Articoli scientifici
19/03/2026

Vigilanza e infortuni mortali sul lavoro: tra aspettative e realtà

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Introduzione e obiettivi

L’evoluzione della normativa italiana sulla sicurezza sul lavoro riflette un progressivo spostamento da una regolamentazione frammentaria e risarcitoria a un approccio preventivo e sistemico. Dalla legislazione pionieristica di fine Ottocento alla riforma sanitaria del 1978, che affidò alle ASL le competenze in materia di vigilanza, fino al D.Lgs. n. 626/1994 e al Testo Unico D.Lgs. n. 81/2008, il focus è passato dalla protezione del lavoratore alla centralità dell’uomo nell’organizzazione aziendale, sottolineando l’importanza della prevenzione, della formazione e di una cultura della sicurezza integrata.1
All’art. 8, il Testo Unico delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro istituisce il sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro, alimentato anche grazie all’attività delle Aziende Sanitarie delle Regioni. A partire dal 2002, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL), Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) e Regioni in collaborazione con gli organismi paritetici predisposero il Sistema nazionale di sorveglianza sugli infortuni mortali e gravi. Per classificare le risultanze delle indagini effettuate dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro delle ASL, si adottò il metodo di classificazione «Sbagliando s’impara», rinominato in seguito InforMo.2 L’applicazione del metodo InforMo permette di approfondire le conoscenze sulle cause e le dinamiche degli infortuni, favorendo l’individuazione di misure preventive.3
Una recente revisione sistematica indica che le iniziative di prevenzione, come l’introduzione e l’applicazione della legislazione e le ispezioni nei luoghi di lavoro, sono efficaci nel ridurre gli infortuni e nel migliorare la compliance all’attuazione di misure preventive.4 Tuttavia, altri studi precisano che le ispezioni di per sé potrebbero non essere sufficienti a produrre un cambiamento nel sistema di gestione della sicurezza tale da ridurre gli infortuni e che le ispezioni dovrebbero essere supportate da una politica aziendale maggiormente restrittiva.5 A supporto di ciò, uno studio recente rileva che il numero di infortuni non è legato al numero di operatori di vigilanza presenti su un territorio, ma ad altri fattori esterni, come il comparto produttivo o la grandezza dell’azienda.6
Vi sono evidenze che l’applicazione di sanzioni a seguito di irregolarità emerse durante l’ispezione sia efficace nel ridurre il numero di infortuni rispetto alle ispezioni senza sanzioni.7-11 La letteratura a livello internazionale non fornisce una visione univoca sull’impatto della vigilanza rispetto alla diminuzione degli infortuni, con studi che documentano un riscontro positivo4,10-12 e altri che contestano questo approccio;5,13 così come vi sono studi che, a seguito di ispezioni, mostrano una diminuzione della produttività14 e altri che invece indicano una crescita.11,15,16
A livello nazionale, uno studio pilota analizza l’efficacia degli interventi ispettivi del Servizio PreSAL dell’ASL di Novara e propone un metodo di analisi replicabile su altri territori.17 Dallo studio si evince che l’influenza dei controlli sui cantieri edili del territorio ha un impatto sul numero degli infortuni totali, ma non sugli infortuni gravi. Applicando lo stesso metodo, uno studio in Lombardia misura una riduzione maggiore degli infortuni tra le aziende ispezionate rispetto a quelle non ispezionate. Anche negli infortuni gravi si rileva una maggiore riduzione tra le aziende ispezionate. In sintesi, si nota un effetto positivo dei controlli dei Servizi PSAL sui tassi di infortunio totali e gravi.18
Ulteriori ricerche riguardano il tipo di intervento ispettivo. Da un’analisi sulle aziende manifatturiere nel Veneto, emerge una maggiore efficacia degli interventi ispettivi a seguito di infortuni rispetto a quelli programmati.19 Vi sono evidenze che gli interventi di vigilanza completi sono seguiti da un più lungo periodo privo di infortuni sia totali sia gravi rispetto agli interventi di vigilanza parziali.20
Uno studio nelle microimprese metalmeccaniche tra 3 e 10 lavoratori del Piemonte mostra un miglioramento dell’ambiente di lavoro quando al sopralluogo ispettivo è associato un intervento di formazione.21 Nel comparto costruzioni, un altro studio che analizza l’impatto della formazione sugli infortuni rileva che i lavoratori che hanno frequentato un corso di formazione base e specifica hanno una riduzione di infortuni, beneficio che aumenta tra i lavoratori con la mansione di “costruttore”.22
Questi risultati sottolineano l’importanza della vigilanza e del controllo nella riduzione degli infortuni in generale, ma non è chiaro se e come un singolo sopralluogo ispettivo possa incidere sul singolo evento infortunistico. L’unico sforzo in tal senso si evince dall’analisi sugli infortuni mortali del comparto costruzioni raccolti dal Sistema di sorveglianza in Piemonte.3 A seguito di un sopralluogo ispettivo effettuato il giorno prima dell’evento, almeno il 60% degli infortuni mortali si sarebbe verificato ugualmente.
Questo studio ha ispirato il lavoro qui documentato, auspicando di stimolare una riflessione non solo sul tema della prevenzione nei luoghi di lavoro, ma anche su un effettivo impegno morale. È con questo spirito che ci si propone di indagare se un intervento ispettivo possa realmente fare la differenza nel prevenire gli infortuni sul lavoro. L’obiettivo del lavoro è valutare la prevenibilità degli infortuni mortali sul lavoro accaduti in Piemonte con gli interventi ispettivi dei Servizi PreSAL. In particolare, si esaminerà se un’azione ispettiva condotta fino al giorno prima dell’infortunio avrebbe potuto prevenirlo, verificando le differenze di impatto tra i diversi comparti produttivi. Per azione ispettiva sul luogo di lavoro si intende l’attività di individuazione dei rischi e di interruzione, o revisione immediata, delle lavorazioni ad alto rischio per i lavoratori.

