, il Position Paper SICP mette in evidenza che:
- in una società pluralista, può e deve essere riconosciuto il diritto individuale a richiedere il suicidio medicalmente assistito secondo le condizioni previste dagli ordinamenti giuridici al fine di ricevere un ascolto e una risposta coerente ai bisogni espressi dalla persona malata che chiede di anticipare la propria morte;
- le cure palliative sono un percorso di cura diverso dal suicidio medicalmente assistito, sia perché rispondono a bisogni diversi sia perché si tratta di due procedure diverse nei fini, nei mezzi usati e nel risultato finale;
- pertanto, le cure palliative non sono né alternative né complementari rispetto al suicidio medicalmente assistito; sono, per l’appunto, diverse;
- la presa in carico palliativa include sia la risposta a un bisogno informativo espresso dal malato in tema di suicidio medicalmente assistito sia la partecipazione dei professionisti delle cure palliativa (per esempio, medici, infermieri, psicologi) alla fase valutativa delle richieste di suicidio medicalmente assistito;
- rispetto, invece, alla fase attuativa del suicidio medicalmente assistito (assistenza diretta all’autosomministrazione), i singoli professionisti palliativisti potranno eventualmente partecipare, dando una disponibilità individuale (al pari di altri professionisti di varie discipline e specialità) senza per questo impegnare né l’équipe cui appartengono né le strutture operative di cure palliative (hospice, servizi di cure palliative domiciliari o ospedalieri, reti locali di cure palliative) cui afferiscono;
- in ogni caso, le cure palliative non abbandonano mai il malato che ha richiesto il suicidio medicalmente assistito, sia nel caso la richiesta venga respinta dagli organi di valutazione sia venga accettata: l’accompagnamento palliativo perdurerà, infatti, fino alla fine (naturale o anticipata) della vita della persona malata.
Il punto di equilibrio
Il position paper esprime il punto di equilibrio che la SICP ha trovato rispetto a due posizioni concettualmente opposte. La prima posizione afferma che le cure palliative, in quanto diverse e alternative rispetto al suicidio medicalmente assistito, non dovrebbero occuparsene in nessun caso e nessun modo; la seconda posizione afferma che, in quanto complementari al suicidio medicalmente assistito, le CP dovrebbero occuparsene in prima persona in tutte le fasi (informativa, valutativa e attuativa).
Va precisato che la posizione di equilibrio della SICP non rappresenta un banale compromesso tra le due posizioni opposte, ma si fonda sull’incontrovertibile necessità di tutelare contemporaneamente due tipi di vulnerabilità: da un lato, quella dei malati, cui verrebbe di fatto impedito l’accesso alle cure palliative di cui necessitano per un incremento delle resistenze poste da familiari o curanti che temono le cure palliative, perché le identificano come una cura che accelera il decesso; dall’altro lato, quella dei malati che vogliono anticipare la propria morte abbandonando o non iniziando le cure palliative. Entrambe queste vulnerabilità vanno protette, altrimenti si verificherebbe, nel primo caso, una presa in carico palliativa ritardata o addirittura mancata di una porzione rilevante delle persone che semplicemente chiedono di non soffrire e di non essere lasciate sole e che troverebbero nelle cure palliative la risposta ai propri bisogni; nel secondo caso, viceversa, una mancata risposta a quei malati (una netta minoranza)2 che chiedono, in base al diritto di autodeterminazione, di anticipare la propria morte, perché non trovano o non trovano più nelle cure palliative una risposta ai loro attuali bisogni. In questo caso, le motivazioni principali che portano a richiedere il suicidio medicalmente assistito non sono tanto le sofferenze fisiche, quanto una sofferenza prevalentemente psico-esistenziale correlata a non trovare più un senso, uno scopo e un significato nel percorrere gli ultimi mesi o settimane di malattia che li porterà alla morte.
La SICP, per la sua natura di società scientifica nata per lenire le sofferenze provocate dal dolore globale (fisico, psicologico, sociale e spirituale), non poteva non rispondere a entrambi i tipi di sofferenza, senza escluderne nessuno in modo preconcetto.
Di qui l’affermazione che le cure palliative non abbandonano nessuno dei malati che ne hanno bisogno, tantomeno le persone che soffrono al punto di chiedere di essere aiutate a morire.
