Articoli scientifici
25/02/2026

Contributo alla pianificazione di azioni di sanità pubblica delle analisi di mortalità per malattie correlate ad amianto

, , , ,

Introduzione

L’Italia è stata tra i maggiori produttori e utilizzatori di amianto a livello europeo prima del bando del 1992 (Legge 257/1992),1 con oltre tre milioni e mezzo di tonnellate di amianto grezzo prodotte tra la fine della Seconda guerra mondiale e il bando.2 Sebbene il divieto risalga a più di trent’anni fa, l’eredità sanitaria dell’amianto rimane attuale, sia per la lunga latenza delle malattie correlate ad amianto sia per l’esposizione a materiali contenenti amianto residuali.3
A livello globale, l’esposizione occupazionale ad amianto ha causato nel periodo 2000-2016 oltre 200.000 decessi annui.4 L’amianto causa neoplasie (mesoteliomi, tumori polmonari, laringei e ovarici) e malattie non tumorali, come asbestosi e placche pleuriche.5,6 Il mesotelioma, con un’alta frazione eziologica dovuta all’amianto (più dell’80%), viene utilizzato come tumore sentinella.3
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di sviluppare profili nazionali sull’amianto (national asbestos profile, NAP) come strumento per l’eliminazione delle malattie correlate ad amianto. I NAP dovrebbero includere in un unico documento le informazioni aggiornate riguardo diversi aspetti, tra i quali il carico delle malattie correlate ad amianto, le valutazioni di rischio e la legislazione.3
Obiettivo del presente contributo è di sintetizzare in un unico documento i risultati degli studi sulla mortalità per mesotelioma e sul carico di malattia dovuto all’amianto in Italia, svolti nell’ambito del Progetto Sorveglianza Epidemiologica, Prevenzione e Ricerca sull’Amianto (SEPRA), finanziato dall’INAIL, al fine di fornire un quadro del carico di malattie correlate ad amianto, in linea con quanto suggerito dall’OMS,3 per identificare implicazioni concrete dei risultati delle ricerche per la prevenzione, la sorveglianza e l’assistenza sanitaria.
In Italia, il Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) raccoglie dal 2002 informazioni sui casi incidenti e sulle fonti di esposizione.7 Dalla fine degli anni Ottanta, l’Istituto Superiore di Sanità aggiorna periodicamente i dati della mortalità per mesotelioma a livello comunale.1 Nel Progetto SEPRA sono state integrate le banche dati e stimato il carico di malattia, in termini di anni vissuti aggiustati per disabilità (Disability Adjusted Life Years, DALYs), per mesotelioma e asbestosi. I DALYs rappresentano uno strumento importante per quantificare l’impatto dei fattori di rischio e il carico di malattie ai fini della programmazione sanitaria.8,9 L’integrazione con le informazioni disponibili nel ReNaM ha fornito importanti elementi interpretativi dei risultati delle analisi spazio-temporali della mortalità per mesotelioma, strumenti preziosi per stimare l’andamento e la distribuzione dell’impatto sanitario dell’amianto, per identificare le priorità in sanità pubblica.

Materiali e metodi

Sono stati integrati i risultati delle recenti analisi della mortalità per mesotelioma e del carico di malattie correlate ad amianto svolte nell’ambito del Progetto SEPRA.

Mortalità e analisi comunale1

Sono stati analizzati i decessi per mesotelioma (ICD-10: C45) registrati da ISTAT nel periodo 2010-2020. Sono stati calcolati i tassi standardizzati per età e sesso a livello regionale. A livello comunale, sono stati stimati i rapporti standardizzati di mortalità (SMR), corretti e non con metodi di smoothing bayesiano, e svolta un’analisi di clustering (SaTScan).1