Materiali e metodi

Analisi quantitativa

La fonte informativa di riferimento è l’applicativo InforMo Web dove, dal 2002, gli operatori di vigilanza delle diverse Regioni italiane inseriscono le informazioni raccolte dalla classificazione delle loro inchieste di infortunio.23 Per questo lavoro, sono stati selezionati i dati relativi agli infortuni mortali accaduti in Piemonte dal 2002 al 2022.
Tra le variabili disponibili nella base dati, si sono selezionate le seguenti:

  • ID infortunio;
  • ID infortunato;
  • dinamica;
  • incidente;
  • agente materiale dell’incidente;
  • attività prevalente.

Quando la descrizione della dinamica non era esaustiva, sono stati esaminati i fattori di rischio classificati come «determinanti e modulatori» e i relativi «problemi di sicurezza».
Si è classificata l’attività prevalente svolta dal lavoratore infortunato secondo i criteri di suddivisione sotto riportati che utilizzano la classificazione delle attività economiche prevista da InforMo (tabella S1, vedi materiali supplementari online).
Per la classificazione sulla prevenibilità degli infortuni, si sono ipotizzati i criteri sotto riportati, suddividendo gli infortuni in:

  • probabilmente prevenibili;
  • probabilmente non prevenibili;
  • dubbi.

I criteri definiti possiedono una natura trasversale, rendendoli applicabili alle diverse attività lavorative.

Attività prevalente

L’attività lavorativa prevalente è così suddivisa (per i codici, vedi tabella S1):

  • edilizia: attività economiche dalla 28 alla 35 e infortuni dovuti a inidoneità dei cantieri, dei macchinari presenti nei cantieri, della manutenzione di impianti (non macchinari/attrezzature) o delle lavorazioni prettamente edili;
  • agricoltura: attività economiche dalla 01 alla 05 e lavorazioni come taglio degli alberi, guida di trattrici agricole, pulizia di aree verdi;
  • manifatturiero: attività economiche dalla 08 alla 25;
  • altre attività: tutte le attività economiche non precedentemente classificate, tra cui trasporti e logistica, commercio, smaltimento rifiuti, servizi.

Dinamica infortunistica

Tramite l’analisi della descrizione testuale della dinamica infortunistica, si è valutata la prevenibilità dell’infortunio con un’ipotetica azione ispettiva attuata in orario di servizio il giorno antecedente l’infortunio mortale.

