Attualità
15/04/2013

Dal Salento un esempio di cittadinanza scientifica

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Verso un’epidemiologia di cittadinanza per la difesa del diritto alla salute: dal Salento un esempio concreto di cittadinanza scientifica

Vogliamo portare a conoscenza della comunità scientifica italiana un bell’esempio che giunge dal Salento, dove un vasto movimento di cittadini provenienti da diverse esperienze associative è riuscito a trovare una convergenza sulle tematiche dell’ambiente e della salute proprio a partire dall’epidemiologia. Una volta preso atto che né gli individui né le singole associazioni hanno il peso necessario per interloquire in maniera efficace con i decisori pubblici quando è in gioco un bene primario come la salute o l’ambiente a cui il benessere dell’uomo è strettamente correlato, circa 50 associazioni della Provincia di Lecce, Brindisi e Taranto hanno dato vita alla federazione Coordinamento Civico per la tutela del territorio e della salute dei cittadini, che può contare su una base di centinaia di “attivisti”. Si tratta di un movimento apartitico e trasversale (“la salute non ha colore politico”, questo il motto adottato), costituito nell’ottobre 2008 a Maglie (città natale di Aldo Moro) con l’intento di unire le forze per agire con incisività contro le criticità che minacciano la salute dei cittadini, il loro ambiente di vita e di lavoro. Il “casus belli” che ha dato l’avvio all’esperienza federativa delle associazioni salentine è stato l’allarme diossina lanciato nell’agosto 2008 a Maglie dall’ARPA, che accertava il superamento di oltre 400 volte il limite di emissione di diossina nell’aria da parte della Coopersalento (ex sansificio riconvertito in un piccolo quanto antiquato termovalorizzatore in area urbana), con livelli di policloro-dibenzodiossine rilevati pari a 42.1 ng/m3 (limite di legge: 0,1 ng/m3). La preoccupazione dei cittadini salentini è stata motivata dalla potenziale cancerogenicità degli inquinanti riscontrati (classe IARC 1) e dal possibile bio-accumulo nell’ambiente e nei tessuti animali, per cui la ASL di Lecce ha disposto l’abbattimento di centinaia di bovini oltre alla chiusura dei caseifici e al divieto di raccolta di prodotti agricoli nel raggio di 10 km dall’azienda. L’azione di sensibilizzazione del Coordinamento Civico ha percorso un doppio binario: da un lato fare pressione sulle istituzioni e dall’altro creare consenso e aggregazione tra i cittadini. Molto partecipati i consigli comunali con centinaia di cittadini ad affollare la sala, migliaia di firme raccolte e consegnate al Prefetto e al Governo, volantinaggio informativo nei mercati, presìdi di piazza domenicali e un premio annuale per l’impegno civico. Tutto ciò è risultato determinante nel percorso che ha portato alla chiusura (il 9 gennaio 2010) dell’azienda da parte della magistratura con un provvedimento di sequestro a firma dei giudici Ennio Cillo e Giovanni Gagliotta, una mèta che sembrava da sempre impossibile a tutti i cittadini magliesi. Le evidenze scientifiche sulla cancerogenicità della diossina e i dati epidemiologici sull’incidenza dei tumori nelle aree coinvolte sono state discusse sia in pubblico sia nell’ambito degli incontri settimanali dell’unità di crisi ospitata presso il tribunale dei diritti del malato dell’ospedale civico – diventato punto di riferimento per gli stessi consiglieri comunali – al fine di valutare preliminarmente i punti da inserire all’ordine del giorno dei Consigli Comunali. Si tratta di un entusiasmante esempio di esercizio di sovranità popolare: i cittadini – forti dell’acquisizione di conoscenze epidemiologiche specifiche – arrivano a dettare l’agenda alla politica. Internet (con l’avviamento del Forum Ambiente e Salute), i giornali, le televisioni, le radio hanno imparato ad apprezzare ed ascoltare la voce informata delle associazioni di cittadini totalmente avulsi da logiche di partito.