Carico di malattia per mesotelioma e asbestosi (DALYs)10

I DALYs per mesotelioma e asbestosi sono stati calcolati sommando gli anni di vita persi per mortalità prematura (PYLLs) e gli anni vissuti con disabilità (YLDs). Per le stime, per sesso e regione, sono stati utilizzati dati provenienti dalle banche dati ISTAT (mortalità e anni di vita attesi per anno di età), dal ReNaM (incidenza mesoteliomi) e dalle schede di dimissione ospedaliera (ospedalizzazione per asbestosi). Nel calcolo degli YLDs, per la durata della malattia sono stati considerati un anno per il mesotelioma e 20-30 anni per l’asbestosi, come nel lavoro di Diandini et al.;11 come pesi di disabilità delle malattie si sono applicati i valori proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (https://cdn.who.int/media/docs/default-source/gho-documents/global-health-estimates/ghe2019_daly-methods.pdf) e utilizzati dal Global Burden of Disease 2021 (https://ghdx.healthdata.org/record/ihme-data/gbd-2021-disability-weights): 0,54 per il mesotelioma (peso forme tumorali in stadio finale, con supporto di terapie del dolore) e 0,217 per l’asbestosi (malattie polmonari cronico-ostruttive, di media gravità).

Analisi spazio-temporale (1980-2020)12

I decessi per tumori e mesoteliomi pleurici (ICD-9: 163; ICD-10: C45.0) nel periodo 1980-2020 estratti dalla banca dati ISTAT sono stati aggregati in classi di età quinquennali (0-4, ..., 85+), per periodi di calendario (1980-1984, ..., 2015-2020), e sono state ricostruite quindici coorti di nascita decennali (dal 1905 al 1984). Per valutare l’andamento per periodo di calendario, sono stati calcolati i tassi standardizzati diretti e gli SMR; per il trend per coorte di nascita sono stati calcolati rischi e SMR cumulativi per gli appartenenti alla fascia d’età 20-84 anni. Un modello spazio-tempo è stato costruito per stimare i rischi relativi per coorte di nascita e regione.12

Previsione della mortalità per mesotelioma pleurico (2020-2034)13

Sui dati utilizzati nell’analisi spazio-temporale sono stati applicati modelli età-periodo-coorte (age-period-cohort, APC) bayesiani per proiettare i tassi di mortalità specifici per età fino al 2034, a livello sia nazionale sia regionale. Sono state utilizzate a questo scopo le proiezioni demografiche ISTAT per gli anni 2020-2034, aggregate in tre periodi.13

Risultati

Mortalità nazionale e regionale1

Nel periodo 2010-2020, in Italia sono stati registrati 16.993 decessi per mesotelioma maligno (12.276 maschi e 4.717 femmine), pari a circa 1.545 annui. I tassi standardizzati sono pari a 3,8/100.000 nei maschi e 1,1/100.000 nelle femmine, con un rapporto maschi/femmine di 3,44. L’andamento temporale nel periodo 2003-2020 è riportato nella figura 1.

 

Il calo degli anni più recenti è soprattutto a carico della popolazione al di sotto dei 50 anni, con una variazione percentuale del tasso di mortalità dal 2003 al 2020, pari a circa l’80% considerando i due sessi accorpati, indicativo di una riduzione delle esposizioni più recenti. 
Le regioni settentrionali – Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna – hanno registrato i livelli più alti di mortalità. In 375 comuni la mortalità è in eccesso rispetto al resto della regione: 334 tra la popolazione maschile e 156 tra quella femminile (figura 2).

 

I cluster principali corrispondono a siti storicamente caratterizzati da sorgenti di esposizione ad amianto: Casale Monferrato e Broni (ex-fabbriche del cemento-amianto), Monfalcone e Trieste (cantieristica navale), La Spezia (arsenale e porto), Taranto (raffinerie e petrolchimico). Aree con eccessi tra la popolazione femminile sono più rare, vista la prevalenza di forza lavoro maschile nelle attività con maggiore presenza di esposizioni ad amianto (ex-fabbriche del cemento-amianto e cave di fibre di amianto, cantieristica navale, …). Si segnalano gli eccessi di rischio sia tra i maschi sia tra le femmine, riscontrati a Biancavilla, dove è nota la presenza naturale di fluoro-edenite, fibra asbestiforme cancerogena.14 La maggior parte dei comuni con eccessi tra le femmine, determinati verosimilmente da esposizioni ambientali e/o domestiche, registrano eccessi anche nella popolazione maschile, come in aree con note sorgenti potenziali di fibre di amianto, come ex-fabbriche del cemento-amianto (Casale Monferrato, Bari, Napoli, …), grandi poli industriali (come Taranto, Augusta-Priolo, …) e aree metropolitane (Roma, Milano, …). Cluster significativi tra la sola popolazione femminile sono stati messi in evidenza, oltre alla già menzionata Biancavilla, dove è nota la possibile esposizione non occupazionale alla fluoro-edenite, a Sarnico (Lombardia) e Collegno-Grugliasco (Piemonte), comuni che si caratterizzano per la presenza di industrie tessili, dove storicamente è prevalente la forza lavoro femminile; inoltre, è da segnalare l’eccesso tra le sole femmine osservato a Stradella, vicino Broni (Lombardia), dove è stata attiva una fabbrica del cemento-amianto.

