rubrica
Epidemiol Prev 2015; 39 (3): 210-210

Le difficoltà economiche continuano a influenzare la diagnosi precoce dei tumori del colon retto

Economic difficulties keep on influencing early diagnosis of colorectal cancer

  • Giuliano Carrozzi1

  • Letizia Sampaolo1,2

  • Lara Bolognesi1

  • Nicoletta Bertozzi3

  • Laura Sardonini3

  • Gianluigi Ferrante4

  • Elisa Quarchioni4

  • Maria Masocco4

  • Gruppo tecnico PASSI5

  1. Dipartimento di sanità pubblica, AUSL Modena
  2. Università Ca’ Foscari, Venezia
  3. Dipartimento di sanità pubblica, AUSL Romagna
  4. Centro nazionale per l’epidemiologia, la sorveglianza e la promozione della salute (CNESPS), Istituto superiore di sanità, Roma
  5. www.epicentro.iss.it/passi
Redazione E&P -

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Il tumore del colon retto, con quasi 60.000 nuovi casi stimati all’anno, è tra i tumori a maggiore incidenza nella popolazione italiana e rappresenta la seconda causa più frequente di decesso per neoplasie sia fra gli uomini sia fra le donne. Abbastanza rara prima dei 40 anni, colpisce più frequentemente dopo i 60 anni di età. Fortunatamente la sopravvivenza migliora nel tempo grazie ai progressi in campo terapeutico e della diagnosi precoce.

La ricerca di sangue occulto nelle feci (SOF) e l’endoscopia digestiva (colonscopia e rettosigmoidoscopia) sono i principali test di screening per la diagnosi precoce in pazienti asintomatici in grado di diagnosticare oltre il 50% dei tumori negli stadi più precoci, quando sono più elevate le probabilità di guarigione. Per questa ragione, in Italia il Ministero della salute raccomanda alle ASL di organizzare programmi di screening rivolti alla popolazione in età 50-69 anni, che offrano l’esame di ricerca del SOF con frequenza biennale o l’esecuzione della rettosigmoidoscopia o colonscopia (la cui cadenza non è stata definita in modo univoco).

La maggior parte delle ASL offre il test per la ricerca del SOF ogni due anni alle persone tra i 50 e i 69 anni, alcune ASL offrono la rettosigmoidoscopia una volta alle persone tra i 58 e i 60 anni.

Il sistema PASSI rileva informazioni sulla copertura dello screening colorettale, sia nell’ambito di programmi organizzati dalle ASL, sia su iniziativa spontanea (tramite la raccolta dell’informazione su aver sostenuto o meno il costo totale dell’esame o del ticket).

La copertura media nazionale dello screening colorettale è molto lontana dall’atteso: dai dati PASSI 2014 solo il 43% della popolazione target (50-69enni) riferisce di essersi sottoposta a scopo preventivo a uno degli esami (SOF, negli ultimi due anni, oppure colonscopia o rettosigmoidoscopia, negli ultimi cinque anni) per la diagnosi precoce dei tumori colorettali.

Rilevante è il gradiente geografico Nord-Sud: la copertura dello screening colorettale raggiunge valori più alti fra i residenti al Nord (64%), ma è significativamente più basso fra i residenti del Centro (44%) e del Sud e Isole (23%).

Dal 2010 al 2014 in tutto il Paese si registra una crescita lenta ma significativa della quota di persone che si sottopongono a screening colorettale a scopo preventivo e nei tempi raccomandati. Tale incremento si registra in tutte le ripartizioni geografiche, ma è meno rilevante nel Sud Italia: ciò ha aumentato nel tempo il gradiente geografico (figura 1).

Figura 1. Screening colorettale per area geografica.
Quota di 50-69enni che si sono sottoposti a un test per la diagnosi precoce dei tumori del colon retto a scopo preventivo nei tempi raccomandati, per ripartizione geografica di residenza Analisi delle serie storiche a partire dai dati mensili. Italia, PASSI 2010-2014.

Figura 1 - I numeri di PASSI

* p-value <0,05

Il dato relativo al Piemonte viene calcolato con un algoritmo apposito che tiene conto delle diverse modalità di organizzazione dello screening (rettosigmoidoscopia a 58 anni o, in alternativa, ricerca del sangue occulto ogni due anni nella fascia 59-69 anni).

L’aumento nel tempo del numero di persone che si sottopone a screening colorettale è essenzialmente da attribuire all’aumento della quota di esami fatta all’interno dei programmi organizzati e di altre offerte gratuite delle ASL, che resta in ogni caso la quota più rilevante (figura 2).

Figura 2. Screening colorettale, dentro e fuori i programmi di screening.
Quota di 50-69enni che si sono sottoposti a un test per la diagnosi precoce dei tumori del colon retto a scopo preventivo nei tempi raccomandati, all’interno e al di fuori dei programmi di screening. Analisi delle serie storiche a partire dai dati mensili. Italia, PASSI 2010-2014.

Figura 2 - I numeri di PASSI

* p-value<0,05

L’analisi per sottogruppi di popolazione rileva importanti differenziali sociodemografici nella parteciapazione allo screening: si sottopongono a screening colorettale più frequentemente le persone con età più avanzata, i 60-69enni, gli uomini, le persone socioecomicamente più avvantaggiate, ovvero con alto livello d’istruzione o senza difficoltà economiche, i cittadini italiani o provenienti da altri Paesi a sviluppo avanzato (PSA) (figura 3).

 

Figura 3. Screening colorettale, per fattori sociodemografici.
Quota di 50-69enni che si sono sottoposti a un test per la diagnosi precoce dei tumori del colon retto a scopo preventivo nei tempi raccomandati, per fattori sociodemografici. Italia, PASSI 2014.

^ Stranieri PSA: persone provenienti da altri Paesi a sviluppo avanzato.
Stranieri PFPM: persone provenienti da Paesi a forte pressione migratoria.

Figura 3 - I numeri di PASSI

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