  • Si sono considerati probabilmente prevenibili con una tempestiva azione di vigilanza mediante sopralluogo ispettivo:
    1. gli infortuni derivanti da mancanza o inadeguatezza di dispositivi di protezione collettivi (ponteggi, trabattelli, linee vita, reti di protezione, parapetti);
    2. gli infortuni con ripetuto mancato uso di dispositivi di protezione individuale (DPI), per esempio l’imbracatura di sicurezza;
    3. gli infortuni derivanti da inidoneità di macchine e automezzi (assenza delle cinture di sicurezza o del sistema antiribaltamento, mancanza di ripari fissi o mobili);
    4. gli infortuni dovuti a impianti elettrici inadeguati;
    5. gli infortuni derivanti da lavori ripetuti nei pressi di linee elettriche a conduttore nudo senza rispettare le procedure specifiche per i lavori sotto tensione;
    6. gli infortuni avvenuti in contesti in cui l’attività sarebbe stata sospesa per inadeguatezze organizzative (lavori irregolari, imprese non idonee);
    7. gli infortuni riconducibili a una mancanza di segnaletica che avrebbe “delimitato le aree di lavoro” e non permesso il transito agli infortunati (un esperto ha valutato se la mancanza di segnaletica fosse rilevante nella dinamica dell’infortunio);
    8. gli infortuni dovuti alla mancanza di formazione in aziende in cui tutti i lavoratori, per svolgere il proprio compito, avrebbero necessariamente dovuto possederla.
  • Si sono considerati probabilmente non prevenibili con una tempestiva azione di vigilanza mediante sopralluogo ispettivo:
    1. gli infortuni derivanti da comportamenti scorretti messi in atto in prossimità del momento dell’incidente oppure imprevedibili (perdite di controllo di mezzi, dismissione dei DPI fino ad allora utilizzati, operazioni con mezzi sotto linee ad alta tensione);
    2. gli infortuni in cui l’intervento di persone esterne alla realtà lavorativa ha provocato l’incidente;
    3. gli infortuni avvenuti in ambiti non di competenza dell’organo di vigilanza e quindi normalmente non vigilati o non oggetto di prescrizione (lavori paradomestici, hobbisti);
    4. gli infortuni occorsi durante lo svolgimento di lavorazioni iniziate da poco tempo o di breve durata (iniziata e conclusa durante la medesima giornata lavorativa) e quindi non soggette a un ipotetico intervento ispettivo o legati a lavorazioni occasionali anch’esse di breve durata;
    5. gli infortuni provocati dal cedimento di elementi la cui non idoneità non è evidente ovvero deriva da errata operazione in prossimità dell’incidente o vizi occulti;
    6. gli infortuni derivanti dalla mancanza di formazione adeguata in lavorazioni svolte saltuariamente o non previste nei compiti di routine del lavoratore (ambienti confinati, antincendio, piattaforme di lavoro elevabili).
  • Si sono considerati dubbi gli infortuni la cui dinamica infortunistica non è ricostruita in modo dettagliato o in cui mancano informazioni fondamentali anche nei fattori di rischio.
    Per facilitare la comprensione dei criteri adottati, si riportano alcuni esempi in appendice 2. In particolare, nella tabella S2 relativa agli infortuni prevenibili sono sintetizzate alcune misure preventive che avrebbero evitato l’infortunio mortale; nella tabella S3 relativa agli infortuni non prevenibili sono sintetizzate alcune note esplicative.

Analisi qualitativa

Per avere una comprensione approfondita ed esaustiva delle pratiche e delle percezioni relative alla prevenzione infortuni, si è scelto di utilizzare interviste semistrutturate a operatori di vigilanza. Infatti, le interviste semistrutturate sono particolarmente adatte a cogliere sfumature sulla complessità del fenomeno che potrebbero non emergere attraverso strumenti di raccolta dati più rigidi.24 La possibilità di esplorare in profondità alcuni temi durante l’intervista consente di ottenere informazioni più ricche e contestualizzate.

Campionamento a scelta ragionata

Per la scelta degli intervistati, è stato adottato un campionamento a scelta ragionata, procedura per cui si selezionano le unità statistiche che, sulla base di alcune loro caratteristiche o del giudizio del ricercatore, meglio rispondono alle finalità dell’indagine. Si sono selezionati operatori di vigilanza del Piemonte referenti del Sistema di sorveglianza InforMo e con maggiore esperienza, quindi in grado di valutare compiutamente la situazione del loro territorio. Si è evitato di coinvolgere tecnici con poca esperienza, poiché è possibile che non abbiano avuto modo di occuparsi di infortuni mortali.