Carico di malattia (DALYs)10

Nel periodo 2010-2020, il mesotelioma e l’asbestosi hanno causato 260.000 DALYs, di cui circa 192.000 nei maschi e 72.000 nelle femmine (tabella 1).

 Scarica

Il mesotelioma determina circa l’85% dei DALYs nei maschi e il 97% nelle femmine, derivati principalmente dai PYLL (circa il 96%); nell’asbestosi la componente prevalente è rappresentata dagli YLD (circa l’80%).
Dal punto di vista territoriale, emerge un chiaro gradiente geografico con un maggiore impatto nelle regioni settentrionali – in particolare Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna – che si collocano nel terzile più alto della distribuzione per entrambi i sessi. 

Analisi spazio-temporale e proiezioni fino al 2034 (APC)12,13

L’analisi della mortalità nel periodo 1980-2020, corretta per la misclassificazione dei tumori pleurici nella codifica ICD-9, ha identificato complessivamente 35.134 decessi (24.380 maschi e 10.754 femmine). I tassi standardizzati diretti mettono in luce differenze rilevanti tra i due sessi, mentre gli SMR per periodo di calendario mostrano un andamento crescente per entrambi, con il raggiungimento di un plateau negli anni più recenti (tabella 2).

 Scarica

Gli SMR cumulativi per coorte di nascita indicano un rischio più elevato tra le persone nate tra il 1935 e il 1954, seguito da una progressiva riduzione nelle coorti più giovani (tabella 3).

 Scarica

I modelli spazio-coorte permettono di osservare marcate disuguaglianze territoriali. Nella popolazione maschile, i rischi più elevati si osservano in Liguria (RR: 3,22) e in Friuli Venezia Giulia (RR: 2,27), mentre in quella femminile i valori più alti sono in Piemonte (RR: 2,45), Lombardia (RR: 1,82) e Liguria (RR: 1,80). In Valle d’Aosta è stato riscontrato un eccesso di rischio nella popolazione femminile, non accompagnato da un corrispondente incremento in quella maschile: in questa Regione sono state segnalate fibre naturali di tremolite nelle rocce e la presenza di due ex-cave (di crisotilo a Cretaz e di tremolite a Emarese) che potrebbero determinare rischi di esposizione ambientale,1 per cui sono necessari specifici approfondimenti, anche da parte del Centro Operativo Regionale del ReNaM. L’analisi per regione conferma nella maggior parte di esse il picco di rischio per le coorti nate tra il 1935 e il 1949 (figura 3).

 

Le proiezioni indicano che il picco epidemico della mortalità per mesotelioma in Italia si colloca nel quinquennio 2020-2024, con circa 6.740 decessi attesi. Dopo il picco, la mortalità diminuirà lentamente: 6.501 decessi nel 2025-2029 e 5.850 nel 2030-2034. Le curve per età mostrano che i picchi sono già stati raggiunti nelle classi <75 anni, mentre per gli ultra75enni il declino inizierà solo dopo il 2025 (figura 4).