Si discute di energia e ambiente

Le stesse modalità operative sono state dispiegate nell’affrontare il vasto capitolo della desertificazione eolico-fotovoltaica del Salento, divenuto preda di imprenditori desiderosi di investire in modo sicuro i propri capitali in pannelli solari, biodiesel e pale eoliche, snaturando l’essenza di un territorio (con migliaia di ettari “coltivati” a fotovoltaico e taglie medie degli impianti pari a 95 Kw contro i 27 della Lombardia). Il fatto non è negativo in sé stesso: il problema è che tutta questa energia alternativa non servirà a ridurre la combustione di carbone e altri combustibili fossili, ma le grandi centrali come quella a carbone di Cerano (Brindisi) (la più grande d’Europa), il nuovo impianto ENEL di Taranto e quello a gas della Edison, al servizio del rigassificatore di Brindisi, potranno continuare a sopravvivere proprio grazie all’aumento della produzione delle energie rinnovabili. È il “mercato dei certificati verdi” (previsto dal protocollo di Kyoto), che offre la possibilità di continuare a bruciare carbone, petrolio e gas se si acquistano per l’appunto i certificati verdi dai produttori di energie non inquinanti. Non a caso proprio l’Enel e l’Edison sono tra i promotori di grandi impianti fotovoltaici ed eolici nel Salento una volta agricolo e oramai post-turistico. Siamo dunque al paradosso: più pale eoliche, biomasse e grandi impianti fotovoltaici avremo in Puglia e più a lungo la grande centrale termoelettrica di Cerano potrà continuare a bruciare carbone a tempo indeterminato, con indubbie ricadute in termini di impatto ambientale sul Salento, come ribadito dal Direttore dell’ARPA Dr. G. Assennato. Sono inoltre le modalità con cui si sta realizzando questa cavalcata degli imprenditori delle energie rinnovabili a lasciare davvero sconcertati, dal momento che sono in costruzione o approvazione progetti per centinaia di ettari nelle aree agricole o paesaggistiche salentine, con espianto di uliveti e vigneti, abbattimento di muretti a secco e così via. Un vero tentativo di “desertificazione energetica” di un territorio che stava puntando tutto sulla vocazione turistica legata alla conservazione del suo meraviglioso paesaggio e sulla cultura (una scommessa per fortuna non ancora persa, se si guardano ai buoni esempi locali, uno fra tutti quello del parco filosofico di Corigliano d’Otranto). Non è raro nel Salento di oggi leggere annunci immobiliari che si commentano da soli: “vendesi 60 ettari di vigneto negramaro, ideale per fotovoltaico”. Come se non bastasse, sono arrivate le piattaforme petrolifere a cercare l’oro nero nel mare del canale di Otranto. Lo sforzo sovrumano delle associazioni, che hanno promosso ricorsi e manifestazioni, ha potuto solo limitare i danni e molti terreni agricoli sono stati comunque desertificati dai pannelli. Per di più, sono state ben 49 le richieste di apertura di centrali a biodiesel (con capacità pari all’intera produzione mondiale), di cui le Heliantos 1 e 2 di Lecce e Casarano sarebbero state le punte di diamante. Anche in questo caso l’azione delle associazioni ha impedito che il Consiglio Comunale di Lecce approvasse il progetto (anzi, il municipio ha promosso una campagna dal titolo “non biomassacriamo l’aria”), mentre la mobilitazione a Casarano ha portato l’ARPA ad esprimere parere negativo sull’impianto. Ma l’apice si è toccato nel piccolo Comune di Nociglia (Le), quando nel corso della conferenza dei servizi finale (aperta al pubblico) per l’apposizione dell’ultima firma, l’imprenditore proponente ha ritirato il progetto perché convintosi che avrebbe arrecato danno alla salute! 