Dimensioni

Per supportare lo svolgimento dell’intervista semistrutturata, si è progettata una traccia di intervista per trattare i temi ritenuti fondamentali.25 La traccia è stata costruita sulla base di 4 dimensioni, che corrispondono alle aree tematiche d’interesse così definite:
1. domande introduttive: sono quesiti generali, non strettamente attinenti alla sfera di ricerca, che servono a instaurare una connessione tra l’intervistatore e l’intervistato in modo da facilitare l’inizio del colloquio e consentire all’intervistato di sentirsi a proprio agio, agevolando l’apertura e la sincerità nelle risposte;
2. prevenzione degli infortuni: si pone l’attenzione sugli elementi che l’intervistato considera fondamentali per valutare un infortunio e l’impatto che la cultura della sicurezza ha in un’azienda;
3. prevenibilità degli infortuni di competenza e validazione dei criteri: si sottopongono le descrizioni delle dinamiche di alcuni infortuni di competenza senza fornire in un primo tempo criteri e risultati per non perturbare le risposte. Successivamente, si discute l’opinione dell’intervistato esplicitando i criteri utilizzati nell’analisi preliminare. Questo processo permette di raccogliere un parere su ciascun criterio adottato, favorendo un confronto tra l’approccio proposto e l’esperienza sul campo degli intervistati. È un passaggio fondamentale per validare i criteri adottati e mettere in evidenza eventuali discrepanze tra la teoria e la pratica ispettiva;
4. qualità delle ispezioni: i quesiti mirano a far affiorare il parere dell’operatore di vigilanza per migliorare le ispezioni a livello territoriale e in Piemonte, contribuendo a potenziare la prevenzione degli infortuni.

Risultati

Analisi quantitativa

L’attività del sistema di sorveglianza degli infortuni mortali in Piemonte ha permesso di ricostruire 768 infortuni accaduti tra il 2002 e il 2022 che hanno provocato la morte di 786 lavoratori, ai quali si farà riferimento nel prosieguo. L’attività prevalente svolta dagli infortunati è illustrata in tabella 1.

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Emerge che due terzi degli infortunati si concentrano nei comparti edilizia e agricoltura; un sesto degli infortunati lavorava nel manifatturiero e l’altro sesto nei comparti produttivi rimanenti.
I risultati dell’applicazione dei criteri di prevenibilità sono riassunti nella figura 1.

 

Per metà degli infortunati del comparto edilizia, l’infortunio risulta «probabilmente non prevenibile» con la sola azione ispettiva, seppure tempestiva, mentre per il 45% è classificabile come «probabilmente prevenibile»; il restante 5% è classificabile come «dubbio».
Nel comparto agricoltura, per circa due terzi degli infortunati, l’infortunio è «probabilmente non prevenibile», per il 32% è classificabile come «probabilmente prevenibile» e per tre infortunati è «dubbio».
Per circa la metà degli infortunati nel comparto manifatturiero l’infortunio risulta «probabilmente non prevenibile» con la sola azione ispettiva, seppure tempestiva, mentre per il 43% è classificabile come «probabilmente prevenibile» e per sei infortunati è classificabile come «dubbio».
Per due terzi degli infortunati degli altri comparti l’infortunio risulta «probabilmente non prevenibile» con la sola azione ispettiva, per circa un terzo è classificabile come «probabilmente prevenibile» e per due infortunati è classificabile come «dubbio».

Analisi qualitativa

Domande introduttive

Gli operatori di vigilanza intervistati, con oltre vent’anni di esperienza, identificano come principali sfide ispettive l’ampiezza dei temi trattati, che richiede un costante aggiornamento, i tempi limitati legati agli obiettivi annuali e la difficoltà nel relazionarsi con stakeholder26 spesso diffidenti verso le tematiche di sicurezza.

Prevenzione degli infortuni

Gli intervistati sottolineano che la prevenibilità degli infortuni è influenzata dall’imprevedibilità delle azioni degli infortunati, dalle carenze organizzative difficili da individuare durante le ispezioni, dall’approccio ex-post nelle analisi che genera hindsight bias27 e dalla cultura della sicurezza aziendale, spesso formale e svalutata, ma con maggior ricettività tra i lavoratori più giovani.

Prevenibilità degli infortuni di competenza e validazione dei criteri

Dapprima si sono sottoposti a ciascun intervistato tre infortuni mortali accaduti nel territorio di competenza: uno ritenuto prevenibile, uno non prevenibile e uno dubbio. Non fornendo i criteri, sono emerse alcune discrepanze rispetto alla classificazione iniziale. Successivamente, si sono esplicitati agli intervistati i criteri utilizzati; dalla discussione non sono emerse modifiche significative a eccezione di due criteri di prevenibilità: il criterio 5 e il criterio 7 (per la descrizione dei criteri, vedi tabella S2). Infatti, alcune lavorazioni nei pressi di linee elettriche a conduttore nudo sono permesse solo adottando adeguate procedure per cui si è integrato il criterio 5. Per quanto riguarda la segnaletica (criterio 7), ad alcuni intervistati si è chiarito che non si riferisce a barriere fisiche, ma alla sola segnaletica orizzontale e/o verticale non fisicamente in grado di evitare l’evento. Il criterio 7 rimane, quindi, invariato.