L’estraneità delle strutture operative di cure palliative rispetto al suicidio medicalmente assistito non comporta l’abbandono della persona malata.
Affermare che le strutture di cure palliative (hospice, servizi, unità operative e reti locali) non devono automaticamente essere coinvolte in quanto tali nella fase attuativa del suicidio medicalmente assistito non comporta l’abbandono dei malati che si orientano verso il suicidio medicalmente assistito. Questo non abbandono dovrà avvenire sia nel caso queste persone rifiutino l’offerta di iniziare un percorso palliativo sia nel caso esse, pur essendo state assistite da un’équipe di cure palliative, magari anche per molti mesi, optino per il suicidio medicalmente assistito. Pertanto, le équipe di cure palliative non abbandoneranno il malato che chiederà informazioni sulle procedure connesse al suicidio medicalmente assistito (normative, percorsi per fare la richiesta, fasi di valutazione della richiesta, fase attuativa eccetera) o che deciderà di presentare la richiesta o di attuare l’autosomministrazione. Tale non abbandono si espliciterà in un accompagnamento in questo percorso ispirato a un atteggiamento non giudicante e in una presenza empatica che perdurerà anche nei casi in cui saranno professionisti sanitari non palliativisti ad attuare il suicidio medicalmente assistito, auspicabilmente al domicilio del malato o in sedi scelte ad hoc.
Per converso, tener distinti i ruoli di cure palliative e suicidio medicalmente assistito è doveroso, perché si tratta di procedure diverse che rispondono a bisogni differenti (alleviare le sofferenze vs anticipare la propria morte), impegnando mezzi diversi (trattamento farmacologico e non farmacologico della sofferenza globale vs farmaci letali o in dosi letali).
La suddetta distinzione di ruoli mira esplicitamente a scongiurare il rischio realistico che aumentino nella società e nella medicina le resistenze ad attivare tempestivamente le cure palliative se le strutture in cui vengono erogate sono identificate come la sede migliore o preferibile per attuare il suicidio medicalmente assistito.
Sul piano empirico, un’identificazione erronea delle cure palliative con il suicidio medicalmente assistito significherebbe che non pochi familiari e professionisti sanitari (oltre che qualche malato) rifiuterebbero l’attivazione delle cure palliative nonostante sofferenze già presenti.
Può essere che, in un futuro, le perduranti paure sociali e sanitarie (oppiofobia, timore che i farmaci usati nelle cure palliative accelerino la morte eccetera) andranno scemando per un’auspicata maturazione sociale e una più corretta conoscenza della filosofia e delle prassi delle cure palliative nel mondo sanitario. Ma oggi in Italia così non è! Negare l’esistenza di questo rischio per pure ragioni ideali o, peggio, ideologiche porterebbe a conseguenze nefaste per i malati.
Coloro che giudicano la posizione della SICP come ambigua farebbero bene a riflettere accuratamente sugli scenari reali di cura delle fasi avanzate e terminali di malattia che non possono essere ignorati, preferendo scenari ipotetici e ingenuamente addomesticati per farli più facilmente aderire alla propria visione teorica.
Indipendentemente dall’orientamento etico-antropologico di chi legge di questo articolo, la delicatezza del tema trattato dovrebbe indurre a non indulgere in impoverenti semplificazioni che impediscono di tener conto della complessità delle realtà di cura e dei vissuti di malati, familiari e professionisti sanitari.3
Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.
Bibliografie e note
- Società Italiana di Cure Palliative. Il rapporto tra le cure palliative e la richiesta di suicidio medicalmente assistito. Position Paper della Società Italiana di Cure Palliative, elavorato dal Comitato per le questioni etiche multidisciplinare e multiprofessionale, e approvato dal Consiglio Direttivo il 5 giugno 2026. Disponibile all’indirizzo: https://www.sicp.it/doc/position-paper-rapporto-CP-richiesta-SMA.pdf
- Blanc S, Heistrüvers L, Savinelli S et al. How patients explain and make sense of their decision for assisted suicide in Switzerland (the Exit Project): qualitative exploratory study. BMJ 2026;394:e100610. doi: 10.1136/bmj-2026-100610
- Ponton P, Taggi F, Zamperetti N, Orsi L. Esperienze e vissuti dei palliativisti nella valutazione delle richieste di suicidio medicalmente assistito. Riv It Cure Palliative 2026;28(1):40-45. doi: 10.1726/4662.46746