 

Lettura integrata

Nel periodo 2010-2020, in Italia sono morte per mesotelioma 16.993 persone (12.276 maschi e 4.717 femmine), con una media annua di circa 1.545 morti. I tassi standardizzati sono risultati pari a 3,8/100.000 nei maschi e 1,1/100.000 nelle femmine, tra i più elevati a livello europeo. Il rischio è diffuso sul territorio nazionale, con 375 comuni che presentano un eccesso rispetto al resto della popolazione regionale. L’andamento temporale e le previsioni mostrano un primo lieve decremento negli anni più recenti tra i più giovani, con una persistenza del rischio nelle classi di età maggiori di 75 anni. Il picco epidemico della mortalità per mesotelioma è previsto nel quinquennio 2020-2024, dopo il quale la mortalità diminuirà lentamente, con 5.850 decessi previsti nel 2030-2034. 
I DALYs per mesotelioma e asbestosi mostrano un elevato carico di entrambe le malattie, sia per gli anni di vita persi sia per quelli vissuti con disabilità, i primi a carico principalmente del mesotelioma e i secondi per l’asbestosi; questa distribuzione rispecchia la prognosi delle due patologie, l’una caratterizzata da una bassa sopravvivenza e l’altra debilitante, ma generalmente non letale. Il numero dei DALYs per 100.000 abitanti stimati, pari a circa 78 tra i maschi e 23 tra le femmine, è di un ordine di grandezza maggiore di quelli stimati a livello globale.
Le analisi della distribuzione spaziale concordano nell’identificare aree del Paese con un maggior carico di mortalità per malattie correlate ad amianto, concentrate particolarmente nelle Regioni del Nord, caratterizzate da un’importante presenza industriale fin dai primi anni del Novecento. Accanto ad aree con note sorgenti di esposizione a fibre di amianto sia ambientale sia occupazionale, come le ex-fabbriche del cemento-amianto e le ex-cave di amianto, impianti industriali e cantieri navali, sono emersi, nei diversi approcci, territori con possibili sorgenti di esposizioni ad amianto misconosciute:

  • la Valle d’Aosta, dove il ReNaM segnala la presenza di tremolite nelle rocce, un’industria siderurgica e un’ex-cava di amianto;7
  • la Basilicata, dove è stata attiva un’industria del cemento-amianto a cui non è stata data la dovuta attenzione e dove sono presenti rocce naturali con fibre di tremolite;15
  • la Calabria, in alcune aree della quale è stata riportata la presenza di fibre naturali di amianto;16,17
  • il comune di Scandiano, dove sono presenti centri di lavorazione della ceramica.

In alcune regioni e comuni sono stati registrati eccessi nella sola popolazione femminile, come a Biancavilla, comune della Sicilia con esposizioni ambientali a fluoro-edenite, e a Sarnico in Lombardia, dove sono localizzate industrie tessili, con un’elevata forza lavoro femminile.