Qualità delle ispezioni

Gli operatori di vigilanza sottolineano l’importanza di aumentare le attività ispettive in Piemonte, privilegiando la prevenzione rispetto all’intervento sanzionatorio, e propongono soluzioni come il coinvolgimento diretto delle aziende in iniziative formative, l’organizzazione di convegni, seminari e l’istituzione di servizi di assistenza, rilevando al contempo la necessità di migliorare la propria formazione e l’aggiornamento continuo.

Discussione

Per almeno la metà degli infortunati di ogni comparto, l’infortunio è classificato come «probabilmente non prevenibile», ma, nei comparti agricolo e “altro”, tale quota raggiunge addirittura i due terzi degli infortuni. Il risultato conferma e completa quanto emerso nello studio precedente,3 estendendo l’analisi al periodo attualmente disponibile e a tutti i comparti.
Non sorprende il numero maggiore di infortuni «probabilmente non prevenibili» in agricoltura. Molte delle attività di questo comparto, come trasporto di rotoballe, potatura e taglio degli alberi sono operazioni occasionali che si completano nell’arco di una giornata lavorativa, inficiando le ispezioni preventive attuate il giorno precedente. Non solo: l’agricoltura è anche caratterizzata da una cultura particolarmente restia al cambiamento, che fatica a rimanere al passo con i nuovi standard di sicurezza;28-30 pertanto, gli infortuni «probabilmente prevenibili» si concentrano principalmente su carenze strutturali o sulla mancanza di misure di protezione adeguate, specialmente in attrezzature come le trattrici.
Un risultato che sfida le credenze comuni, peraltro scarsamente supportate da evidenze scientifiche, viene osservato nel comparto manifatturiero, dove la metà degli infortuni analizzati è risultata «probabilmente non prevenibile». Considerando che le aziende manifatturiere tendono a mantenere processi di lavoro stabili, senza cambiamenti significativi in lavorazioni, procedure e organizzazione,31 ci si sarebbe aspettato un esito diverso. Invece, sorprende che la sua quota di infortuni «probabilmente non prevenibili» equivalga a quella dell’edilizia, caratterizzata dalla continua variabilità dei processi di lavorazione.
L’utilizzo delle interviste semistrutturate si è rivelato un metodo efficace per raggiungere gli obiettivi del lavoro, permettendo di validare i criteri utilizzati nel classificare gli infortuni e di avere una comprensione profonda, ma non priva di sfumature di un fenomeno così complesso e articolato. Come mostrato nei rapporti biennali,32 anche dalle interviste degli operatori di vigilanza emerge che uno dei principali fattori che incidono sulla prevenibilità degli infortuni è l’attività svolta dall’infortunato. Questo aspetto potrebbe essere modificato non solo dall’uso di misure di protezione collettive o DPI forniti al lavoratore, quanto piuttosto attraverso il rafforzamento della cultura della sicurezza, che: «può derivare dall’amore per la giustizia, dalla paura della giustizia o dal rispetto per il lavoratore e la vita Altrui» (operatore SPreSAL intervistato nel settembre 2024).
Questo tema, emerso durante le interviste, tocca i punti chiave alla base della cultura della sicurezza e suggerisce i principali ambiti su cui intervenire per promuoverla in modo efficace. Come indicato da alcuni studi,10,11 è fondamentale la deterrenza generale delle sanzioni per quelle aziende che sviluppano una paura della giustizia, ossia l’effetto della sola probabilità di un intervento di vigilanza con controllo e sanzioni, che le dissuade da comportamenti illeciti. Al contrario, in aziende con una visione più evoluta, si può riscontrare l’efficacia della deterrenza specifica, dove l’effettivo intervento di vigilanza con controllo e sanzioni già sperimentato rende l’azienda più propensa a impegnarsi per evitare comportamenti illeciti.
Questo lavoro si concentra su ciò che potrebbe derivare da un’azione ispettiva condotta fino al giorno prima dell’infortunio. I criteri adottati per valutare la prevenibilità degli infortuni presupporrebbero che l’operatore responsabile dei controlli ipotetici sia in grado di condurre un’ispezione meticolosa, osservando ogni dettaglio. Nonostante l’elevata preparazione degli operatori di vigilanza, questa condizione è poco plausibile se contestualizzata nella pratica quotidiana. Le ispezioni sono influenzate, infatti, da diversi fattori, tra cui esperienza individuale, competenze acquisite, tempistiche ridotte e altri elementi contingenti che possono generare errori anche tra i più esperti. Di conseguenza, è verosimile che il numero di infortuni «probabilmente non prevenibili» tramite un sopralluogo ispettivo effettuato il giorno precedente l’evento sia superiore a quanto rilevato.