A fronte di tutta questa “vivacità” imprenditoriale favorita da quella che possiamo definire un’allegra semplificazione normativa di cui il Governo e la Regione Puglia sono responsabili, non si prevede minimamente la riduzione di emissioni di CO2 e delle altre sostanze emesse dalla combustione di carbone fossile. Nessuno ha ancora dimostrato che ci sia una correlazione con le emissioni della centrale di Cerano (Br) o dell’ILVA di Taranto (e forse nessuno potrà mai farlo al di là delle indagini della magistratura assurte all’onore delle cronache), ma secondo i dati del registro tumori ionico salentino 1999-2001 l’incidenza per linfoma di Hodgkin in provincia di Brindisi supera sia la media nazionale, sia i valori medi del registro tumori dell’Italia Meridionale (1,2 ogni 100.000 maschi residenti, contro una media nazionale pari a 0,7 ogni 100.000 residenti). (vd. tabelle nel materiale aggiuntivo allegato a questo articolo). Inoltre, confrontando i dati di mortalità per tutti i tipi di tumore prodotti da ISTAT, Istituto Superiore di Sanità e Osservatorio Epidemiologico Regionale della Puglia, risulta evidente che in vent’anni il sud Italia (e il Salento in particolare) ha visto vanificarsi quel gap virtuoso del 20-25 % che differenziava la mortalità per cancro nell’Italia meridionale rispetto al Nord (Tabella 3). Il dato è particolarmente evidente per i tumori polmonari (Tabelle 4 e 5). Si tratta di primi dati (alcuni sono tra l’altro riferiti a quasi 10 anni fa ed estrapolati da un registro che non esiste più) che meritano un approfondimento con i tecnici delle istituzioni preposte e con le autorità competenti, ma sicuramente non si può non tener conto di questi elementi nella pianificazione delle politiche di produzione energetica di un territorio che, invece, vede aumentare la corsa agli insediamenti di impianti di produzione (cioè di combustione) di energia, tra i quali il nuovo impianto ENEL nell’area già martoriata di Taranto. La scienza faccia chiarezza e la politica rifletta prima di decidere. Ma i cittadini sono chiamati a vigilare. La nuova legislazione regionale - che obbliga a tener conto della situazione sanitaria locale - potrà forse costituire uno strumento a cui appellarsi, ma certamente non è più pensabile costruire impianti produttivi ad alto impatto ambientale senza percorsi condivisi con esperti veramente indipendenti e cittadini consapevoli.

Un impegno permanente

Il Coordinamento Civico è impegnato oggi in una seria attività di sorveglianza epidemiologica nel Salento leccese e nelle due aree dichiarate siti di bonifica d’interesse nazionale di Taranto e Brindisi. Ma l’impegno è continuo e riguarda anche il problema del cementificio Colacem di Galatina, situato al centro di 5 Comuni, che ha chiesto di iniziare un’attività di co-incenerimento di CDR nella linea di cottura del cemento, in applicazione del Decreto con cui il Ministro per l’Ambiente Clini ha autorizzato questa attività dei cementifici su tutto il territorio nazionale. La preoccupazione emerge poiché tra gli inquinanti emessi in seguito ad incenerimento di rifiuti rientrano molti cancerogeni, come i metalli pesanti e le diossine e perché il caso specifico riguarda il distretto di Galatina, che in territorio risulta quello con maggiore incidenza di tumori nel report 2010 del Registro Tumori della ASL di Lecce, con eccessi di mortalità complessiva per tutti i tumori oltre che per alcuni tumori specifici (polmone, vescica, laringe, faringe, cavo orale) e malattie respiratorie sia negli uomini che nelle donne. Anche in questo caso, come nella vertenza tuttora in corso relativa alla collocazione di una discarica sull’unica grande falda acquifera del Salento, a Corigliano d’Otranto, si contrappongono da un lato la conoscenza dei cittadini e dall’altro interessi economici consolidati.

Il Progetto COHERIS

L’epidemiologia, come scienza che osserva i fenomeni nella loro oggettività, continuerà ad essere usata per sostenere le battaglie del Coordinamento Civico per la tutela del territorio e della salute dei cittadini, al servizio del bene comune e della verità, nella prospettiva di una cittadinanza attiva e scientificamente consapevole, quella che l’Unione Europea dal 2000 chiede ai Paesi membri di promuovere, per sostenere la partecipazione alle decisioni, soprattutto in materia ambientale e di pianificazione del territorio. E proprio dall’Europa giunge un possibile strumento operativo, con l’approvazione del progetto COHERIS che il Coordinamento Civico e l’ISBEM hanno presentato con successo al Bando Europa per i Cittadini insieme all’Agenzia Europea per le Democrazie Locali (ALDA), che attraverso un programma di workshop di cittadinanza attiva e il piano “sentinelle per l’ambiente” (con l’iscrizione di centinaia di cittadini negli albi prefettizi degli “osservatori civici”) ha  l’obiettivo di vigilare sull’applicazione a livello locale del principio di precauzione sancito a livello europeo già col trattato di Maastricht.


[NdR] Approfittiamo (e ci scusiamo) del ritardo con cui pubblichiamo questo articolo (scritto e inviato a E&P molti mesi fa) per informare i lettori che il Progetto COHERIS sopra menzionato si è classificato primo tra i soli 6 progetti finanziati a fronte di oltre 100 richieste provenienti da 27 Paesi. Per saperne di più, clicca qui.


Ringraziamenti: gli autori ringraziano il dott. G. Spagnolo, il dott. Giovanni Quarta e la dott.ssa Angela Melpignano della ASL di Brindisi per alcuni dei dati riportati nel materiale aggiuntivo di quest’articolo.

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