Discussione

Questo contributo descrive in un unico documento lo stato dell’impatto di malattie correlate ad amianto in Italia, in linea con quanto suggerito dall’OMS per i NAP, strumento necessario per la loro eradicazione.3 L’implementazione e l’integrazione a livello regionale dei sistemi di sorveglianza epidemiologica di mortalità e incidenza delle malattie correlate ad amianto, come i Centri Operativi Regionali ReNaM, potranno fornire ulteriori approfondimenti. 
Le evidenze epidemiologiche mostrano con chiarezza che l’amianto continua ad avere un impatto rilevante sulla salute della popolazione italiana. A oltre trent’anni dal bando, migliaia di persone muoiono ancora ogni anno per patologie evitabili causate da esposizione ad amianto e si stima che oltre 19.000 persone moriranno nel periodo 2020-2034. Le stime dei DALYs per il mesotelioma e per l’asbestosi hanno per la prima volta quantificato l’impatto complessivo dell’amianto, portando alla luce un carico tra i più elevati a livello globale. Questo dato può essere determinato da una sottostima in alcuni Paesi per inefficienza nella registrazione delle malattie correlate ad amianto, ma è un segnale che l’Italia si conferma tra i Paesi con un impatto sanitario dell’amianto ancora attuale. I DALYs a livello regionale forniscono importanti indicazioni per programmare interventi sanitari mirati e allocare le risorse necessarie per la loro implementazione.8,9 
L’osservazione di una riduzione dei casi nei soggetti più giovani rappresenta un segnale positivo, indice che le misure normative introdotte dal bando del 1992 hanno iniziato a produrre i primi effetti. Il ritardo di decenni nell’osservare un primo calo della mortalità per malattie correlate ad amianto rispetto alla messa al bando dell’amianto è stata documentata in diversi Paesi, dovuto sia alla lunga latenza delle malattie sia all’esposizione residuale a materiali contenenti fibre di amianto ancora presenti sui territori.18 Nei Paesi che hanno vietato precocemente l’uso dell’amianto, come Regno Unito, Svezia e Stati Uniti, il picco di incidenza e mortalità da mesotelioma si è verificato circa vent’anni fa ed è attualmente in calo.18,19 In Italia, dove il massimo utilizzo di amianto si è avuto negli anni Settanta e Ottanta e il bando è più recente, assistiamo a uno spostamento in avanti dell’onda epidemica.20
La persistenza di migliaia di decessi annui nei prossimi decenni, come stimato dalle proiezioni APC, dimostra la necessità di allocare risorse idonee per l’assistenza e la cura dei malati, considerando tutte le malattie correlate ad amianto, e dei loro familiari, e per interventi di prevenzione primaria, inclusa la bonifica delle sorgenti di esposizione all’amianto, in contesti occupazionali, domestici e ambientali. L’implementazione su tutto il territorio nazionale di adeguati e coerenti piani di sorveglianza e assistenza sanitaria per gli ex-esposti e i loro familiari, che includano anche attività di supporto psicologico – come riportato per Casale Monferrato nel contributo di Antonella Granieri et al. (pp. 54-58)21 è una delle azioni sulle quali intervenire in maniera prioritaria, per un’equità sociale e sanitaria. 
Le analisi della distribuzione geografica delle malattie rappresentano un aspetto cruciale per la programmazione sanitaria, contribuendo a individuare le aree che richiedono interventi prioritari. La concentrazione dei rischi in aree specifiche pone una questione di equità e giustizia ambientale sulla quale intervenire.
A causa dell’utilizzo diretto di fibre di amianto (ex-cave e industrie del cemento-amianto) e per la presenza di materiali contenenti amianto (cantieristica navale, petrolchimici, raffinerie, …), accanto a regioni con note sorgenti di esposizione sia ambientale sia occupazionale emergono realtà con eccessi nelle quali le sorgenti di esposizione ad amianto sono finora misconosciute:

  • in Valle d’Aosta, dove sono presenti rocce contaminate da tremolite e due ex-cave di crisotilo e tremolite;7,22
  • in Calabria e Basilicata, dove sono riportate rocce naturali contaminate da fibre di amianto;15-17
  • a Scandiano, dove è stata segnalata contaminazione di fibre di amianto del materiale utilizzato nella lavorazione ceramifica;23
  • a Procida, con un’importante presenza di marittimi, il cui rischio è stato riportato a livello internazionale.24

L’emersione di queste realtà può essere determinata, almeno in parte, dalla diminuzione del rischio nei contesti tradizionali, come il cemento-amianto e le cave di amianto, grazie alla loro chiusura con il bando del 1992, come segnalato dal ReNaM.7 È su tali realtà emergenti che la sorveglianza e le azioni di sanità pubblica dei prossimi anni dovranno focalizzarsi, senza trascurare i territori a rischio già noti. Questo richiede una maggiore consapevolezza del rischio amianto in nuovi contesti occupazionali, ma anche para-occupazionali e ambientali.
Per fermare l’ondata epidemica che, inevitabilmente, continuerà almeno per un altro decennio, la priorità è l’eliminazione delle sorgenti di esposizione ad amianto, implementando la bonifica dei siti contaminati e accelerando la rimozione dell’amianto friabile ancora presente sui territori, negli ambienti lavorativi e in edifici pubblici.25 A tal proposito, si ricorda che la risoluzione del Parlamento europeo dell’ottobre 2021 ha sollecitato tutti i Paesi membri a eliminare entro il 2025 tutti i prodotti di amianto, inclusi i materiali contenenti fibre naturali, e le malattie correlate ad amianto determinate da esposizioni occupazionali e ambientali. Parallelamente, vanno potenziati e resi omogenei sul territorio nazionale i programmi di sorveglianza sanitaria degli ex-esposti e loro familiari, attraverso percorsi strutturati di diagnosi e presa in carico, e sono da implementare i sistemi di welfare anche per gli esposti ambientali.
Per affrontare temi così complessi di sanità pubblica è necessaria la collaborazione tra i diversi attori coinvolti, inclusi i ricercatori, le associazioni, le istituzioni locali e nazionali. L’importanza della condivisione delle attività della sorveglianza epidemiologica tra il mondo della ricerca, gli enti locali e le associazioni viene dettagliatamente trattato nel capitolo di Daniela Marsili et al. (pp. 59-67).26