Occorre ricordare che la descrizione della dinamica disponibile nell’applicativo InforMo Web costituisce una sintesi dell’inchiesta, comprendente spesso documentazione articolata e composita. Sebbene attualmente le descrizioni siano curate e validate da più soggetti del Sistema di sorveglianza, la mancanza di alcuni dettagli potrebbe ripercuotersi sulla classificazione della prevenibilità. Ciò è ancora più evidente nelle descrizioni delle dinamiche degli infortuni accaduti nei primi anni di vita del Sistema di sorveglianza condizionate dalla mancanza di istruzioni standard sulla compilazione delle diverse variabili dell’applicativo InforMo. I risultati confermano quanto ipotizzato in precedenza: se valutati da operatori di vigilanza con esperienza, ma consapevoli dei propri limiti, il numero di infortuni considerati «probabilmente non prevenibili» tende ad aumentare. Di conseguenza, l’analisi proposta in questo elaborato offre una prospettiva che, pur sfatando la diffusa convinzione che ispezioni capillari in ogni azienda possano azzerare gli infortuni, traslata nella realtà evidenzierebbe un quadro ancor più preoccupante.
Per quanto concerne le modalità di svolgimento dei sopralluoghi ispettivi in Piemonte, si rileva l’assenza di linee guida aggiornate annualmente che possano garantire un orientamento uniforme per tutte le ASL del territorio come in passato.33,34 Attualmente esistono piani quinquennali per i comparti edilizia e agricoltura, elaborati secondo il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) 2020-2025,35,36 che però si limitano a fornire obiettivi, senza definire linee guida operative specifiche. Questo ha portato ogni ASL a interpretare e a definire autonomamente la propria organizzazione interna, optando per una specializzazione dei controlli e fornendo assistenza alle imprese sulla base delle risorse disponibili.
Rispetto allo studio precedente,3 questo lavoro considera tutti i 768 infortuni mortali accaduti tra il 2002 e il 2022 a 786 lavoratori nei diversi comparti in Piemonte. Ciò ne costituisce il principale punto di forza. Un ulteriore punto di forza è la validazione dei criteri utilizzati per l’analisi sulla prevenibilità degli infortuni durante le interviste con gli operatori di vigilanza, consentendo di ridurre il numero di casi dubbi. Rispetto alle ipotesi iniziali, si sono modificati i criteri per renderli applicabili a una gamma più ampia di dinamiche infortunistiche. Inoltre, sebbene i dati provengano dal Sistema di sorveglianza dei Servizi PreSAL che esclude alcune tipologie di infortuni (stradali, in itinere, omicidi, risse, rapine e malori), l’inclusione di infortuni non segnalati all’Inail o non riconosciuti dall’Istituto assicurativo arricchisce l’indagine con informazioni preziose che verrebbero altrimenti trascurate dai sistemi informativi tradizionali.

Conclusioni

L’analisi svolta sugli infortuni mortali accaduti in Piemonte mette in luce che una parte significativa di essi non si sarebbe potuta evitare con un ipotetico intervento ispettivo svolto il giorno antecedente. Per corroborare questo risultato, è auspicabile estendere questa analisi anche ad altre Regioni. Nonostante l’indubbia efficacia degli interventi ispettivi nella prevenzione degli infortuni, occorre agire in un contesto più ampio. Assume fondamentale rilevanza la strategia prevista dalla normativa recente che istituisce strutture aziendali ad hoc, come il servizio di prevenzione e protezione. In attesa di approfondimenti che verifichino il ruolo di questi servizi aziendali interni ed esterni nella prevenibilità degli infortuni, è fondamentale rafforzare il contributo di ciascun soggetto previsto dal D.Lgs. 81/2008 e dal D.Lgs. 626/1994, come il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e le altre figure coinvolte nell’attività di prevenzione. Solo attraverso una collaborazione attiva, responsabile e coordinata tra queste figure professionali è possibile ottenere un miglioramento significativo delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.

Bibliografia e note

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