Conclusioni

Le analisi della distribuzione geografica e temporale della mortalità e dell’impatto delle malattie correlate ad amianto sono strumenti essenziali per orientare la sanità pubblica, quantificando il carico sanitario, individuando i territori più colpiti e stimando l’andamento futuro dell’epidemia. 
Di fronte a questa realtà, è necessario un impegno continuo, che integri e implementi sull’intero territorio nazionale prevenzione primaria, sorveglianza epidemiologica e sanitaria, assistenza clinica e comunicazione trasparente. Solo in questo modo sarà possibile trasformare le conoscenze prodotte dall’epidemiologia in azioni concrete, capaci di ridurre il carico delle malattie correlate ad amianto e di garantire equità sanitaria e giustizia ambientale.

Conflitti di interesse dichiarati: nessuno.

Bibliografia

  1. Fazzo L, De Santis M, Minelli G, Zona A (eds). Impatto dell’amianto sulla mortalità. Italia, 2010-2020. Rapporto ISTISAN 24/18. Roma, Istituto Superiore di Sanità, 2024. Disponibile all’indirizzo: https://www.iss.it/-/rapporto-istisan-24/18-impatto-dell-amianto-sulla-mortalita-italia-2010-2020-a-cura-di-lucia-fazzo-marco-de-santis-giada-minelli-amerigo-zona
  2. Marinaccio A, Binazzi A, Di Marzio D et al. Pleural malignant mesothelioma epidemic: incidence, survival and projections in Italy. Occup 
    Environ Med 2013;70(9):628-35. doi: 10.1136/oemed-2012-101344
  3. Arachi D, Furuya S, David A et al. Development of the “National Asbestos Profile” to eliminate asbestos-related diseases in 195 countries. Int J Environ Res Public Health 2021;18(4):1804. doi: 10.3390/ijerph18041804
  4. World Health Organization, International Labour Organization. WHO/ILO joint estimates of the work-related burden of disease and injury, 2000-2016: global monitoring report. WHO/ILO 2021. Disponibile all’indirizzo: https://www.who.int/publications/i/item/9789240034945
  5. International Agency for Research on Cancer. Asbestos (chrysotile, amosite, crocidolite, tremolite, actinolite, anthophyllite). IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans, Vol. 100C. Lione, IARC, 2012.
  6. Paris C, Thierry S, Brochard P et al. Pleural plaques and asbestosis: dose- and time-response relationships based on HRCT data. Eur Respir J 2009;34(1):72-79. doi: 10.1183/09031936.00094008
  7. Binazzi A, Marinaccio A (eds). Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM). Ottavo Rapporto. Roma, INAIL, 2024. Disponibile all’indirizzo: https://www.inail.it/portale/it/inail-comunica/pubblicazioni/catalogo-generale/catalogo-generale-dettaglio.2025.02.registro-nazionale-dei-mesoteliomi--ottavo-rapporto.html
  8. World Health Organization. Global Health Estimates 2021: Disease burden by cause, age, sex, by country and by region, 2000-2021. Ginevra, WHO, 2024.
  9. Murray CJL. Rethinking DALYs. In: Murray CJL, Lopez AD (eds). The global burden of disease: a comprehensive assessment of mortality and disability from diseases, injuries and risk factors in 1990 and projected to 2020. Cambridge, Harvard University Press, 1996.
  10. Fazzo L, Guaita A, Romano C et al. Disability adjusted life years for asbestos-related diseases in Italy. Sottomesso per pubblicazione, 2025.
  11. Diandini R, Takahashi K, Park EK et al. Potential years of life lost (PYLL) caused by asbestos-related diseases in the world. Am J Ind Med 2013;56(9):993-1000. doi: 10.1002/ajim.22206
  12. Sartore A, Stoppa G, Minelli G et al. Spatio-temporal trends in malignant pleural mesothelioma mortality in Italy: A 40-year analysis by calendar period and birth cohort. Int J Epidemiol 2026;55(1):dyaf227. doi: 10.1093/ije/dyaf227
  13. Sartore A, Stoppa G, Minelli G et al. Projecting future mortality risk of pleural mesothelioma in Italy (2020–2034): Bayesian age-period-cohort analysis over 40 years of death registration. Front Public Health 2026;13:1741506. doi: 10.3389/fpubh.2025.1741506
  14. International Agency for Research on Cancer. Fluoro-edenite. In: Some Nanomaterials and some fibres. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans, No. 111. Lione, IARC, 2017; pp. 215-242.
  15. Caputo A, De Santis M, Manno V et al. Health impact of asbestos fibres naturally occurring in Mount Pollino area (Basilicata Region, Southern Italy). Epidemiol Prev 2018;42(2):142-50. doi: 10.19191/EP18.2.P142.043
  16. Scarselli A, Marinaccio A, Iavicoli S. Ophiolitic outcrops, naturally occurring asbestos exposure and mortality risk from malignant mesothelioma in Calabria (Southern Italy). Public Health 2021;195:57-60. doi: 10.1016/j.puhe.2021.04.008
  17. Petriglieri JR, Capitani G, Ballirano P et al. Naturally occurring asbestos in Southern Italy: Geological and mineralogical investigation of fibrous antigorite from Calabrian serpentinites in view of its hazard assessment. Sci Total Environ 2025;970:178970. doi: 10.1016/j.scitotenv.2025.178970
  18. Han Y, Zhang T, Chen, H, Yang X. Global magnitude and temporal trend of mesothelioma burden along with the contribution of occupational asbestos exposure in 204 countries and territories from 1990 to 2019: Results from the Global Burden of Diseases study 2019. Crit Rev Oncol Hematol 2022;179:103821. doi: 10.1016/j.critrevonc.2022.103821
  19. Hemminki K, Försti A, Chen T, Hemminki A. Incidence, mortality and survival in malignant pleural mesothelioma before and after asbestos in Denmark, Finland, Norway and Sweden. BMC Cancer 2021;21(1):1189. doi: 10.1186/s12885-021-08913-2
  20. Scarselli A, Marinaccio A, Corfiati M, Di Marzio D, Iavicoli S. Occupational asbestos exposure after the ban: a job exposure matrix developed in Italy. Eur J Public Health 2020;30(5):936-41. doi: 10.1093/eurpub/ckaa118
  21. Granieri A, Sauta MD, Franzoi IG. La presa in carico psicologico-clinica dei pazienti affetti da mesotelioma e dei loro familiari: l’esperienza di Casale Monferrato. Epidemiol Prev 2026;50(1) Suppl 1:54-58.
  22. Gualtieri AF, Pollastri S, Gandolfi NB et al. Determination of the concentration of asbestos minerals in highly contaminated mine tailings: An example from abandoned mine waste of Crètaz and Èmarese (Valle d’Aosta, Italy). Am Mineral 2014;99(7):1233-47.
  23. Cavariani F. Asbestos contamination in feldspar extraction sites: a failure of prevention? Commentary. Ann Ist Super Sanita 2016;52(1):6-8.
  24. Lemen RA, Landrigan PJ. Sailors and the risk of asbestos-related cancer. Int J Environmental Res Public Health 2021;18(16):8417. doi: 10.3390/ijerph18168417
  25. Silvestri S. Managing asbestos in Italy: twenty years after the ban. New Solut 2012;22(4):489-96.
  26. Marsili D, Fazzo L. La comunicazione tra ricercatori e attori sociali nelle attività di ricerca epidemiologica sull’amianto a scala nazionale e locale: il Progetto SEPRA e il caso di San Filippo del Mela (ME). Epidemiol Prev 2026;50(1) Suppl 1:59-67.
Vai all'articolo su epiprev.it Versione Google AMP